{"id":1872,"date":"2016-01-22T17:13:15","date_gmt":"2016-01-22T17:13:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/?p=1872"},"modified":"2016-02-01T17:57:15","modified_gmt":"2016-02-01T17:57:15","slug":"tutto-il-bene-che-non-ci-siamo-voluti-fare-libri-di-poesia-il-22-gennaio-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2016\/01\/22\/tutto-il-bene-che-non-ci-siamo-voluti-fare-libri-di-poesia-il-22-gennaio-2016\/","title":{"rendered":"{una modesta proposta_1} Tutto il bene che non ci siamo voluti, fare libri di poesia il 22 gennaio 2016"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Con questo articolo di <strong>Luca Rizzatello<\/strong> (alias <a href=\"http:\/\/prufrockspa.com\/\" target=\"_blank\">Prufrock spa<\/a> in coppia con Nicola Cavallaro, da ricordare anche un nostro speciale <span style=\"text-decoration: underline\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/2015\/02\/22\/prufrock-spa-due-video-inediti-intervista\/\" target=\"_blank\">QUI<\/a><\/span><span style=\"color: #000000\"><a style=\"color: #000000\" href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/2015\/02\/22\/prufrock-spa-due-video-inediti-intervista\/\" target=\"_blank\">)<\/a>\u00a0inauguriamo un breve ciclo di interventi su editoria (in particolare di poesia) e nuove scritture, con l&#8217;auspicio di poter alimentare un dibattito su una materia gi\u00e0 molto battuta, ma ancora da discutere e investigare parecchio. Oltre allo strumento &#8220;commento&#8221;, chi volesse inviare testi pi\u00f9 articolati in sviluppo o in controcanto a quanto presenteremo, pu\u00f2 inviare i materiali a <strong>info@diaforia.org<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 48pt\"><strong><span style=\"color: #ffcc00\">Tutto il bene che non ci siamo voluti, fare libri di poesia il 22 gennaio 2016<\/span><\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;color: #333333\">di Luca Rizzatello<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"font-size: 12pt\"><em>\u201cMa qvesto,\u201d<br \/>\n<\/em><em>said the boss, \u201c\u00e8 divertente\u201d<br \/>\n<\/em><em>catching the point before the aesthetes had got there<\/em> <span style=\"font-size: 10pt\"><strong><sup>0<\/sup><\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong><span style=\"font-size: 24pt\">Jonathan Swift ha scritto che<\/span> <\/strong><span style=\"font-size: 14pt;color: #ff6600\"><em>per esempio, si \u00e8 dato il caso di pirati spinti dalla tempesta verso regioni sconosciute; un loro mozzo scopre terra dall&#8217;alto dell&#8217;albero maestro; essi discendono per rubare e saccheggiare; trovano un popolo inerme che li riceve amichevolmente; essi danno un altro nome a quel paese e ne prendono possesso a nome del loro re; piantano un palo fradicio e innalzano una lapide per ricordo dell&#8217;avvenimento; ammazzano qualche dozzina d&#8217;indigeni, ne portano seco uno o due come campioni, tornano in patria e ottengono la grazia sovrana. Laggi\u00f9, intanto, s&#8217;inizia un nuovo dominio fondato sul diritto divino; alla prima occasione viene mandata col\u00e0 una flotta e i naturali di quella vergine terra sono scacciati o uccisi; i loro capi sottoposti ai tormenti perch\u00e9 confessino dove tengono i tesori; insomma accade tutto quanto pu\u00f2 immaginarsi di crudele e di svergognato: i disgraziati aborigeni arrossano di sangue il suolo del loro paese, e quella ciurma di furfanti che si \u00e8 distinta in un&#8217;impresa cos\u00ec degna, prende il nome di \u201ccolonia\u201d mandata per recare la civilt\u00e0 tra un popolo barbaro e idolatra<\/em><\/span><span style=\"font-size: 12pt\"><strong><sup>1<\/sup><\/strong><\/span>, <strong><span style=\"font-size: 24pt\">invece Ezra Pound<\/span><\/strong> <span style=\"color: #808080\">ha scritto che <em>la critica inglese e americana della generazione precedente alla