{"id":583,"date":"2013-05-19T20:12:16","date_gmt":"2013-05-19T20:12:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/?p=583"},"modified":"2013-11-01T16:21:38","modified_gmt":"2013-11-01T16:21:38","slug":"colloquiale-n2-con-biagio-cepollaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2013\/05\/19\/colloquiale-n2-con-biagio-cepollaro\/","title":{"rendered":"Colloquiale n\u00b02 con Biagio Cepollaro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In controtendenza rispetto a quanto fatto per <a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2013\/03\/28\/colloquiale-n1-con-gian-paolo-guerini\/\">Gian Paolo Guerini<\/a>, nel caso di <a href=\"http:\/\/www.cepollaro.it\/\">Biagio Cepollaro<\/a> pubblichiamo prima l&#8217;intervista (video con sbobinatura) e in un secondo momento presenteremo un&#8217;antologia dell&#8217;opera completa, con un nuovo testo critico di <a href=\"http:\/\/castiglionedav.altervista.org\/blog\/\">Davide Castiglione<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intervista si \u00e8 tenuta a Milano il 3 aprile scorso, con l&#8217;intento di approfondire alcune tematiche inerenti alla scrittura di ricerca e alla sperimentazione, partendo dall&#8217;esperienza della rivista Baldus (di cui Cepollaro fu fondatore insieme a Mariano B\u00e0ino e Lello Voce nel 1990 e le cui sorti si intrecciarono anche con quelle del <a href=\"http:\/\/www.parodos.it\/letteratura\/breve\/23.htm\">Gruppo 93<\/a>), per arrivare fino ad oggi: passando attraverso il declino delle istituzioni e la sociologia della rete, per tentare di capire se esiste un nuovo paradigma della scrittura di ricerca e dunque della contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo che venerd\u00ec 24 maggio si terr\u00e0 a Milano (Laboratorio 1 aprile, via Nicola d&#8217;Apulia 12) la festa per i 30 anni di poesia di Biagio Cepollaro; maggiori dettagli a questo indirizzo:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/474044356006527\/?fref=ts\">https:\/\/www.facebook.com\/events\/474044356006527\/?fref=ts<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel video si potranno apprezzare due brevi estratti di un lavoro del compositore <a href=\"http:\/\/federicocostanza.wix.com\/home\">Federico Costanza<\/a>, <em>Tintinnio delle ossa &#8211; Linga (danza dei Signori dei Cimiteri)<\/em> per pianoforte, che riportiamo per intero in fondo all&#8217;articolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"[dia\u2022foria  Colloquiale n\u00b02 con Biagio Cepollaro\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/mtReV2RcEmQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>&#8220;La disciplina dello sguardo&#8221;<br class=\"none\" \/><\/strong><strong>\u00a0<\/strong>7 domande di Daniele Poletti a Biagio Cepollaro.<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>1.\u00a0Baldus rivista o della contaminazione di stili<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando abbiamo creato Baldus, rivista cartacea, nel 1990, faticosa a redigere, lenta rispetto\u00a0all\u2019attuale rivista online, avevamo in mente, tra l\u2019altro, di riflettere sulle condizioni della letteratura\u00a0nell\u2019epoca del postmoderno. Si trattava di verificare se era vera la tesi che il postmoderno si\u00a0risolvesse nella contaminazione degli stili. Pensavo che vi fosse un altro modo di contaminare, che\u00a0fosse, come dicevamo allora,\u2018critico\u2019. Gli stilemi dovevano essere riconoscibili prima della fusione\u00a0finale per non perdere il senso storico dello stile. Il postmoderno, per lo pi\u00f9, traduceva tutto in\u00a0decorazione: era indifferente la colonna greca o l\u2019architettura razionalista, quello che contava era la\u00a0suggestione vaga, non vi era una responsabilit\u00e0 precisa nel prelievo di uno stile piuttosto che di un\u00a0altro. Si trattava di fondare una poetica a posteriori, sulla base delle nostre produzioni poetiche\u00a0esistenti. Perch\u00e9 si contaminava? Perch\u00e9 era vero che la ricerca non potesse pi\u00f9 identificarsi con\u00a0uno stile nuovo &#8211; l\u2019ossessione del nuovo ha attraversato tutta la modernit\u00e0- e non perch\u00e9 , come