{"id":1423,"date":"2014-05-30T19:47:37","date_gmt":"2014-05-30T19:47:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/?p=1423"},"modified":"2014-08-05T15:12:52","modified_gmt":"2014-08-05T15:12:52","slug":"la-scrittura-della-sibilla-emilio-villa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2014\/05\/30\/la-scrittura-della-sibilla-emilio-villa\/","title":{"rendered":"La scrittura della Sibilla &lt; = &gt; Emilio Villa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right\"><span style=\"color: #ff0000\"><em>*xilema<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1 style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 40px;color: #800000\">EMILIO VILLA<\/span><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 52px;color: #800000\">%<\/span><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 32px;color: #800000\">(1914-2014)<\/span><\/h1>\n<h1><\/h1>\n<figure id=\"attachment_1424\" aria-describedby=\"caption-attachment-1424\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/EMILIO-VILLA-suo-ritratto.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1424\" alt=\"Ritratto di Emilio Villa\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/EMILIO-VILLA-suo-ritratto.jpg\" width=\"800\" height=\"532\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/EMILIO-VILLA-suo-ritratto.jpg 800w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/EMILIO-VILLA-suo-ritratto-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/EMILIO-VILLA-suo-ritratto-451x300.jpg 451w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1424\" class=\"wp-caption-text\">Ritratto di Emilio Villa<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prendiamo l&#8217;occasione del centenario per riportare l&#8217;attenzione su una delle figure capitali della cultura italiana: <span style=\"color: #800000\"><strong>Emilio Villa<\/strong><\/span>. Prima di noi, nella seconda met\u00e0 del 2013, il progetto ideato e curato da Enzo Campi, che si \u00e8 concretizzato nel libro <span style=\"font-size: 14px\"><a href=\"http:\/\/parabolichedellultimogiorno.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">&#8220;AA.VV.<\/a>\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 14px\"><a href=\"http:\/\/parabolichedellultimogiorno.wordpress.com\/\" target=\"_blank\">PARABOL(ICH)E DELL&#8217;ULTIMO GIORNO.\u00a0PER EMILIO VILLA&#8221;<\/a><\/span>. Ci auguriamo che queste iniziative possano dare lo slancio per operazioni editoriali sistematiche, mirate sia a rendere disponibili i testi villiani (l&#8217;ultima antologia &#8220;Zodiaco&#8221; risale gi\u00e0 a 14 anni fa) -per far s\u00ec che anche i pi\u00f9 giovani entrino in contatto con l&#8217;altra faccia dell'&#8221;avanguardia&#8221;-, sia a stimolare nuovi interventi critici e interpretativi dell&#8217;opera poetica.<\/p>\n<pre style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #800000\">\"[...]la retta non\u00a0esiste, le parallele si scontrano. [...]l\u2019universa trasformazione non conosce\u00a0spigoli, n\u00e9 funzioni, n\u00e9 serie\u201d (Emilio Villa)<\/span><\/pre>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte a quella porzione (cospicua) della produzione villiana non in italiano, si pu\u00f2 facilmente cadere in una sensazione di sconforto misto ad ossequiosa distanza. In effetti parlando di Villa non si pu\u00f2 fare a meno di far riferimento ai suoi esperimenti mistilingue, che poco o niente hanno a che fare con il modulo postmoderno, perch\u00e9 non si tratta di prelievi e commistioni da e con lingue diverse: piuttosto di una scrittura protratta per interi componimenti in latino, greco antico, dialetto, francese, inglese ed altre lingue arcaiche. Perci\u00f2 \u00e8 comprensibile che coloro che non dispongono dei mezzi per decodificare tali testi, rimarranno