Alessandra Greco / Pasquale Polidori < = > NT / Waterloo

Escono due libri, ai tempi del Covid 2020, per le Edizioni Arcipelago itaca di Danilo Mandolini: NT (nessun tempo) di Alessandra Greco e Waterloo (Teoria estetica) di Pasquale Polidori, il primo in entrata di quarantena, il secondo in uscita, due libri molto importanti che potremmo definire “oppositivi” rispetto alla precarietà e precarizzazione del pensiero e degli accidenti virali.

Si tratta di operazioni molto diverse l’una dall’altra (e abbiamo in animo di tornare con un intervento critico più compiuto sulla questione), ma sono due tipi di scrittura che, attraverso queste differenze, riescono a suggerire alcuni aspetti di quella “scrittura della complessità”, che stiamo cercando di delineare a macchia d’olio attraverso la nostra rivista CONTAINER – osservatorio intermodale.
Sono due libri importanti perché non rappresentano il paradigma della “raccolta di poesie”, piuttosto di una scrittura progettuale, di pensiero. In entrambi i casi c’è una netta abdicazione dai codici reiteranti della poesia, dalla ricaduta nei serbatoi esautorati della metafora – pur mantenendo una incandescenza di suggestivo lirismo – per addentrarsi in un monolitico “sistema filosofico” nel caso di Polidori e in una proteiforme investigazione analogica in Greco.

Per farne provvista:
Alessandra Greco – NT (nessun tempo)
Pasquale Polidori – Waterloo (Teoria estetica)

 

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ALESSANDRA GRECO – NT (NESSUN TEMPO)

(dalla Nota dell’autrice)

NT (Nessun Tempo), rappresenta una modesta indagine praticata secondo il fondamento della attuale concezione delle reti, la Topologia, o studio dei luoghi (dal greco τόπος, tópos, ‘luogo’, e λόγος, lógos, ‘studio’). L’indagine, orientata verso cartografia e paesaggio, considera lo spazio come luogo attrattivo, fondale profondo del tempo in cui agiscono zone di intensità i cui confini sono rappresentati da punti critici. Il movimento deldesiderio-come-mancanza‘ si esplica non come desiderio di una cosa sola, ma come desiderio di un insieme, di una concatenazione di cose. Lo sguardo viene catturato dalla presenza dell’oggetto e ne diventa il suo punto prospettico. Un’intensità che insiste ‘a lato’, si impone all’uniformità, si rende segno necessario alla singolarità per implicarsi come tale là dove invece essa stessa va progressivamente attenuandosi fra le modulazioni del paesaggio. Implicato, uno spazio che è allo stesso tempo esterno e intimo, esteso e locale, universale e particolareggiato, e dove il soggetto è una singolarità di frontiera. I sistemi chiusi possono aprirsi solo se si generano altre connessioni, in un continuum punteggiato, come rizoma. La connessione aperta è affidata al lettore sul tappeto di superficie praticabile che ne emerge.

[…]

 

(da Nodi, Settore-nodo II., pag. 41 e 43)

 

                                                                                 Contrario alla folgore che riceve l’istante, il silenzio sottomette il tempo.
                                                                                                                                                                Un nodo, in generale, deve avere tre caratteristiche:
                                                                                                                                                               la semplicità di esecuzione,
                                                                                                                                                               una buona tenuta,
                                                                                                                                                               la possibilità di essere sciolto agevolmente.

 

  • NODO SENNEH

 

                                                                                                              dicono che nel silenzio si nasconda sommessamente tutto ciò che è passato

   teleidoscopio    minuscola piccola ballata    un piccolo giro nel bosco    attraverso praterie e ripidi sentieri    miniatura fortificata nel
cuore    risolto    quando ha lasciato

allora il distacco    sul colore
l‘image – di quello che era prima – non corrisponde più alla sua descrizione
è un déjà vu

con moltiplicati rami    e campi gruppo    doppi
simula inquadrature di situazioni familiari    nodature

(contigue    al corpo    in modo da
formare angoli
di spola    sul retro verso della pelle)    – l‘apertura si cangia    e si assorbe

 

Alessandra Greco, (da NT)

 

(le vecchie case vanno preservate …), Settore-nodo IV., pag. 97-98

(le vecchie case vanno preservate anche sollevate di almeno 60 cm da terra)

i quartieri più vulnerabili    si mostrano come villaggi ibridati
un movimento di innesto    una zona assente
             è facile pensare alle maree    agli incastri sotto sbarramento
simili sotto il mare    fanno    questioni intricate intorno ai cerchi
in che si dissomiglia la luce dal suono
             toccare una corda e vederne    l’intatto    fluttuante
             l‘unisono    non toccata    dibattersi
il riflesso degli impalcati aerei sull’acqua    le tressaillement
simili sub immagini formant
              di fare lunghi passi dentro l’elemento    mentre la terra è tutta di riporto
la forza del suono cresce durante il tempo di notte    pone su questa superficie ripulita il segno
la vibrazione di tali legamenti non è già la causa    ma l’effetto della voce
le connessioni spontaneamente resistono    modificando di volta in volta i derivanti
spostando    è il movimento    a portare il non visto    in una rete di significato