si\u00a0diceva, avevano fatto gi\u00e0 tutto, ma perch\u00e9 era cambiato il rapporto tra la dimensione estetica e la\u00a0realt\u00e0. Quel fenomeno dell\u2019estetizzazione della politica che Benjamin aveva individuato per il\u00a0fascismo, ora riguardava l\u2019intera societ\u00e0 come estetizzazione diffusa. Questo fenomeno indeboliva\u00a0il senso dell\u2019arte stessa: non vi poteva essere un\u2019invenzione formale che potesse diventare in quanto\u00a0stile, allegoria di un altro modo di vivere, utopia anche sociale. Invenzione tanto pi\u00f9 lontana dalla\u00a0norma quanto pi\u00f9 forte il carattere utopico del mondo che si prefigurava \u2026 Non vi erano pi\u00f9 le\u00a0condizioni di tutto questo. Come fare a dare un significato di riflessione e, in fondo, di razionalit\u00e0,\u00a0all\u2019arte? Una risposta a questa domanda poteva essere questo tipo \u201dcritico\u201d di contaminazione. Si\u00a0trattava di accettare il postmoderno come condizione &#8211; non si poteva fare ancora l\u2019accademia delle\u00a0avanguardie-, accettare l\u2019analisi che Lyotard aveva fatto del postmoderno, non accettare l\u2019analisi di\u00a0Jameson sulla fine del pastiche e andare avanti in questo modo che ho definito \u201cpostmoderno\u00a0critico\u201d. Accettavo il postmoderno ma rifiutavo il carattere decorativo di questo postmoderno.\u00a0Questa \u00e8 una delle ragioni per cui abbiamo creato Baldus e ci siamo, in modi diversi, concentrati sul\u00a0tema della contaminazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #3366ff;\"><em>2.\u00a0<\/em><em>Capitalismo, intellettuale e stato<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine degli anni 80 e l\u2019inizio degli anni \u201890, noi affrontavamo il conflitto tra le poetiche: tra la poesia intimista da un lato e quella di ricerca o sperimentale come un problema anche politico. Ero convinto \u2013 e non solo io- che abbracciare le poetiche consolatorie, sublimatorie, era come accettare e celebrare il mondo esistente: l\u2019arte diventava, come sosteneva Adorno, decorazione del potere, fondamentalmente. Opporsi a questa ideologia dominante era possibile disturbando la funzionalit\u00e0 del linguaggio. E questa era la radice anche della neoavanguardia &#8230; Era la teoria del sabotaggio linguistico del sistema. Ma c\u2019era una novit\u00e0 rispetto a questo quadro: non esisteva pi\u00f9 la contrapposizione tra tradizione e avanguardia perch\u00e9 erano esplose entrambe. La contaminazione nasceva proprio dall\u2019esplosione di questi due poli, dalla dissoluzione della polarit\u00e0. Nell\u2019epoca dell\u2019estetizzazione diffusa le avanguardie storiche si potevano ritrovare sulle magliette \u2026 Questo voleva dire che le spinte di contraddizione culturale che potevano esserci nelle avanguardie storiche erano state neutralizzate dai poteri e dal capitale industriale. Marinetti e Rimbaud costituivano i due ingredienti di fondo della nuova societ\u00e0: il mito della tecnologia e il mito dell\u2019inconscio e quindi la tecnologia dell\u2019inconscio. L\u2019aggiornamento della societ\u00e0 capitalistica \u00e8 avvenuto grazie a\u00a0quest\u2019immersione quotidiana nella tecnologia e nell\u2019inconscio. Il meglio dell\u2019invenzione moderna era stato utilizzato dai poteri stessi per aggiornarsi. La contaminazione serviva anche a prendere atto di questo fallimento storico della modernit\u00e0. Chi non voleva rendersi conto di questa situazione preferiva pensare che la letteratura avesse a che fare solo con i buoni sentimenti. Di qui il neocrepuscolarismo, l\u2019orfismo addirittura, la visione neoromantica dell\u2019arte a dispetto di una realt\u00e0 che non aveva proprio nulla di romantico, come era l\u2019Italia craxiana di allora, a met\u00e0 degli anni \u201980 e oltre. Provammo a vivere questo conflitto sapendo che la battaglia era comunque persa. Oggi \u00e8 possibile un conflitto tra le poetiche? No, perch\u00e9 non \u00e8 rimasta in piedi la funzione intellettuale stessa, gi\u00e0 residuale alla fine del Novecento. Alla fine del Novecento era rimasto solo qualcosa di ci\u00f2 che aveva caratterizzato la fase di Vittorini, Pasolini e poi di Volponi: erano gli ultimi momenti, gli ultimi fuochi di quella che era la funzione intellettuale e civile del poeta, del narratore \u2026 Ma non a causa dell\u2019affermazione delle\u2019industria culturale, questo \u00e8 un grande equivoco. In Italia non esiste una vera e propria industria culturale \u2026 Ad esempio, l\u2019industria editoriale ha un fatturato risibile rispetto ai fatturati editoriali degli altri paesi europei \u2026 L\u2019editoria italiana vive in gran parte grazie alla scolastica \u2026 A livello industriale \u00e8 un\u2019 impresa ridicola. La questione va capovolta: non c\u2019\u00e8 abbastanza industria culturale in Italia. Al posto di un\u2019industria culturale vi \u00e8 una mentalit\u00e0 micragnosa pre-moderna che non rischia, non investe nel nuovo \u2026 Ci\u00f2 che accade sul piano industriale, del mancato investimento nella ricerca e nell\u2019innovazione, avviene anche sul piano culturale. Il capitalismo italiano, in ritardo, \u00e8 ancora un capitalismo straccione, micragnoso, ignorante e straccione \u2026 Tendenzialmente fascista perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 ignorante e straccione in politica si esprime con il fascismo. Questo \u00e8 un problema che non abbiamo mai risolto. Neanche nel \u201945: nel \u201994 ci siamo trovati di nuovo a sfiorare la stessa questione. Non credo sia possibile una funzione oppositiva in un contesto del genere. Temo che sia proprio il decadimento della forma-stato moderna la causa e il motivo di fondo della decadenza dell\u2019intellettuale moderno. La storia della letteratura moderna coincide con la crescita dello stato moderno. Francesco De Sanctis, nel 1871, con la sua storia della letteratura ricostruiva mitologicamente la storia dell\u2019intellettuale italiano, dal cortigiano alle altre sue fasi. Era una visione risorgimentale ma \u00e8 rimasta fino a Gramsci e oltre, fino a noi. Con il venir meno degli stati viene meno anche questa funzione simbolica della letteratura e quindi anche del ruolo. E\u2019 proprio la funzione simbolica e mitologica della letteratura legata alla nazione e alla lingua nazionale \u2026 La vittoria della globalizzazione \u00e8 anche la vittoria della finanza. La vittoria della finanza \u00e8 la vittoria della nuova feudalit\u00e0, di una nuova forma di rendita e quindi di una nuova feudalit\u00e0. Tale nuova feudalit\u00e0 non si rappresenta come faceva lo stato moderno attraverso i simboli della letteratura. Non sappiamo ancora con che si rappresenti: probabilmente con nulla \u2026 Infatti vi \u00e8 un deficit non tanto di proposte culturali ma di dimensioni culturali: perfino da qualche ministro viene chiesto a cosa serve la cultura, a cosa serve qualcosa di non traducibile immediatamente nell\u2019economico \u2026 Questa domanda \u00e8 possibile perch\u00e9 \u00e8 venuta meno la possibilit\u00e0 di rappresentare collettivamente uno spazio pubblico garantito fino ad ora dallo Stato e dalla Nazione (lo spazio pubblico istituzionale della legge e della cultura). La letteratura si trova ad essere invischiata in un cataclisma molto pi\u00f9 grande di lei. Ma paradossalmente stare nei cataclismi,avvertire quello che succede lo fanno proprio gli artisti: si comincia a modificare nello stile e nelle forme le materie che si adoperano, sensibili a questo tipo di atmosfere. C\u2019\u00e8 una forma di conoscenza della scrittura.<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>3.\u00a0<\/em><em>Avanguardia, sperimentale, scrittura di ricerca<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle caratteristiche del Novecento \u00e8 l\u2019importanza data al linguaggio, per le arti, per la poesia, in particolare, ma anche per la filosofia. La centralit\u00e0 della linguisticit\u00e0 della poesia e della cultura in genere. I termini di Sperimentalismo (usato da Pasolini con un senso specifico), Avanguardia, Neo-avanguardia, Post-avanguardia, Neo-neoavanguardia a me richiamano il carattere della deformazione linguistica. Secondo me la ricerca in poesia non s\u2019identifica con la deformazione linguistica. La deformazione linguistica \u00e8 un sottoinsieme della ricerca. E forse non \u00e8 la parte pi\u00f9 