mia, e l&#8217;attivit\u00e0 del tutto spregevole e maledetta della burocrazia letteraria al potere (materialmente al potere nelle redazioni, nelle case editrici, ecc.) si sono risolte pi\u00f9 che altro nella vacua asserzione che la giraffa non esiste, e magari non solamente la giraffa, ma intere trib\u00f9 di animali, il puma, la pantera, il ben noto bufalo indiano. Pecore e giovenchi castrati essi ne avevano visti, ma non si poteva permettere che un W. H. Hudson tornasse dalle Ande portando notizia di uccelli che \u00abfin dall&#8217;antichit\u00e0 abitavano la terra\u00bb, n\u00e9 che un Beebe si calasse in acqua con un apparecchio brevettato per tirare fuori dalle profondit\u00e0 marine nuove sorta di pesci. La pi\u00f9 grossa di tutte le bestie era l&#8217;alce cornuto del Dominion, e cos\u00ec via. Bisognava pure segnare dei limiti al concetto di fauna. E via di questo passo. <\/em>[\u2026]<em> Il naufragio di un vascello nel secolo quindicesimo poteva spiegarsi come un\u2019azione divina, mentre un disastro in una tempesta di uguale gravit\u00e0, ai nostri giorni, sarebbe dovuto a una grossolana negligenza vuoi nella costruzione, o nella navigazione o nella sorveglianza delle macchine. Vi sono infamie nell\u2019anno XII altrettanto assurde della morte per sete nella citt\u00e0 di Londra. C\u2019\u00e8 un TEMPO per queste cose. \u00c8 del tutto ovvio che non tutti noi viviamo nello stesso tempo.<\/em><\/span><strong><sup><span style=\"font-size: 12pt\">2<\/span><br \/>\n<\/sup><\/strong><span style=\"font-size: 18pt\">Le due citazioni, mutato il gradiente allegorico, esprimono lo stesso principio: l\u2019ultima parola in merito al <em>nuovo<\/em> \u2013 e quindi in merito alla <em>tradizione<\/em> \u2013 qualcuno la deve avere; in altri termini: qualcun altro non la deve avere. Inoltre: in entrambi i casi, c\u2019\u00e8 la premessa esplorativa, poi l\u2019incontro con l\u2019altro, infine il processo di normalizzazione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 16pt\"><strong><span style=\"font-size: 24pt\">Secondo i dati ISTAT<\/span><\/strong>,<\/span><span style=\"color: #800000\"> <em>nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e pi\u00f9 (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l&#8217;intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011<\/em><\/span><span style=\"font-size: 12pt\"><strong><sup>3<\/sup><\/strong><\/span>. <span style=\"font-size: 18pt\">In questo articolo <span style=\"font-size: 14pt\">[CONTIENE SPOILER]<\/span> si parler\u00e0 di fare libri, e nello specifico di fare libri di poesia, pertanto il dato andrebbe notevolmente ridimensionato; tuttavia, \u00e8 un buon punto di partenza. Personalmente, credo che per il rimanente 58% delle persone (che di fatto non rimane, semmai \u00e8 il contrario), sia un diritto non leggere almeno un libro nei 12 mesi precedenti l&#8217;intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Per\u00f2, in quanto editore, ho il dovere di pormi la questione da un punto di vista tecnico, e cercare di capire, per esempio, se in quel 58% siano presenti delle persone che potenzialmente potrebbero leggere un libro pubblicato dalla mia casa editrice, e, nel caso di risposta affermativa, cercare di capire le ragioni del mancato contatto tra queste persone e i libri della mia casa editrice, e quindi trovare una soluzione.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 16pt\"><span style=\"font-size: 18pt\">Io penso che una casa editrice dovrebbe tendere alla produzione di un paradigma, costituito da elementi che contraggono tra loro una relazione virtuale di sostituibilit\u00e0, e che, soprattutto, preveda il principio di falsicabilit\u00e0.