quasi sicuramente sulla soglia. Ci\u00f2 anche in considerazione del fatto che Villa non solo rivivificava &#8220;lingue morte&#8221; semplicemente attraverso l&#8217;uso quotidiano che ne faceva -evolvendo e sviluppando le forme ormai cristallizzate della grammatica e della sintassi-, ma in pi\u00f9 i testi sono spesso dei piccoli trattati di etimologia comparata. Tuttavia di queste scritture che appaiono, ancor prima che sibilline, enigmatiche, \u00e8 possibile apprezzarne lo statuto progettuale. L&#8217;intento prometeico di Emilio Villa \u00e8 conoscitivo, ma nella sua forma pi\u00f9 estrema: si punta dritto all&#8217;origine. Per fare questo Villa adotta lo strumento della poesia, ma sottotraccia ci sono motivazioni di ordine filosofico, antropologico e teologico. La ricerca spasmodica (punteggiata anche da &#8220;registri bassi&#8221;, provocazioni, corruzioni) di una lingua originaria, &#8220;edenica&#8221;, dove siano consustanziali <em>res<\/em> e <em>logos<\/em>, porta il poeta a un vero e proprio <em>sparagm\u00f2s<\/em>, un dilaniamento babelico delle possibilit\u00e0 della parola, del corpo del significato nella disseminazione dei significanti, secondo le modalit\u00e0 suggestive della scrittura misterica. Tale dionisismo scritturale Villa lo attua sistematicamente non solo nella sostanza dei testi, ma anche nella metatestualit\u00e0 che l&#8217;autore stesso rappresenta, in che modo? Facendo\u00a0<em>sparagm\u00f2s <\/em>di se stesso: Villa fa perdere le proprie tracce, attua per la sua opera una strategia a-topica, disperde i suoi testi non solo nel flusso di codici vari, ma fisicamente li rende irreperibili, non fruibili, attraverso una miriade di piccole tirature, di invii privati mirati, etc. Villa getta nel Tevere le sue parole scritte su delle pietre: il silenzio (come spiega bene Enzo Campi nel saggio &#8220;<em>Chaos: Pesare-Pensare<\/em>&#8220;). Relativizzando al massimo la scrittura, ponendosi, non al di sopra, ma al di l\u00e0 delle convezioni anche pi\u00f9 sperimentali della letteratura a lui coeva, con l&#8217;utilizzo di una lingua ai pi\u00f9 irraggiungibile e dissipando il frutto della sua utopia come sopra accennato, Emilio Villa forse ci suggerisce veramente il silenzio come unica possibilit\u00e0 conoscitiva, sottointendendo il \u00a0primato del visivo e dell&#8217;auditivo come ponti diretti con il pensiero.<span style=\"font-size: 12px\"> (Daniele Poletti)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo lieti di presentare uno dei progetti pi\u00f9 importanti di \u00a0<strong>f l o e m a<\/strong>\u00a0 nel 2014. L&#8217;ebook che pubblichiamo \u00e8 la prima antologia poetica e critica organica presente in rete e abbiamo l&#8217;onore di ospitare \u00a0testi di <em>Carlo Alberto Sitta, Aldo Tagliaferri, Ugo Fracassa, Cecilia Bello Minciacchi, Enzo Campi e Giorgio Barbaglia<\/em>. Tra le poesie di Villa compaiono 4 inediti di cui due autografi.\u00a0\u00c8 doveroso ringraziare\u00a0Francesco e Stefania Villa per aver concesso la riproduzione dei testi del padre e il Prof. Aldo Tagliaferri per aver sostenuto attivamente il progetto.<br class=\"none\" \/><br class=\"none\" \/>L\u2019ebook \u00a0<strong><i>\u201cLa scrittura della Sibilla\u201d<\/i><em>\u00a0<\/em><\/strong>di<em>\u00a0Emilio Villa\u00a0<\/em>pu\u00f2 essere consultato e scaricato anche in PDF su<em>\u00a0<\/em><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/biblioteca#villa\" target=\"_blank\">\u00a0Biblioteca di \u00a0f l o e m a\u00a0<\/a>o direttamente qui sotto attraverso la piattaforma ISSUU per la lettura di ebooks e documenti:<\/p>\n<div data-configid=\"7460369\/8071828\" style=\"width: 650px; height: 222px;\" class=\"issuuembed\"><\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/e.issuu.com\/embed.js\" async=\"true\"><\/script><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #800000;font-size: 