{"id":1658,"date":"2015-02-26T15:47:03","date_gmt":"2015-02-26T15:47:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/?p=1658"},"modified":"2015-02-26T18:11:19","modified_gmt":"2015-02-26T18:11:19","slug":"colloquiale-n6-con-marco-giovenale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2015\/02\/26\/colloquiale-n6-con-marco-giovenale\/","title":{"rendered":"Colloquiale n\u00b06 con Marco Giovenale"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #3366ff; font-size: 44px;\">MARCO GIOVENALE<\/span><\/h1>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #3366ff;\">scritture di ricerca, prima e dopo il paradigma<\/span><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/W8dIx37Cyl4\" height=\"480\" width=\"853\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La video intervista si \u00e8 tenuta a Firenze il 21 novembre 2013, in occasione della presentazione del libro <a href=\"http:\/\/www.oedipus.it\/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=183&amp;Itemid=29\" target=\"_blank\">&#8220;Delvaux&#8221; (O\u00e8dipus edizioni) <\/a>di <a href=\"https:\/\/slowforward.wordpress.com\/\" target=\"_blank\"><strong>Marco Giovenale<\/strong><\/a> ed \u00e8 focalizzata sul concetto di &#8220;scrittura di ricerca&#8221; e &#8220;scrittura post-paradigmatica&#8221;. Si tratta di un&#8217;intervista quasi estemporanea tale che Marco, considerata la densit\u00e0 delle domande, ha deciso qualche mese pi\u00f9 tardi di regalarci un approfondimento scritto a quanto era gi\u00e0 stato accennato a Firenze.<\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #3366ff;\">COLLOQUIALE N\u00b06\/a<\/span><\/h1>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000; font-size: 14px;\">a cura di Daniele Poletti<\/span><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><b><span style=\"color: #000000;\">1) Partiamo da una considerazione terminologica che, seppure gi\u00e0 scandagliata in lungo e in largo negli anni e dalla critica, pu\u00f2 essere giovevole per affrontare il tema della \u201cscrittura di ricerca\u201d. Declinando la riflessione secondo la teoria degli insiemi: descrivici brevemente le parole \u201cavanguardia\u201d, \u201csperimentale\u201d, \u201cricerca\u201d,\u00a0 per cercare di capire quanto sono tangenti alle <i>nuove scritture<\/i>.<br \/>\n<\/span><\/b><span style=\"color: #3366ff;\">L\u2019idea stessa di una <i>descrizione<\/i> come delimitazione di aree, di insiemi, \u00e8 in effetti rischiosa, temo, o fuori campo, a mio avviso, anche perch\u00e9 (e ci\u00f2 sia detto anche a critica degli artisti e autori stessi e delle definizioni che impiegano) l\u2019area o <i>campo<\/i> non \u00e8 tale, non \u00e8 cio\u00e8 un campo, gi\u00e0 in termini di percezione e di attribuzione di senso alla percezione. E le cose sembrerebbero stare cos\u00ec almeno dalla fine del Settecento, all\u2019apparire della terza Critica kantiana. L\u2019insieme degli oggetti portatori di senso-non-senso non \u00e8 in effetti un insieme (semmai un motore di paradossi, come quello della sua identit\u00e0 o meglio natura).<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #3366ff;\">La nascita stessa della fotografia lo dimostra. (Prima, e pi\u00f9 ancora, lo dimostra la mutazione degli statuti percettivi generali dell\u2019osservatore: cfr. J. Crary, <i>Le tecniche dell\u2019osservatore<\/i>, MIT 1990, trad. it. Einaudi 2013). Il <i>campo<\/i> o riquadro si smargina, fa molta fatica a tenere fermi gli oggetti. Sfuggono. Non si sa quale esattamente debba esserne (o finir per esserne) l\u2019identit\u00e0. Detto ci\u00f2, ovviamente ci si industria con quegli inevitabili salti e tagli e cicatrici mal cucite nel non-tessuto della materia linguistica che chiamiamo definizioni. Arrangiandoci dunque con queste, e tenendo ben presente che spesso originano o complicano pi\u00f9 questioni di quante ne risolvano, proviamo a misurarci con alcune.<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #3366ff;\">Se di avanguardia parliamo in senso militare, militante, \u00e8 molto dubbio che possa non essere definito <i>d\u2019avanguardia<\/i> pure il pi\u00f9 entusiasta dei reazionari petrarcaici mainstream, che sostanzialmente \u2013 lancia in resta \u2013 non mira a molto altro che al successo personale e\/o alla attestazione di una sua linea connotante (<i>identitaria<\/i>, non testuale), o catena distributiva, editoriale, libraria, commerciale, prima ancora che letteraria. Se per\u00f2 \u2013 chiudendo per un istante la porta ai riferimenti extraletterari e ragionando di e su fatti e temi di scrittura \u2013 stiamo a una parte della storia letteraria italiana ancora in grado di incidere su correnti e atteggiamenti, dobbiamo registrare accezioni che hanno avuto significato e forse ne hanno. Fosse pure un significato contrastivo.