interessante di ci\u00f2 che si pu\u00f2 produrre oggi: non vi \u00e8 un livello di \u2018tradizionalit\u00e0\u2019 e di convenzionalit\u00e0 tali da richiedere il sabotaggio di questo flusso di significati ordinati attraverso l\u2019irruzione del significante. Anche i ragazzini oggi sembrano parlare un linguaggio parasurrealista. E\u2019 stato assorbito tutto. Tutto quello che prima era l\u2019ultima frontiera dell\u2019invenzione linguistica. Tempo fa ribadivo che non c\u2019\u00e8, a mio avviso, una poesia di ricerca ma solo una poesia di risultato. Una poesia che ricerca soltanto non va bene. Va bene una poesia che ha cercato e che ha trovato. Altrimenti la ricerca diventa l\u2019alibi per tanti esercizi di scrittura, esercizi di stile \u2026 La poesia d\u2019altra parte \u00e8 sempre ricerca: non esiste un sottogenere della poesia che possiamo chiamare poesia di ricerca. E\u2019 inutile fare una poesia che \u00e8 stata gi\u00e0 scritta. Le direzione della ricerca non si possono in modo precettistico dirlo prima. Non si pu\u00f2 fare come le avanguardie storiche che stilavano con un manifesto la ricetta per fare una poesia. Marinetti e i suoi aggettivi e verbi e Tzara col suo cappello entro cui mescolare i ritagli di giornale \u2026 Non ci possono essere ricette per fare poesia. E\u2019 imprevisto e non prevedibile il luogo dove la ricerca va a realizzarsi e soprattutto sono imprevedibili e imprevisti i risultati.<br \/>\nDi recente mi sono occupato di videopoesia. Il primo problema \u00e8 definirla: non \u00e8 video arte e non \u00e8 documentazione della lettura poetica o della poesia. Si tratta di un oggetto specifico che prevede l\u2019interazione della retorica del video e della retorica della poesia. Questa interazione avviene attraverso elementi formali comuni che possono essere isotopie. Ho pensato che questo pu\u00f2 essere uno dei campi di ricerca da cui attendere risultati. Oggi la tecnologia video \u00e8 estremamente diffusa e alla portata quasi di tutti, almeno in Occidente, attraverso i cellulari. La situazione non \u00e8 pi\u00f9 quella del pioniere della videopoesia in Italia che era Gianni Toti che aveva bisogno dei mezzi della RAI per realizzare le sue esplorazioni formali sulla televisione come strumento espressivo. Probabilmente queste nuovi media permetteranno la scoperta di nuovi ambiti di ricerca e i risultati verranno dopo, forse con lentezza. Nel mio caso oggi per me ricerca vuol dire trovare un modo di trovare un pensiero che si possa considerare come una percezione e una percezione che sia un pensiero: superare la differenza tra psichico e corporeo e cercare un luogo dove lo psichico viene pensato in maniera corporale e il corpo viene detto in maniera psichica. Si tratta di una sintesi tra i due piani che ho provato a realizzare con la scrittura de Le Qualit\u00e0. Una scrittura nitida, cristallina. Non c\u2019\u00e8 nessuna deformazione linguistica. Il soggetto \u00e8 un corpo che parla, non \u00e8 un Io. Questo corpo guarda il mondo per quello che \u00e8, per quello che gli arriva, non un mondo pensato, ideologico ma un mondo immediato della percezione. Questa percezione \u00e8 ricca di pensiero non \u00e8 percezione sensoriale. Mi pare di alludere cos\u00ec alla condizione generale in cui si opera. E\u2019 come se dicessi: mi manca la cornice generale, mi manca una poetica generale, mi manca la funzione intellettuale nel senso ottocentesco \u2013 ma anche novecentesco- e l\u2019unica cosa che mi resta possibile \u00e8 illuminare il\u00a0pezzo di terra dove metto i piedi. Non si tratta di qualche lampada o torcia mitologica, ma della piccola torcia del cellulare che pu\u00f2 solo illuminare dove metto i piedi. Questo orientamento minimale non \u00e8 minimalista perch\u00e9 nella percezione come la intendo io c\u2019\u00e8 gi\u00e0 tutto il pensiero: la finitezza della propria corporeit\u00e0, della propria vita, la realt\u00e0 della condizione senza infingimenti.<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>4.