{"id":1694,"date":"2015-03-14T13:59:33","date_gmt":"2015-03-14T13:59:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/?p=1694"},"modified":"2015-03-15T15:52:22","modified_gmt":"2015-03-15T15:52:22","slug":"recensione-pier-luigi-ferro-gian-pietro-lucini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2015\/03\/14\/recensione-pier-luigi-ferro-gian-pietro-lucini\/","title":{"rendered":"{recensione} Pier Luigi Ferro &lt; = &gt; Gian Pietro Lucini"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #808000;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/copertina-penna-doca.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-1697\" alt=\"copertina penna d'oca\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/copertina-penna-doca.jpg\" width=\"417\" height=\"625\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/copertina-penna-doca.jpg 1653w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/copertina-penna-doca-682x1024.jpg 682w\" sizes=\"(max-width: 417px) 100vw, 417px\" \/><\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em; color: #808000;\"><span style=\"color: #993300;\">PIER LUIGI FERRO &#8211; La penna d&#8217;oca e lo stocco d&#8217;acciaio<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"font-size: 12px;\">Gian Pietro Lucini, Arcangelo Ghisleri<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 12px;\">e i periodici repubblicani nella crisi di fine secolo<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">brossura, pagg. 436, euro 32,00<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> <a href=\"http:\/\/mimesisedizioni.it\/\" target=\"_blank\">Edizioni Mimesis<\/a>, Milano 2014 (collana &#8220;I sensi del testo&#8221;)<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><em><span style=\"font-size: 14px;\">&#8220;All&#8217;arte, prima, alla riflessione, poi, appartiene il compito di ricondurci al vero senso delli interessi reali dell&#8217;umanit\u00e0, di comunicarci con un&#8217;estetica sincera e densa le relazioni che si scambia l&#8217;animo nostro coll&#8217;animo delle cose, il legame che ricongiunge la dinamica nostra personale allo spirito del tempo; s\u00ec che quest&#8217;arte, questa riflessione, antivedono dopo d&#8217;aver osservata e assicurata la tradizione; hanno, cio\u00e8, sorpassato la consuetudine, e si trovano obbligate, davanti all&#8217;opera, alla esegesi di questa.&#8221;<\/span><\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px; color: #993300;\"><span style=\"color: #ff0000;\">[Gian Pietro Lucini &#8211; Il verso libero, p. 19]<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pier Luigi Ferro<\/strong> ha sempre intrapreso i sentieri della sperimentazione, sia come poeta che come critico letterario, a partire dalle prime esperienze con Adriano Spatola, per arrivare alla direzione scientifica della rivista monografica\u00a0\u00abResine. Quaderni liguri di cultura\u00bb. Questo percorso -che a livello critico si inaugura\u00a0con due saggi sul Quattrocento, per\u00f2- ha come costante la circumnavigazione della figura di <strong>Gian Pietro Lucini<\/strong>. Ferro ha seguito e approfondito la via indicata da Edoardo Sanguineti sulla rivalutazione e riconsiderazione storico-letteraria della figura di Lucini. L&#8217;operazione parte nel 1969 su I Millenni Einaudi, con il volume &#8220;Poesia del Novecento&#8221;: &#8220;<i>dove Sanguineti indica in Lucini il primo dei moderni, riservandogli uno spazio maggiore a quello dedicato a Pascoli e D\u2019Annunzio&#8221; <\/i>(vedi intervista a P.L. Ferro, a seguire), per arrivare a\u00a0\u201cRevolverate e Nuove revolverate\u201d (Einaudi 1975, sempre a cura di Sanguineti), libro fondamentale per la riscoperta dell&#8217;autore, che tenta di spezzare definitivamente il canone delle patrie lettere. In mezzo a queste due cuspidi furono ristampate quasi tutte le principali opere di Lucini, per i tipi di Guanda, Guida, Vallecchi, Longanesi e Ceschina tra gli altri; \u00e8 necessario attendere poi gli anni 2000 (Scheiwiller nel 1995 con &#8220;La piccola Kelidonio&#8221;)\u00a0per la ristampa di un&#8217;altra mandata di testi, tra cui l&#8217;importante &#8220;Libro delle figurazioni ideali&#8221; (Salerno, 2005), fino al 2008 con l&#8217;imprescindibile &#8220;Il verso libero&#8221; (Interlinea editore), per le cure e con un testo critico di Pier Luigi Ferro. Questa anastatica pu\u00f2 essere considerata il prodromo del saggio <strong>&#8220;La penna d&#8217;oca e lo stocco d&#8217;acciaio&#8221;, <\/strong>uscito sul finire dell&#8217;anno passato, che rappresenta la summa degli studi di Ferro su Lucini e riprende in modo vigoroso la via di <em>aggiornamento<\/em> indicata da Sanguineti, per una serie di motivi &#8211; che in parte si possono evincere dalle stesse parole di Ferro nell&#8217;intervista- affievolitasi negli anni. A onor di cronaca nel 2010 esce per Utet un altro saggio di Ferro intorno a Lucini: &#8220;Messe nere sulla Riviera &#8211; Gian Pietro Lucini e lo scandalo Besson&#8221; e nel giugno del 2014, in occasione del centenario dalla morte, lo splendido numero monografico di <a href=\"http:\/\/www.italinemo.it\/riviste\/dettaglio_rivista.php?Titolo=RESINE\" target=\"_blank\">Resine: &#8220;Nei giardini del Melibeo&#8221;<\/a>, con un florilegio di saggi dedicati allo scrittore lariano.