<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #3366ff;\">Dunque, barrata la militanza intesa in senso extraletterario, abbiamo esempi storicizzati che ci dicono cose non troppo imprecise sull\u2019avanguardia. In particolare, tanto per le prime avanguardie che per le successive, il discorso su centralit\u00e0 di linguaggio e metalinguaggio \u00e8 noto, e difficilmente aggirabile. Cos\u00ec come un piglio \u2013 talvolta un cipiglio \u2013 politico, pure.<\/span><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/e.issuu.com\/embed.html#7460369\/11607176\" height=\"415\" width=\"750\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\"><\/iframe><\/p>\n<p>Sperimentale, poi, \u00e8 molta scrittura anche non novecentesca. Chiaramente l\u2019uso che dell\u2019aggettivo si fa \u2013 nel Novecento e dopo \u2013 ha a che fare giocoforza con una postura iper-riflessa, aperta se non spregiudicata nei confronti del linguaggio ereditato, delle lingue europee, e con un dialogo meno vincolante con la tradizione: \u00abci\u00f2 non significa che il poeta ha fatto tabula rasa della tradizione: \u00e8 il lettore timorato che ha il torto di connettere la tradizione con l\u2019idea del dovere\u00bb (Giuliani nella prefazione 1965 ai <i>Novissimi<\/i>). Tuttavia, di un\u2019accezione ancora diversa di sperimentalismo si sono pur fatti vettori i testi e le voci di autori che di un radicamento nella tradizione italiana, non esente da un peculiare plurilinguismo, facevano un caposaldo: e anche qui nulla di nuovo sotto il sole, se i nomi di Pasolini o Roversi (meglio se dagli anni Sessanta) possono esser ripetuti, e quelli \u2013 p.es. \u2013 di Pagliarani e Leonetti funzionare, in parallelo, da cerniera fra <i>questa<\/i> accezione di sperimentalismo e le coeve accezioni di avanguardia, come \u00e8 a tutti ben noto, anche qui, e ampiamente storicizzato.<br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Posso sbagliare, ma mi sembra poi che di \u201cscrittura di ricerca\u201d si parli da assai pi\u00f9 tempo di quanto afferma qualche pretestuosa noiosa polemica (in rete o fuori). Da prima di quel 2003 annus mirabilis dell\u2019avvento <i>massiccio<\/i> della Rete nelle lettere (italiane). Ovviamente, dopo, avendo reso l\u2019espressione \u201cscrittura di ricerca\u201d una specie di refrain o tag, ed essendo giocoforza questo entrato nel macromicromondo del detto web, la conseguenza \u00e8 stata ed \u00e8 una maggiore visibilit\u00e0 della (non)definizione, e con ci\u00f2 l\u2019impazzare dei tormentoni e l\u2019impazzire della maionese di tutti coloro (me incluso) che presumono di avere da dire, sul tema, qualcosa di non contingente.<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #3366ff;\">Nonostante ci\u00f2, pare che \u201cscrittura di ricerca\u201d riscuota successo soprattutto presso i suoi detrattori e mislettori, e presso tutti quegli scrittori che si dichiarano insoddisfatti e non pienamente descritti dalla definizione. Singolare destino, a cui penso sarebbe puerile da parte mia presumere di dare una svolta o spin di qualche momento, in poche righe, o in molte.<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #3366ff;\">Aggiungo solo una notilla estrema: se \u2013 in quell\u2019insiemistica di cui in incipit dubitavo \u2013 si incrociano \u201cavanguardia\u201d e \u201cricerca\u201d, pi\u00f9 che spazi geometrici vediamo profilarsi magari un atteggiamento. Un atteggiamento di incertezza e indefinizione per la seconda, rispetto a talune certezze della prima. E vediamo anche comporsi il profilo di una mancanza, in Italia, collocabile tra met\u00e0 anni Ottanta e fine anni Novanta: un mancato o minimo distacco dalle linee e dai laboratori linguistici e metalinguistici degli anni Sessanta, che \u00e8 invece avvenuto ed ha avuto effetti nelle zone anglofona e (soprattutto) francofona. Fuori d\u2019Italia un <i>distacco nella continuit\u00e0<\/i> non solo si \u00e8 avuto ma \u00e8 stato di segno particolarmente forte. In Italia ha sub\u00ecto quasi sempre e quasi ovunque un ritardo. Limite che pare \u2013 post quem \u2013 latamente sovrapponibile al buio politico degli stessi anni. (So bene che gli autori non c\u2019entrano, col buio, ma col distacco mancante o parziale \u2013 in letteratura \u2013 forse s\u00ec).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"color: #000000;\"><b>2) Scrittura prima e dopo il \u201cparadigma\u201d. Dal tentativo di proposta e sistematizzazione di \u201cun cambio di paradigma\u201d, sembra si sia passati all\u2019affermazione di una scrittura post-paradigmatica come nuovo paradigma: quali sono i presupposti sociali, civili e politici per poter affermare questo? Non c\u2019\u00e8 forse il rischio di voler imporre una <i>nuova ortodossia<\/i>?