20px\">Contenuti sfigurati\u00a0(a proposito di Emilio Villa)<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #800000;font-size: 20px\"> di Carlo Alberto Sitta<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prendete l\u2019origine della Partecipanza a Casumaro. Matilde viaggia da giorni, incinta, per la strada che da Canossa porta a Ferrara, e la scorta non possiede rimedi per evitare un aborto spontaneo. La perdita di un figlio, anche nel medioevo, \u00e8 un Caso Amaro. Alla Signora viene in aiuto la benevolenza spontanea del popolo, un omaggio ai sassi di Toth presentato da mani color della gleba. A voi che mi avete dato un rustico appoggio io dono la terra, col suo odore di forra, in legato perpetuo. A te, Signora, in restituzione, il racconto che esce dal contado, catapecchie sparse e loquaci, di sera, al termine delle fatiche, voci che dicono e maledicono il bene e il male di Dona Mitilda. Questo \u00e8 l\u2019epos mitico e fragrante della Partecipanza, l\u2019eredit\u00e0 del viaggio che vive nel risarcimento del ricordo. Dove passa una linea desertica di case abbandonate si carica di vene varicose, tra siepi di vespe, con quel profumo.\u00a0[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><br class=\"none\" \/>continua a leggere su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Ebook-Emilio-Villa.pdf#page=51\" target=\"_blank\">Biblioteca di \u00a0<strong>f l o e m a<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #800000;font-size: 20px\">Prolegomeni villiani<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #800000;font-size: 20px\"> di Aldo Tagliaferri<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essere giusti con Emilio Villa non \u00e8 facile neppure per chi sia animato da buone intenzioni nei suoi riguardi. La constatazione che nelle antologie della poesia italiana lo si sia potuto tranquillamente escludere, o ridurre a un ruolo marginale, risale, come \u00e8 stato notato, alla tradizionale tendenza a sottovalutare o cancellare chi sia privo di rapporti con un mondo accademico spesso asfittico e devitalizzato, \u00a0o addirittura si affermi in manifesta polemica con esso. Quando in alcune storie o antologie della poesia italiana alla cancellazione si \u00e8 sostituita una annessione frettolosa , la pezza \u00e8 risultata spesso pi\u00f9 molesta del vuoto cui si intendeva rimediare perch\u00e9 faceva risaltare la natura piattamente storicistica e acritica di prontuari i cui curatori, ritardatari cronici, desiderano soprattutto mostrarsi \u00e0 la page. L\u2019obiettiva difficolt\u00e0 con la quale deve fare i conti un lettore alle prese con un opus disperso in tante pubblicazioni apparse in tiratura limitata, e per lo pi\u00f9 alla macchia, \u00e8 stata aggirata nel modo pi\u00f9 efficace e convincente dai poeti che, nonostante l\u2019alto tasso di conflittualit\u00e0 riscontrabile tra di loro, nei testi a loro disposizione hanno trovato pane per i loro denti.\u00a0[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">continua a leggere su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Ebook-Emilio-Villa.pdf#page=54\" target=\"_blank\">Biblioteca di \u00a0<strong>f l o e m a<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #800000;font-size: 20px\">Luogo, senso e\/o impulso nell\u2019opera di Emilio Villa.\u00a0Una lettura inedita.