{"id":1813,"date":"2015-11-11T21:55:58","date_gmt":"2015-11-11T21:55:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/?p=1813"},"modified":"2015-11-13T14:46:39","modified_gmt":"2015-11-13T14:46:39","slug":"spazio-di-destot-fabio-teti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2015\/11\/11\/spazio-di-destot-fabio-teti\/","title":{"rendered":"spazio di destot &lt; = &gt; Fabio Teti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Con molti mesi di ritardo siamo lieti di riprendere il discorso sulle nostre pubblicazioni. Purtroppo diverse battute d&#8217;arresto ci hanno impedito di approfondire meglio e per tempo la duplice uscita di maggio con <strong>spazio di destot<\/strong> di <span style=\"color: #ff6600;\"><strong>Fabio Teti<\/strong><\/span> e <strong>Sulla rivoluzione incompiuta di Pasolini<\/strong> di <strong><span style=\"color: #ff6600;\">Peter Carravetta<\/span>.<br \/>\n<\/strong>Entrambi i libri sono stati presentati al <strong>Festival Bologna in Lettere<\/strong> a fine maggio, vedi articolo <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/2015\/05\/18\/dia%E2%80%A2foria-a-bologna-in-lettere\/\" target=\"_blank\">QUI<\/a>.<br \/>\n<\/strong><\/span>Mentre <strong>spazio di destot<\/strong> ha presenziato anche al <strong>Festival MULTIVERSI<\/strong> di Pisa in settembre,\u00a0vedi articolo <span style=\"text-decoration: underline;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/2015\/09\/10\/multiversi-parole-suoni-gesti-pisa-18-200915\/\" target=\"_blank\">QUI<\/a><\/strong><\/span><strong>\u00a0<\/strong>e<strong>\u00a0<\/strong>a Viareggio presso <strong>GAMC<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/libro-rid.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-1817\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/libro-rid-1024x910.jpg\" alt=\"libro rid\" width=\"619\" height=\"552\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/libro-rid-300x267.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/libro-rid-337x300.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 619px) 100vw, 619px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo da <strong>spazio di destot<\/strong>,\u00a0[dia\u2022foria n.12. Dopo due anni di lavoro in rete il progetto <span style=\"color: #ff6600;\">f l o e m a &#8211; esplorazioni della parola<\/span>\u00a0si trasforma per la prima volta in una collana cartacea, dedicata alle scritture sperimentali.<br \/>\nCon Teti la partenza \u00e8 subito senza compromessi, abbiamo deciso di pubblicare uno dei suoi lavori pi\u00f9 impegnativi, un inedito rimasto fermo per diversi anni. Con una postfazione di <em>Andrea Raos<\/em> e una nota di <em>Simona Menicocci<\/em>.<\/p>\n<p><em>Caratteristiche del volume:<\/em><br class=\"none\" \/>F.to: 10\u00a0x\u00a019<br class=\"none\" \/>Pagg.:\u00a064<br class=\"none\" \/>Copertina:\u00a0b\/n<br class=\"none\" \/>Confezione: brossura<br class=\"none\" \/>Prezzo: euro 8,00<\/p>\n<p>Il libro pu\u00f2 essere richiesto direttamente\u00a0all\u2019indirizzo:<strong> info@diaforia.org <\/strong>o\u00a0 sui maggiori siti librari in rete: IBS, AMAZON, LA FELTRINELLI, UNILIBRO, etc.<\/p>\n<p>Book trailer del libro<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/80iKuhYGOcA\" width=\"640\" height=\"480\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>A seguire una recensione del libro a cura di Daniele Poletti, gi\u00e0 uscita su <a href=\"http:\/\/www.nazioneindiana.com\/2015\/09\/14\/fabio-teti-spazio-di-destot-verso-la-nuova-complessita\/\" target=\"_blank\">Nazione Indiana<\/a> in settembre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #008080;\"><strong>FABIO TETI \u201cspazio di destot\u201d, verso la <em>nuova complessit\u00e0<\/em><\/strong><\/span><\/h2>\n<p>di Daniele Poletti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>\u201cSe leggo con piacere questa frase, questa storia o questa parola, \u00e8 perch\u00e9 sono state scritte nel piacere (questo piacere\u00a0 non \u00e8 in contraddizione con i lamenti dello scrittore). Ma l\u2019inverso? Scrivere nel piacere mi garantisce - me, scrittore - del piacere del mio lettore? In nessun modo. Questo lettore bisogna che lo cerchi (lo \u00abdraghi\u00bb), <em>senza sapere dov\u2019\u00e8<\/em>. Si \u00e8 creato allora uno spazio del godimento. Non \u00e8 la \u00abpersona\u00bb dell\u2019altro che mi \u00e8 necessaria, \u00e8 lo spazio: la possibilit\u00e0 di una dialettica del desiderio, di una <em>imprevisione<\/em> del godimento: che il gioco non sia gi\u00e0 chiuso, che ci sia un gioco.