<br class=\"none\" \/><\/b><\/span><span style=\"color: #3366ff;\">Se volessi affilare una critica (che qui non vedo n\u00e9 credo pertinente, dato il contesto amichevole), direi che semmai \u00e8 singolare che al primo albeggiare, nella nebbia, si indossino in fretta gli occhiali da sole. Nemmeno ancora \u2018sappiamo\u2019 (sempre che sia qualcosa da \u2018sapere\u2019) di cosa parliamo quando parliamo di post-paradigma, nemmeno \u00e8 stata tradotta una centesima parte degli autori che in tutto il mondo scrivono \u2018cos\u00ec\u2019, e gi\u00e0 si attiva l\u2019allarme ortodossia. <i>Questo<\/i>, semmai, mi allarmerebbe.<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">\u00a0Dico ci\u00f2 senza ancora aggiungere che un mutamento di paradigma non \u00e8 un mutamento di stili, di retoriche (o che insomma non \u00e8 soltanto questo) ma coinvolge la stessa idea di ortodossia, mettendola in questione.<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Se il paradigma muta, \u00e8 proprio in stretto legame con la non percettibilit\u00e0 attestata (n\u00e9 riattestabile) di qualcosa come una ortodossia. Se la scrittura \u00e8 di ricerca, \u00e8 proprio perch\u00e9 davvero e <i>strutturalmente<\/i> non sa, non pu\u00f2 sapere compiutamente, cosa va cercando; o non pu\u00f2 saperlo riarretrando con lo sguardo \u2013 dopo lo scritto \u2013 <i>solo<\/i> sullo scritto stesso, formalizzando leggi o ricorrenze verificabili in toto sul tessuto dato. (Essendo non pi\u00f9 tout court \u201ctessuto\u201d l\u2019oggetto osservabile). E come pu\u00f2 allora cristallizzare delle regole, delle forme di ortodossia? Ne sarebbe semmai la negazione, se non fosse che perfino un atteggiamento duale (ortodossia <i>vs<\/i> non-ortodossia) rischia di esser qualcosa di improponibile, rigido, perfino premoderno.<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Addendum: come posso dire che lo sguardo non riarretra sullo scritto? Non \u00e8, lo scritto, tutto ci\u00f2 che va indagato? Cosa altro osservare? Non certo l\u2019intentio auctoris, le tecniche usate, le fole di poetica, l\u2019editore che stampa, eccetera. Chiaro. Ma aggiungo: l\u2019osservazione corra non solo al mero \u2018tessuto\u2019 registrabile (sillabe, lessico, sintassi, architettura, &#8230;) della pagina, ma \u2013 importante \u2013 al <i>tipo di sguardo<\/i> e specchio proprio e altrui che l\u2019autore (grazie al tessuto che la pagina di fatto certo espone) implica \/ genera \/ contratta \/ co-struttura \/ determina \/ sottintende nell\u2019opera. Ma di questo pi\u00f9 avanti. (Al punto 5).<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_1669\" aria-describedby=\"caption-attachment-1669\" style=\"width: 307px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/16099341376_77ee275f9c_o.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1669  \" alt=\"Scrittura asemica 1 - Marco Giovenale\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/16099341376_77ee275f9c_o.jpg\" width=\"307\" height=\"397\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/16099341376_77ee275f9c_o.jpg 511w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/16099341376_77ee275f9c_o-231x300.jpg 231w\" sizes=\"(max-width: 307px) 100vw, 307px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1669\" class=\"wp-caption-text\">Marco Giovenale &#8211; Scrittura asemica 1<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"color: #000000;\"><b>3) Il gruppo 93 e il post-modernismo critico vengono citati raramente quando si raffrontano le <i>nuove scritture <\/i>con il recente passato e quasi sempre il riferimento \u00e8 il gruppo 63. A tuo avviso quanto il gruppo 93 ha inciso sul cambio di direzione della \u201cscrittura sperimentale\u201d e quanto ha preconizzato l\u2019oggi della scrittura?<br class=\"none\" \/><\/b><\/span><span style=\"color: #3366ff;\">Ex abrupto la tentazione sarebbe quella di dire che quando (e non a caso in quel momento) alcuni autori del gruppo hanno chiuso la porta \u201c93\u201d e radicalmente ripensato alcune scelte stilistiche (o meglio: smesso di pensare \u201cper stile\u201d), si sono accostati a qualcosa di indefinibile e pi\u00f9 vicino a un mutamento e movimento che fuori d\u2019Italia era nell\u2019aria e nell\u2019epoca. Penso al Baino di <i>Pinocchio (moviole) <\/i>o <i>Le anatre di ghiaccio<\/i>. O a certe cose recenti di Cepollaro. Altri autori sviluppavano un discorso, nuovamente\/diversamente \u2018modernista\u2019, di grande energia testuale (penso a Giuliano Mesa, che per tanti aspetti potrebbe esser letto come autore tutt\u2019altro che lontano dal percorso, ad esempio, di Rachel Blau DuPlessis). C\u2019erano poi personalit\u00e0 a mio avviso connotate da un\u2019indipendenza\/isolamento e da una \u2018volont\u00e0 di struttura\u2019 assolutamente peculiari, come Frixione, per le quali \u00e8 impossibile non parlare di ricerca, e allo stesso tempo \u00e8 impossibile non vedere la pertinenza a un tipo di scritture legate a (vincolate da) doppio filo al ruolo delle contraintes linguistiche.