{"id":2163,"date":"2017-12-17T20:19:04","date_gmt":"2017-12-17T20:19:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/?p=2163"},"modified":"2017-12-17T21:38:14","modified_gmt":"2017-12-17T21:38:14","slug":"ritorno-su-spazio-di-destot-a-cura-di-luigi-severi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2017\/12\/17\/ritorno-su-spazio-di-destot-a-cura-di-luigi-severi\/","title":{"rendered":"# Ritorno su &#8220;spazio di destot&#8221; di Fabio Teti (a cura di Luigi Severi)"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2164\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2017\/11\/copertina-destot1-senza-segni-1024x597.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"597\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2017\/11\/copertina-destot1-senza-segni-1024x597.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2017\/11\/copertina-destot1-senza-segni-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2017\/11\/copertina-destot1-senza-segni-768x448.jpg 768w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2017\/11\/copertina-destot1-senza-segni-500x291.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1><span style=\"font-family: terminal, monaco, monospace;\">La scrittura del rimosso.<br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Su s<em>pazio di destot<\/em> di Fabio Teti<\/strong><\/span><\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;\">di\u00a0<strong>Luigi Severi<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-family: terminal, monaco, monospace;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>cr<\/em><em>\u00e2<\/em><\/span><em><span style=\"font-size: 10pt;\">ne abri dernier<\/span><br \/>\n<\/em><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>pris dans le dehors<br \/>\n<\/em><em>tel Bocca dans la glace<br \/>\n<\/em>(Beckett)<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: terminal, monaco, monospace;\"><em>Fai torto a me, ma \u00e8 lui che trascini in catene<br \/>\n<\/em>(Euripide)<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2015\/11\/11\/spazio-di-destot-fabio-teti\/\"><em>spazio di destot<\/em> di Fabio Teti ([dia\u2022foria, 2015)<\/a> \u00e8 un libro difficile, quasi dilaniato da contenuti incandescenti, ma gestito da un ordine rigoroso, in forza del quale lo spazio della scrittura, a partire da un percorso di desoggettivazione, arriva a dare un rilievo incendiario a elementi primi, <em>realia<\/em> caduti dal discorso individuale e collettivo: dal passo implacabile della metamorfosi, alle ferite della storia, ai difficili medicamenti.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Scrive l\u2019autore, nella parte finale del libro: \u00ab\u00e8 sempre per essere vero, che faccio il mio incubo\u00bb. Proprio la vista di ci\u00f2 che \u00e8 stato rimosso, e che la parola pu\u00f2 riportare in superficie, potr\u00e0 forse un giorno rendere di nuovo pronunciabile (<em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">vero<\/em>) l\u2019essere in vita in quanto essere umano.<br \/>\n<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">In questo senso, a costo di eccessivo didascalismo preliminare, va cercata in un filosofo come L\u00e9vinas, decisivo per molta poesia contemporanea, la prima chiave d\u2019accesso all\u2019opera di Teti. I seguenti punti valgano dunque come prima mappa per il territorio complesso di s<em>pazio di destot<\/em>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> <strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0a.\u00a0<\/strong>\u00abEssere responsabile al di l\u00e0 della propria libert\u00e0 non \u00e8 certamente restare un puro risultato del mondo\u00bb, si legge in <em>Altrimenti che essere<\/em> L\u00e9vinas. Questa intenzione, questo atto di responsabilit\u00e0 verso l\u2019altro, consapevolmente assunto nella scrittura (in quanto modalit\u00e0 di esistenza), sembra alla base di tutto il lavoro di Teti.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> <strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 b. <\/strong>Per questa ragione la scelta della forma non pu\u00f2 accontentarsi di soluzioni date. Ancora L\u00e9vinas: \u00abQuesta dedica all\u2019altro, questa sincerit\u00e0 \u00e8 il Dire. Non comunicazione di un Detto che subito ricoprirebbe ed estinguerebbe o assorbirebbe il Dire, ma Dire che mantiene aperta la sua apertura, senza scuse, senza evasione n\u00e9 alibi\u00bb. Insomma, l\u2019urgenza di un <em>dire<\/em> che si esponga al di l\u00e0 della soggettivit\u00e0, ma che non si affidi a formule note, che non affondi in un <em>gi\u00e0 detto<\/em>, coi rischi foucaultiani di una parola che parla il dicente. Un\u2019evasione dal cerchi del s\u00e9 ma anche dal noto, dal luogo comune, dalla resa che implica.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> <strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 c.<\/strong> Di qui l\u2019invenzione di un dire che si apra di passo in passo, esponendo la propria tensione, giocando tra detto e non detto, tra inconscio proprio e collettivo: \u00ab\u00c8 l\u2019estrema tensione del linguaggio, il per-l\u2019altro della prossimit\u00e0; della prossimit\u00e0 che da tutte le parti mi circonda e mi concerne fino nella mia identit\u00e0 e il cui <em>logos<\/em> avr\u00e0 gi\u00e0 disperso il potenziale giocando fra le coppie: conscio inconscio; esplicito implicito\u00bb. Proprio la <em>tensione del linguaggio<\/em> e lo sforzo di muoversi dentro gli spazi che allacciano l\u2019inconscio privato con l\u2019inconscio pubblico (e la pubblica rimozione), \u00e8 ci\u00f2 che rende <em>precisamente<\/em> necessaria la forma in <em>spazio di destot<\/em>. Probabilmente sperimentale, se ancora ha un senso, pi\u00f9 che di un primo orientamento, l\u2019uso di simili etichette. Una cosa conta di certo: che in questo libro la scrittura giustifica la sua forma (e le sue tradizioni di riferimento) attraverso il percorso di pensiero che la determina.