<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #800000;font-size: 20px\"> di Ugo Fracassa<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcosa di simile a un manifesto, nei toni perentori (ma spicciativi e tutto sommato revocabili) di un dettato interamente gestito alla prima persona plurale (\u201csiamo noi\u201d), \u00e8 contenuto nel fascicolo inventariato col numero 20 e custodito nell\u2019 \u201cArchivio Emilio Villa\u201d della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. All\u2019altezza del 1954 \u2013 datazione presunta del documento \u2013 da poco rientrato dal Brasile dove, nel giro di un paio d\u2019anni, aveva fatto in tempo ad entrare nell\u2019orbita del gruppo paulista di poesia concreta Noigandres e a varare il primo ed unico quaderno di O Nivel &#8211; Emilio Villa non si perita di evocare, anche sul patrio suolo ed ancora in ambito strettamente letterario, un\u2019imminente stagione di sperimentazione condivisa. Al netto della maest\u00e0 di un noi che, trattandosi di Villa, \u00e8 sempre in agguato, il poeta e \u201ccritico\u201d d\u2019arte, in uno snodo cruciale del suo percorso intellettuale ed artistico, parte lancia in resta contro gli \u2013ismi residuali della poetiche contemporanee (\u201clibert\u00e0 dalle poetiche : basta con surrealismo, futurismo [\u2026]\u201d), a pochi anni dal coming out neoavanguardistico e pochissimi dal manifestarsi dei suoi prodromi nel \u201csommesso attimo e baleno \/ dei Novissimi\u201d. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">continua a leggere su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Ebook-Emilio-Villa.pdf#page=64\" target=\"_blank\">Biblioteca di \u00a0<strong>f l o e m a<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #800000;font-size: 20px\">\u00abTota loquenda\u00bb: per due Sibyllae inedite di Emilio Villa<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #800000;font-size: 20px\"> di Cecilia Bello Minciacchi<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dell\u2019ampia produzione sibyllina di Emilio Villa, che mescola o alterna latino, italiano, francese e greco, Sibylla (monosyllabica mona) e Sibylla (sabina) [purum audivi]1, sono entrambe integralmente in latino. La prima, d\u2019apparenza metalinguistica o metapoetica, \u00e8 giocata su una monadicit\u00e0 sillabica non priva di scatto provocatorio e dissacrante: mona allude senz\u2019altro al monosillabo e alla monade, ma con ogni probabilit\u00e0 vale anche in tutti i suoi sensi dialettali e volgari. La seconda ha carattere narrativo e descrittivo, e incipit addirittura evocativo \u2013 \u00abpurum audivi proloquium de coelo\u00bb \u2013, al quale fa seguito una situazione campestre, a non dire bucolica \u2013\u00abquercus nana\u00bb, \u00abgrylli inter foliamen\u00bb \u2013, che non manca tuttavia della presenza di un animale tradizionalmente sinistro, infido e nemico: \u00abet viperae celatae ramis haerebant\u00bb.\u00a0[&#8230;]<\/p>\n<p>continua a leggere su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Ebook-Emilio-Villa.pdf#page=83\" target=\"_blank\">Biblioteca di \u00a0<strong>f l o e m a<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #800000;font-size: 20px\">Chaos: Pesare-Pensare<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #800000;font-size: 20px\"> di Enzo Campi<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando Ovidio scrisse: \u00abI versi del grande Lucrezio sono destinati a morire solo quando tutta la terra sar\u00e0 distrutta\u00bb, non poteva certo immaginare che a distanza di secoli una compagnia teatrale performativa e di ricerca (Lenz Rifrazioni)2 potesse mettere in scena o, se preferite, levare dalla scena una tra(n)sposizione del suo chaos metamorfico; e che un qualsiasi praticante della letteratura potesse far coincidere sullo stesso asse quel primo chaos al chaos babelico di un certo Emilio Villa, autore che, come fa giustamente notare Aldo Tagliaferri, ha subito l\u2019influenza elettiva di Lucrezio, e non solo quella espressamente palesata nel Niger Mundus. Del resto basta rileggere il testo citato per comprendere come gli intenti