\u201d\r\n (Roland Barthes : da \u201cIl piacere del testo\u201d - Einaudi 1975)<\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto spesso in recensioni, saggi brevi e testi di critica letteraria i nomi di Deleuze, Barthes e Derrida ci cascano dentro, e abbastanza frequentemente come ornati che suonano a vuoto. Ahim\u00e8 oggi si apre con Barthes, ma spero con i migliori intenti. Evocare sullo sfondo \u201cIl piacere del testo\u201d in relazione a \u201cspazio di destot\u201d, rappresenta la simulazione della prima e unica domanda da porsi rispetto a questo libro di Fabio Teti: \u00abPerch\u00e9 un libro come questo dovrebbe darci piacere\/godimento?\u00bb. La risposta sar\u00e0 per via indiretta, altre domande sorgeranno, alcune risposte senza domanda, alcuni percorsi.\u00a0Andrea Raos nella chiusa della postfazione a questo libro si augura che <em>\u201cUn giorno, spero, sparir\u00e0 dalla faccia della terra il rito deresponsabilizzante e avvilente delle postfazioni ai libri di poesia, cos\u00ec che questi potranno una volta per tutte essere davvero letti come oggetti adulti, non di necessit\u00e0 tenuti sempre per mano da una presunta autorit\u00e0 superiore e benedicente.\u201d<br \/>\n<\/em>Abbiamo pubblicato questo intervento di Raos e non possiamo essere che d\u2019accordo, d\u2019accordo soprattutto col timbro della voce, critica verso le clientele, i parchi e i parcheggi della poesia. Tuttavia ci troviamo nella posizione di dover introdurre e presentare questo lavoro di Teti -rimasto finora colpevolmente inedito-, per la necessit\u00e0 di fare dei distinguo e di collocarlo minimamente, anche per coloro che non lo traviserebbero mai.<br \/>\nFabio Teti, che per molti non ha bisogno di presentazioni (attivo redattore di blogs di scrittura di ricerca, poeta e anche inconsapevolmente fine critico), \u00e8 una delle firme pi\u00f9 promettenti e lucide della \u201cnuova scrittura di ricerca\u201d. Questa definizione di comodo, pi\u00f9 che in passato (quando si parlava di avanguardia etc.), comporta non pochi problemi.<br \/>\nCos\u2019\u00e8 la scrittura di ricerca (sperimentale?) oggi? Qual \u00e8?<br \/>\nDal nostro punto di vista la gran parte delle nuove scritture (con tutte le differenze capillari che ci sono tra autore e autore) si informa agli stilemi del neo-oggettivismo: l\u2019oggetto e l\u2019oggettualit\u00e0 parlano da soli attraverso lo strumento piallato e autoannichilente di una parola limpida, scevra, comune. Parola che diventa minima e che nel flusso orizzontale e didascalico del reale pu\u00f2 creare e crea dei battimenti, quindi dei momenti di reale tensione emotiva e intellettuale. Ci sono molti libri, che sono usciti da qualche anno a questa parte, di grande interesse, grazie ai Chapbooks di Bortolotti e Zaffarano, a Benway series di Michele Zaffarano, Giulio Marzaioli, Mariangela Guatteri, Marco Giovenale e ad altre pubblicazioni sparse su Vidya, Ets e Ikonaliber ad esempio. Grazie a chi si impegna a diffondere le nuove scritture, le nuove esperienze di ricerca letteraria!