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Forma \u2013 e metodo con cui la forma si fa \u2013 sono, in s<em>pazio di destot<\/em>, tutt\u2019uno con l\u2019orizzonte di senso suscitato. Il metodo \u00e8 l\u2019autore stesso a raccontarlo, in una sua lettera all\u2019editore (Daniele Poletti), che Andrea Raos, nella sua postfazione, cita direttamente. Tutto nascerebbe da un nucleo di testi segnati da incandescenza etica, sovra-esposti e sovra-espressivi, a orecchio dell\u2019autore. Questi testi ad alta temperatura retorica sono stati cos\u00ec sottoposti, in tempi diversi, a due procedimenti riscrittori, alla base delle due sezioni del libro. <em>Disfazione<\/em>, la prima, nasce da un processo di franamento, sottrazione, fessurazione attraverso un drastico <em>cut up<\/em> affidato a un <em>software<\/em>, con successivi interventi compensatori. <em>Diversione<\/em>, la seconda sezione, nasce invece da una sollecitazione per cos\u00ec dire centrifuga: da un procedimento, cio\u00e8, di iper-traduzione dei testi attraverso <em>Google<\/em> <em>translator<\/em> (ottenuta \u00abriportando il tutto in italiano dopo diversi passaggi tra le lingue\u00bb: cos\u00ec l\u2019autore). Si tratta quindi di un\u2019operazione non pi\u00f9 in levare, quanto di ristesura in una lingua quasi pacificata sul piano sintattico, ma divenuta del tutto lingua <em>altra<\/em>. A cerniera tra le due parti: una poesia in qualche modo tradizionale, in distici irregolari. Molteplici per\u00f2 sono gli ulteriori elementi di struttura cooperanti al testo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> <strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 a. <\/strong>La poesia \u2013 cerniera (che di per s\u00e9 ha un valore riparativo, di rinnovata affabilit\u00e0 e possibilit\u00e0 verbale) \u00e8 conficcata come un chiodo (il s\u00e8ma della crocifissione \u2013 come persecuzione e al tempo stesso riparazione di una colpa altrui \u2013 \u00e8 fondativo del testo) tra un\u2019immagine dell\u2019ulna e una del radio.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> <strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 b.<\/strong> Essenziali alla comprensione anche le due epigrafi. La prima (\u00absei lui, ti credi te\u00bb) dalla montaliana <em>Serenata indiana<\/em>, ci riporta alla perdita di identit\u00e0 cosciente (alla confusione io \u2013 lui) che consegue ai vortici della storia. La seconda (\u00abMore is what ensues when it is no longer the same\u00bb) da <em>Four Lectures<\/em> di Stephen Rodefer, allude all\u2019intensificazione di stato che deriva dal mutamento, dal non essere pi\u00f9 se stessi.\u00a0<strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 c.<\/strong> Questa idea, che prelude al bagno iperlinguistico della seconda azione \/ sezione, viene subito messa in pratica come iper-accoglienza, condivisione, moltiplicazione di mani e strati. Si infittiscono, quasi soffocanti, le penne e i pennarelli a commento: Andrea Raos e Simona Menicocci ricoprono di glosse e interazioni il bianco delle due pagine affidate alle epigrafi, contribuendo a creare un movimento di pluralit\u00e0 verbale, quasi una mimesi verbigerante dell\u2019atto, caoticamente collaborativo, di ogni poiesi, nata dal commento di cose gi\u00e0 dette, ma viva proprio per questo: perch\u00e9 <em>comune<\/em>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> <strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 d. <\/strong>Identica la strategia collaborativa della chiusa, in cui Raos e l\u2019autore, per dir cos\u00ec, si convocano a vicenda (e richiamando Achmatova e Mesa, Raos comunica la direzione, la genealogia etica in cui la scrittura di Teti si colloca).<br \/>\n<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">\u00c8 proprio Raos nella postfazione ad annotare che Teti, nella stessa lettera a Poletti, si augura \u00abdi essere riuscito ad aggirare il \u201cdispositivo identitario\u201d insito nella scrittura\u00bb.I testi centrati sul \u201cdispositivo identitario\u201d, cio\u00e8 su una postura d\u2019autore, avvertita come tirannica, sono quindi lasciati nell\u2019ombra, in una zona premessa ma invisibile \u2013 e non a caso le due sezioni poco sopra descritte, <em>disfazione<\/em> e <em>diversione<\/em>, sono numerate come 2 e 3, la prima consistendo nell\u2019atto autoriale tradizionalmente inteso. Questo allontanamento dalla propria scrittura, di una fase ancora troppo soggettiva, diventa cos\u00ec il motore di un\u2019invenzione, di un\u2019<em>intenzione<\/em> di scrittura capace di parlare per l\u2019insieme, e solo di conseguenza per l\u2019individuo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Due obbiettivi in uno:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> <strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0 a.