<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">\u00a0Riflettendo meglio, va pur sottolineato che negli anni Novanta si deve principalmente a quel gruppo di autori, e in particolare alla rivista \u00abBaldus\u00bb, un\u2019apertura a spazi non italiani di ricerca: cfr. in particolare il n. 2 del 1992 e tutti e tre i numeri usciti (non casualmente) nel 1995.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><b>4) Le <i>nuove scritture <\/i>\u00a0e la complessit\u00e0. C\u2019\u00e8 ancora spazio nella scrittura post-paradigmatica\u00a0 per una complessit\u00e0 semantica e sintattica, considerato che lo stile della prosa in prosa o della post-po\u00e9sie \u00e8 quasi sempre orizzontale, privo di abbellimenti analogico-metaforici del reale, a pura denotazione fattuale<\/b>?<br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Difficile rispondere. Chi pu\u00f2 dirlo? Tutte le scritture di ricerca <i>fanno problema<\/i> nel momento in cui tentano di fissare punti programmatici netti. La domanda mi d\u00e0 modo di precisare e ripetere anche, a proposito delle mie tante liste e tracce di \u2018placet\u2019\/\u2018non placet\u2019 sparse in rete, che i gusti e le direzioni individuali si misurano sempre alla prova del fuoco testuale. Non \u00e8 in nessun modo possibile n\u00e9 lecito \u2013 \u00e8 semmai ben assurdo \u2013 dare qualcosa come delle \u2018direzioni\u2019. Forse nemmeno minime indicazioni personali, unica tentazione a cui posso aver ceduto. (Sono per\u00f2 comunque non sempre opportuni i testi critici miei che cos\u00ec si muovono o sembrano muoversi; \u00e8 vero per\u00f2 che spesso i lettori ne prendono solo i segmenti asseveranti, e non considerano le attenuazioni, le perifrasi limitative, le parentesi di dubbio, che invece sono essenziali).<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Mi rendo conto che questa messa in mora di ogni definizione, pi\u00f9 che essere un sano modus operandi fenomenologico, rischia di rivelarsi banale vaghezza. L\u2019indeterminazione non \u00e8 indeterminatezza, ma forse corre costantemente il rischio di esserlo.<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Tornando alla domanda, mi sento di aggiungere che \u201ccomplessit\u00e0 semantica e sintattica\u201d \u00e8 una cosa, e complicazione (soprattutto lessicale) un\u2019altra. Quest\u2019ultima, in particolare, mi pare \u2018consumata\u2019. Non che non possa funzionare, chiaro. Ma se n\u2019\u00e8 vista tanta, ma tanta, nell\u2019area degli epigonismi laborintici, anche in autori di valore.<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Tanto cattivo surrealismo ha, pure, fatto il suo tempo, a mio modo di vedere. Idem gli estenuati iper-consci e iper-esibiti etimologismi (trait d\u2019union, questo della passione etimologica, che lega in strane nozze l\u2019avant-guardrail pi\u00f9 ammaccato ai lirici petrarcaici innamorati degli isosillabismi in cui possono incastrare e far dire qualcosa di apparentemente profondo a neoformazioni immaginose, mattoncini denominali, deverbali, relitti di latinorum).<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Lo scriver complesso \u00e8 ben accetto quanto il suo contrario, dunque. Certo, esiste una storia (e stanchezze variamente articolate) nella vicenda e nell\u2019uso dell\u2019uno come dell\u2019altro.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_1670\" aria-describedby=\"caption-attachment-1670\" style=\"width: 574px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/15942102843_82eb10421f_o.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1670 \" alt=\"15942102843_82eb10421f_o\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/15942102843_82eb10421f_o.jpg\" width=\"574\" height=\"297\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/15942102843_82eb10421f_o.jpg 911w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/15942102843_82eb10421f_o-300x155.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/15942102843_82eb10421f_o-500x258.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 574px) 100vw, 574px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1670\" class=\"wp-caption-text\">Marco Giovenale &#8211; variations on asemic under dim lights_ 02_<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"color: #000000;\"><b>5) Scrittura assertiva e anassertiva. Quali sono le esigenze interiori, estetiche e concettuali che determinano questo tipo di scrittura? \u00c8 una scrittura programmatica, dimostrativa di un nuovo modo che soppianta pesantemente il passato?