<br \/>\n<strong>&#8220;La penna d&#8217;oca e lo stocco d&#8217;acciaio&#8221;\u00a0<\/strong>\u00e8 un testo che ha come obiettivo la definitiva ricollocazione di Gian Pietro Lucini nella storia letteraria italiana e la correzione di &#8220;<i>alcune letture che hanno trasmesso imprecisioni che era giunto il momento di correggere per evitare si consolidassero&#8221;<\/i> (Pier Luigi Ferro, intervista). Tutto questo avviene nell&#8217;arco di un ponderoso lavoro di oltre quattrocento pagine, non attraverso l&#8217;analisi letteraria dell&#8217;opera o peggio con il facile e infido strumento dell&#8217;agiografia, bens\u00ec con la ricostruzione storica e documentale delle vicende politiche e letterarie di cui Lucini fu di volta in volta attore o spettatore. Questo approccio non lascia dubbi sull&#8217;importanza della figura <em>irregolare<\/em> di Lucini -che riusc\u00ec a ritagliarsi un percorso trasversale tra simbolismo, futurismo, scapigliatura e tradizione- proprio perch\u00e9 Ferro lascia cantare le carte, i documenti, i fatti, pazientemente analizzati e fatti precipitare in un composto solido e ben strutturato. Il libro pu\u00f2 essere considerato un unicum della saggistica su Lucini, tanto che ci auguriamo possa diventare una tessera bibliografica che porti una ventata di novit\u00e0 anche nella sclerosi antologica scolastica. Il saggio \u00e8 sicuramente rivolto agli addetti ai lavori, per la trattazione capillare di quel preciso momento storico, e a coloro che vogliono meglio comprendere le dinamiche letterarie e editoriali dei primi anni del &#8216;900. Ricchissimo di note e di precisazioni, <strong>&#8220;La penna d&#8217;oca e lo stocco d&#8217;acciaio&#8221;<\/strong>\u00a0\u00e8 il frutto di tre anni di lavoro che si concretizza in un esercizio di bella scrittura (s\u00ec, il periodare ipotattico di Ferro funziona, \u00e8 inattacabile e pur trovandoci in ambiente saggistico produce persino punte di gioia fonetica), ma soprattutto ci mette in condizione di riconsiderare una volta per tutte la figura di uno scrittore che ha fatto avanguardia letteraria senza essere avanguardista, un intellettuale morale nel senso dell&#8217;approccio totalmente slegato dalle logiche di casta e di convenienza, anarchicamente lucido nella scelta di rendersi appartato attraverso l&#8217;invettiva e la privatezza. Ripercorrere Lucini significa ridimensionare alcuni aspetti del futurismo (e non soltanto dal punto di vista politico) e forse, finanche, della nostra\u00a0Neoavanguardia e della sperimentazione tout court.<span style=\"font-size: 14px;\"> (Daniele Poletti)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad arricchire questo articolo abbiamo il privilegio di presentare, il video dell&#8217;artista e poeta <a href=\"http:\/\/www.epigeneticpoetry.altervista.org\/\" target=\"_blank\">Giovanni Fontana<\/a>\u00a0<strong>&#8220;Tiro Al Bersaglio&#8221;<\/strong> dedicato all&#8217;opera di Gian Pietro Lucini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\"><strong>Tiro Al Bersaglio<\/strong><\/span><\/h2>\n<p><span style=\"color: #993300;\">da &#8220;Revolverate&#8221; di G.P. Lucini<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">Progetto poetico e materiali video: Giovanni Fontana<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> Elaborazioni audio e video: Diego Capoccitti<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> Voce recitante: Giovanni Fontana<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> Durata: 10&#8242; 54&#8221;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> Anno: 2015<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> <em>opera realizzata in occasione della presentazione del libro &#8220;La penna d&#8217;oca e lo stocco d&#8217;acciaio&#8221; di P.L. Ferro, Teatro Comunale di Chiabrera, Savona 30 gennaio 2015<\/em><\/span><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/v2AUQzuX0oM\" height=\"480\" width=\"853\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #993300;\">Intervista a Pier Luigi Ferro<\/span><\/h2>\n<h5><span style=\"color: #000000; font-size: 14px;\">a cura di Daniele Poletti<\/span><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">1) Pier Luigi Ferro, il libro \u201cLa penna d\u2019oca e lo stocco d\u2019acciaio\u201d, uscito per Mimesis alla fine dell\u2019anno appena trascorso, rappresenta il frutto di tre anni di duro lavoro sui pi\u00f9 disparati materiali luciniani; la richiesta \u00e8 scontata: raccontaci la genesi e gli sviluppi di quest\u2019opera.<\/span><br \/>\n<i>La poesia e la critica di Lucini, nelle loro maggiori declinazioni, sono quasi sempre strettamente legate alla realt\u00e0 e all\u2019attualit\u00e0 sociale e politica, traggono alimento polemico e spunto da eventi e ricorrenze filtrando ci\u00f2 alla luce di un\u2019esperienza personale e ideologica molto stringente e articolata.<br \/>\n<\/i><i>Non \u00e8 un caso che quelle pagine siano state spesso affidate a periodici e quotidiani, come quelli fondati o diretti da Ghisleri su cui ho lavorato, e che Lucini sia forse la pi\u00f9 importante, certamente la pi\u00f9 originale firma letteraria, tra gli ultimi anni dell\u2019Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, della stampa repubblicana. Si pu\u00f2 parlare di un vero e proprio <\/i>journalisme po\u00e9tique, <i>tra l\u2019altro attentissimo e aggiornato anche sul contesto europeo, francese soprattutto. Sanguineti stesso, che impost\u00f2 la sua fondamentale edizione delle <\/i>Revolverate <i>fornendo un apparato molto puntuale soprattutto sotto il profilo delle occorrenze e linguistico, premetteva la necessit\u00e0 di approfondire il lavoro critico attraverso un\u2019indagine nelle carte dell\u2019archivio privato del poeta, allora pi\u00f9 difficilmente consultabili.<br \/>\n<\/i><i>Per queste ragioni il mio lavoro su Lucini, in questi anni, \u00e8 andato in quella direzione, ossia storica e documentale, anche per la necessit\u00e0, occorre dirlo, di correggere il tiro rispetto ad alcune letture che hanno trasmesso imprecisioni che era giunto il momento di correggere per evitare si consolidassero. Ad esempio, in una monografia su Lucini di una quindicina d\u2019anni fa, peraltro ricca di molti spunti intelligenti e acuti, anche se un po\u2019 condizionata, al fondo, da una certa ostilit\u00e0 verso il poeta, l\u2019autore ha avuto il merito di portare il profilo di Lucini nell\u2019ambito del repubblicanesimo intransigente, ossia alla corrente legata ad Arcangelo Ghisleri. Ma poi ne ha trattato quasi come se fosse una militanza disciplinata e organica; mentre la situazione, da un\u2019indagine pi\u00f9 approfondita, risulta molto pi\u00f9 complessa e articolata, non di rado pungentemente critica. Lucini \u00e8 sempre stato uno \u201cspirito ribelle\u201d e <\/i>anarchisant <i>estraneo a ogni gesuitica forma di \u201cobbedienza cadaverica\u201d, per usare sue espressioni, e insofferente nei confronti di scuole, consorterie e parrocchie, politiche o letterarie, conservatrici o sovversive che fossero. La vicenda dei suoi rapporti col movimento repubblicano ben lo dimostra, come del resto quella, pi\u00f9 nota, con Marinetti e il Futurismo.