<\/p>\n<pre>\u201cSade: il piacere della lettura deriva evidentemente da certe rotture (o da certe collisioni): codici antipatici (per esempio, il nobile e il volgare) entrano in contatto; [\u2026] Come dice la teoria del testo: la lingua viene ridistribuita. Ora <em>questa ridistribuzione si fa sempre per frattura<\/em>. Vengono tracciati due bordi: un bordo prudente, conforme, plagiario (si tratta di copiare la lingua nel suo stato canonico, quale \u00e8 stato stabilito dalla scuola, le buone maniere, la letteratura, la cultura), e un altro bordo, mobile, vuoto (atto a prendere qualunque contorno), che non \u00e8 altro se non il luogo del proprio effetto: laddove s\u2019intravede la morte del linguaggio.\u201d\r\n (Roland Barthes - id.)<\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spazio di Destot \u00e8 un piccolo spazio nel polso circondato dagli ossi uncinato, capitato, piramidale e semilunare. Ma spesso, come in questo libro, viene utilizzato per indicare lo spazio fra ulna e radio. Il titolo \u00e8 imprescindibile perch\u00e9 oltre a direzionare in qualche misura la lettura, sia in termini di contenuto che di interpretazione allegorica, ci permette di fare un balzo metaletterario e affermare che Teti -o forse pi\u00f9 precisamente questo libro- appartiene di diritto alle nuove matrici delle scritture sperimentali, ma non con la marcatura che abbiamo descritto pocanzi, piuttosto a uno spazio ulteriormente divergente. Anche se l\u2019autore non considera la sua opera un esperimento -citando G\u00fcnther Anders \u201cnon sono esperimenti perch\u00e9 rimangono, cio\u00e8: perch\u00e9 hanno conseguenze\u201d- ma solo <em>scrittura<\/em>, \u201cspazio di destot\u201d non solo \u00e8 riconoscibile culturalmente come letteratura della disappartenenza, non incasellabile, ma, etimologicamente, il contenuto (anche se profanato) fa riferimento a qualcosa che nasce dall\u2019esperienza e il procedimento compositivo attua la sperimentazione di nuove forme e soluzioni arrivando all\u2019<em>experimentum crucis<\/em><span style=\"color: #ff6600;\"><sup>1<\/sup><\/span>, dove la ricerca attraverso l\u2019esperimento cruciale ha come risultato non il discrimine di teorie concorrenti, ma l\u2019indicazione di una divergenza appunto.<br \/>\nPer esplicitare la differenza che passa tra \u201cspazio di destot\u201d e altri libri dell\u2019area \u201csperimentale\u201d, ci viene in soccorso un\u2019analogia musicale. Mettiamo a confronto un pezzo di Brian Ferneyhough, \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=1hNcxZlu7po\" target=\"_blank\">Flurries<\/a>\u201d<span style=\"color: #ff6600;\"><sup>2<\/sup><\/span>ad esempio e\u00a0\u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bulibjyaQ0s\" target=\"_blank\">Strumming music<\/a>\u201d di Charlemagne Palestine. Lungi dall\u2019essere una questione di qualit\u00e0 o di importanza, ci troviamo evidentemente in due ambiti diversi della contemporaneit\u00e0: con Palestine si pu\u00f2 parlare a grandi linee di minimalismo e comunque di una musica che si fonda su un <em>bordone<\/em><span style=\"color: #ff6600;\"><sup>3<\/sup><\/span>, mentre Ferneyhough \u00e8 un compositore considerato appartenente alla cosiddetta Nuova Complessit\u00e0<span style=\"color: #ff6600;\"><sup>4<\/sup><\/span>. Ecco, con tutte le remore che nascono dalla necessit\u00e0 di etichettamento e dall\u2019ipertrofia critica dei \u201cneo-\u201d: \u201cspazio di destot\u201d, a nostro avviso, pu\u00f2 prendere a prestito quest\u2019ultima categoria e indicare forse una nuova stagione della scrittura sperimentale: la <em>nuova complessit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/libro2-rid.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-1819\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/libro2-rid-1024x682.jpg\" alt=\"libro2 rid\" width=\"720\" height=\"485\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cspazio di destot\u201d non \u00e8 un libro per tutti i palati, \u00e8 un libro ostico, nient\u2019affatto accattivante, ma proprio per questo importante; tanto pi\u00f9 importante oggi, in un momento storico di massimo parossismo come il nostro, perch\u00e9 indica la necessit\u00e0 di riconsiderare il reale attraverso nuovi percorsi logici o illogici che riescano anche attraverso l\u2019afasia a combattere l\u2019afasia.