<\/strong> La scrittura arriva a esplorare le radici comuni del \u00ablinguaggio stesso, che \u00e8 forse il pi\u00f9 antico dei dispositivi, in cui migliaia e migliaia di anni fa un primate ebbe l\u2019incoscienza di farsi catturare\u00bb (Agamben), con tutti i residui di storia che nella <em>langue<\/em> si depositano senza omissioni (ma con rimozioni). In altri termini, il dispositivo identitario si trasmuta, per forza di impulso solo mediatamente soggettivo (autoriale), in dispositivo linguistico, di un linguaggio cio\u00e8 che si rivela essere oscuramente (cio\u00e8 per intervalli d\u2019afasia) comune.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> <strong>\u00a0 \u00a0 \u00a0b.<\/strong> Per questa via, la scrittura d\u00e0 voce al rimosso, disperso nell\u2019imperio dei dispositivi dell\u2019ultima modernit\u00e0, definiti proprio dal fatto che \u00abnon agiscono pi\u00f9 tanto attraverso la produzione di un soggetto, quanto attraverso dei processi che possiamo chiamare di desoggettivazione\u00bb, disinnescante ogni singola coscienza ed intenzione (ancora Agamben). La transcodificazione del discorso d\u2019autore in discorso il pi\u00f9 possibile desoggettivato, proprio attraverso un dispositivo tecnologico (vettore di un inconscio comune), penetra cos\u00ec il dominio della <em>t\u00e9chne<\/em> dall\u2019interno, rendendo quasi naturale la pronuncia dei mali storici ad essa connessi (quella distruttivit\u00e0 gi\u00e0 cos\u00ec bene prefigurata, sul limitare della modernit\u00e0, nel <em>Daedalus<\/em> baconiano).<br \/>\n<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Questo continuo trascorrere da spazio singolare a spazio comune \u00e8 ben impresso nel titolo. Il cosiddetto \u201cspazio di Destot\u201d \u00e8 infatti una zona del polso, nota, pi\u00f9 che per ragioni anatomiche, perch\u00e9 usata di preferenza per conficcare i chiodi della crocifissione. Questa zona del corpo \u00e8 immediato simbolo del nesso tra esistenza individua e tragedia collettiva. Nella nominazione di un luogo corporeo non solo personale, ma anzi segnato da una brutalit\u00e0 che si \u00e8 fatta storia, si apre la possibilit\u00e0 di una parola inclusiva, moltiplicante, sforzata a racchiudere altro: a <em>tradurre<\/em> altro in s\u00e9, attraverso una vera e propria verbigerazione di segni ipersignificanti.<br \/>\n<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Il libro si fonda in effetti su un continuo trapasso traduttivo. \u00abTutta la poesia infine \u00e8 traduzione\u00bb, scrive con celebri parole Novalis a Schlegel, cogliendo il centro di una pratica etica di traslitterazione di codici differenti in unico discorso, che avr\u00e0 nel Novecento il suo tempo pi\u00f9 consapevole, in quanto adozione o reinvenzione di un idioma altro dal proprio, sempre infido (<em>Muttersprache Mordersprache<\/em>), da Celan alla Kristoff. In Teti, la traduzione procede da una lingua propria a una diversa lingua propria \u2013 ma pi\u00f9 fessurata, che neghi il limite, lo introietti e rigetti al tempo stesso, in uno sforzo titanico di passaggio verso l\u2019altro. Viene in mente la celebre lettera di Freud a Fliess\u00a0 (6 dicembre 1896): \u00abal limite di ognuna di queste epoche [di sviluppo dell\u2019individuo] si deve verificare una <em>traduzione<\/em> del materiale psichico\u00bb. Con una conseguenza: che errori o omissioni di traduzione comportano strappi nel testo psichico di arrivo, con conseguenti necessit\u00e0 di compensazioni.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> In questo senso Teti in <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">disfazione <\/em>traduce i materiali di un io nutrito di collettivit\u00e0 procedendo a ritroso, verso una fase del tutto asintattica, pre-logica. Meglio: verso quella fase che Bodei chiama <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">paleo-logica<\/em>, che precederebbe la logica aristotelica del senso comune e del ragionamento, fondata sui principi di identit\u00e0, non contraddizione e terzo escluso. Questo meccanismo, destabilizzando alla radice il <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">verbum<\/em>, arriva a sottrarlo al legame genetico con un io qualsivoglia, tanto pi\u00f9 se in qualche modo prepotente, quale doveva essere, per pretesa assoluta, nei testi di partenza. Destabilizzandolo, lo rende poroso, lacerato, dolorosamente disposto al mondo.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Sulla pagina si depositano cos\u00ec, in totale devastazione morfologica, in regime afasicamente regredito ad assoluto asintattismo, nomi essenziali, tessere ipersignificanti, intensificate dal loro valere come note isolate e prolungate, cadute come frantumi di una civilt\u00e0 ipersatura, esplosa o sul punto di esplodere per eccesso di ragionamento, che \u00e8 poi tutt\u2019uno con un difetto di umanit\u00e0 (Vico). Da ci\u00f2 traggono la forza di cristallizzare temi e contrasti originari, perfettamente eraclitei. Muovendosi infatti dentro questa paleo-logica regressiva, di tipo nevrotico-infantile, altissimo \u00e8 il loro tasso di polarizzazione semantica (come spiega il classico Bruno Bettelheim del <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Mondo incantato<\/em>), con continuo impatto di antitesi, quando non di ossimoro: \u00abuna corda in un, incidente, e adesso la mia nascita\u00bb; \u00abpericardi laciniati, o un arto partorito\u00bb (dove il botanico <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">laciniato<\/em> richiama evidentemente, in logica di linguaggio onirico, <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">lancinati<\/em>, in contrasto parziale col successivo <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">arto partorito<\/em>: parziale, perch\u00e9 il parto di un arto \u00e8 in s\u00e9 allusione a <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">membra<\/em> irrimediabilmente <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">disiecta<\/em>); \u00abeffetto t\u2019accorgi, \u00e8 respirare. l\u00ec dall\u2019umore \u2013 lame, siano schizzo d\u2019un siano, lame sull\u2019ombelicale\u00bb; \u00abil rotte acque, sistemi non, smembra\u00bb \u2013 dove l\u2019immagine della nascita \u00e8 accostata, anzi identificata con il trauma, lo smembramento; ecc.