\u00a0<\/em><em>Declino delle istituzioni e sociologia della rete<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si confrontano gli anni Ottanta con la situazione letteraria attuale si nota come le cose siano cambiate: non \u00e8 vero che non \u00e8 cambiato nulla. E\u2019 cambiato, anche se in un certo senso, peggiorando \u2026 Il conflitto tra le poetiche era tra una visione consolatoria, sublimatoria della poesia e una visione di una poesia che invece voleva essere \u201ccritica\u201d, come dicevamo. Una poesia desublimatoria che voleva dire la negativit\u00e0 reale non quella immaginata. La poesia \u2018critica\u2019 voleva essere un apporto di conoscenza e di vissuto a vantaggio di un sapere anche astratto. Oggi credo non sia possibile descrivere davvero la situazione perch\u00e9 la rete ha modificato le cose in profondit\u00e0. Le voci sono aumentate in maniera esponenziale: un blog che accoglie poesie di altri pu\u00f2 anche giungere a postare 300 o 400 poeti. Mi chiedo quanti poeti ci possano essere in una nazione moderna. Bisogna mettersi d\u2019accordo sul termine \u2018poeta\u2019. Barthes aveva proposto la distinzione tra scriventi e scrittori. Ma questa distinzione non risolve il problema perch\u00e9 poi bisogna stabilire chi ha l\u2019autorit\u00e0 o l\u2019autorevolezza per decidere chi \u00e8 scrivente e chi \u00e8 scrittore. Ad ogni modo l\u2019aumento degli scriventi e dei cosiddetti poeti \u00e8 un fatto di rilevanza sociologica. Non si tratta pi\u00f9 di un problema letterario ma di sociologia. E oggi, con la rete, \u00e8 una questione da connettersi con il social network, con i gruppi e con gli amici: dopo la fase dei blog in questi ultimissimi anni la poesia incrocia l\u2019esplosione dei social network. Essendo venuta meno la funzione del critico letterario, dell\u2019editoria e delle universit\u00e0 nella gestione di parte rilevante della selezione delle produzioni poetiche, venute meno queste istituzioni della letteratura perch\u00e9 implose dall\u2019interno (la rete ha accompagnato una crisi precedente e specifica di queste istituzioni), sono venuti meno i parametri tradizionali della valutazione, della circolazione e della mediazione della poesia. L\u2019editoria italiana \u00e8 quasi ridicola non solo per l\u2019insignificanza del suo fatturato (sul piano dell\u2019impresa capitalistica) ma anche e per lo pi\u00f9 per l\u2019insignificanza delle scelte \u2026 Questa \u00e8 una vera e propria perdita di credibilit\u00e0 di un\u2019istituzione che d\u00e0 vita, in assenza del ruolo svolto da universit\u00e0, editoria e stampa, al sostituirsi delle trib\u00f9 della rete. In questo modo le trib\u00f9 della rete si fanno esse stesse istituzioni e cerchie decisive di riconoscimento. I commentatori dei grandi blog hanno tacitamente stabilito delle gerarchie tra loro. I commentatori non sono quelli che postano il blog ma quelli che vi intervengono, spesso anche con pseudonimi.<br \/>\nQueste nuove dinamiche riguardano la sociologia pi\u00f9 che la letteratura. Anche se forse a partire da questo verranno fuori delle nuove categorie letterarie. C\u2019\u00e8 da chiedersi ancora perch\u00e9 tante persone, appartenenti per lo pi\u00f9 a quella che una volta si definiva \u2018piccola borghesia\u2019, si dedichino in massa alla poesia. Quale problema di identit\u00e0 risolve sul piano sociale, quali problemi di relazione (gruppi, commenti, attuali salotti letterari che si costruiscono e distruggono velocemente in rete) pu\u00f2 risolvere quest\u2019attivit\u00e0 intorno al tema della poesia? Non \u00e8 facile fare il commentatore: devi leggere, stampare tutto, devi stare tutto il giorno al computer per seguire lo svolgimento del dibattito fino alla sua deriva finale. E\u2019 una situazione nuova. Quando non era diffuso ancora il computer, la televisione, come avevo notato gi\u00e0 su Baldus, avevo modificato la nostra attitudine alla fruizione dell\u2019arte ma non solo, anche della vita: una percezione veloce dei\u00a0passaggi, secondo l\u2019archetipo del videoclip musicale. Ma la televisione non era ancora interattiva. Il computer \u00e8 sia pi\u00f9 veloce, sia interattivo. E\u2019 l\u2019interattivit\u00e0 il grande passo in avanti. L\u2019interattivit\u00e0 tendenzialmente rende orizzontale ogni cosa. Questa orizzontalit\u00e0 ovviamente \u00e8 apparente perch\u00e9 l\u2019amministratore del blog pu\u00f2 decidere se e chi escludere. Il potere in realt\u00e0 \u00e8 sempre verticale. Anzi ancora di pi\u00f9 perch\u00e9 a monte il potere \u00e8 dei programmatori che decidono le possibili varianti di quel sistema e poi ovviamente \u00e8 del proprietario della piattaforma. E\u2019 ancora forte l\u2019equivoco sulla presunta democrazia della rete. Ong aveva previsto che l\u2019oralit\u00e0 secondaria indotta dalla telematica avrebbe fatto rinascere qualcosa di paragonabile alla trib\u00f9. Bene, all\u2019interno di queste trib\u00f9 vi sono ancora i vecchi capi, anche se sono recenti e magari poco visibili. La rete rende ancor pi\u00f9 possibile l\u2019emotivit\u00e0 populistica e demagogica. McLuhan sottolineava come la stampa richiede l\u2019analiticit\u00e0 della riflessione e la solitudine della lettura, mentre il computer ti offre oggi la sinteticit\u00e0 calda, per dire cos\u00ec, della collettivit\u00e0. Questa \u00e8 la visione collettiva e orale della seconda oralit\u00e0. Ma bisogna dire che questa collettivit\u00e0 \u00e8 puramente fantasmatica: la questione del nickname \u00e8 interessante proprio perch\u00e9 ti sottolinea il carattere fantasmatico di queste identit\u00e0. La produzione letteraria si \u00e8 probabilmente incrementata anche per la facilit\u00e0 della diffusione e del riscontro immediato, che si possono avere sui testi. Si possono creare cos\u00ec delle bolle letterarie. Ci saranno in futuro dei casi letterari nati in rete e qualcosa gi\u00e0 si \u00e8 visto. Alcune cose sono interessanti come, ad esempio, l\u2019idea di realizzare in rete un romanzo con un centinaio di autori. L\u2019idea dell\u2019autore collettivo viene dalle avanguardie storiche. Oggi la nostra tecnologia riesce a realizzare alcuni sogni delle avanguardie storiche. Sarebbe anche bello inventare un salto rispetto a questo \u2026<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>5.\u00a0<\/em><em>Poesia civile<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La poesia civile ha bisogno intanto di una societ\u00e0 per esercitarsi \u2026 Per societ\u00e0 intendo una comunit\u00e0 di lettori che condividono i valori di questa poesia e vi ritrovano incoraggiamento, sostegno e magari anche illuminazione. In Italia qualcosa del genere poteva esserci in epoca risorgimentale, negli anni Cinquanta del Novecento oppure un po\u2019 negli anni Settanta: momenti insomma particolarmente caldi della storia in cui gruppi di persone si sono ritrovate intorno a dei temi. Bisogna per\u00f2 poi anche quantificare quante persone: in Italia, ad esempio, l\u2019analfabetismo \u00e8 stata una piaga fino a pochi decenni fa. E parlo dell\u2019analfabetismo di primo livello, non quello di ritorno, televisivo. Di conseguenza quando si parla della poesia civile dell\u2019Ottocento mi chiedo: ma quanti poi erano realmente coinvolti da questi temi culturali: quei pochissimi che sapevano leggere e scrivere &#8230; Negli anni Settanta le cose sono andate meglio perch\u00e9 c\u2019erano dei gruppi di persone intorno ad alcune scritture: i famosi interventi di Pasolini su il Corriere della sera orientavano intorno a dei grandi temi. Quando questo accadeva non vi era ancora il fenomeno della televisione come \u00e8 esploso successivamente: la televisione degli anni Settanta quantitativamente era molto meno invasiva di quella che \u00e8 venuta fuori dopo, negli anni 80, con il fenomeno della televisione commerciale, ideologicamente pervasiva. Il deperimento dell\u2019opinione pubblica attraverso i mezzi a stampa \u00e8 un fenomeno che taglia le gambe alla poesia scritta che vogliamo definire \u201ccivile\u201d\u2026 Ma ci\u00f2 che veramente toglie la possibilit\u00e0 \u00e8 il venir meno della percezione dello spazio pubblico, della societ\u00e0. Quando non senti che vi \u00e8 legame sociale perch\u00e9 la cultura dominante \u00e8 quella di una sorta di anarchismo individualista, anarchismo e sovversivismo liberista, una sorta di evoluzionismo sociale bruto, quando la cultura dominante \u00e8 questa, non vengono presupposti n\u00e9 il legame sociale n\u00e9 la societ\u00e0, paradossalmente. Viene meno proprio il contesto, il luogo, la piazza per la poesia civile. Sul piano delle realt\u00e0 virtuali si formano dei gruppi che sono trib\u00f9 specifiche che spesso non\u00a0comunicano con altre trib\u00f9. E\u2019 un po\u2019 come il quartiere degli anni Cinquanta, la settorialit\u00e0 e la limitatezza della cosa non sono venute meno.