<br \/>\n\u201cspazio di destot\u201d anzitutto \u00e8 un libro concettuale, dove il processo di composizione ha una rilevanza sostanziale, pertanto pu\u00f2 essere considerato a tutti gli effetti un oggetto d\u2019arte contemporanea, sia in termini espressivi che critici: nella contemporaneit\u00e0, contro la contemporaneit\u00e0, oltre la contemporaneit\u00e0. L\u2019unico dettaglio che non lo rende oggetto artistico a tutti gli effetti \u00e8 la forma libro (peraltro fortemente minata dal contenuto) che va a limitare le possibilit\u00e0 intermediali insite nel progetto. La stratigrafia che se ne ricava va dal grande meccanismo iniziale di destrutturazione di un ur-testo, passando attraverso software e lingue diverse, alla risemantizzazione dell\u2019inconscio, al carattere enciclopedico di alcuni campi semantici, fino alla finzione metaletteraria.<\/p>\n<pre>\u201c[\u2026] <em>quello che succede al linguaggio non succede al discorso<\/em>: quello che \u00absuccede\u00bb, quello che \u00abse ne va\u00bb, la crepa tra i due bordi, l\u2019interstizio del godimento, si produce nel volume dei linguaggi, nell\u2019enunciazione, non nel susseguirsi degli enunciati [\u2026]\u201d\r\n (Roland Barthes - id.)<\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\">Teti parlando di <em>destot<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cLe due parti, \u2018disfazione\u2019 e \u2018diversione\u2019 nascono dal corpo di un medesimo testo, ossia un libro di poesie che scrissi tra 2004 e 2005, e di cui ho patito negli anni successivi tutta la falsit\u00e0 immanente alla postura l\u00e0 assunta. Dunque ho distrutto il corpo testuale originario dandolo in pasto ad un software di cut-up, e ne ho rimontato (per modo di dire) i frammenti secondo una logica puramente intensiva, sicuramente inconscia. Fin qui \u2018disfazione\u2019. Tuttavia il regesto della distruzione continuava a non soddisfarmi: bisognava non soltanto distruggere il falso, bens\u00ec renderlo daccapo produttivo, generante, ma di una generazione che sapesse prescindere dalla messa in campo delle intenzionalit\u00e0 coscienti, dell\u2019iperdeterminazione. Anche qui \u00e8 occorso in mio aiuto un d\u00e9tournement, diciamo cos\u00ec, tecnologico: ho ripreso di nuovo il testo originale, ho eliminato ogni versura, e l\u2019ho dato in pasto al google traduttore, riportando il tutto in italiano dopo diversi passaggi tra le lingue. Successivamente, ho lavorato su questo nuovo testo, su questa doppia alienazione dell\u2019origine e delle intenzioni e falsit\u00e0 ad essa coestese, mettendomi a scrivere sopra e dentro e tra le frasi ottenute, cercando di lavorare lungo la linea di frizione fra inconscio tecnologico (quello della macchina, dei suoi errori di traduzione, dei suoi mostri sintattici, dei significanti aleatori prodotti dai suoi logaritmi) e inconscio umano, personale.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque ci troviamo a investigare un doppio corpo patito -bipartito a cerniera con una poesia spartiacque- quello lirico dell\u2019autore, della sua esperienza, che non \u00e8 conclamato, anzi \u00e8 per lo pi\u00f9 epurato col sistema della desoggettivazione, ne rimangono echi distanti; e un corpo allegorico metaletterario che promana dal primo per stato di riflessione: il corpo della scrittura. Il processo di composizione ha come obiettivo primario quello della messa in crisi del mondo e della sua (tentata) ricostituzione. In questa prospettiva ci vengono in soccorso le concordanze semantiche che creano campi ben precisi: <strong>la nascita<\/strong> -viene da una morte inflitta al testo primigenio dall\u2019autore- (vita, sperma, feto, placenta, utero, etc.); <strong>il corpo<\/strong> (labbra, tessuto, denti, pelle, ossa, etc.); <strong>la frattura<\/strong> (lama, frammenti, squarci, scuoiati, scoperchiato, etc.); <strong>la patologia e la morte <\/strong>&#8211; con tutto ci\u00f2 che riguarda il campo medico e farmacologico- (cariato, barbiturico, congiuntiviti, emorragie, nepente, lidocaina, morte, etc.).