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">2) La riscoperta di Lucini effettuata da Sanguineti, con la cura di \u201cRevolverate e Nuove revolverate\u201d (Einaudi 1975), sottende un\u2019identificazione del secondo con la figura luciniana del \u201cpolitico prestato alla poesia\u201d, una tipologia di intellettuale del tutto tramontata oggi, mi pare. Qual \u00e8 l\u2019importanza che pu\u00f2 ancora rivestire oggi un poeta come Lucini?<\/span><br \/>\n<i>L\u2019antologia della poesia del Novecento inserita nella serie del Parnaso di Einaudi, dove Sanguineti indica in Lucini il primo dei moderni, riservandogli uno spazio maggiore a quello dedicato a Pascoli e D\u2019Annunzio \u00e8 il punto, antecedente di alcuni anni l\u2019edizione della raccolta, da cui far partire la riscoperta sanguinetiana. Fu una rivalutazione polemica rispetto al canone istituzionale delle patrie lettere, non c\u2019\u00e8 dubbio, ma non infondata. Una pi\u00f9 esplicita determinazione provocatoria ai limiti del paradosso mi sembra riguardi invece l\u2019operazione fatta, in quel contesto, su Farfa. \u00a0Per Lucini valevano e valgono ragioni ben concrete di merito. Che esse non siano accolte e registrate dipende dal fatto che ancora si confonda la poesia con la lirica, ossia con il linguaggio dell\u2019intimit\u00e0 sofferta o della leggerezza estatica e dell\u2019armonia. Ma \u00e8 una concezione molto limitante, anche se per certi versi assai comoda. La poesia, compresa quella classica, \u00e8 molte altre cose: basterebbe pensare a Dante e alla sua <\/i>Comedia<i>, ma forse il petrarchismo nelle sue declinazioni contemporanee \u00e8 consuetudine pi\u00f9 innocua e gradita, oggi come quasi sempre nella poesia e nella critica italiana.<br \/>\n<\/i><i>A proposito di Lucini parlerei comunque di un poeta (ma anche di un critico) politico, ancor pi\u00f9 che civile, come ama sottolineare Fausto Curi, e che la sua esclusione dalla pleiade letteraria di quel periodo si basi soprattutto su ragioni politiche, non avrei pi\u00f9 dubbi. Se certa critica ancora storce il naso, ci\u00f2 \u00e8 dovuto a un fenomeno di trascinamento rispetto alle ragioni che determinarono l\u2019espunzione di Lucini durante il ventennio nero o, magari, alle polemiche letterarie degli anni Settanta. Penso al riguardo a vecchie pagine arbasiniane recentemente rispuntate, dopo una sommaria spolverata, da un vecchio baule. Insomma, si osteggiava Lucini per colpire ci\u00f2 che rappresentava (e rappresenta) Sanguineti e difendere magari posizioni di principio oggi un po\u2019 datate; ma dopo una certa et\u00e0 di questioni di principio, o peggio di puntiglio, \u00e8 meglio non occuparsi e parliamo comunque di revolverate malamente mirate, perch\u00e9 di bersagli diversi si tratta. Non farei comunque troppo vittimismo: negli ultimi sette-otto anni sono usciti, che io sappia, almeno una settantina di saggi scientifici su Lucini, si sono ristampate sue opere, un inedito come l\u2019 <\/i>Antimilitarismo<i> \u00e8 stato pubblicato addirittura in edizione a larga tiratura.<br \/>\n<\/i><i>Quanto alla tua domanda: stante il fatto che poesia e letteratura siano modi dell\u2019espressione estetica che non si generano e neppure vivono negli <\/i>intermundia, <i>che qualche rapporto con l\u2019uomo e le sue societ\u00e0 lo mantengono, che, infine, la politica tali societ\u00e0 si propone appunto di organizzare seguendo interessi ben concreti, a me pare del tutto ovvio che gli intelletti e i loro, diciamo cos\u00ec, detentori alla vita dell\u2019uomo, alla sua espressione sociale e quindi alla politica si rivolgano, assumendosene tutti i rischi del caso.<br \/>\n<\/i><i>Se ci\u00f2 oggi non avviene, o appare non avvenire, preferisco pensare sia dovuto, pi\u00f9 che a una trahison des clercs realizzata per forza d\u2019inerzia \u2013 cos\u00ec direi, rovesciando un po\u2019 Benda \u2013 semplicemente a una necessit\u00e0 compiutamente ed efficacemente realizzata dei poteri politici ed economici, a un orientamento complessivo dell\u2019industria e delle istituzioni culturali. Tale orientamento mi pare venga poi realizzato mantenendo ancora in vita l\u2019apparenza, sui mezzi di comunicazione, di una funzione intellettuale e di analisi, magari per\u00f2 affidandola a figure di tenue consistenza: ci\u00f2 perch\u00e9, evidentemente, \u00e8 ancora necessario fornire a una fascia di pubblico mid-cult e, bene o male, massivamente scolarizzata, quella stessa che frequenta le grandi mostre artistiche, la sensazione che la cultura e la letteratura esistano, contino sempre qualcosa e, soprattutto, siano loro facilmente accessibili.<br \/>\n<\/i><i>Lucini \u00e8 una figura importante non solo per il valore intrinseco della sua opera letteraria, assai rilevante, in primo luogo perch\u00e9 rappresenta con straordinaria ricchezza capacit\u00e0 di penetrazione e intelligenza, pi\u00f9 di qualunque altro poeta, una delicatissima fase storica del nostro Paese, in cui si giocano molte questioni ancora vive e irrisolte ai giorni nostri, ma anche perch\u00e9 \u00e8 uno scrittore che preferisce parlarci della sofferenza sociale e dell\u2019ingiustizia, pi\u00f9 che delle malinconie di un\u2019anima sensibile. Tra l\u2019altro innovando il linguaggio e gli strumenti della poesia e della critica, con grande consapevolezza teorica, compiutamente espressa.<br \/>\n<\/i><i>Lucini fu costretto a sopportare per tutta la vita le conseguenze di una terribile malattia allora incurabile, la tubercolosi ossea, che lo costrinse a sopportare atroci sofferenze, un\u2019amputazione, raschiamenti chirurgici e simili. L\u2019atto stesso di scrivere, per il male che gli attanagliava ormai il braccio destro e la mano, gli provocava dolore. Di ci\u00f2 si trova traccia nelle sue lettere private, naturalmente, e nella sua calligrafia, quasi nulla nella sua poesia e nella sua critica.