dell\u2019intera produzione villiana si facciano specchio fedele dei versi di Lucrezio: le parole nuove, la povert\u00e0 della lingua madre, la chiara luce e le cose nascoste. Potrebbe sembrare un\u2019operazione anomala o una forzatura, ma se Lucrezio scrive: \u201clibero si ravviva il soffio del fecondo zefiro\u201d, se Villa afferma: \u201cseme era il vento\u201d3, non sembrer\u00e0 azzardato inserire tra i due la leggerezza e l\u2019arealit\u00e0 dei corpi che (dis)animano il Chaos di Lenz Rifrazioni che, beninteso, si costituisce proprio a partire dalle metamorfosi ovidiane.\u00a0[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">continua a leggere su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Ebook-Emilio-Villa.pdf#page=92\" target=\"_blank\">Biblioteca di \u00a0<strong>f l o e m a<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #800000;font-size: 20px\">Il ritorno labirintico<\/span><\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #800000;font-size: 20px\"> di Giorgio Barbaglia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le implicazioni dell\u2019immagine labirintica sono varie, come lo sono i suoi aspetti e i possibili approcci ad essa. Ma, di questi ultimi, il pi\u00f9 inadeguato e ingannevole \u00e8 quello di attenersi all\u2019idea di un luogo determinato con il quale ci si confronti in un facoltativo gioco enigmistico. Purtroppo tale concezione riduttiva e fuorviante fornisce il pretesto anche oggi a alcuni artisti per produrre opere che semplicemente invocano invano dal titolo di labirinto un titolo di enigmaticit\u00e0 del tutto indebito.<br \/>\nGi\u00e0 l\u2019enigma mitico stesso, in origine e nella sua generalit\u00e0, mette in gioco, in quanto tale, la vita di chi \u00e8 costretto ad affrontarlo. Ma, per quanto riguarda quello labirintico in particolare, l\u2019esistenza umana vi \u00e8 addirittura costitutivamente coinvolta fin dal suo inizio. Infatti appare ormai evidente che il labirinto rappresenta l\u2019aspetto catturante di quel linguaggio simbolico che costituisce la nostra irreversibile condizione di esseri parlanti. Per il labirinto non c\u2019\u00e8 altro inizio che quello della nascita umana, che fatalmente avviene nel linguaggio: ineluttabilit\u00e0 che risulta a propria volta rappresentata in molti miti della Caduta e della Perdita.\u00a0[&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">continua a leggere su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Ebook-Emilio-Villa.pdf#page=117\" target=\"_blank\">Biblioteca di \u00a0<strong>f l o e m a<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 36px;color: #800000\">Cosa c\u2019\u00e8 di nuovo (1944)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 36px;color: #800000\">da \u201cOramai\u201d<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di nuovo c\u2019\u00e8 che hai giovanotti ramazzati via<br \/>\nnon si pu\u00f2 tenere spalancate pi\u00f9 le palpebre<br \/>\ncon gli stecchini a punta, vita non ce n\u2019hanno pi\u00f9:<\/p>\n<p>di nuovo c\u2019\u00e8 gli occhi bianchicci dei maschi<br \/>\nmilanesi sui fili del filobus, dei tram, sui pali;<br \/>\nmica sar\u00e0 triste seguitare a mirarsi negli occhi tristemente!<\/p>\n<p>di nuovo c\u2019\u00e8 che tra la polpa e l\u2019osso c\u2019\u00e8 che fa caldo<br \/>\ne che fa freddo a una ragazza che possiede gli occhi<br \/>\ncome una campagna arata dalla guerra, fuoriporta;<\/p>\n<p>di nuovo c\u2019\u00e8 che poche piante vanno avanti a venir su;<br \/>\ne mani conciate di ragani e di caligine<br \/>\naccendono le stufe di ghisa, non c\u2019\u00e8 gas;<\/p>\n<p>c\u2019\u00e8 che trema la sostanza universale, e il nostro cuore<br \/>\nnon per vanto n\u00e9 per forza, ma mi sembra buono e trema<br \/>\nun rumore di vie d\u2019acqua, vie d\u2019acqua e