<br \/>\nQuesti 4 campi convogliano tutti, con diversi apporti quantitativi, nel macroinsieme\u00a0 della <strong>liquidit\u00e0 <\/strong>(sangue, infradicia, lattice, inoculare, amniotico, etc.). Seppure ci siano dei limiti di interpretazione, per via di suggestione potremmo considerare \u201cspazio di destot\u201d come una concrezione della teoria della liquidit\u00e0 di Bauman, dove la liquefazione degli stati solidi della convenzione letteraria porta, con la percolazione tra i diversi stati di aggregazione, al palinsesto di spazi diversi differiti attraversati in un tempo istantaneo che \u00e8 quello della lettura. I sottoinsiemi che si intersecano in questa costruzione liquida\u00a0sono 3 e hanno carattere enciclopedico, didattico-scientifico: <strong>erbario<\/strong> o campo che pertiene al vegetale (olive, roseabondi, limoni, magnolie, etc.); <strong>bestiario<\/strong> (serpente, asino, polipi, lucciole, etc.); <strong>lapidario<\/strong> o campo che pertiene ai metalli e agli elementi chimici (granito, cristallo, mercurio, carbonica, benzina, etc.).<br \/>\nI 4 punti cardinali di cui sopra sono distribuiti in una struttura labirintica.<br \/>\nTeti si appropria, attraverso <em>destot<\/em>, della metafora per antonomasia dello spirito di ricerca: quella del labirinto, ma labirinto inteso nella prospettiva mitologica e non post-moderna sanguinetiana. In effetti il testo non ha niente della digestione laborintica di materiali disparati e collazioni, \u00e8 un\u2019estremizzazione e un allontanamento vertiginoso da quegli stilemi che denunciavano lo stesso sistema cui appartenevano, e approda a un risultato desultorio e iconoclasta che spaventa e preoccupa lo stesso autore. La chiusa del libro \u00e8 lampante: \u201ce adesso?\u201d; e lo svelamento della qualit\u00e0 della scrittura, che procede come una sinapsi onirica, con la frase:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">\u201c\u00e8 sempre per essere vero, che<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> faccio il mio incubo. lui (io non lo so, tenere il<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> linguaggio del cuore e insieme la manipolazione)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> sa come\u201d<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00e8 altrettanto paradigmatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parafrasando Kerenij: \u201cnel labirinto occorre muoversi , puntando al centro per risolvere il problema e subito dopo cercare una via d\u2019uscita per sfuggire alla logica stessa di quella ricerca\u201d. Questo \u00e8 il percorso che ha fatto l\u2019autore e che ora il libro (non l\u2019autore) chiede di fare al lettore: \u201cla pi\u00f9 profonda verit\u00e0 del labirinto \u00e8 che occorre un sapiente interprete perch\u00e9 il suo nodo enigmatico venga sciolto, e tradotto in un\u00a0 filo\u201d. Arduo. Il labirinto si rivela come luogo (nel nostro caso come spazio) ed emblema delle contraddizioni; un percorso apparentemente senza senso, ma dotato di un senso nascosto; percorso e senso che non possiamo prevedere ma solo scoprire. Neanche a dirlo, nel libro di Teti si tenta di spostare i limiti, l\u2019idea del superamento delle convenzioni \u00e8 genetica, il linguaggio come sistema di rappresentazione \u00e8 messo a dura prova, perci\u00f2 la forma non pu\u00f2 pi\u00f9\u00a0 rimandare al reale in quanto tale, ma a ci\u00f2 che non \u00e8 ancora definito e che l\u2019opera, nel suo svolgersi, lascia intravedere. Da ricordare al proposito ci\u00f2 che scriveva Rimbaud nella \u201cLettera del veggente\u201d: \u201cse ci\u00f2 che il poeta riporta da laggi\u00f9 ha forma, egli d\u00e0 forma; se \u00e8 informe, egli d\u00e0 l\u2019informe. Trovare una lingua [\u2026]\u201d. La dialettica tra informe che diventa forma e informe che resta non formabile \u00e8 una delle caratteristiche agoniche che si patisce in tutto il libro.