<br \/>\n<\/i><i>Ma a molti sembra pi\u00f9 importante, ed \u00e8 davvero una strana cosa, leggere, studiare, porre in luce poeti che perlopi\u00f9 si sono spesi a descriverci il loro preteso male di vivere, vale a dire le loro private e inoffensive malinconie borghesi, o a rivelarci, magari in maniera criptica ma altamente suggestiva, che la vita \u00e8 breve e che prima o poi dovranno (e dovremo, a quanto pare tutti) morire. Una gran scoperta, non c\u2019\u00e8 che dire.<\/i><\/p>\n<figure id=\"attachment_1724\" aria-describedby=\"caption-attachment-1724\" style=\"width: 614px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Copia-di-Lucini-alla-scrivania-sorridente.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1724 \" alt=\"Gian Pietro Lucini alla scrivania sorridente\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Copia-di-Lucini-alla-scrivania-sorridente-1024x613.jpg\" width=\"614\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Copia-di-Lucini-alla-scrivania-sorridente-1024x613.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Copia-di-Lucini-alla-scrivania-sorridente-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Copia-di-Lucini-alla-scrivania-sorridente-500x300.jpg 500w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Copia-di-Lucini-alla-scrivania-sorridente.jpg 1623w\" sizes=\"(max-width: 614px) 100vw, 614px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1724\" class=\"wp-caption-text\">Gian Pietro Lucini alla scrivania sorridente<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">3) [\u2026] \u201cuna letteratura di massa, per il popolo e non popolare, o adattata all\u2019orizzonte dei travet e dei ceti medi cittadini, espressione di una volont\u00e0 di falsificazione, di compensazione emotiva o fantastica, strumento funzionale all\u2019impoverimento e al controllo politico delle coscienze\u201d\u00a0 [\u2026](pag.34)\u00a0 Questo \u00e8 quanto costituir\u00e0 l\u2019obiettivo ultimo della critica letteraria luciniana. Dalla crisi di fine secolo e dei primi del \u2018900 al 2014, passando per la neoavanguardia, non sembra che le cose siano cambiate di molto, che ne pensi?<\/span><br \/>\n<i>Ne penso che allora, ossia ai tempi di Lucini, in cui in Italia il 70% della popolazione era totalmente analfabeta, in certe regioni addirittura oltre il 90%, la diffusione di una letteratura di genere, facilmente commestibile, traeva in fondo una sua giustificazione pedagogica dal contesto e aveva, per quanto detestabile, qualche maggior ragione di fronte a una platea popolare che andava urgentemente istruita, anche a scapito della cultura orale e delle tradizioni folkloriche. Oggi, che non abbiamo pi\u00f9 popolo ma solo consumatori, e presto, se le cose vanno avanti cos\u00ec, neppure quelli, la letteratura di massa somministrata al pubblico si confronta con l\u2019analfabetismo funzionale. Cio\u00e8 si adegua all\u2019idea che non debba far pensare, cosa faticosa, ma solo svagare e divertire, senza impegnare troppo la mente e il linguaggio. Tutto questo fa comodo, naturalmente. Il guaio, <span style=\"color: #000000;\">rispetto ai tempi di Lucini, \u00e8 che anche la classe dominante \u00e8 diventata assai pi\u00f9 ignorante. \u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">4) I problemi della politica diventavano problemi morali e di conseguenza, per artisti e scrittori, problemi estetici. Questa gradualit\u00e0 sembra del tutto assente nell\u2019indistinzione odierna, a tuo avviso di cosa sono portavoce oggi la poesia e la letteratura? \u00c8 ancora possibile secondo te una poesia civile?<\/span><br \/>\n<i>Per ci\u00f2 che concerne la poesia, io direi senza mezzi termini che \u00e8 quasi completamente sparita dall\u2019orizzonte letterario. E\u2019 diventata un po\u2019 un vezzo, un\u2019ambizione di persone appassionate che \u201cfanno\u201d i poeti senza esserlo affatto. Per gli editori che contano il libro di poesia \u00e8 un po\u2019 come la cravatta: non serve a nulla e non d\u00e0 alcun ritorno, ma sta bene, quindi ogni tanto bisogna metterla. L\u2019unica poesia che \u201cfunziona\u201d \u00e8 quella che si collega al circuito di vendita generato da un sistema scolastico da sempre poco attento all\u2019arte e alla cultura contemporanea, oggi completamente soffocato e intontito dagli adempimenti burocratici, dalle angustie del didattichese e dai problemi che la politica ministeriale continua a produrre sul sistema con l\u2019alibi di pretese riforme che seguono ormai da un ventennio la logica esclusiva di un impoverimento.<br \/>\n<\/i><i>Insomma, visto che mi parli anche di problemi etici e morali, direi che la poesia che va per la maggiore oggi in Italia, quando non sia quella istituzionale, \u00e8 quasi sempre la manifestazione di una strana forma dilettantistica di narcisismo a contenuto depressivo.<br \/>\n<\/i><i>In Italia ci sono alcune migliaia di individui che scrivono versi da loro stessi poi stampati: in ci\u00f2 soprattutto consiste oggi, in meri termini quantitativi e dunque sociologicamente significativi, la poesia in Italia. Nella quasi totalit\u00e0 dei casi sarebbe bene non lo facessero e si dedicassero a qualche altra pi\u00f9 soddisfacente attivit\u00e0, per se stessi e gli altri, utile a scacciare quelli che di solito chiamano i loro \u201cfantasmi interiori\u201d, anche perch\u00e9 sviluppano, si fa per dire, in maniera confusa vaghe idee e sensazioni che hanno in mente o rimbalzano nella cavit\u00e0 del loro cranio, pensando che sia sufficiente dar mostra di un linguaggio ermetizzante, tropico, condito da qualche anastrofe e simili vecchi arnesi per manifestarsi poeta.<br \/>\n<\/i><i>La tiratura di un libro di poesia, di poesia contemporanea intendo dire, affidato anche a un editore non infimo, \u00e8 ben inferiore al numero complessivo dei poetanti di tal genere: quando va bene si aggira intorno al migliaio di copie, da quanto si legge sulle indagini statistiche al riguardo. Se non ricordo male il rapporto \u00e8 di uno a quindici, cio\u00e8 i versificanti sono molti di pi\u00f9 dei previsti lettori di un decente libro di poesia, tra cui si dovrebbe comprendere, in un contesto sano, anche \u00a0un congruo numero di onesti non versificanti.