<br \/>\n<\/b><\/span><span style=\"color: #3366ff;\">Sulla seconda domanda rinvierei a quanto detto replicando al punto 2, poco sopra. Sulla prima domanda mi diffondo (pi\u00f9) volentieri, come posso. Non \u00e8 improprio n\u00e9 ingenuo parlare di esigenze interiori, in primis. L\u2019asserzione (nella possibile accezione di: <i>scrittura che preorienta imperiosamente la reazione del lettore<\/i>) a mio avviso risponde a un\u2019esigenza interiore che talvolta pu\u00f2 configurarsi come divisa tra il narcisismo autoriale e la sfiducia dell\u2019auctor medesimo nelle capacit\u00e0 ermeneutiche del lettore. Al contrario, un\u2019opera non assertiva pu\u00f2 essere la\u00a0 traccia di una deviazione dello sguardo dalla figura autoriale come riferimento orientante, di spicco, e allo stesso tempo il segno di una estrema apertura verso le capacit\u00e0 di indagine (e costruzione di realt\u00e0) dell\u2019altro. Mi \u00e8 capitato di dire pi\u00f9 di una volta che questo configura premesse e prefigura conseguenze di natura perfino \u2018politica\u2019, in senso ampio.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Le esigenze concettuali o \u201cestetiche\u201d, poi, sono forse ancora un campo indefinito. Dar loro definizione rischia di aderire a una sorta di assertivit\u00e0 di poetica, tentazione o direzione impropria (a mio avviso, e per quel che mi riguarda). (Ne parlavo or ora, rispondendo al punto 4).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"color: #3366ff;\">[Apro una lunghissima parentesi quadra.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Torno non brevemente sull\u2019espressione \u201cscrittura assertiva\u201d, perch\u00e9 ho l\u2019impressione che generi spesso (motivata) confusione. Un\u2019accezione che mi sentirei di dare \u00e8 quella tratteggiata poco sopra: <i>scrittura che preorienta imperiosamente la reazione del lettore<\/i>. Oppure: scrittura che proietta sulla distanza fra autore e lettore non solo dei parametri di decodifica=ricodifica tagliati sulle misure autoriali, ma altres\u00ec i fantasmi di una specie di feedback di consenso, anch\u2019esso vicino a poter esser definito <i>preorientato<\/i>. (E: come dato per scontato).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Senza neanche troppa malizia si domander\u00e0: quale scrittura<i> non <\/i>opera cos\u00ec? Quale pagina non preorienta reazioni, e non si struttura secondo alcune caratteristiche della mano che scrive e di sue implicite richieste di feedback? In verit\u00e0, proprio nelle faglie sottili tra queste e dentro queste domande entrano le lamelle necessarie del dubbio, quando ad essere in campo \u00e8 una certa scrittura di ricerca. (Scrittura dell\u2019incerto, di ombre? Forse. Scrittura di quello che ancora non si sa, non si vede). (E come si pu\u00f2 chiedere consenso sul non noto, sul non interamente o sul niente affatto noto?).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Di sottigliezza e di crepe si pu\u00f2 parlare non nel mero senso di dimensioni sfuggenti, minime, ma di una inafferrabilit\u00e0 pi\u00f9 complessa ancora, che disarticola e riarticola quelle domande, ed \u00e8 volentieri connessa ai pochi gradi di spostamento (orientamento) di una e pi\u00f9 superfici specchianti che magnificano e assai moltiplicano l\u2019angolatura dello sguardo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Mi spiego.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Il fatto \u00e8 che chiunque di noi \u2013 sempre \u2013 parlando costituisce, a prescindere da posizioni autoriali, una sorta di microlabirinto di specchi, orientati in parte verso la lingua stessa, in parte verso un \u2018narrato\u2019 (diciamo genericamente), in parte verso un\u2019asserzione legata all\u2019ombra allegorica del narrato, in parte verso l\u2019autore in s\u00e9, in parte verso chi ascolta (e, cosa nodale, verso le sue aspettative).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Ognuno \u2013 ciascuno di questi orientamenti \u2013 cambia non solo il labirinto generale, ma il proprio rapporto con tutti i dettagli e le reazioni degli orientamenti accanto. Ebbene. Quanto pi\u00f9 gli specchi qui nominati, coi loro clic e millimetri, introducono nello specchiare anche un\u2019intenzione di \u2018indirizzamento\u2019 (preorientamento) codificato dello sguardo altrui, tanto pi\u00f9 affermano, asseriscono, segnano a dito il rameggio delle linee di senso, implicano microspostamenti nell\u2019altrui ricezione ed elaborazione del senso. Lasciando purtroppo indietro, in questo modo, tutto ci\u00f2 che esse stesse (linee) ed essi stessi (specchi) non sanno di verbalizzare, formare, formulare, visualizzare, riflettere.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">In asserzione, i gradi differenziali delle loro inclinazioni contano, in termini di ricerca, assai meno del profilarsi dello sguardo di cui chiedono l\u2019assenso. Il labirinto allora si costella di indicazioni: \u201cuscita\u201d, \u201centrata\u201d, \u201cvicolo cieco\u201d, e smette di conoscere, di far conoscere. Diventa una macchina per <i>eseguire<\/i> un itinerario, un tour. Per dire e sentirsi dire come muoversi, venir rassicurati sulla direzione. (\u201cSto andando bene?\u201d. \u201cMi riconosci?\u201d. \u201cHai ben capito di quale emozione sto dando immagine?