<br \/>\nSe come dice Teti il processo rigenerativo del testo doveva prescindere dalle intenzionalit\u00e0 coscienti e dall\u2019iperdeterminazione, in realt\u00e0 ci troviamo di fronte a una partitura tutt\u2019altro che indeterminata: certo il fattore aleatorio risulta costitutivo dell\u2019operazione, ma trattasi di un\u2019alea ben regolata che non prescinde dal risultato estetico e che porta, potremmo dire, a una <em>superdeterminazione<\/em> del fatto letterario, guidata dall\u2019autore, ma alla quale il lettore partecipa totalmente, proiettato verso \u201cn\u201d possibilit\u00e0 integrative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/libro-1-rid.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-1827\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/libro-1-rid-1024x682.jpg\" alt=\"libro 1 rid\" width=\"695\" height=\"468\" \/><\/a><\/p>\n<pre>\u201cTesto di piacere: quello che soddisfa, appaga, d\u00e0 euforia; quello che viene dalla cultura, non rompe con essa, \u00e8 legato a una pratica <em>confortevole<\/em> della lettura. Testo di godimento: quello che mette in stato di perdita, quello che sconforta (forse fino a un certo stato di noia), fa vacillare le assise storiche, culturali, psicologiche, del lettore, la consistenza dei suoi gusti, dei suoi valori e dei suoi ricordi, mette in crisi il suo rapporto col linguaggio.\u201d\r\n (Roland Barthes - id.)<\/pre>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>destot<\/em> si apre con la prima sezione denominata \u201cdisfazione\u201d (la medusa straccata a riva si scioglie al sole): un vero e proprio <em>dies irae<\/em> della parola, dove la totale o quasi assenza delle concordanze si scontra con il lettore in un fenomeno di glossopoiesi che ricorda a tratti il ritmo della lallazione infantile. In effetti ci troviamo nella fucina del romanzo, alla nascita, nei primi passi che ci porteranno poi alla seconda parte, la \u201cvia d\u2019uscita\u201d. In questa fase di genesi l\u2019interprete (lettore) deve prendere coscienza della contraddittoriet\u00e0 che si produce tra un\u2019organizzazione ritmica piuttosto omogenea e la grande resistenza che gli si para di fronte d\u2019acchito con la polverizzazione della struttura lirica, del contenuto. Ma anche qui si produce un effetto molteplice (effetto doppler), in quanto la topografia serrata delle interpunzioni (virgole, punti, due punti) ci danno la vaga sensazione di ci\u00f2 che fu: delle frasi ipotetiche cui questi lacerti appartennero. La logica moltiplicativa, diremmo quasi lynchana -attraverso la poesia centrale c\u2019\u00e8 un passaggio dimensionale come col cubo in \u201cMulholland drive\u201d- subisce senza affievolimenti una percolazione nella seconda parte, la \u201cdiversione\u201d, e innesca un percorso di riconoscimento: ci troviamo di fronte a miriadi di <em>dej\u00e0-vu<\/em> e <em>dej\u00e0-ecout\u00e9<\/em> e si ha la sensazione di ritrovarsi in quello che si legge, ma in realt\u00e0 siamo in una dimensione parallela che dialoga solo per suggestione con l\u2019altra. In questa fase le raffiche di parole in flusso equipollente (non ci sono mai maiuscole), si sedano in un andamento pi\u00f9 disteso, seppure sempre sintatticamente a rischio. Ritmo e contenuto vedono diminuire il contrasto, con frequenti estrusioni che non portano a niente per\u00f2, come nel vicolo cieco del braccio sbagliato del labirinto. Tuttavia questo respirare l\u2019aria di uscita dal labirinto ci appare a lungo andare un miraggio: adesso l\u2019allegoria metaletteraria di riflessione sulla scrittura, si esplicita rispetto all\u2019ipotesi leggente. Laddove la \u201cdisfazione\u201d designa un dato di fatto dell\u2019opera, \u201cdiversione\u201d \u00e8 un termine che chiama direttamente in causa il lettore, che viene avvisato di una <em>deviazione<\/em>, di un <em>cambiamento<\/em>. E questo \u00e8 giusto e senza inganno, ma nel gergo militare la <em>diversione<\/em> \u00e8 una