<br \/>\n<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">In realt\u00e0 ogni tessera lessicale, isolata e scandita dallo slogamento sintattico, ma in questo modo immessa in accostamenti secchi, di primitivo impatto semantico, \u00e8 irretita in una morsa ossimorica. In particolare, questo \u00e8 vero per quei nomi di ambito fisiologico, medico, biologico, riportati a una dimensione immediata, a una funzione prima di tutto fonica di rappresentazione brutale della materia vivente: <em>flebotomi<\/em>, <em>catabolismi<\/em>, <em>metastasi<\/em>, ecc., punteggiano ossessivamente il testo, in un ritmo battente, visivo di disfacimento, sempre per\u00f2 ricondotto, per salti improvvisi, alle ragioni della storia \u2013 come nel caso pi\u00f9 rappresentativo, perch\u00e9 legato al titolo: \u00abil radio il vuoto, ulna, e non inchiodi\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Se tutto entra in una scintillazione di contrasto originario, fondato su archetipi biologici e solo poi sociali, \u00e8 inevitabile il dominio di riferimenti al nascere e al farsi della vita (seppure intesa come guerra): <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">menorrea<\/em>, <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">ovulazione<\/em>, <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">amniotico<\/em>, <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">placenta<\/em> \/ <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">placentare<\/em> sono lessemi ricorsivi, cos\u00ec come l\u2019immagine oscura della fecondazione (\u00abl\u2019inombra nell\u2019utero che seme\u00bb).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> La vita \u00e8 un compito non scelto e arduo da tenere insieme, e il corpo (anche della lingua) ne \u00e8 lo specchio: \u00abvita scelta, non, frantumi\u00bb. Frantumi, scorie, molecole, scaglie (\u00abtuo franto se esulcera le discagliate\u00bb): un ridursi a principi primi che \u00e8 presa di coscienza feroce e non ragionata, originaria e disseccata come un <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">De comptentu mundi<\/em> estremo e (anti-) profetico. La discesa nella decomposizione umana (che, di nuovo, \u00e8 decomposizione della lingua) precipita entro anatomie insistenti e allucinate, cui il linguaggio medico aggiunge la vertigine della spersonalizzazione ultramoderna. E come la tensione del <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Comptentus <\/em>di Lotario era nutrita di una catastrofica tensione ascetica (ma al tempo stesso etica), cos\u00ec l\u2019elemento ipervisivo della corrosione che fa la <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">disfazione<\/em> di Teti tende ad altro: a uno spirito profetico rifluito in se stesso, immune da trascendenza, tutto rivolto al perimetro di uno spazio insieme di visione e di realt\u00e0. In linea col profetismo novecentesco, il linguaggio decomposto di Teti \u00abnon pensa, come quello platonico, di possedere una verit\u00e0 concettuale universale ed eterna. Esso riceve soltanto un messaggio per una situazione [\u2026] Esso non pone davanti agli uomini alcuna immagine universalmente valida di perfezione, nessuna pan- o u- topia [\u2026]; \u00e8 assegnato per la realizzazione a questo <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">topos<\/em>, a questo luogo\u00bb (cos\u00ec Martin Buber). La parola, regredita a nominazione franta, si spinge a vedere dove la vista ordinaria non vede; nascendo da interstizi, sconnessure, spacchi inosservati, vi getta intermittenze di luce \u2013 e non a caso il tema dell\u2019occhio, della sua ferita possibile, della sua sottrazione, \u00e8 qui portante.<br \/>\n<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">La vista, ferita o no che sia, deve infatti fissarsi a questi frantumi storici affioranti, che ripullulano da luoghi della storia inferici, sommersi. Ecco allora le continue immagini di dissezione di cose e corpi (\u00able limoni danneggiati a morte, di intreccianti, sull\u2019asfalto\u00bb). Ed ecco il richiamo a Falluja (le stragi del 2004; le armi non convenzionali; i crimini contro l\u2019umanit\u00e0 l\u00ec perpetrati, nel silenzio globale): \u00absarcofago sillabico, tortura, strada per falluja, nient\u2019altro e nerofumo\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Per questo il tono \u00e8 tutto infernale. Da <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Inferno<\/em> dantesco: e non a caso Dante, quello di Malebolge ma non solo, fa da continuo sottotesto. Nelle dissezioni a sguardo fermo \u00e8 spesso presente<em>Inf.