<br \/>\n<\/i><i>Cardarelli scrisse che \u00e8 sufficiente i poeti si intendano tra loro: direi dunque che oggi siamo ben sotto tale soglia, dal momento che neppure si leggono. Dico questo con tutta l\u2019esasperazione del caso ma senza alcun compiacimento apocalittico o millenaristico. Tra l\u2019altro non son neppure considerazioni nuove.<br \/>\n<\/i><i>Direi dunque che il problema \u00e8 soprattutto se sia possibile la poesia tout-court. Rispondendo di s\u00ec, e aggiungendo come tale operazione valga solo nel caso acquisti un senso diverso da quelli sopra descritti, rideterminandone cio\u00e8 linguaggio e contesti, ne deriverebbe che non solo la poesia civile sia possibile, ma direi inevitabile. Sarebbe anche opportuna una poesia politica, ma bisognerebbe che prima politica ci fosse, in Italia.<\/i><\/p>\n<figure id=\"attachment_1725\" aria-describedby=\"caption-attachment-1725\" style=\"width: 259px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Ghisleri.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1725\" alt=\"Arcangelo Ghisleri\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Ghisleri.jpg\" width=\"259\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Ghisleri.jpg 259w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Ghisleri-233x300.jpg 233w\" sizes=\"(max-width: 259px) 100vw, 259px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1725\" class=\"wp-caption-text\">Arcangelo Ghisleri<\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #993300;\">5) Gian Pietro Lucini pu\u00f2 essere considerato uno sperimentatore, un avanguardista?<\/span><br \/>\n<i>Lucini \u00e8 stato senz\u2019altro uno sperimentatore, e di livello europeo, come scriveva Sanguineti: il suo lavoro sul verso libero, sull\u2019apertura ad ampio raggio del lessico tradizionale della poesia, il suo plurilinguismo, \u00a0la sua attenzione alle nuove poetiche, ma anche il modo in cui ha interpretato il giornalismo culturale, la critica va tutto in questa direzione. Pi\u00f9 complesso rispondere al secondo punto, anche perch\u00e9 il termine e il concetto di avanguardia subiscono diverse determinazioni a seconda del periodo e dello specifico movimento cui ci si riferisce. Una cosa fu il futurismo, altra cosa il surrealismo, cosa ancor pi\u00f9 diversa i novissimi e la neoavanguardia.<br \/>\n<\/i><i>Lucini nella fase precedente la fondazione del futurismo veniva identificato come una sorta di capofila tra i giovani poeti del simbolismo e venne in tale veste pi\u00f9 o meno esplicitamente attaccato dai vari Ragusa-Moleti, Panzacchi e dai molti recensori anonimi che si opponevano, sulla scia di Graf e di Nordau, interpretando le ragioni della critica accademica e del pubblico benpensante, alla nuova scuola europea, accusata di <\/i>obscurisme<i>, astruseria e di praticare un\u2019arte degenerata, estranea alle tradizioni italiane. Un\u2019opposizione massiccia e diffusa che di fatto imped\u00ec in Italia un vero confronto con le idee che giravano soprattutto a Parigi. In quella fase Lucini pens\u00f2 di \u201cchiamare le scolte della compagnia\u201d ossia di organizzare i giovani poeti per lanciare un\u2019offensiva culturale a difesa della nuova poetica.\u00a0 Parallelamente approfond\u00ec una posizione teorica molto articolata e aperta, che svilupp\u00f2 anche posteriormente. Cerc\u00f2 perfino di mettere in campo operazioni per <\/i>\u00e9pater le bourgeois <i>che frequentava i teatri dove si rappresentavano <\/i>pochades<i> e facili\u00a0 drammi di impostazione molto convenzionale. Si evince chiaramente dai documenti che ho pubblicato nel mio saggio, ad esempio, circa il tentativo di far rappresentare il <\/i>Monologo di Florindo<i> al Teatro Paganini di Genova, facendolo interpretare da Luigi Carini.<br \/>\n<\/i><i>Se Lucini aderisce al futurismo, pur con molte riserve sul <\/i>Manifesto, <i>nel cui testo si possono per\u00f2 chiaramente leggere concetti gi\u00e0 espressi nel <\/i>Verso Libero<i>, lo fa forse anche perch\u00e9 le reazioni negative all\u2019iniziativa marinettiana prendevano talvolta tono e argomenti assai simili all\u2019opposizione nei confronti del simbolismo di qualche anno prima.<br \/>\n<\/i><i>Se per\u00f2 assumiamo il termine avanguardia nell\u2019accezione, diciamo cos\u00ec, militare da cui deriva, ossia nel senso dell\u2019azione di una minoranza organizzata e che si muove secondo logiche sistematiche di sabotaggio orientate a fini estetici o di promozione programmaticamente definiti, Lucini non fu un avanguardista, perch\u00e9 in lui, dal 1898 soprattutto, prevalevano una componente di anarchismo stirneriano e sentimenti fortissimi di autonomia, che gli impedivano di aderire fino in fondo ad alcun movimento. Anche la sua concezione letteraria era di tipo fenomenalista, organicista e mal si prestava ad adattarsi ad un programma. \u00a0Se invece si intenda il termine in senso pi\u00f9 ampio e si guardi a quella avanguardia \u201caurea\u201d, che parte da Baudelaire e di cui scrive Sanguineti nella premessa all\u2019antologia del 1969, allora tale etichettatura potrebbe essere accettata.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">6) Lucini fu un poeta che lamb\u00ec le diverse correnti letterarie dell\u2019epoca (simbolismo, scapigliatura e futurismo) senza mai appartenere a nessuna di esse: quali sono i reali rapporti con queste espressivit\u00e0?<br \/>\n<\/span><i>In parte credo di avere gi\u00e0 risposto alla tua domanda, che meriterebbe davvero una trattazione pi\u00f9 ampia, vista la sua portata. Aggiungo solo che le ragioni del simbolismo europeo trovano nell\u2019opera teorica di Lucini l\u2019elaborazione pi\u00f9 ampia, originale e profonda che si sia fornita ai tempi in Italia. <\/i><i>\u00c8 abbastanza incongruo come nella manualistica si faccia esclusivo riferimento a D\u2019Annunzio e Pascoli parlando dell\u2019influenza di quel movimento in Italia, e che <\/i>Il Fanciullino<i> pascoliano sia rappresentato magari come il documento di poetica pi\u00f9 significativo a riguardo. Paragonandolo a testi come l\u2019<\/i>Epistola Apologetica, <i>al <\/i>Pro Symbolo <i>e allo stesso <\/i>Verso Libero <i>risulta evidente come le posizioni di Lucini siano nettamente le pi\u00f9 aggiornate e intelligenti. Dunque si \u00e8 trattato non di un\u2019occasionale frequentazione, ma di un rapporto pi\u00f9 profondo, che si \u00e8 scontrato da una parte con le ostilit\u00e0 accademiche e del pubblico, dall\u2019altra con l\u2019esaurimento di quelle poetiche nel contesto europeo e con la contemporanea urgenza di una poesia diversa, nel quadro drammatico generato in Italia dal maggio di sangue milanese del 1898 e dal tentativo di svolta autoritaria nell\u2019Italia umbertina. Una poesia di denuncia e intervento che sar\u00e0 compiutamente realizzata nelle <\/i>Revolverate.