strategia per attirare il nemico in un punto e attaccarlo nella parte sensibile rimasta scoperta. Cosa vuole veramente Teti?Nella prima parte, nel crogiuolo, l\u2019autore fa riferimento al mito della caverna di Platone<span style=\"color: #ff6600;\"><sup>5<\/sup><\/span>, che non ritroviamo per niente nella seconda parte e che viene quindi a rappresentare il depistaggio vero e proprio dell\u2019opera: in nuce si promettono il sole e la conoscenza, ma alla fine del romanzo rimaniamo prigionieri (della caverna, del labirinto) costretti ad osservare delle semplici ombre di forme che non sono neanche dei veri oggetti, oggetti che troveremmo invece fuori. Dunque rimanendo in linea con l\u2019interpretazione dell\u2019allegoria metaletteraria (l\u2019opera che parla dell\u2019opera), qual \u00e8 il punto che Teti vuole colpire con questo movimento di diversione che porta a un apparente <em>cul de sac<\/em>? \u00c8 proprio la <strong>comprensione<\/strong>, atto bifido che non coincide necessariamente con la conoscenza: l\u2019intelligibile delle forme e degli oggetti che troveremmo fuori dalla caverna e che riusciamo a \u201ccapire\u201d attraverso la ragione, non sono le forme e gli oggetti che interessano a Teti e che pertengono invece all\u2019universo pi\u00f9 sfaccettato della <strong>percezione<\/strong>. Per questo in apertura abbiamo parlato di opera d\u2019arte pi\u00f9 che di romanzo o poesia, perch\u00e9 in queste pagine vengono gettate le basi per una fenomenologia che non va verso il nitore della luce, ma dopo quel \u201ce adesso?\u201d che chiude il libro, ha la possibilit\u00e0 e il dovere di grattare il muro della caverna su cui si proiettano le ombre esterne, per trovare un&#8217;altra via d\u2019uscita. E per questo ci sentiamo ancora di rimarcare che \u201cspazio di destot\u201d\u00a0\u00e8 un luogo che appartiene a uno spazio ancora \u201cvagente\u201d (che vagisce), quello della <em>nuova complessit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">************************<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"color: #ff6600;\"><strong><sup>1 <\/sup><\/strong><\/span>fermento, agitazione, si riferisce al titolo di una poesia di A.R. Ammons, poeta americano, e in particolare al suo verso conclusivo \u00abma il movimento insidia il significato con il significato\u00bb; Ammons dichiara anche: \u201cla poesia ci conduce alle fonti non strutturate del nostro essere, all\u2019ignoto e ci riporta ai nostri strutturati <em>io<\/em> rinfrescati\u201d.)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"color: #ff6600;\"> <strong><sup>2<\/sup><\/strong><\/span> effetto armonico o monofonico di accompagnamento in cui una nota o un accordo sono suonati in modo continuo<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"color: #ff6600;\"> <strong><sup>3<\/sup><\/strong><\/span> c\u2019\u00e8 qui un suggerimento diretto al titolo del libro, sia per quanto riguarda il risultato formale, esperimento cruciale e crocefissione di un possibile ulteriore sviluppo in questo senso, sia per il contenuto che promana da una materia patita, con l\u2019evocativa, seppure in parte fuorviante, identificazione dell\u2019io poetico con la crocefissione.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"color: #ff6600;\"> <strong><sup>4<\/sup><\/strong><\/span> caratterizzata dall&#8217;estensione delle caratteristiche formali costruttive del serialismo, cio\u00e8 del preordinamento in successioni stabilite, dette serie, di uno o pi\u00f9 parametri musicali (altezza, durata, intensit\u00e0, timbro). La musica di Ferneyhough in genere richiede enormi sforzi tecnici da parte degli interpreti (talvolta le sue partiture sono talmente dettagliate e complesse che risulta quasi impossibile una realizzazione totale di quanto vi \u00e8 scritto). Nella sua personale filosofia compositiva, lo scopo di ci\u00f2 \u00e8 quello di liberare la creativit\u00e0 dell&#8217;interprete, il quale dovr\u00e0 decidere su quali particolari concentrarsi, e quali altri verranno invece tralasciati. Paradossalmente l\u2019eccesso di informazione, di notazione, crea un margine di indeterminazione e aleatoriet\u00e0, caratteristica che ritroviamo, mutata di segno, anche in \u201cspazio di destot\u201d soprattutto in ragione delle modalit\u00e0 compositive, ma che finisce poi per andare nel senso dell\u2019<em>enorme sforzo <\/em>dell\u2019interprete, che nel nostro caso veste i panni del lettore.