<\/em> XXVIII (per es.: \u00abe morire, paralisi da o senza generale, ogni sciami cervella\u00bb, con richiamo al \u00abporto il mio cerebro\u00bb di Bertran de Born); ma, di l\u00e0 delle citazioni puntuali, \u00e8 la voce, il suono tagliente e brutale, prodotto da risentimento etico, che riporta l\u2019attraversamento infernale al controluce dantesco:<br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;\"><em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">trattenere di nulla il proda che, il non, il dito pietra, crono. e se marmo bolge muta, calpesti, della osceni, l\u2019udito, s\u2019incroia, d\u00ec e scemi botro di cruentare, catacomba. il nel e il dito tremore: nulla carbonica pneuma possono questi, reflui, sabbie, croda trattenere e il crono e proda ratto, trattenere il dolore: cardini<\/span><br \/>\n<\/em><\/em><\/span>Siamo di fronte allo squadernamento di una tavola chimica dei principi umani in atto nel farsi della storia. Chiaro che il mito di una qualsiasi Maat, divinit\u00e0 dell\u2019ordine cosmico e della giustizia, appartiene al passato (\u00abtroncamento di per piuma, maat, in s\u00ec che \u00e8 volto ed \u00e8 sclerotica\u00bb); ogni ipotesi utopica, ogni rimanenza di idea platonica \u00e8 spazzata via, tutt\u2019al pi\u00f9 ricondotta a una necessit\u00e0 violenta di metamorfosi: \u00ablebbra sbobina, le scaglia, platone, caverna non vuoto crepuscoli, spiega, soliloquio, caverna la e di metamorfosi\u00bb. Ma la coscienza di una legge fisica di metamorfosi, seppure ferma, non pu\u00f2 tuttavia essere in nessun caso l\u2019approdo ultimo, perch\u00e9 sostanzialmente differente dalla questione morale, assai pi\u00f9 bruciante, della scelta e del male \u2013 e perch\u00e9 d\u2019altra parte il rifugio in essa \u00e8 stata, ed \u00e8 tuttora, alibi e arma per le derive <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">\u00e0 la Sade<\/em> (\u00abl\u2019intercapedine poi solo in \u00e8, chiodi in frenata. dai sade, marchesi\u00bb), inflitte nel corpo della storia ben oltre i paradossi del filosofo francese (\u00abse \u00e8 la voce della natura a suggerirci odi personali, vendette, guerre, insomma tutte le cause tipiche dell\u2019omicidio, vuol dire che ne ha bisogno\u00bb ecc.; <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Encore un effort<\/em>).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> In <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">disfazione <\/em>insomma non c\u2019\u00e8 mai traccia di rassegnazione, quanto piuttosto un corpo a corpo con le cose umane che ha, fin dall\u2019inizio, valore di scelta. Per questo la visione si apre in uno spazio di incessante rimbalzo tra le cose, ridotte a <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">frantumi<\/em>, e un <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">tu<\/em> fluttuante e straniato, ma battente come un ritmo al fondo vitale (\u00abtu qualunque\u00bb, \u00abtu feromone\u00bb, \u00abtu disabilita\u00bb, ecc.). Uno spazio in cui il solo <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">nominare<\/em> l\u2019altro \u00e8 gi\u00e0 assumersene la responsabilit\u00e0. \u00c8 proprio in virt\u00f9 di questo accanito moto di inclusione e di visione che, dalle plaghe infernali della memoria, emergono a tratti anche spie, del tutto contrastanti, di una diversa possibilit\u00e0 storica. L\u2019ipotesi stessa di una qualche speranza, ad esempio: \u00abSperare e cappio\u00bb, \u00absperare spirare\u00bb; e persino di una qualche <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">verit\u00e0<\/em>: \u00aba bilancia sull\u2019asfalto spalpebrata, verit\u00e0, \u00e8 sul troncamento\u00bb. Dalla dissezione, dal fondo del suo <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">contemptus mundi<\/em>, Teti scopre, e indica in fine, la via per ricostituire il senso dell\u2019umano:<br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>vita \u00e8 il con<\/em>; tutto questo allora tumulare.<\/span><br \/>\n<\/span>Il corsivo (dell\u2019autore) scandisce a parole decise che \u00e8 l\u2019<em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">essere-con<\/em> (per riprendere la formula di Jean-Luc Nancy) il risarcimento per tanto atroce \u00abtumulare\u00bb (della storia): l\u2019aggrapparsi al legame con l\u2019altro, come a una vita nuova.<br \/>\n<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">\u00c8 il <em>con<\/em> a risvegliare infatti la \u00abvera infanzia del possibile\u00bb, recuperando uno spazio, \u00abun lembo strappato dal mentito dei limbi\u00bb, come recitano due versi della poesia posta a cerniera. La <em>disfazione<\/em> pu\u00f2 diventare cos\u00ec <em>diversione<\/em>, ovvero deviazione (dalla norma), strada altra, fondata sul continuo <em>vertere<\/em>, sul tradurre (l\u2019esperienza in lingua, la lingua in altra lingua, ecc.), che \u00e8 poi breccia fondante della comprensione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> \u00c8 questa dunque la via che Teti imbocca per arrivare a un <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">logos<\/em> capace di procedere verso l\u2019altro da s\u00e9, secondo regole non pi\u00f9 del tutto paleo-logiche, ma stavolta di logica abnorme, fuori misura. Scrive Wittgenstein, altro autore fondamentale per Teti (vedi ad es.: \u00abdi ci\u00f2 \u2013 <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">di cui non si pu\u00f2 dire<\/em> | non sa dire\u00bb, da <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Btwbh<\/em>): \u00abSi diceva una volta: Dio pu\u00f2 creare tutto, ma nulla che sia contro le leggi logiche. \u2013 Infatti, d\u2019un mondo illogico noi non potremmo dire quale aspetto esso avrebbe\u00bb. Tuttavia, quel che cerca Teti in <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">diversione <\/em>\u00e8 una lingua alluvionale, quella specie di lingua ultima \u00abche trascina \/ le scorie a storia\u00bb (ancora da <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Btwbh<\/em>). Per evitare per\u00f2 le secche tiranniche di ogni discorso reificato, quindi ridotto a <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">parole <\/em>monadica, Teti sceglie la rotta del <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">vertere<\/em>: ricollocare logicamente il discorso facendolo passare per un bagno di pi\u00f9 lingue, in un movimento babelico che di per s\u00e9 mira a intridere la propria lingua con quella di altri, presenti in altri tempi e in altri luoghi.