<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>6.\u00a0<\/em><em>Paradigmi del contemporaneo<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo me non \u00e8 possibile definire un paradigma della contemporaneit\u00e0. E\u2019 impossibile dall\u2019interno di questo tempo stabilire un paradigma. Il termine \u00e8 legato a T.Kuhn, alla storia delle rivoluzioni scientifiche, ha un significato preciso ed io non lo traslocherei altrove con questa superficialit\u00e0. C\u2019\u00e8 una cosa da dire di fondo: che l\u2019esperienza della neoavanguardia per me che ho promosso il Gruppo 93 proprio per prendere le distanze da quell\u2019esperienza, per capire quali erano le caratteristiche del mio tempo di allora, credo che le caratteristiche della neoavanguardia siano davvero obsolete. In particolare, l\u2019idea di un linguaggio che si muove da solo, l\u2019idea che bisogna insistere sull\u2019autonomia di questo linguaggio che \u00e8 privo non solo di un Io lirico ma anche di un soggetto che se ne assuma le responsabilit\u00e0, beh questa \u00e8 una cosa da superare definitivamente. Le esperienze di Balestrini, di Porta, di Giuliani in tal senso erano molto interessanti negli anni Sessanta ed erano anche scioccanti, in effetti, per i pi\u00f9. Ma oggi non ha senso continuare in quella direzione perch\u00e9 \u00e8 pura accademia. Oggi la cosa che rende sempre pi\u00f9 confusa la situazione \u00e8 la presenza dell\u2019accademia dell\u2019avanguardia: per definizione non dovrebbe mai esserci un\u2019accademia dell\u2019avanguardia. Chi suppone di fare della poesia di ricerca ha il dovere di non fare ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto prima. Di fatto io penso che non esista la poesia di ricerca ma la ricerca in poesia. La ricerca in poesia che vale non pu\u00f2 mai fare a meno della responsabilit\u00e0 che indica sempre nel linguaggio una relazione con il mondo. Il mondo \u00e8 sempre un mondo detto a parole: \u00e8 vero ci\u00f2 che diceva Giuliani che noi parliamo del mondo come espressione linguistica del mondo non del mondo come cosa, per\u00f2 quell\u2019espressione linguistica non \u00e8 priva di riferimenti storici, biografici, corporali, percettivi, temporali \u2026 Una scrittura che si bea della sua inappartenenza francamente \u00e8 poco interessante. Soprattutto oggi \u00e8 quasi delittuoso secondo me non assumersi la responsabilit\u00e0 del senso, in un mondo che \u00e8 cos\u00ec manifestamente privo di senso. Proporre delle opere prive di senso quando quotidianamente assistiamo a spettacoli di insensatezza televisiva, politica, sociale, \u00e8 veramente una ridondanza enorme,aggiungere nonsense al nonsense \u00e8 veramente cosa da non fare. Sono tantissime le possibilit\u00e0, le direzioni di ricerca: una cosa \u00e8 sicura che fare di nuovo ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto quarant\u2019anni fa e continuare a farlo come se niente fosse, questa \u00e8 proprio una cosa da non fare. Noi, di Baldus ma anche in genere, del Gruppo 93 (sia il nucleo napoletano che quello genovese) abbiamo sempre insistito su questa responsabilit\u00e0 del linguaggio, anche attraverso il citazionismo o il manierismo: c\u2019era sempre, credo, una curvatura critica rispetto all\u2019attuale, rispetto ai problemi del nostro tempo. Questa non \u00e8 ideologia, lo \u00e8 il presupporre un linguaggio neutro : la massima ideologia \u00e8 quella di non averne una.<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>7.