<\/span><br \/>\n<\/span><strong><span style=\"font-size: 24pt\">Karl Popper ha scritto che<\/span><\/strong> <span style=\"color: #666699\"><em>i<\/em><em>n occasione di una lezione che ho tenuto in Germania non molti anni fa ho incontrato il responsabile di una televisione, che era venuto ad ascoltarmi, insieme ad alcuni collaboratori. Non ne faccio il nome per non personalizzare il caso. Ebbi con lui una discussione durante la quale sostenne alcune orribili tesi nella cui verit\u00e0 egli naturalmente credeva. Diceva per\u00a0<\/em><em>esempio: \u201cDobbiamo offrire alla gente quello che la gente vuole\u201d, come se si potesse sapere quello che la gente vuole dalle statistiche sugli ascolti delle trasmissioni. Quello che possiamo ricavare da l\u00ec sono soltanto indicazioni circa le preferenze tra le produzioni che sono state offerte. Guardando quei numeri noi non possiamo sapere che cosa dovremmo o potremmo offrire e lui, il capo di quella televisione, non pu\u00f2 sapere che cosa la gente sceglierebbe se ricevesse proposte diverse dalle sue. Il fatto \u00e8 che egli crede veramente che la scelta sia possibile soltanto nell\u2019ambito dell\u2019offerta cos\u00ec com\u2019\u00e8 e a questo non vede alternative.<\/em> <em>Nella democrazia, come ho sostenuto altre volte, non c\u2019\u00e8 nient\u2019altro che un principio di difesa dalla dittatura, ma non c\u2019\u00e8 neppure nulla che dica, per esempio, che la gente che dispone di pi\u00f9 conoscenza non debba offrirne a chi ne ha di meno. Al contrario la democrazia ha sempre inteso far crescere il livello dell\u2019educazione; \u00e8 questa una sua vecchia, tradizionale aspirazione. Le idee di quel signore non corrispondono per niente all\u2019idea di democrazia, che \u00e8 stata ed \u00e8 quella di far crescere l\u2019educazione generale offrendo a tutti opportunit\u00e0 sempre migliori. Invece i principi che lui mi ha illustrato hanno come conseguenza che si offrono all\u2019audience livelli di produzione sempre peggiori e che l\u2019audience li accetta purch\u00e9 ci si metta sopra del pepe, delle spezie, dei sapori forti, che sono per lo pi\u00f9 rappresentati dalla violenza, dal sesso e dal sensazionalismo.<\/em> <em>Il fatto \u00e8 che pi\u00f9 si impiega questo genere di spezie pi\u00f9 si educa la gente a richiederne. E dal momento che questo tipo di intervento \u00e8 il pi\u00f9 facile a capirsi da parte dei produttori e quello che produce una pi\u00f9 facile reazione da parte dell\u2019audience, si determina una situazione per cui si smette di pensare a interventi pi\u00f9 difficili. Basta prendere la scatola del pepe e metterlo nelle trasmissioni. Cos\u00ec un responsabile televisivo pu\u00f2 pensare che il problema sia risolto. E questo \u00e8 quello che \u00e8 accaduto anno dopo anno da quando la televisione \u00e8 partita: spezie pi\u00f9 forti sul cibo preparato perch\u00e9 il cibo \u00e8 cattivo e con pi\u00f9 sale e pi\u00f9 pepe si cerca di passar sopra anche a un sapore disgustoso<\/em><\/span><span style=\"font-size: 12pt\"><strong><sup>4<\/sup><\/strong><\/span><em>.<\/em> <span style=\"font-size: 18pt\">La mia impressione \u00e8 che questo fenomeno \u2013 con tutte le differenze del caso \u2013 sia estendibile anche alla produzione dei libri di poesia; nel dibattito tra chi sostiene una scrittura <em>comunicativa<\/em> e chi ne sostiene una di <em>ricerca<\/em>, nove volte su dieci si inciampa sul concetto di <em>nazional-popolare<\/em>; nel Vocabolario Treccani, salomonicamente, si legge:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 28pt\"><strong>nazion\u00e0l-popolare<\/strong> (o <strong>nazionale-popolare<\/strong>) agg. \u2013<\/span><\/p>\n<p><strong>1.