\u201d. \u201cArriva il messaggio?\u201d. \u201cArriva l\u2019immagine?\u201d. \u201cSi prende il segnale? \u00c8 abbastanza nitido?\u201d. \u201cSono io, vedi?\u201d. \u201cQui sei tu, vedi?\u201d).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">(Bon. Le mie domande allora sono: di questo si ha bisogno? Di queste moine? Di testi che non fanno che rivolgere al lettore un occhiolino di frase, un amo, un gancio, un \u201cguardami\u201d?).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Cos\u00ec \u2013 p.es. \u2013 un verbo imperfetto perfettamente memoriale, senza traccia di ironia, n\u00e9 di sfaldamento delle proprie certezze temporali, tante volte \u00e8 <i>asserzione<\/i> non perch\u00e9 faccia \u201celegia\u201d, o \u201cautonarrazione\u201d o abbia una qualche velatura nostalgica anche astratta, ma perch\u00e9 afferma una certezza di tenuta e riflesso\/condivisione del senso (di avvertite tenuta e pertinenza dei segnali indicatori all\u2019interno del labirinto) che pretende integrit\u00e0 di percezione, stabilit\u00e0 e valore, da subito, e addirittura prima, ancora prima, di <i>essere<\/i> qualsiasi cosa, sia elegia o narrazione. Ha gi\u00e0 piegato il proprio sistema di specchi in un certo modo, accattivandosi e misurando i gesti di lettura e (ri)costruzione del senso di chi osserva.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_1673\" aria-describedby=\"caption-attachment-1673\" style=\"width: 559px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/the-same-glitched.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1673  \" alt=\"Marco Giovenale - the same, glitched\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/the-same-glitched.jpg\" width=\"559\" height=\"266\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/the-same-glitched.jpg 999w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/the-same-glitched-300x142.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/the-same-glitched-500x237.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 559px) 100vw, 559px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1673\" class=\"wp-caption-text\">Marco Giovenale &#8211; the same, glitched<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><span style=\"color: #3366ff;\">Ogni comunicazione fra umani si regge su un patto di incontro. Solitamente ci si trova a met\u00e0 strada. Qualche volta la strada che l\u2019autore deve chiedere al lettore di compiere \u00e8 pi\u00f9 lunga rispetto a quella che l\u2019autore stesso fa verso il lettore. Talvolta \u00e8 invece pi\u00f9 breve. Bon. Un elemento che forse distingue la scrittura di ricerca dalle altre \u00e8 che nel suo ambito, quale che sia il tratto da percorrere, l\u2019autore non va incontro al lettore con un contratto di leggibilit\u00e0 prefirmato (presuntivamente dal lettore stesso!). A volte discute il contratto <i>in itinere<\/i> con lui. In altri casi, neanche lui si raccapezza sui parametri di leggibilit\u00e0 e scioglimento, e dunque non ha proprio nessun contratto da proporre. And so on.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">Ma mi fermo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\"><span style=\"line-height: 1.5em;\">Forse la miglior definizione di scrittura non assertiva non \u00e8 data dal pulviscolo teorico, dalla complessit\u00e0 delle (tentate) approssimazioni. Pu\u00f2 semmai esser trovata nei testi stessi, che tuttavia paiono singolarmente allontanati dalle sedi di interlocuzione. (Non questa, \u00e8 pi\u00f9 che ovvio). Trovo evidente giudicare non assertiva la serie di Christophe Fiat, <\/span><i style=\"line-height: 1.5em;\">Un\u2019avventura di Batman a Gotham City<\/i><span style=\"line-height: 1.5em;\">, per esempio. (La prima uscita su gammm \u00e8 qui: <\/span><\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/gammm.org\/index.php\/2008\/03\/01\/une-aventure-de-batman-a-gotham-city-prima-puntata-christophe-fiat-1999-2004\/\" target=\"_blank\">http:\/\/gammm.org\/index.php\/2008\/03\/01\/une-aventure-de-batman-a-gotham-city-prima-puntata-christophe-fiat-1999-2004\/<\/a><\/span><span style=\"line-height: 1.5em;\"><span style=\"color: #3366ff;\">; ne sono seguite altre due).<\/span> <span style=\"color: #3366ff;\">O <\/span><\/span><span style=\"color: #3366ff;\"><i style=\"line-height: 1.5em;\">Reader\u2019s Block<\/i><\/span><span style=\"line-height: 1.5em;\"><span style=\"color: #3366ff;\"> di David Markson<\/span> (<\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/gammm.org\/index.php\/2007\/07\/13\/reader-s-block-david-markson\/\" target=\"_blank\">http:\/\/gammm.org\/index.php\/2007\/07\/13\/reader-s-block-david-markson\/<\/a><\/span><span style=\"line-height: 1.5em;\">)<span style=\"color: #3366ff;\">. Due citazioni fra moltissime, queste appena fatte, per non tornare agli esempi su cui forse troppo ossessivamente insisto: Christophe Tarkos e Corrado Costa soprattutto. Siamo d\u2019accordo? Ci intendiamo sulla non assertivit\u00e0 di queste scritture? Sottolineo: sono loro, sempre, a precedere la teoria. Se, in tema, si trover\u00e0 che io ho detto fin qui imprecisioni, e chiedo venia, non \u00e8 (solo) perch\u00e9 non sono stato capace di giungere a un buon grado di sintesi teorica, ma soprattutto perch\u00e9 le scritture di Tarkos e degli altri mettono felicemente in scacco ogni (mia) teoria. Fatto, questo, vitalissimo e positivo.