<br \/>\nInevitabilmente ne esce una lingua <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">monstre<\/em>: ora pacata; ora ricca di connettivi e di formule di trapasso logico; ora piena di faglie, cambi di progetto, omissis, sia pure dietro un\u2019apparenza di ordine sintattico. Ma se \u00abla proposizione \u00e8 un\u2019immagine della realt\u00e0\u00bb, come voleva Wittgenstein, \u00e8 chiaro allora che questo discorso sempre deragliato, tutto impastato di un inconscio plurilingue mediato dal dispositivo che per eccellenza interpreta e condiziona il nostro tempo (<em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Google<\/em>), ha il passo glossante (<em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">le acque del commento<\/em>, recita il sottotitolo), il movimento imprevedibilmente associativo, ma anche l\u2019improvvisa accelerazione di verit\u00e0 frontalmente nominata che sono tipici del linguaggio schizofrenico, il codice pi\u00f9 veritiero del moderno, adottato in modo compiuto dal Beckett di <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Watt<\/em>, e verificato da Jameson, alle soglie del neocapitalismo, come discorso del mondo per eccellenza. Sin dalla frase di apertura di <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">diversione <\/em>ci siamo dentro:<br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><em><span style=\"font-size: 10pt;\">ha dovuto lasciare, poi torcere, la sua abitudine a essere nato. ch\u00e9 il desiderio non \u00e8 cosa in uno specchio, pi\u00f9, \u00e8 fatto esplodere il tumore come in questa testimonianza. di linguaggio a riduzione in panno rosso una tangente, sangue, quelle labbra (lo smalto dei denti \u00e8 proprio tolto).<\/span><br \/>\n<\/em><\/span><\/span>Quella materia di scarti urticanti che era stata drenata in superficie da <em>disfazione<\/em>, ora, nella logica pluritraduttiva di <em>diversione<\/em>, si dispone secondo differente amalgama. Qui ad esempio i frantumi medico\u2013anatomici, l\u00e0 dominanti, sembrano quasi disciolti in una soluzione pi\u00f9 fluida, in un clima meno sulfureo e pi\u00f9 falso-ragionativo: \u00abcome promesso io verr\u00f2 avvolto in abbondanza di rifiuti e per tutti\u00bb; \u00abacherontia e umilia ortiche e magnolie, pieno sostegno a queste frasi oppure no\u00bb (e continua \u00e8 questa perdita di fiducia nella verit\u00e0 della frase, spesso negata o ripensata, come in <em>Molloy<\/em>).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Il senso continuo del pericolare della comunicazione \u00e8 primo indizio che il discorso stesso si aggira nel territorio di un disagio rimosso, che continuamente vi percola dentro. La percezione fisica di allarme \u00e8 data ancora una volta dall\u2019ipernominazione tecno-scientifica, la cui precisione rassicurante \u00e8 rovesciata in minaccia, in presagio di rovina sempre possibile: \u00abCarillon zinco-carbone\u00bb; \u00abper il monossido di carbonio \u00e8 un silenzio mortale\u00bb; \u00abacido cianidrico, secchezza della pelle per la rilevazione della fissione nucleare\u00bb, ecc. \u2013 cui si uniscono i tecnicismi settoriali, falsamente certi, dell\u2019economia, che nella logica precaria ma veridica e immediata del discorso schizoide fanno unico corpo con quelli tecnologici (\u00abil dividendo \u00e8 nel cuore del problema\u00bb, \u00abmaastrichtiano\u00bb ecc.).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Piena \u00e8 qui l\u2019immersione nel dispositivo linguistico del potere, che sulla gestione della tecnologia, sulla sua capillarit\u00e0, sacralit\u00e0 pragmatica ed efficacia ideologica fonda la sua azione: \u00abil resto della nebulosa della scienza [\u2026] designasti molto, la maggior parte dei colori intensi, calde necrosi o le porte di ghiaccio nella pista in primo piano, toppe dentali in fibra di vetro o in cranio orbitale\u00bb. \u00c8, questo esatto punto di sutura tra tecnica e discorso, il luogo critico <em>par excellence<\/em> della modernit\u00e0, da sempre esposto alla catastrofe: \u00abmine per, forse s\u00ec, sarebbe possibile\u00bb; \u00abaria raid, centinaia che sono stati perseguitati\u00bb; \u00abla gestione dei files dell\u2019iraq nuvoloso: con ustrine\u00bb, ecc. Linguaggio settoriale scientifico, tanto pi\u00f9 straniato quanto pi\u00f9 impassibile e autoritario, parole e azioni quotidiane, nomi tecnici che richiamano pratiche violente e belliche, sostanziano sequenze di alta tensione stilistica, in cui il delirante andirivieni nel tempo e nello spazio si salda a un incedere narrativo scosso ma dotato di una propria logica, nel cui tracciato insieme psichico e storico affiorano, come zolle rivoltate, pezzi di vissuto collettivo:<br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>salter\u00e0 insetti, frenotico, era rotolato, trapuntatura diatetica, volendo sparare, ha provato, l\u2019erosione del tempo, i capelli sotto la doccia, speriamo. si prega di notare che io non sono mai caduta, ma il tempo di coagulazione, crema da giorno, nausea tracheale, bolo, filo spinato e infine acqua: qui sono inchiodati a potenza efficiente, e fanno. vuole sperare a bersagli alla cieca. un pungitoio ed un poltergeist, e tuttavia, la marmitta non \u00e8 cieca, soffia. volere andare, ha acceso la luna nella lunula mirino.