<\/strong> <span style=\"color: #800080\">Propriam., che \u00e8 insieme nazionale e popolare, con specifico riferimento alla concezione estetica di A. Gramsci (1891-1937), secondo la quale le opere letterarie o artistiche, e in generale usi, costumi o manifestazioni di una civilt\u00e0, devono esprimere i caratteri distintivi della cultura nazionale in modo da essere riconosciuti come rappresentativi di tutto <a style=\"color: #800080\" href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/il-popolo\/\">il popolo<\/a> e contribuire cos\u00ec alla presa di coscienza dell\u2019identit\u00e0 concettuale di nazione e popolo: <em>in <\/em><a style=\"color: #800080\" href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/italia\/\"><em>Italia<\/em><\/a><em> \u00e8 sempre mancata e continua a mancare una letteratura nazionale-popolare, narrativa e d\u2019altro genere<\/em> (Gramsci).<\/span><\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> <span style=\"color: #800080\">estens. Con valore riduttivo, di tutto ci\u00f2 che rappresenta gli stereotipi e gli aspetti pi\u00f9 superficiali di un gusto e di una presunta identit\u00e0 nazionali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 18pt\">Io noto che sempre pi\u00f9 spesso sia chi \u00a0(tanto autrice\/autore, quanto editore) fa una scrittura di <em>ricerca<\/em>, sia chi (<em>idem<\/em>) ne fa una <em>comunicativa<\/em>, deve fare i conti con il punto<em> 2.<\/em>; nel primo caso attraverso operazioni mimetiche del linguaggio dei <em>social<\/em>, tutto analfabetismo di ritorno e punteggiatura massimalista, nel secondo perch\u00e9 di fatto i caratteri distintivi della cultura nazionale del punto <em>1.<\/em> sono quelli espressi dal punto <em>2.<br \/>\n<\/em>Ci si sposta quindi sul piano delle strategie \u2013\u00a0 o pi\u00f9 moderatamente delle scelte \u2013 che portano alla realizzazione di un libro, e successivamente alla sua promozione. Molto si investe sul ruolo di chi il libro lo scrive, ed \u00e8 sempre meno chiaro quanto il carisma dell\u2019autrice\/dell\u2019autore sia dominante nel processo editoriale, ovvero di quanto l\u2019agenda dei contatti di un\u2019autrice\/un autore influisca nel piano editoriale di una casa editrice. La comunicabilit\u00e0 delle poesie \u00e8 altra cosa dalla comunicabilit\u00e0 di un libro, e nel secondo caso sta all\u2019editore utilizzare o inventare gli strumenti (es. booktrailers, progetto grafico dell\u2019opera, sonorizzazioni, presentazioni in luoghi che esprimano una qualcerta intelligenza, altro) che siano in grado di comprenderlo, senza doparlo; invece fraintenderlo \u00e8 un privilegio che spetta a chi il libro lo legge.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 18pt\"> La poesia \u00e8 un codice, e come tale deve funzionare; il ricorrere al concetto di <em>bellezza<\/em> \u2013 salvifica o meno \u2013 \u00e8 uno spostare la questione sul piano dei consumi. Responsabilit\u00e0 di chi scrive dovrebbe essere di scrivere quello che va scritto, e responsabilit\u00e0 di chi fa l\u2019editore dovrebbe essere di pubblicare quello che va pubblicato, bellezza o no.<\/span> <strong><span style=\"font-size: 24pt\">Dino Campana ha scritto<\/span><\/strong> <span style=\"color: #008000\"><em>c<\/em><em>aro Bino, rileggo cosa che mi fa male, le 100 p. del p. Giovanni e noto queste impressioni. Troppa materia, i rospi, i serponi, il domatore (due colpettini all\u2019affetto francescano, delicatezze di sbirro) \u2013 (ascelle di maestrine in sudore, zitelle mature di buona famiglia che lasciano l\u2019ombra distesa al passo domenicale). Manuale del pellirossa. Tecnica cerebrale. Industria del cadavere. Imperialismo borghese frasaiolo, modernit\u00e0 dell\u2019Italia giolittiana (di fronte all\u2019Italia sotto l\u2019arco d\u2019oltre mare in Ostia morta al limo del Tevere in faccia con un fregio dei putti del Sartorio, stanca di essere eternamente giovane come lo \u00e8 anche di passeggiare tra ortaggi mitologici con passo di belva niciana). La luna non vuol staccarsi leggera dal monte. La abbaglia l\u2019acetilene nell\u2019Arno, secolare rigovernatura della letteratura italiana. Questa borghese Louis XIV.