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"color: #ff6600;\"> <strong><sup>5<\/sup><\/strong><\/span>\u00a0 lebbra sbobina, le scaglia, platone, caverna<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> non vuoto crepuscoli, spiega, soliloquio, caverna<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> la e di metamorfosi, crepuscoli in lavanda,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> solo, cos\u00ec che nodo la crepuscoli sbobina, le spiega<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> ombre, mi sopra, i non e la suono del stomaco,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> vuoto, spiega gastrica, lebbra sulle. il il stomaco<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> su una che stesso ma che incise, gastrica una uno<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> ma che modo, interrogativo. congiuntiva, scaglia<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> ma che stesso, stesso nodo sulla, il congiuntiva,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> il congiuntiva, ombra platone, caverna s\u2019una cornea,<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 12pt;\"> sull\u2019altra no<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1823\" aria-describedby=\"caption-attachment-1823\" style=\"width: 421px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/fabio-teti-viar.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1823\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/11\/fabio-teti-viar-1024x682.jpg\" alt=\"Fabio Teti (viareggio, 2015)\" width=\"421\" height=\"286\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1823\" class=\"wp-caption-text\">Fabio Teti (Viareggio, 2015)<\/figcaption><\/figure>\n<p><em><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Fabio Teti<\/strong> \u00e8 nato a Castel di Sangro (AQ) il 17\/12\/1985. Vive e lavora a Roma, dove nel 2012 si \u00e8 laureato in Lettere moderne con una tesi sulla poesia di Giuliano Mesa. \u00c8 stato redattore di \u00abgammm.org\u00bb e \u00abpuntocritico.eu\u00bb; collabora, dalla fondazione, alle attivit\u00e0 di \u00abeexxiitt.blogspot.com\u00bb. Suoi testi sono comparsi in diverse riviste, lit-blogs e web-zines tra cui \u00abSemicerchio\u00bb, \u00abNazione indiana\u00bb, \u00abL\u2019Ulisse\u00bb, \u00abAllegoria\u00bb, \u00abalfabeta2\u00bb, \u00abl\u2019immaginazione\u00bb. In traduzione inglese, \u00e8 presente sul \u00abJournal of Italian Translation\u00bb (2012) e nell\u2019antologia online \u00abFreeVerse \u2013 Contemporary Italian Poetry\u00bb (2013); in traduzione franscese, in \u00abNioques\u00bb (2015). Nel 2013 ha pubblicato, all\u2019interno del volume antologicoEx.It. 2013. Materiali fuori contesto (Tielleci, Colorno), le prose di sotto peggiori paragrafi e, per La Camera Verde di Roma, b t w b h (frasi per la redistribuzione del sensibile), uno dei cui testi \u00e8 stato esposto, nel maggio 2014, al MACRO di Roma, nell\u2019ambito della mostra collettiva se il dubbio nello spazio \u00e8 dello spazio, a cura di Nemanja Cvijanovi\u0107 e Maria Adele Del Vecchio.<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con molti mesi di ritardo siamo lieti di riprendere il discorso sulle nostre pubblicazioni. Purtroppo diverse battute d&#8217;arresto ci hanno impedito di approfondire meglio e per tempo la duplice uscita di maggio con spazio di destot di Fabio Teti e Sulla rivoluzione incompiuta di Pasolini di Peter Carravetta. 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