ferrovie:<\/p>\n<p>il vento ha lasciato solchi di pioggia e macchie d\u2019unto<br \/>\nsull\u2019intonaco delle facciate larghe quindici metri,<br \/>\ne solchi, cio\u00e8 rughe, nella piazza lustra degli anziani;<\/p>\n<p>le finestre sono una semenza tra i finali: e io<br \/>\nche semino fiato e gran buontempo, e tu<br \/>\nche in su e in gi\u00f9 passeggi per le arterie del centro;<\/p>\n<p>e io che faccio stracci paragoni, e tu che porti<br \/>\nla bellezza malinconica e avara dentro l\u2019ombra rossa<br \/>\nd\u2019essere ancora bella, ragazza come una campagna;<\/p>\n<p>e io che so fare complimenti dimenticati, e tu passare;<br \/>\ne tu che pensi che bisogna guardare quello che bisogna,<br \/>\ne io che penso egli animali barbelanti che torneranno<\/p>\n<p>ancora come una volta a pisciare visino all\u2019aria; e tu<br \/>\nfammi una lista musicali di panni da asciugare<br class=\"none\" \/>all\u2019aria generosa e sventurata della nostra camporella.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1447\" aria-describedby=\"caption-attachment-1447\" style=\"width: 420px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Villa004.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1447 \" alt=\"Emilio Villa\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Villa004-700x1024.jpg\" width=\"420\" height=\"614\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Villa004-700x1024.jpg 700w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Villa004-205x300.jpg 205w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/Villa004.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1447\" class=\"wp-caption-text\">Emilio Villa<\/figcaption><\/figure>\n<p><em>Emilio Villa nasce il 21 settembre 1914 ad Affori (Milano).Inizia gli studi al seminario di San Pietro Martire, presso Seveso (tra i compagni c\u2019\u00e8 anche Giancarlo Vigorelli). Dall\u2019ebraico il suo interesse gradualmente si estende all\u2019intero orizzonte delle culture semitiche antiche. Tra il 1933 e il 1936 \u2013 nel frattempo a 21 anni si \u00e8 sposato \u2013 pu\u00f2 frequentare da laico l\u2019Istituto Biblico di Roma e dedicarsi allo studio del sumero e alla filologia semitica antica, studi che lo porteranno in seguito ad intraprendere una nuova traduzione della Bibbia; impresa, rimasta incompiuta, alla quale si dedicher\u00e0 durante il corso di tutta la sua vita.Nel 1937-38 vive a Firenze, dove conosce Mario Luzi e Oreste Macr\u00ec, collabora a \u201cFrontespizio\u201d e frequenta Palazzeschi. Nel 1938 vive a Roma e inizia un periodo di vivace attivit\u00e0 pubblicistica.Richiamato alle armi dalla Repubblica di Sal\u00f2, fugge e si nasconde in Toscana ospite di Bino Sanminiatelli. Verso la fine del 1943 ritorna a Milano, dove vive in clandestinit\u00e0, prendendo parte alla Resistenza con un gruppo comprendente il critico d\u2019arte Mario De Micheli.Nel 1947 esce l\u2019introvabile sua raccolta di poesie Oramai (Istituto Grafico Tiberino).Tra il 1951 e il \u201952 vive in Brasile collaborando con Pier Maria Bardi, il fondatore del Museo di arte moderna di San Paolo, ed entrando in contatto con gli ambienti dell\u2019emergente concretismo brasiliano. Rientrato a Roma e fino alla pubblicazione del primo (e unico) volume di Attributi dell\u2019arte odierna (Feltrinelli, 1970) l\u2019ambito dei suoi interventi si configura vastissimo e si articola secondo tre linee di sviluppo che scorrono parallele e investono rispettivamente la critica d\u2019arte, la poesia e le traduzioni, in particolare dei testi biblici rivisitati in una prospettiva laica.L\u2019attivit\u00e0 del critico militante \u00e8 pi\u00f9 nota e pi\u00f9 seguita delle altre. Emilio Villa assume il ruolo di mentore e presentatore riconosciuto degli artisti pi\u00f9 innovatori del suo tempo: Perilli, Dorazio, Turcato, Cagli, Capogrossi, Colla, Nuvolo, Afro, Mirko, Novelli, Rotella, Schifano, Lo Savio, Manzoni, Bonalumi, ma sopra\u00a0tutti Alberto Burri fin dal lontano 1951. Intensi anche i rapporti con il mondo dell\u2019arte internazionale: Matta, l\u2019action painting, Rothko, Moore, Breton (che lo riceve a Parigi nel 1963), Duchamp (incontrato a Roma nel 1963 e che lo gratifica del termine \u201cVilladrome\u201d, \u201cVilla sempre in corsa\u201d). Collabora a numerose riviste (tra le altre, \u201cCivilt\u00e0 delle macchine\u201d), ne fonda una all\u2019avanguardia, \u201cEx\u201d (di cui usciranno cinque numeri dal 1961 al 1968) e scrive nuove poesie pubblicate in edizioni a tiratura limitata al di fuori del circuito editoriale tradizionale. Esce per Guanda nel 1964 la sua traduzione dell\u2019Odissea e partecipa come \u201cconsulente storico\u201d alla realizzazione del film La Bibbia (1966), diretto da John Houston, visitando l\u2019Egitto e il Medio Oriente. Sul piano personale conduce una vita brada e zingaresca senza negarsi i piaceri della vita, alloggiando in luoghi precari (studi di artisti, case di amici, anche dormendo sotto i ponti), svendendo le opere d\u2019arte ricevute all\u2019insegna del totale disprezzo per il mercato, le cose e il loro possesso, ma intransigente nell\u2019indagare e praticare senza contropartite i confini estremi dell\u2019arte e della parola. Agli inizi degli anni Settanta affida a un magazzino un baule colmo di libri e manoscritti che va perduto perch\u00e9 non \u00e8 in grado di pagare l\u2019affitto del deposito.\u00a0<\/em><br class=\"none\" \/><em>Dagli anni Settanta in poi assistiamo ad un progressivo e sostanziale isolamento di Villa dal mondo letterario e artistico, nonostante la posizione attribuitagli di maestro del variegato universo della poesia visiva e la circolazione occasionale nel mercato di suoi \u201coggetti di poesia\u201d, a cui corrisponde un\u2019intensa e febbrile attivit\u00e0 plurilinguista (italiano, latino, greco, portoghese, provenzale e in particolare francese) fino all\u2019ictus del 1986, che gli impedisce di parlare e scrivere. \u00c8 amorevolmente assistito dalla pittrice Nelda Minucci, la compagna degli ultimi anni, e gode presto dei benefici della \u201cpensione Bacchelli\u201d. Nel 2002 muore Nelda, il 14 gennaio 2003 in solitudine la segue Emilio Villa, sepolto a Sant\u2019Angelo in Colle presso Montalcino.\u00a0<\/em><br class=\"none\" \/><em>L\u2019opera poetica di Villa \u00e8 immensa, in parte inedita e in parte smarrita, o dispersa in edizioni private e riviste poco note; e altrettanto cospicuo e disperso \u00e8 il suo lavoro intorno alle arti visive, e quello di traduttore. In libreria sono giunte pochissime opere, tra le quali ricordiamo la versione dell\u2019Odissea e la raccolta di scritti sull\u2019arte, quest\u2019ultima per la tenacia di Aldo Tagliaferri allora responsabile letterario della Feltrinelli. Il primo (e unico) volume delle sue Opere poetiche, edito da Coliseum nel 1989 a cura di Aldo Tagliaferri, ha segnato \u2013 all\u2019et\u00e0 di 75 anni \u2013 il suo esordio poetico ufficiale. Nel 2004 l\u2019amico e studioso decennale Aldo Tagliaferri pubblica per DeriveApprodi Il clandestino. Vita e opere di Emilio Villa.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>*xilema &nbsp; EMILIO VILLA % (1914-2014) &nbsp; Prendiamo l&#8217;occasione del centenario per riportare l&#8217;attenzione su una delle figure capitali della cultura italiana: Emilio Villa. Prima di noi, nella seconda met\u00e0 del 2013, il progetto ideato e curato da Enzo Campi, che si \u00e8 concretizzato nel libro &#8220;AA.VV.\u00a0PARABOL(ICH)E DELL&#8217;ULTIMO GIORNO.\u00a0PER EMILIO VILLA&#8221;. 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