<br \/>\n<i>Quanto alla Scapigliatura del 1860-1875, come scrive Lucini nella sua <\/i>Autobiografia<i>, fu \u201camica\u201d del padre Ferdinando e ne frequentava il salotto: Emilio Praga, Rovani, gli scrittori \u201cviolenti\u201d dell\u2019\u201cindomito repubblicano\u201d \u00abGazzettino rosa\u00bb, come Achille Bizzoni, Cesare Tronconi, Fabrizio Galli, anch\u2019essi erano di casa nell\u2019appartamento di via San Simone dove nacque il poeta. Lucini conservava \u201cvaghe ricordanze\u201d di quelle frequentazioni, cui assistette bambino. Del resto, Felice Cameroni, amico e collega del padre, che fu il vero m\u00e8ntore letterario di Lucini, proveniva da quell\u2019ambiente. Anche l\u2019amicizia con Dossi, legato al movimento milanese, pu\u00f2 portare a sottolineare tale legame, anche se si colloca tutta ormai nel Novecento. Tuttavia l\u2019attivit\u00e0 letteraria di Lucini, che si sviluppa a partire dai tardi anni Ottanta \u00e8 successiva all\u2019arco cronologico in cui propriamente si pu\u00f2 inscrivere tale movimento. L\u2019interpretazione dell\u2019opera di Lucini come \u201dcaso estremo e piuttosto quatriduano, di scapigliatura in decomposizione\u201d \u00e8 una forzatura che non va davvero pi\u00f9 accettata. Qualche influenza di l\u00ec proviene, penso a certo gusto per l\u2019invettiva e per l\u2019orrido, ma in questo caso s\u00ec, davvero Lucini ha solo lambito quel movimento. \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">7) Con \u201cIl verso libero\u201d, summa saggistica di Lucini, si afferma lucidamente che non \u00e8 la &#8220;tradizione\u201d che andava<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_1727\" aria-describedby=\"caption-attachment-1727\" style=\"width: 452px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Il-Mistagogo-rid.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1727 \" alt=\"Il Mistagogo (Gian Pietro Lucini)\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Il-Mistagogo-rid-754x1024.jpg\" width=\"452\" height=\"614\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Il-Mistagogo-rid-754x1024.jpg 754w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Il-Mistagogo-rid-221x300.jpg 221w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Il-Mistagogo-rid.jpg 884w\" sizes=\"(max-width: 452px) 100vw, 452px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1727\" class=\"wp-caption-text\">Il Mistagogo (Gian Pietro Lucini)<\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #993300;\">rifiutata, ma la &#8220;consuetudine&#8221;, che coincideva con la banalizzazione dell&#8217;arte e il suo carattere reazionario. Una tesi originalissima per l\u2019epoca, che confer\u00ec sicuramente all\u2019autore una posizione appartata. Quali sono oggi a tuo avviso le modalit\u00e0 per svecchiare e fare ricerca nella materia poetica?<br \/>\n<\/span><i>Penso che la prima urgenza sia quella di ricostruire un circuito socialmente funzionale della poesia, usando gli strumenti che le strutture della comunicazione per altri fini e altre ragioni producono e mettono a disposizione. Questo secondo una strategia di esplicita demistificazione e di hackeraggio linguistico, soprattutto, che va mantenuta e pervicacemente praticata. In tale direzione mi pare occorra dunque lavorare, ancora e pi\u00f9 a fondo, su una concezione aggiornata che si confronti con l\u2019oralit\u00e0, mediata o diretta, ossia con l\u2019esecuzione pubblica del testo, e con la sua dimensione iconica e visiva, un campo dove i nuovi strumenti digitali offrono sovente nuove e interessanti opportunit\u00e0 di sabotaggio. Parlo ancora di oralit\u00e0 diretta perch\u00e9 penso nulla vieti di seguire anche procedure a basso contenuto tecnologico, che sono poi quelle meno suscettibili di controllo, come ci insegna Tot\u00f2 Riina &#8211; che poeta non \u00e8, siamo d\u2019accordo \u2013 coi suoi pizzini.<br \/>\n<\/i><i>Per ci\u00f2 che concerne la pratica <\/i>in angello cum libello<i>, da moderni devoti, di una poesia affidata semplicemente alle pagine bianche di una <\/i>plaquette <i>tipografica destinata a una solitaria e silenziosa meditazione, vista la situazione, direi che ha fatto il suo tempo: l\u2019unica strada che sia sensato percorrere \u00e8 quella del libro oggetto, a tiratura limitatissima, con significative interpretazioni delle opportunit\u00e0 grafiche, calligrafiche e visuali del caso, che giustifichino un simile investimento.<br \/>\n<\/i><i>Trovo sia interessante, direi quasi ecologica, anche l\u2019idea di costruire il discorso poetico partendo dai detriti, dalle macerie o, se si preferisce, dalle rovine, che qualche fascino e occasione estetica hanno in fondo sempre prodotto, della tradizione letteraria. Non so dire se cos\u00ec sar\u00e0 possibile intercettare l\u2019attenzione di qualche turista della poesia. Al limite, se tali rovine \u2013 ma davvero \u00e8 forse il caso di parlare ormai, con Aug\u00e9, di macerie &#8211; non fossero immediatamente disponibili, si potranno pure ancora produrre, smontando quel che resta e ricomponendolo malamente, se possibile, come fa un <\/i>enfant g\u00e2t\u00e9<i> pentito che provi a rimettere insieme un costoso giocattolo lucido e colorato che si \u00e8 appena divertito a sfasciare gettandolo per terra o scagliandolo contro il muro della sua cameretta.<br \/>\n<\/i><i>Chiss\u00e0, forse neppure di sabotaggio si tratterebbe ormai, ma di un adeguamento e dell\u2019espressione tardiva di una nevrosi di riparazione rispetto a logiche dominanti che tali macerie con ammirevole solerzia ed esibito, ottimistico entusiasmo producono nel paesaggio civile dell\u2019Italia di oggi.