[\u2026] ma in silenzio e dall\u2019uso della parola. stazione radio, il cielo, l\u2019ulna, non uno specchio del dolore, per sopravvivere ma questo non \u00e8 ancora sufficiente. qui il polso, due scatole di chiodi e il mancante. l\u2019inclusione di due clamanti bagnate. rose addirittura essiccate non sono gli alberi, circondati da polmoni<br \/>\n<\/em><\/span>Come in <em>disfazione<\/em>, anche in <em>diversione<\/em> le grandi compensazioni ideali sembrano essere perdute (n\u00e9 potrebbe essere altrimenti), a partire dalle ipotesi di ordine cosmico di matrice aristotelica (\u00abil primo mobile si guarda indietro\u00bb) o religiosa (\u00abcon maat perso o senza inferno \u00e8 possibile\u00bb). Anche la luminosa filosofia morale dell\u2019universo concepita da Bruno \u00e8 ormai altrove: \u00ablei ha girato un falso in cui giordano bruno, prima, mettiamo, ma non ricordo la faccenda dei contrari\u00bb, dove il nome del filosofo non vale pi\u00f9 come esperienza di un pensiero libero, ma solo come eco tragica, a segno perpetuo della violenza del potere.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Tuttavia <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">diversione<\/em>, rinominando i traumi della storia in strutture provvisorie di discorso, procede a reimmetterli, un passo oltre la <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">disfazione<\/em>, in una soglia diversa di coscienza.\u00a0 L\u2019<em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">altro<\/em>, non genericamente inteso ma c\u00f2lto nel punto preciso del suo naufragio storico, \u00e8 ricondotto a dignit\u00e0, in quanto assunto in un progetto suscitante di parola. Secondo un movimento netto: dalla epigrafe montaliana, in cui l\u2019essere altro \u00e8 inconsapevolezza e vacillamento di identit\u00e0 (\u00absei lui, ti credi te\u00bb); alla chiusa del libro, in cui la voce della diversione pronuncia una volta per tutte, e contro ogni incantamento di inconsapevolezza, che l\u2019incubo del male va visitato a occhi aperti, per non perdere coscienza nel vortice della realt\u00e0:<br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">\u00e8 sempre per essere vero, che faccio il mio incubo. <em>lui<\/em>\u00a0(io non lo so, tenere il linguaggio del cuore e insieme la manipolazione) <em>sa come<\/em><\/span><span style=\"font-size: 10pt;\">\u00a0<\/span><br \/>\nDal joyciano <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">incubo<\/em> della storia non \u00e8 possibile svegliarsi, come vorrebbe Stephen in <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Ulysses<\/em> (qui certo echeggiato). Occorre al contrario tradurlo di continuo, registrarlo, testimoniarlo in una lingua ustionata dallo sforzo di parlare per l\u2019<em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">altro<\/em>, inglobandone l\u2019esperienza, tanto pi\u00f9 se tragica (\u00abesperire cappio de il sparire: perire: dell\u2019altro\u00bb), e le ragioni.<br \/>\n<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Sembrerebbe, questo, il massimo risultato del discorso in <em>spazio di destot<\/em>. Non manca tuttavia un\u2019ulteriore suggestione, persino pi\u00f9 precisa, e dunque solo allusa in una trama silente.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> In <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">diversione<\/em>, per la prima e ultima volta nel libro, cade a un tratto, in piena evidenza grafica, il riferimento a Alcesti:<br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>anche se muoio oggi, e non \u00e8 chiaro se alla fine del cestino \u00e8 ancora alcesti<br \/>\n<\/em><\/span>Di l\u00e0 dell\u2019azione sempre riduttiva e negatoria del moderno, per cui il <em>destino<\/em> che Alcesti sceglie di plasmare diventa <em>cestino<\/em>, spazzatura di una memoria arresa, resta per\u00f2 lo spicco, prima di tutto visivo, della citazione. L\u2019Alcesti euripidea \u00e8 il simbolo stesso di un amore per l\u2019umano, che si fa sacrificio consapevole; il simbolo insomma di quella capacit\u00e0 gratuita di assumere su di s\u00e9 ogni colpa altrui, in quanto comune, che sar\u00e0 poi il punto limite etico tracciato da L\u00e9vinas. Principio scardinante le regole della storia umana, e negazione sublime di quelle di natura.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Un passo prima della conclusione di <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">spazio di destot<\/em>, troviamo: <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">lui [\u2026] sa come<\/em>. Come fare, come vivere, come usare la parola. <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Common dire<\/em> \u2013 l\u2019ultimo scritto poetico di Beckett: <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">What is the word<\/em>. Qual \u00e8 la parola che manca, la parola che non si pu\u00f2 pronunciare? Si sa che Beckett aveva in mente un cruciale passo di <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Ulysses<\/em>, l\u2019urlo inappagato di Stephen: \u00abTell me the word, mother, if you know now. The word known to all men\u00bb. La parola sempre taciuta \u00e8 la pi\u00f9 difficile, nel gorgo della storia moderna e lontano da rassicurazioni escatologiche: <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">amore<\/em>.