 

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PASQUALE POLIDORI – WATERLOO (TEORIA ESTETICA)

 

(dalla Nota critica di Giuseppe Garrera, “Abbiate pietà dell’opera”)

La pietà dell’opera proviene dal suo legame con le mormorazioni e cioè con un apprendistato en plein air e insonne, da musicisti ambulanti. Si tratta di una modalità tipica della giovinezza con giorni trionfali, giacendo nel letto, e la pratica di andanti e di adagi, di lunghissime melodie. Quando, per intenderci, ci si faceva scrupolo a non mostrare mai la gioia di vivere. Gli adagi servono ad imparare a piangere senza perché, tutto deve essere una messinscena, un pretesto per languire per bene, per affinare gli strumenti del tormento, ma soprattutto per infittire l’oscurità in cui, anche in pieno giorno, giacere bocconi e riversi, sperando di arrivare prima o poi a quegli affacci d’abisso dove iniziare a ballare veramente e a comprendere il senso degli allegri e dei grandi finali.

Waterloo è allora anche un manuale d’istruzioni delle regole retoriche di base, imprescindibili, per arrivare disperati all’alba gironzolando per la città (direi qui  nella modalità pas de deux, e passeggiata per la fine della notte, più  da viaggio d’inverno, che non in gruppo in cui le forme dell’allegria, del presto, dei tempi finali, rispetto alle melodie lunghe e lamentose, alla Schubert, per intenderci, di duetti o terzetti delle sere con uno o due amici, abbisognano di più allenamento di rumoreggiare e clamore di vita e di non rimandare  i bei elenchi di disastri e infelicità e desideri di fallimento).

[…]

 

 

3 testi da Waterloo (Teoria estetica), sezione 10 [sulla teoria dell’opera d’arte]

 

(l’esperienza estetica è processuale; carattere processuale delle opere)

fin dal primo giorno e se il tempo gliene darà modo eternamente
l’opera si industria di sfuggire all’ignobile destino che le riserva
un’esistenza mai invocata ma per essa confezionata dal soggetto
e dall’oggetto con tanto di misure materia volume appuntamenti

 

(caducità)

l’idea di un tempo fatto a forma di arco inizio ascesa culmine e
caduta è uno specchietto retrovisore che il soggetto e l’oggetto
fissano di tanto in tanto quando implacabile di nuovo incalza per

comodità di significato il solito bisogno di far morire l’opera

 

(artefatto e genesi)

potrà mai l’opera perdonare al soggetto e all’oggetto di averla
venduta per ragioni semantiche gettandola a morire fra le spine
dell’apparenza e avendole sottratto per di più la sola dignità che
le restava la ricchezza originaria il suo prezioso debito di forma

 

 

Alessandra Greco, Roma, 1969. Vive e lavora a Firenze.
Ha scritto NT (Nessun Tempo), Arcipelago Itaca, Collana Lacustrine, 2020. Del venire avanti nel giorno, Libro Azzurro, Lamantica Edizioni, 2019. Rabdomanti (2016), a contributo per il sito Descrizione del Mondo, Installazione collettiva d’immagini, suoni, scritture, a cura di Andrea Inglese. Couplets, Relazioni tra i recinti e l’ebollizione (2016) con le sonorizzazioni di Luca Rizzatello (soundcloud.com/couplets). Ha realizzato performance e letture con attenzione al suono e la sua ricerca si è estesa alla fotografia. Suoi testi sono antologizzati in oomph! – contemporary works in translation / a multilingual anthology, vol. 2 (2018), nella traduzione di Marcella Greco, e in Poesia di Strada 1998/2017 (Seri Editore 2018). Sue scritture sono apparse in riviste e lit-blog tra cui “Carteggi Letterari”, “eexxiitt.blogspot.com”, “Nazione Indiana”, “Niederngasse”, “L‘Ulisse”, “Versodove”.
Vedi anche: NT (nessun tempo), Nazione Indiana, 12 Giugno 2020

 

Pasquale Polidori è un artista che usa prevalentemente la testualità come medium e orizzonte di confluenza per diverse tecniche ed esperienze operative di matrice concettuale, tra cui anche la scrittura. La sua ricerca più recente è dedicata ai modi di appropriazione soggettiva e patetica dell’opera d’arte e della storia dell’arte. Ha esposto in luoghi indipendenti e in istituzioni pubbliche. Insegna Tecniche pittoriche nelle accademie di Brera e Frosinone.
http://www.pasqualepolidori.com/

 

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