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">8) A pag. 110 del libro, con riferimento a \u201cLa nenia al Bimbo\u201d, parli di un\u2019erosione di quella che si potrebbe definire una \u201cpoetica dell\u2019enunciato\u201d, a vantaggio di una \u201cpoetica dell\u2019enunciazione\u201d, per cui \u00e8 gi\u00e0 possibile intravedere una delle caratteristiche dominanti dell\u2019avanguardia. Puoi approfondire maggiormente questo interessante aspetto della ricerca luciniana?<br \/>\n<\/span><i>Si tratta, in realt\u00e0, della riflessione su un passaggio del fondamentale saggio di Alberto Bertoni a proposito del verso libero, riferita a un testo luciniano\u00a0 che innesca, ancora al suo interno, una <\/i>mise en sc\u00e9ne<i>, ossia un\u2019azione drammatica molto complessa, nel senso tecnico del termine, presentata come una delle vie percorribili per inceppare la funzione lirica e patetica del testo. Ci\u00f2 significa spostare i pesi dall\u2019enunciato all\u2019enunciazione, rinunciando all\u2019dea di una poesia come encomio, pi\u00f9 o meno diretto pi\u00f9 o meno travestito, della realt\u00e0 enunciata. A una poesia cio\u00e8, come <\/i>laude<i>, tipica del dannunzianesimo e della poesia cortigiana di tutti i tempi e soprattutto dell\u2019et\u00e0 gentilizia. A questa idea, va detto, in fondo Marinetti non rinunciava, limitandosi a sostituire l\u2019oggetto del suo encomio, che diventa la modernit\u00e0, la meccanica, acriticamente assunta. Mentre Lucini, che sorpassa il futurismo cos\u00ec come la consuetudine, rimane, con le sue inevitabili contraddizioni che orgogliosamente rivendica e anzi assume come tratto costitutivo e vitale, un poeta pi\u00f9 ideologicamente consapevole e sovversivo. Esiste naturalmente la poesia delle <\/i>Commemorazioni, <i>ma rivolta nella direzione dell\u2019opposizione ai valori politicamente dominanti tra quella che Lucini chiamava la <\/i>gente-per-bene. <i>Quindi di un elogio eversivo e provocatorio, destabilizzante.<br \/>\n<\/i><i>Mi fa piacere tirare in ballo, concludendo, la <\/i>Nenia <i>perch\u00e9 si tratta appunto dell\u2019enunciazione di un bardassa, ossia di un saltimbanco girovago, un <\/i>drop-out <i>si direbbe oggi, a fronte di un pubblico muto\u00a0 e inerte, sostanzialmente assente, di benpensanti. Il che forse non \u00e8 del tutto estraneo a quanto dicevamo prima circa la poesia odierna e ci dimostra quanto sia ancora utile oggi confrontarci con questo straordinario poeta.<\/i><\/p>\n<figure id=\"attachment_1729\" aria-describedby=\"caption-attachment-1729\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Autografo-Lucini.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-1729\" alt=\"Autografo di Gian Pietro Lucini\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Autografo-Lucini-1024x478.jpg\" width=\"1024\" height=\"478\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Autografo-Lucini-1024x478.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Autografo-Lucini-300x140.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Autografo-Lucini-500x233.jpg 500w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/Autografo-Lucini.jpg 1193w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1729\" class=\"wp-caption-text\">Autografo di Gian Pietro Lucini<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\"><b><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/ferropl.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-1730\" alt=\"ferropl\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/ferropl.jpg\" width=\"368\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/ferropl.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/ferropl-500x281.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 368px) 100vw, 368px\" \/><\/a>Pier Luigi Ferro, <\/b>nato a Varazze nel 1959 si \u00e8 laureato in Lettere Moderne all\u2019Universit\u00e0 di Genova e insegna al liceo classico di Savona. Ha esordito come critico con due saggi sul Quattrocento pubblicati su \u00abLa Rassegna della Letteratura italiana\u00bb, ed \u00abEsperienze Letterarie\u00bb. Entrato in rapporti con Adriano Spatola e col gruppo di \u201cTam Tam\u201d, ha pubblicato nelle edizioni di quella rivista la <i>plaquette <\/i>di versi <i>Libr\u00ecdo <\/i>(1984, prefazione di Adriano Spatola) cui, nel 1992, \u00e8 seguita <i>Figure per il coro <\/i>(Hetea, Alatri, prefazione di Raffaele Manica). Ha collaborato con testi creativi e recensioni a diverse riviste nell\u2019area della sperimentazione letteraria tra gli anni Ottanta e Novanta, come \u201cTracce\u201d, \u201cTerra del Fuoco\u201d, \u201cRisvolti\u201d, \u201cL\u2019involucro\u201d e altre. Ha curato i volumi <i>Adriano Spatola poeta totale<\/i>(Costa&amp;Nolan, Genova, 1992), che raccoglieva i contributi di un convegno, da lui stesso organizzato due anni prima in Liguria, accompagnandolo con una mostra <i>Apparenze.Intersezioni verbovisive per Adriano Spatola.<\/i> <i>In viaggio con le parole<\/i>,<i> <\/i>realizzata insieme a Giovanni Fontana<i>. <\/i>Dal 1994 ha collaborato al mensile fiorentino di politica e cultura \u00abIl Ponte\u00bb, con una serie di saggi, in parte raccolti in <i>Attestature. La letteratura italiana tra Novecento e nuovo millennio<\/i>, (Il Ponte, Firenze, 2002). Ha quindi curato i volumi <i>Gli innocenti <\/i>di Guido Seborga (Sabatelli, Savona, 2006); <i>Gian Franco Ven\u00e8 giornalista scrittore saggista <\/i>(Sabatelli, Savona, 2007); la ristampa de <i>Il Verso Libero<\/i> di Gian Pietro Lucini, (Interlinea, Novara, 2008) e del <i>Poema del Candore Negro <\/i>di Farfa (Milano, 2009), nei quali sono contenuti suoi saggi. Nel 2010 ha pubblicato <i>Messe nere sulla Riviera. Gian Pietro Lucini e lo scandalo Besson<\/i> (Utet, Torino), con prefazione di Edoardo Sanguineti. Ha realizzato numeri monografici del trimestrale \u00abResine. Quaderni liguri di cultura\u00bb, di cui \u00e8 redattore e direttore scientifico, dedicati al futurismo (<i>Noi miliardari della fantasia<\/i>, n.119-121, 2009), alla letteratura simbolista (<i>Prima del divenire<\/i>, n.113-114, 2007), a Nanni Balestrini (<i>Materiali immagini parole per Nanni <\/i>Balestrini, n.132-133, 2012), Germano Lombardi (<i>L\u2019occhio di Germano