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Che \u00e8 poi la parola crudamente mancante in un passo al principio del libro di Teti, dove troviamo, in un luogo esposto: \u00abuna, morte\u00bb, con richiamo al passo dantesco (\u00abAmor condusse noi ad una morte\u00bb), e con caduta proprio della parola chiave, elisa ma in effetti ancora pi\u00f9 potentemente evocata <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">e silentio<\/em>. Soltanto in <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">diversione<\/em>, in unica occorrenza, \u201camore\u201d riesce ad affiorare: \u00ab\u00e8 un lavoro duro, quasi quanto dire amore, eccomi\u00bb, si legge infatti verso la fine del libro. Quella parola, spettro moderno di impronunciabilit\u00e0, \u00e8 stata finalmente attinta.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"> Il senso di questo offrirsi verso l\u2019altro (\u00abamore, eccomi\u00bb) \u00e8 tutto in Alcesti, nome baluginante come segnavia nel corpo di <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">spazio di destot<\/em>. Alcesti \u00e8 in Teti mito pi\u00f9 che mai civile, valido come speranza, come assunzione su di s\u00e9 di un destino altrui, e non per prospettiva religiosa, ma per piena fedelt\u00e0 a ci\u00f2 che \u00e8 umano, comune e presente: \u00abNon \u00e8 soltanto il sacrificio della propria vita. Quanto importa, \u00e8 la fedelt\u00e0 fino alla morte [\u2026] laddove non pu\u00f2 pi\u00f9 esserci miracolo. E nello stesso tempo la salvezza per il presente, e non una semplice ricompensa nell\u2019avvenire\u00bb (L\u00e9vinas , <em style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif;\">Quaderni di prigionia<\/em>). Solo a partire da questa diversa coscienza dell\u2019umano, seppure ancora affiorante come mito lontano, potr\u00e0 dunque prendere forma un nuovo senso del presente, e una nuova prospettiva: \u00abe adesso?\u00bb, scrive in fine Teti, scavando lo spazio di un\u2019attesa aperta, su cui l\u2019azione della sua parola pu\u00f2 provvisoriamente fermarsi, e il libro chiudersi.<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright wp-image-2211\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2017\/12\/5939-Luigi-Severi-1024x735.jpg\" alt=\"\" width=\"342\" height=\"252\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><em><strong>Luigi Severi<\/strong> ha scritto saggi sulla letteratura rinascimentale e novecentesca (tra cui l&#8217;e-book\u00a0Sull&#8217;intellettuale dissidente, e-dizioni Biagio Cepollaro, 2007). Libri di poesia: Terza persona\u00a0(Atelier, 2006),\u00a0Specchio di imperfezione\u00a0e\u00a0Corona\u00a0(La camera verde, 2013),\u00a0Sinopia (Anterem; Premio Montano 2016).<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt; font-family: helvetica, arial, sans-serif;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><em><strong>Fabio Teti<\/strong>\u00a0\u00e8 nato a Castel di Sangro (AQ) il 17\/12\/1985. Vive e lavora a Roma, dove nel 2012 si \u00e8 laureato in Lettere moderne con una tesi sulla poesia di Giuliano Mesa. \u00c8 stato redattore di \u00abgammm.org\u00bb e \u00abpuntocritico.eu\u00bb; collabora, dalla fondazione, alle attivit\u00e0 di \u00abeexxiitt.blogspot.com\u00bb. <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-2170\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2017\/11\/fabio-teti-viar-1-rid-1024x725.jpg\" alt=\"\" width=\"349\" height=\"252\" \/>Suoi testi sono comparsi in diverse riviste, lit-blogs e web-zines tra cui \u00abSemicerchio\u00bb, \u00abNazione indiana\u00bb, \u00abL\u2019Ulisse\u00bb, \u00abAllegoria\u00bb, \u00abalfabeta2\u00bb, \u00abl\u2019immaginazione\u00bb. In traduzione inglese, \u00e8 presente sul \u00abJournal of Italian Translation\u00bb (2012) e nell\u2019antologia online \u00abFreeVerse \u2013 Contemporary Italian Poetry\u00bb (2013); in traduzione franscese, in \u00abNioques\u00bb (2015). Nel 2013 ha pubblicato, all\u2019interno del volume antologicoEx.It. 2013. Materiali fuori contesto (Tielleci, Colorno), le prose di sotto peggiori paragrafi e, per La Camera Verde di Roma, b t w b h (frasi per la redistribuzione del sensibile), uno dei cui testi \u00e8 stato esposto, nel maggio 2014, al MACRO di Roma, nell\u2019ambito della mostra collettiva se il dubbio nello spazio \u00e8 dello spazio, a cura di Nemanja Cvijanovi\u0107 e Maria Adele Del Vecchio.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: helvetica, arial, sans-serif; font-size: 12pt;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; La scrittura del rimosso. Su spazio di destot di Fabio Teti di\u00a0Luigi Severi cr\u00e2ne abri dernier pris dans le dehors tel Bocca dans la glace (Beckett) Fai torto a me, ma \u00e8 lui che trascini in catene (Euripide) &nbsp; spazio di destot di Fabio Teti ([dia\u2022foria, 2015) \u00e8 un libro difficile, quasi dilaniato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22,8,7,50,10],"tags":[106,160,161,158,159],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2163"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2163"}],"version-history":[{"count":48,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2163\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2206,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2163\/revisions\/2206"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2163"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2163"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2163"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}