<\/span><br \/>\n<\/span><span style=\"color: #3366ff;\">Chiudo la parentesi quadra].<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><b>6) La molteplicit\u00e0 del reale \u00e8 un grande cut-up (come scrive Burroughs in <i>La scrittura creativa<\/i>: <a href=\"http:\/\/gammm.org\/index.php\/2012\/12\/20\/vuol-dire-quello-che-vedete-effettivamente-william-burroughs\/\" target=\"_blank\">http:\/\/gammm.org\/index.php\/2012\/12\/20\/vuol-dire-quello-che-vedete-effettivamente-william-burroughs\/<\/a>), ma per rendere concreta questa molteplicit\u00e0 in una realt\u00e0 scritturale, bisogna per forza dimenticarsi che il reale \u00e8 anche costituito da strutture rappresentative colte, da stratificazioni della lingua e dei significati, da gerghi tecnici e di settore? (E il pastiche che comunque \u00e8 aumentato esponenzialmente, babelicamente, proprio grazie all\u2019avvento delle nuove tecnologie\u2026.).<br class=\"none\" \/><\/b><span style=\"color: #3366ff;\">Tutto pu\u00f2, a mio avviso, essere fatto e disfatto. Il problema delle strutture colte, delle stratificazioni linguistiche, a differenza p.es. di molta \u2018bruta\u2019 e magari brutta oggettualit\u00e0, \u00e8 che funzionano meno innaturalmente di quest\u2019ultima ad agganciare l\u2019ego autoriale, e a tenerlo stretto a un\u2019autorappresentazione effettivamente, proprio <i>fattivamente<\/i> a rischio di narcisismi. Gerghi tecnici, e loro derivazioni\/elaborazioni complesse, luoghi linguistici \u2018forbiti\u2019, golosi, sono il paradiso dell\u2019esibizione, dello spettacolo. (Questo senza togliere ed escludere che pu\u00f2 esistere un esibizionismo della secchezza, della ritenzione verbale, dell\u2019\u201coggettualit\u00e0\u2019, certo).<\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><b>7) Tu non sei uno scrittore totalmente \u201cdopo il paradigma\u201d, convivono nella tua produzione diversi casi, ma abbastanza distinti l\u2019uno dall\u2019altro. Da dove parte e fin dove arriva la contaminazione?<br class=\"none\" \/><\/b><span style=\"color: #3366ff;\">Ogni testo forse potrebbere rispondere in modo proprio, peculiare: da quelli in cui la compresenza (come integrazione e\/o contrasto) \u00e8 pi\u00f9 forte, a quelli in cui tale compresenza non \u00e8 minimamente riscontrabile, o lo \u00e8 in modo limitato. Tra i testi \u2018di compresenza\u2019 vanno ovviamente elencati <i>La casa esposta<\/i>, <i>Shelter<\/i>, <i>In rebus<\/i>. Tra quelli pi\u00f9 \u2018granitici\u2019 direi <i>Il segno meno<\/i>, <i>Delvaux<\/i> e forse <i>Soluzione della materia<\/i> come esempi di rielaborazione di Novecento, di modernismo; e \u2013 sul fronte opposto \u2013 <i>Quasi tutti<\/i> o <i>A gunless tea<\/i>, <i>CDK<\/i> e l\u2019imminente <i>Anachromisms<\/i> come esempi di \u2018passaggio di paradigma\u2019, mutazione pi\u00f9 radicale.<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Ovvio che a ognuna di queste opere non si possa assegnare un\u2019etichetta unica, che ne esaurisca una qualche pertinenza <i>reale<\/i> a categorie. (Essendo, tutte le categorie, costruzioni ben poco \u2018raffinate\u2019, lo ripeto e lo ammetto, lo sappiamo). Andranno dunque anche prese con una variabile quantit\u00e0 di libert\u00e0 e scetticismo.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_1681\" aria-describedby=\"caption-attachment-1681\" style=\"width: 358px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/pergif1.gif\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1681 \" alt=\"Marco Giovenale - blinkasemic encyclopaedia (excerpt) \/ differx. 2014\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/pergif1.gif\" width=\"358\" height=\"506\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1681\" class=\"wp-caption-text\">Marco Giovenale &#8211; blinkasemic encyclopaedia (excerpt) \/ differx. 2014<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\"><b>8) In un tuo articolo su slowforward hai scritto: \u201cSolo chi si ostina a non leggere (e soprattutto a non considerare le valanghe di scritture nuove che vengono da paesi non italofoni) pu\u00f2 sostenere serenamente che non esiste una novit\u00e0 radicale, o meglio una diversit\u00e0 profonda (e non riportabile a meri connotati linguistici e formali) tra materiali prima e dopo il paradigma\u201d. Qual \u00e8 nello specifico questa diversit\u00e0 profonda?