Mariano Bàino
Ônne ’e terra + FAX GIALLO
Pagine: 116
euro 17,00
a cura di Daniele Poletti
nota critica: Antonio Belfiore
[dia•foria, novembre 2025
collana: floema – esplorazioni della parola
Dalla nota critica di Antonio Belfiore
Ripubblicare a distanza di decenni le opere Fax giallo e Ônne
’e terra in un’edizione congiunta è una scelta non priva di
implicazioni. Questo genere di operazione si discosta da altre
più comuni pratiche editoriali: non è la semplice ristampa di
un singolo libro fuori catalogo nuovamente richiesto o da
riscoprire, processo a cui individualmente le opere sono già
state sottoposte rispettivamente nel 20011 e 2003.2 Non è una
raccolta di materiali altrimenti disseminati o dispersi, quindi
bisognosi di ordinamento. Nemmeno siamo davanti a un’opera
omnia o a una raccolta di “tutte le poesie”, imprese peraltro
non estranee allo stesso editore [dia•foria. Infine, anche la
recente pubblicazione americana Yellow Fax and Other Poems
– con estratti anche da Land Waves (Ônne ’e terra) e Pinocchio
(Replays) (Pinocchio (moviole)) – risponde evidentemente a
necessità diverse rispetto a quelle di questo volume.
Accorpare, oggi, Fax giallo e Ônne ’e terra significa individuare
un momento nel corpus di Bàino, riconoscendovi una particolare
voce per un determinato contesto. Corrisponde, quindi, ad
attribuirgli un ruolo. La ricerca che attraversa le due opere si
rivela significativa sia nel loro rapporto con il quadro storico
e culturale in cui sono nate, sia per ciò che sono ancora in
grado di dire: non si dà infatti simile genere di storicizzazione,
a trent’anni di distanza, senza che sia implicato un legame con
alcuni discorsi contemporanei. Si va ben oltre a una semplice
forma di antologizzazione – da cui comunque Bàino non
è stato escluso – in cui estrazioni di un autore sono poste in
rapporto intertestuale con opere di altri autori sotto il filtro di
una lente interpretativa, di un discorso più o meno esplicito.
[…]

Il fatto che per determinati lettori Fax giallo e Ônne ’e terra possano invece configurarsi come forma ancora riconoscibile e significativa, sia secondo una prospettiva diacronica che una sincronica, ha implicazioni non trascurabili: nate come forma di risposta a un’impossibilità, il fatto che l’impossibile si sia invece verificato ha del problematico. A riguardo credo si possano avanzare un paio di spiegazioni, tra loro connesse:
1) questa ripubblicazione è espressione di una forma di resistenza attiva che un
editore – [dia•foria – e una cerchia di lettori-scrittori di un certo tipo di poesia
scelgono di portare avanti, eleggendo alcuni momenti chiave all’interno di una
tradizione da farsi. In questo senso, è ora sempre più evidente la tendenza di
singoli gruppi a costruirsi una propria storia individuale. Se tali processi erano riscontrabili e validi anche in precedenza, rendersi conto dell’esistenza di gruppi differenti dal proprio era comunque più difficile. Essere meno esposti alla vastità e variabilità dei dati del mondo era un privilegio che col tempo si è dovuto abbandonare. L’esplicita interconnessione contemporanea, l’essere continuamente
esposti a mondi estranei in una realtà sempre più dinamica rende più consapevoli della minorità della propria bolla. In questo quadro, un altro aspetto interessante è la modalità adottata da [dia•foria per cercare di costruire un mondo. Non si vuole fare una narrazione/costruzione storica, né usare il modello antologico, ma si preferisce riattivare e dare nuovo spazio ad alcune scritture rilevanti in un contesto favorevole.
2) il pastiche postmoderno, noncurante, estetico e confusionario, è uno smarrimento legato anche a una nuova indigeribilità delle categorie pregresse. Non possiamo intendere la poesia come un tempo, le gerarchie sono da ripensare, i media si trasformano. Si è nell’attraversamento e nel superamento sia dell’Angelus Novus sia dell’assenza di aura: dal momento che non si percepisce causalità storica, non c’è alcun passato a sovrastarci e da dover abbandonare, non si è spinti da una tensione al progresso – il presente, appunto, non è storico; nel frattempo si vedono folle emozionarsi genuinamente davanti a videogiochi e carte collezionabili, così come a film e a prodotti culturali di vario genere. Le opere di Bàino possono allora permanere e avere un ruolo per un certo pubblico perché da un lato non sono allineate alle richieste estetiche contingenti, ma allo stesso tempo non sono nemmeno per questa ragione reazionarie. Sebbene si prendano le mosse da una rilettura di «Officina», dei Novissimi e del Gruppo 63, non vi è nostalgia di sperimentazioni ormai storicamente esaurite, non si è eredi passivi di una neoavanguardia già consumata. Vi sono invece implicite alcune domande: perché se gli strumenti, le logiche e gli ordini da rimpiangere erano così positivi non si sono dimostrati anticorpi utili e sufficienti? Cosa sono diventati, ora? Fax giallo e Ônne ’e terra sono opere ibride, che si pongono oblique ai tempi che stanno percorrendo, essendo quindi in grado di attraversare il mondo con una consapevolezza propria per chiedere un nuovo modo di fare storia.
Queste opere mostrano quindi come un certo tipo di scrittura possa essere ancora in grado di porsi in una posizione privilegiata se rinuncia a essere privilegio, se si è disposti a immergersi tra le dinamiche emergenti. Date tali premesse, agire secondo una modalità d’attacco propria di una certa pratica di ricerca letteraria permette quindi di toccare luoghi altrimenti inagibili ad altre forme di scrittura o ad altri media. Il nuovo mondo può dunque accettare un rapporto attivo col passato e forme di critica purché lo si faccia secondo sensibilità, pratiche e prospettive altrettanto nuove. Per diventare classici bisogna spogliarsi delle velleità del classico. Si diventa classici a proprio discapito.

Mariano Bàino (Napoli, 1953) è stato tra i fondatori
della rivista «Baldus» e del Gruppo 93. Tra i suoi
libri di poesia: Camera iperbarica (Tam Tam 1983);
Pinocchio (moviole) (Manni 2000; Aragno 2025);
Prova d’inchiostro e altri sonetti (Aragno 2017). In
prosa ha pubblicato: Le anatre di ghiaccio (l’ancora
del mediterraneo 2004; Argolibri 2025); L’uomo
avanzato (Le Lettere 2008; Oédipus 2021); Dal rumore
bianco (ad est dell’equatore 2012); In (nessuna)
Patagonia (ad est dell’equatore, 2014); Il cielo
per Roma (Exòrma 2021); Di bistorte lune (Galaad
2023). Fra le presenze antologiche: Parola plurale
(a cura di Giancarlo Alfano et al., Sossella 2005);
La terra della prosa (a cura di Andrea Cortellessa,
L’Orma 2014); Poesie dell’Italia contemporanea (a
cura di Tommaso Di Dio, Il Saggiatore 2023). Suoi
testi sono stati tradotti in Brasile, Canada, Russia,
Stati Uniti.


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