MARCO MAZZI < = > PAOLO VALESIO / IL REGNO DOLOROSO < = > THE SORROWFUL KINGDOM

L’artista e scrittore Marco Mazzi interpreta con un film sperimentale il romanzo di Paolo Valesio Il regno doloroso, ripubblicato da [dia•foria nel 2024. A questo link i dettagli del libro.

 

 

 

 

Mazzi riporta in una breve nota:

«Questo film costituisce un’interpretazione visiva del romanzo Il regno doloroso di Paolo Valesio, muovendo dal presupposto che solo un’opera cinematografica sperimentale possa tradurre in immagini una narrazione altrettanto sperimentale. Le atmosfere del volume vengono ricondotte sul piano visivo a suggestioni che, pur prive di un legame didascalico con le pagine del testo, ne mutuano il ritmo e la struttura. Girato a Firenze nel corso del 2026, il film è stato concepito per il canale YouTube di [dia•foria.»

Se nel romanzo di Valesio l’elemento naturale è praticamente assente, a favore di un’astrazione narrativa installata su canovacci antropici e metropolitani, Mazzi, per controcanto analogico, inietta una dose massiccia di “paesaggio naturale”. Non fa difficoltà raccogliere questa prospettiva come correlativo oggettivo del Regno doloroso, in un flusso dove natura naturans e natura naturata si avvicendano senza moralizzazione o estetismi.
Tuttavia se la ricorsività di physis e téchne appare sbilanciata a favore di elementi acquei, vegetali e animali, ponendo la figura umana come inscritta in un soverchiante margine, la natura rappresentata nel film (fatta eccezione per le immagini quasi bucoliche in cui compaiono le due ragazze) è una natura di perimetro, estrusione (per quanto lussureggiante) dell’antropizzazione. Attraverso i grovigli di tralci e rovi e rami o nel fuori campo delle inquadrature dell’acqua che scorre, si percepisce sempre l’incombenza della sovrastruttura. Per questo motivo il lavoro di Mazzi, se per alcuni versi – come affermato dallo stesso Valesio – allenta certe austerità del narrato letterario, di contro ricopre appieno il sotterraneo dolore suggerito dal titolo. Dunque la simbolizzazione più potente del film, e cioè la presenza del lupo, come elemento intermedio, ma spurio, del rapporto tra uomo e natura, non può non ricordare (almeno per chi scrive) il coyote nel finale di Collateral di Michael Mann: un fuori contesto che l’atto di domesticazione diretta (nel film di Mazzi) o indiretta (nel film di Mann) rendono innocuo per la protratta e indolente violenza dell’occupazione.

(Daniele Poletti)

 

 

Marco Mazzi (Firenze, 1980) è artista multimediale. Si occupa principalmente di video arte. Ha esposto presso il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci (Prato), il Museo laboratorio di arte contemporanea (MLAC, Roma), lo Yokohama Museum of Art (Yokohama, Giappone), il Watari Museum of Contemporary Art (Tokyo), il 798 Art District di Beijing, il Museo di scultura e architettura di Pietrasanta e in gallerie private, fra le quali: Daniele Ugolini Contemporary, Frittelli arte contemporanea, Cartavetra. Si interessa alla scena culturale e politica dell’Albania, dove participa a residenze artistiche e collaborazioni presso il Department of Eagles e il DebatikCenter of Contemporary Art di Tirana. Fra le pubblicazioni ricordiamo: Relational Syntax (Maschietto Editore, Firenze, 2012, in collaborazione con la Fondazione Nomas, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e la Galleria Scaramouche), Uninspired Architecture (Maschietto Editore, Firenze, 2014), Inconscio ambientale (a cura di Erica Romano, SilvanaEditoriale, Milano, 2018), Lapidari (con Vincent WJ van Gerven Oei, Punctum Books, New York, 2015), Beta Exercise, The Theory and Practice of Osamu Kanemura (con Vincent WJ van Gerven Oei, Punctum Books, New York, 2019), Control (Con Armando Lulaj, Silvana Editoriale, Milano, 2020), Industrial (con Elisabetta Porcinai, Mousse Publishing, Milano, 2021), Mental Dough (con Alessandro De Francesco, Gli Ori, Pistoia, 2022), Nihil (a cura di Silvia Concari, Gli Ori, Pistoia, 2023). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali nell’ambito della video arte e del cinema sperimentale. Vive e lavora fra Firenze, Tokyo e Tirana.

 

Nato e formatosi a Bologna, Paolo Valesio espatria negli Stati Uniti dopo la libera docenza. Studia e insegna alla Harvard University e alla New York University; poi, ottiene la cattedra alla Yale University, dove insegna per un quarto di secolo. Qui fonda lo “Yale Poetry Group” − riunione bi-settimanale di conversazioni e letture di poesia (1993-2004) −, fonda e dirige la rivista «Yale Italian Poetry − YIP», che dal 2006 alla Columbia University diviene «IPR − Italian Poetry Review», tuttora attiva fra New York, Firenze e Bologna. Ha scritto e scrive numerosi saggi su varie riviste, ha pubblicato quattro libri di critica letteraria, e ha co-curato la pubblicazione di un romanzo postumo di F.T. Marinetti. Conclusa la sua carriera universitaria come professore emerito di Columbia, Valesio rientra in Italia dove fonda e presiede il Centro Studi Sara Valesio a Bologna. È co-direttore della collana di poesie e saggi «Ungarettiana», collabora regolarmente al “quotidiano approfondito” online «IlSussidiario.net», è consulente di case editrici, e si dedica alla scrittura. Dopo due romanzi e un romanzo-saggio, una raccolta di racconti e una novella, si concentra soprattutto sulla poesia. Il progetto speciale a cui Valesio lavora dal 1987 è la Tetralogia: un complesso di quattro diversi “romanzi quotidiani”, comprendenti a tutt’oggi circa 20.000 fogli manoscritti per la maggior parte inediti.

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