{una modesta proposta_3} Breve epistola sulle «qualità»

Punteggiatura in "Blood Meridian" di Cormac McCarthy (sinistra) e in "Absalom, Absalom!" di William Faulkner (right).

Punteggiatura in “Blood Meridian” di Cormac McCarthy (sinistra) e in “Absalom, Absalom!” di William Faulkner (destra).

 

Pubblichiamo il terzo intervento nel contenitore di “una modesta proposta”una breve lettera che Gualberto Alvino ha inviato a Daniele Poletti in risposta alla questione della «qualità dell’opera» suggerita dal testo poetico “Vuoto 36” di Ermanno Moretti, che potete leggere QUI

 

Caro Poletti,

     la risposta è molto semplice: nessuno può «decretare la qualità di un’opera» né «prendersi l’onere di stabilire cosa sia valido e cosa, al contrario, non lo sia». Nessuno, quindi chiunque (oggi più che mai, dopo il trionfo della democrazia diretta internautica, su cui mi sono più volte pronunciato, guadagnandomi inimicizie e perfino anatemi).      L’estetica è il territorio dell’opinabile par excellence, ergo la critica non può essere «decreto», verdetto inoppugnabile valido per l’universo mondo. Oltre e prima che giudizio, l’atto critico è argomentazione dialogo proposta, e per ciò stesso inevitabilmente soggettivo.

     Tuttavia un modo c’è, io credo, per sceverare e misurare con esiti (non dirò oggettivi, ma perlomeno) apprezzabili: un’opera è tanto più esteticamente valida quanto più spessa, articolata ed efficace è la parola critica da essa suscitata. Naturalmente alludo alla critica critica (i primi nomi che mi vengono in mente sono Mengaldo per la poesia e Matt per la narrativa), non già alla similcritica che affolla rete e gazzette con le sue sentenze da accogliere a scatola chiusa (rispettivamente — sempre a titolo esemplificativo — Cortellessa e Guglielmi).

     Il che risponde anche agli altri suoi quesiti: «Com’è possibile che questa minoranza di cui orgogliosamente riteniamo di far parte sia la sola a capirci qualcosa quando si parla di arte? Quali sono i punti forti che questa stessa minoranza può opporre? Sulla base di che cosa giudichiamo spazzatura quella letteratura che vende migliaia di copie e permette ai suoi autori di camparne?». Aggiungo soltanto che non appartengo a nessuna minoranza, come a nessuna maggioranza, facendo parte per me stesso da che ho memoria di me; e che mi ostino a credere fermamente — sarà pure un mio limite — che le opere di valore, ossia nuove, originali, antagoniste, di ricerca (di cui, detto per inciso, non ho notizia dall’altro secolo) non possano in nessun modo vendere «migliaia di copie», per il semplice motivo che il pubblico — historia magistra — non è mai pronto a recepire il nuovo e l’originale.

     La saluta cordialmente il suo

Gualberto Alvino

 

 

 

Gualberto Alvino (Roma 1953) si è particolarmente dedicato agli irregolari della letteratura italiana, da Gualberto-AlvinoConsolo a Bufalino, da Sinigaglia a D’Arrigo, da Balestrini a Pizzuto, del quale ha pubblicato in edizione critica Ultime e Penultime (Cronopio, 2001), Si riparano bambole (Sellerio, 2001; Bompiani, 2010), Giunte caldaie (Fermenti, 2008), Pagelle (Polistampa, 2010) nonché i carteggi con Giovanni Nencioni, Margaret e Gianfranco Contini (tutti editi dalla Polistampa). Fra i suoi lavori più recenti la curatela dell’ultima silloge di Nanni Balestrini Sconnessioni (Fermenti, 2008), Peccati di lingua. Scritti su Sandro Sinigaglia (ivi 2009), La parola verticale. Pizzuto Consolo Bufalino (Napoli, Loffredo, 2012), L’apparato animale (Robin, 2015), Scritti diversi e dispersi (Fermenti, 2015) e «Come per una congiura». Corrispondenza tra Gianfranco Contini e Sandro Sinigaglia (Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, 2015). Suoi scritti poetici, narrativi, critici e filologici appaiono regolarmente su diverse riviste accademiche e militanti, di alcune delle quali è redattore e referente scientifico.

 

 


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