Lombardi<\/i>, n.125-126, 2010) Giancarlo Marmori (<i>Giancarlo Marmori: arte e scrittura<\/i>, n.131, 2012) e a Gian Pietro Lucini (<i>Nei giardini del Melibeo<\/i>, n. 137-140, 2014, in collaborazione con Manuela Manfredini). Per la stessa rivista ha anche curato i numeri tematici <i>Scarti rifiuti avanzi <\/i>(n.117-118, 2008), con testi, tra gli altri, di Marcello Carlino, Gio Ferri, Maurizio Cucchi, Andrea Zanzotto, Andrea Camilleri, Gillo Dorfles, Gilberto Finzi, Tiziano Rossi, Giovanni Fontana nonch\u00e9 <i>Sopra lo stato presente <\/i>(n.128-129, 2011), con testi di Gianni D\u2019Elia, Eugenio De Signoribus, Franco Loi, Franco Buffoni, , Roberto Roversi, Mario Lunetta,\u00a0 Silvio Ramat, Jolanda Insana, Sandro Bajini, Gian Carlo Caselli e Adriano Sansa). Entrambi i numero comprendevano un\u2019ampia seziona di tavole verbovisive originali (Cimino, Fiore, Roffi, Xerra, Blaine, Andolcetti, Noel ecc.). Nel 2014 ha composto un trittico di poesie per la cartella di Gian Paolo Roffi <i>Sintassi dei frammenti <\/i>(Campanotto, Udine); un suo <i>Acrostichiastico<\/i> \u00e8 stato inoltre compreso in <i>Totilogia<\/i>.<i>Involatura sulla poesia di Gianni Toti <\/i>(Diaforia). La sua pi\u00f9 recente pubblicazione \u00e8 il saggio monografico <i>La penna d\u2019oca e lo stocco d\u2019acciaio. Gian Pietro Lucini, Arcangelo Ghisleri e i periodici repubblicani nella crisi di fine secolo <\/i>(Mimesis, Milano, 2014). Ha collaborato, insieme a Manuela Manfredini, all\u2019organizzazione del convegno nazionale di studi dedicato a Lucini nel centenario della morte (<i>Gian Pietro Lucini: poeta simbolista tra Risorgimento e Grande Guerra<\/i>, Como, 21-22 novembre 2014).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\"><b>Giovanni Fontana,<\/b> architetto, poeta e performer \u00e8 uno dei pi\u00f9 noti operatori europei nel campo della poesia<\/span> <a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/fontana-rid.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignright  wp-image-1732\" alt=\"fontana rid\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/fontana-rid-1024x768.jpg\" width=\"368\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/fontana-rid-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/fontana-rid-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/fontana-rid-400x300.jpg 400w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/03\/fontana-rid.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 368px) 100vw, 368px\" \/><\/a><span style=\"font-size: 14px;\">sonora e visiva. Teorico della <i>poesia epigenetica<\/i>, \u00e8 anche autore di romanzi e prose, come <i>Tarocco Meccanico<\/i> (Altri Termini, 1990) e <i>Chorus<\/i> (Manni, 2000). Il suo primo libro \u00e8 il testo-partitura <i>Radio\/Dramma<\/i> (Geiger, 1977), l\u2019ultimo <i>D\u00e9chets<\/i> (Dernier T\u00e9l\u00e9gramme, 2014). Con <i>Questioni di scarti<\/i> (Pol\u00ecmata, 2012) ha vinto il Premio Feronia 2013. Ha proposto <i>performance<\/i> di poesia sonora in festival italiani e stranieri, toccando le pi\u00f9 importanti capitali del mondo: da Parigi a New York, da Tokyo a Shanghai. Ha pubblicato saggi sulla poesia d\u2019azione e sonora, tra i quali <i>La voce in movimento<\/i> (Harta performing, 2003 \u2013 con CD) e <i>Poesia della voce e del gesto<\/i> (Sometti, 2004). Ha curato per \u201cIl Verri\u201d l\u2019antologia di poesia sonora <i>Verbivocovisual <\/i>(2004). Ha fondato la rivista di poetiche intermediali \u201cLa Taverna di Auerbach\u201d e l\u2019audiorivista \u201cMomo\u201d. \u00c8 direttore di \u201cTerritori\u201d, rivista di architettura e altri linguaggi. La sua attivit\u00e0 creativa \u00e8 ripercorsa nella monografia <i>Testi e pre-testi<\/i> (Fondazione Berardelli, Brescia, 2009). Ha scritto testi per svariati musicisti, tra i quali Ennio Morricone, Roman Vlad, Umberto Petrin, Antonio Poce, Luca Salvadori, ecc. \u00c8 autore del testo di <i>Elegia per l\u2019Italia<\/i>,<i> <\/i>opera composta da Ennio Morricone per il centocinquantesimo anniversario dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia, eseguita per la prima volta in occasione della festa del primo maggio 2011 nel concerto di Piazza San Giovanni a Roma, con l&#8217;<i>Orchestra Roma Sinfonietta<\/i> e il <i>Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano<\/i>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\"><b>Diego Capoccitti<\/b>, si \u00e8 laureato in Ingegneria a \u201cLa Sapienza\u201d di Roma nel 2000 e in musica elettronica al conservatorio di Frosinone nel 2014, dove attualmente sta studiando composizione digitale audiovisiva, con Alessandro Cipriani, Antonino Chiaramonte, Maurizio Argenteri e Fabio Venturi. Nel 2011 ha vinto con la composizione <i>Dall\u2019alto dei giorni immobili <\/i>in premio \u00abSincronie Remix 2011\u00bb e nel 2014 con <i>Epithymetikon <\/i>il premio internazionale \u00abMarzio Rosi\u00bb del conservatorio \u00abPerosi\u00bb di Campobasso nonch\u00e9 il \u00abBest Music Award\u00bb alla sezione europea del quarantesimo <i>International Computer Music Conference<\/i>, il pi\u00f9 importante evento mondiale dedicato alla musica elettronica e alla ricerca audiovisiva, svoltosi ad Atene a settembre.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; PIER LUIGI FERRO &#8211; La penna d&#8217;oca e lo stocco d&#8217;acciaio Gian Pietro Lucini, Arcangelo Ghisleri e i periodici repubblicani nella crisi di fine secolo brossura, pagg. 436, euro 32,00 Edizioni Mimesis, Milano 2014 (collana &#8220;I sensi del testo&#8221;) &nbsp; &#8220;All&#8217;arte, prima, alla riflessione, poi, appartiene il compito [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[78,8,7,65,50,10],"tags":[31,103,102,105,104,60],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1694"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1694"}],"version-history":[{"count":37,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1694\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1890,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1694\/revisions\/1890"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1694"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}