<br class=\"none\" \/><\/b><span style=\"color: #3366ff;\">Se non \u00e8 riportabile a meri connotati linguistici e formali, come posso delimitarla, rigorosamente, col e nel linguaggio di cui gi\u00e0 disponiamo? Non sar\u00e0 da indagare, ancora? Come darle una descrittibilit\u00e0 in termini di forme (condivise)? Di nuovo: cosa unisce autori come Corrado Costa e Christophe Tarkos? Una wittgensteiniana \u2018aria di famiglia\u2019? Forse. In gran parte inafferrabile. (E inafferrata, senza letture degli stessi, e di altri, molti altri).<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"color: #3366ff;\">Davvero la lettura e il confronto sono indispensabili. Vero \u00e8 che ormai si pu\u00f2 constatare che scritture \u2018dopo il paradigma\u2019 si trovano in gran numero anche in italiano. Non \u00e8 per forza a una costellazione francese o inglese che ci si deve riferire per avere anche solo un\u2019idea di contesto, stili, materiali, come invece era in pratica inevitabile fino a qualche anno fa. Nell\u2019arco di meno di dieci anni sono uscite forse pi\u00f9 di tre dozzine di libri che possono dare un quadro della situazione&#8230;<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><span style=\"font-size: 12px;\"><span style=\"font-size: 14px;\">Marco Giovenale vive a Roma dove lavora come editor e traduttore indipendente. \u00c8 tra i fondatori di gammm.org (2006), e<\/span><\/span> <\/em><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/10951591_10152593617792212_118440983_n.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-1682\" alt=\"10951591_10152593617792212_118440983_n\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/10951591_10152593617792212_118440983_n.jpg\" width=\"427\" height=\"320\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/10951591_10152593617792212_118440983_n.jpg 711w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/10951591_10152593617792212_118440983_n-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2015\/02\/10951591_10152593617792212_118440983_n-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 427px) 100vw, 427px\" \/><\/a><span style=\"font-size: 14px;\"><em>puntocritico.eu, eexxiitt, asemic-net (tutti del 2011). \u00c8 redattore di varie riviste cartacee e spazi web, tra cui <a href=\" http:\/\/sibila.com.br. \" target=\"_blank\">sibila.com.br<\/a>. Collabora con \u00abl\u2019immaginazione\u00bb e \u00abalfabeta2\u00bb. Cura la collana Logosfere per l\u2019editrice Zona, Syn per le edizioni IkonaL\u00edber, e la collana Benway Series (per l\u2019editore Tielleci) con M. Guatteri, M. Zaffarano e G. Marzaioli.<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> <em>I suoi libri di poesia pi\u00f9 recenti sono Shelter (Donzelli, 2010), Storia dei minuti (Transeuropa, 2010), In rebus (Zona, 2012, con i testi vincitori del premio Antonio Delfini 2009), Delvaux (O\u00e8dipus, 2013). In uscita: Maniera nera (2015). Tra le prose: Numeri primi (Arcipelago, 2006), Quasi tutti (Pol\u00ecmata, 2010) e Lie lie (La camera verde, 2010).<\/em><\/span><br \/>\n<em><span style=\"font-size: 12px;\"><span style=\"font-size: 14px;\">Suoi testi sono antologizzati, fra altre sedi, in Parola plurale (Sossella, 2005), Nono quaderno di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2007), nel volume del Premio Antonio Delfi<\/span><span style=\"font-size: 14px;\">ni 2009, in Poesia degli anni Zero (Ponte Sisto, 2011) e in Nuovi oggettivisti (Loffredo, 2013). Altre rassegne antologiche che lo includono (non italiane) sono in uscita nel 2015.<\/span><\/span><\/em><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> <em>Con i redattori di gammm \u00e8 nel libro collettivo Prosa in prosa (Le Lettere, 2009).<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> <em>\u00c8 autore di alcuni testi in inglese: A gunless tea (Dusie, 2007), CDK (Tir Aux Pigeons, 2009), anachromisms (Ahsahta Press, 2014) e white while (Gauss PDF, 2014). Una bibliografia e otto ossidiane inedite sono in Tagli\/tmesi (La camera verde, 2013).<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> <em>Per Sossella nel 2008 ha curato una ampia raccolta antologica di testi di Roberto Roversi. Nel 2014 ha tradotto, per La camera verde, Billy the Kid, di Jack Spicer.<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\"> <em>Il suo blog \u00e8 <a href=\"http:\/\/slowforward.wordpress.com\" target=\"_blank\">slowforward.wordpress.com<\/a><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; MARCO GIOVENALE scritture di ricerca, prima e dopo il paradigma &nbsp; &nbsp; La video intervista si \u00e8 tenuta a Firenze il 21 novembre 2013, in occasione della presentazione del libro &#8220;Delvaux&#8221; (O\u00e8dipus edizioni) di Marco Giovenale ed \u00e8 focalizzata sul concetto di &#8220;scrittura di ricerca&#8221; e &#8220;scrittura post-paradigmatica&#8221;. 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