<br \/>\n<\/em><em>Queste cattiverie fanno male a chi le dice (il gran segreto di Giovanni di avvilire i suoi detrattori). Meglio dimenticare queste offese alla poesia. Meglio Soffici aigre et maigre nella polvere stemperata di tutti i topazi e gli orienti di D\u2019Annunzio e di Rimbaud. Stenterello en po\u00e8te qui se torde confit dans le bleu du jour. (Bleu Watteau). I commessi, la ch\u00e9rie, il genio solare, la giovent\u00f9 latina (che pure sono partiti per il fronte). Dunque, Bino, sono triste a morte, e presto muoio, il che non mi impedir\u00e0 di andare soldato il 19. Ciao, un lungo bacio per tutto il bene che non ci siamo voluti. Tuo Dino.<\/em><\/span><span style=\"font-size: 12pt\"><strong><sup>5<\/sup><\/strong><\/span><\/p>\n<p>______________________<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt\"><strong>Note:<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">0 Ezra Pound, <em>Cantos<\/em>, <em>41<\/em>; l\u2019episodio \u00e8 noto: il 30 gennaio 1933 Ezra Pound incontr\u00f2 Benito Mussolini a Palazzo Chigi, portandogli il libro con i primi 30 <em>Cantos<\/em>. Mussolini, dopo averlo sfogliato, disse <em>ma questo \u00e8 divertente<br \/>\n<\/em>1 Jonathan Swift, <em>I viaggi di Gulliver<\/em>, 1726<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">2 Ezra Pound, <em>Make It New<\/em>, Faber &amp; Faber, 1934<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">3 <a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/178337\">http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/178337<br \/>\n<\/a>4 Karl Popper, <em>Una patente per fare TV, <\/em>in <em>Cattiva maestra televisione, <\/em>Marsilio Editore, 1994<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">5 Lettera di D. Campana a B. Binazzi<em>, <\/em>3 ottobre 1917<\/span><\/p>\n<p>_______________________<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;color: #333333\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2016\/01\/Luca-Rizzatello_foto.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-1886\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2016\/01\/Luca-Rizzatello_foto.jpg\" alt=\"Luca Rizzatello_foto\" width=\"260\" height=\"386\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;color: #333333\">Luca Rizzatello \u00e8 nato a Rovigo nel 1983. Pubblicazioni: <em>Ossidi se piove<\/em> (Valentina Editrice, 2007); <em>Grilli per l\u2019attesa \u2013 Una riscrittura di Pinocchio<\/em> (Valentina Editrice, 2008); <em>mano morta con dita<\/em> (Valentina Editrice, incisioni di Nicola Cavallaro, 2012). Dal 2009 cura la rassegna <em>Precipitati e composti<\/em>, e nel 2012 fonda le <em><a href=\"http:\/\/prufrockspa.com\" target=\"_blank\">Edizioni Prufrock spa<\/a><\/em><em>. <\/em>Nel 2013 viene pubblicato l&#8217;EP <em>Chantom limb<\/em> per la NetLabel <em><a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/oz077\" target=\"_blank\">Ozky e-sound<\/a><\/em>; nel 2014 allestisce con Roberta Durante il progetto <a href=\"https:\/\/soundcloud.com\/wowels\" target=\"_blank\"><em>Wow!els<\/em> <em>\u2013 a new fairy tales experience<\/em><\/a>; dello stesso anno \u00e8 il progetto <a href=\"https:\/\/numb-ers.bandcamp.com\/\" target=\"_blank\"><em>Numbers<\/em> <em>&#8211; tech house e discorsi celebri<\/em><\/a>. Gestisce il blog <em><a href=\"https:\/\/viveresenzapoesia.wordpress.com\" target=\"_blank\">vivere senza poesia<\/a><\/em>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con questo articolo di Luca Rizzatello (alias Prufrock spa in coppia con Nicola Cavallaro, da ricordare anche un nostro speciale QUI)\u00a0inauguriamo un breve ciclo di interventi su editoria (in particolare di poesia) e nuove scritture, con l&#8217;auspicio di poter alimentare un dibattito su una materia gi\u00e0 molto battuta, ma ancora da discutere e investigare parecchio. 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