\u00a0<\/em><em>Allegoria e metafora<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se mi chiedo cos\u2019\u00e8 per me un\u2019allegoria contrapposta al simbolo e alla metafora, mi rispondo: \u00e8 allegoria ci\u00f2 che la realt\u00e0 mi suggerisce. La realt\u00e0 pi\u00f9 prossima, pi\u00f9 quotidiana, pi\u00f9 facile a ritrovarsi. Questo tipo di realt\u00e0 pu\u00f2 generare un\u2019allegoria. Invece la metafora \u00e8 ci\u00f2 che mi allontana da questa realt\u00e0. E\u2019 ci\u00f2 che mi lancia nelle nebbie del simbolo. Nelle nebbie del simbolo vi \u00e8 molta suggestione e poca, poca realt\u00e0. Mi capita di dire spesso: la poesia comincia quando finisce il poetico. Il poetico \u00e8 in fondo il mondo simbolico, il mondo della suggestione consolidata. La poesia invece arriva quando questo modo di intendere \u00e8 finito, \u00e8 alle spalle. La poesia arriva come<br \/>\nun\u2019irruzione dell\u2019inaspettato. Quest\u2019irruzione viene dall\u2019allegoria, secondo me \u2026 Si tratta di un aspetto della realt\u00e0 che fino a quel momento non avevi notato, non avevi visto. Quando si accende un\u2019allegoria, si apre un universo di significati concreti che non \u00e8 la nebbia del simbolo, non \u00e8 la suggestione della metafora: \u00e8 invece un aumento, un incremento di conoscenza. Leopardi, nello Zibaldone scriveva che la poesia induce un incremento di vitalit\u00e0, produce anche un incremento di conoscenza perch\u00e9 ha un suo modo specifico di considerare la concretezza, o come diceva Musil, la singolarit\u00e0 \u2026 Ha una sua capacit\u00e0 di evidenziare ci\u00f2 che \u00e8 proprio, ci\u00f2 che \u00e8 singolare. Ecco, credo che l\u2019allegoria sia questa sorta di disciplina dello sguardo: ci\u00f2 che cerco appunto di inseguire, una disciplina dello sguardo. Le cose sono le cose solite, sono le cose di tutti ma la disciplina dello sguardo fa s\u00ec che vengano illuminate da una luce particolare e allora quelle stesse cose diventano altre. Queste altre cose non sono fuori dal mondo: sono il mondo che era gi\u00e0 dentro e dietro, semmai, dentro questo mondo che ci circondava \u2026<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15975391\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\" width=\"100%\" height=\"166\"><\/iframe><br \/>\n<em><span style=\"color: #3366ff;\">Tintinnio delle ossa &#8211; Linga (danza dei Signori dei Cimiteri)<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\">Musica di Federico Costanza, per pianoforte <\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">live recording &#8211; 05.05.2007, Teatrino Groggia &#8211; Venezia<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">pianoforte: Anna D&#8217;Errico<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">partitura edita dalle Edizioni Ars Publica<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Federico Costanza <\/strong>(1976) <em>\u00e8 compositore e musicista, diplomato in composizione, pianoforte e musica elettronica con Alvise Vidolin al Conservatorio di Venezia. Sue opere sono eseguite in varie rassegne e\u00a0pubblicate ed incise dalla casa editrice ArsPublica. Ha seguito corsi con Sciarrino, Billone, Furrer, Levinas, Murail, Hosokawa, Di Scipio, Richard, etc. Diffusione radiofonica su Radio UNAM (Citt\u00e0 del Messico, Messico), SWR2 (Karlsruhe, Germania), Radio3 (Italia). Ha scritto anche per la danza e il teatro.\u00a0Da sempre interessato al pianoforte giocattolo, nel 2012 ha intrapreso un nuovo progetto con la musicista Lucia D&#8217;Errico formando un duo per la realizzazione ed esecuzione di nuove composizioni per il particolare organico di pianoforti giocattolo amplificati e basso elettrico (con\/senza elettronica).\u00a0Ricerca spiragli di libert\u00e0 e ricerca su pi\u00f9 piani, esposti ad ogni condizione esecutiva.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/federicocostanza.wix.com\/home\">http:\/\/federicocostanza.wix.com\/home<br class=\"none\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/soundcloud.com\/federico-costanza\">https:\/\/soundcloud.com\/federico-costanza<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In controtendenza rispetto a quanto fatto per Gian Paolo Guerini, nel caso di Biagio Cepollaro pubblichiamo prima l&#8217;intervista (video con sbobinatura) e in un secondo momento presenteremo un&#8217;antologia dell&#8217;opera completa, con un nuovo testo critico di Davide Castiglione. 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