{"id":1368,"date":"2014-05-14T20:56:08","date_gmt":"2014-05-14T20:56:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/?p=1368"},"modified":"2014-05-15T11:42:42","modified_gmt":"2014-05-15T11:42:42","slug":"piscine-sommerse-ed-altre-immersioni-enrico-piva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/2014\/05\/14\/piscine-sommerse-ed-altre-immersioni-enrico-piva\/","title":{"rendered":"Piscine sommerse ed altre immersioni &lt; = &gt; Enrico Piva"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1371\" aria-describedby=\"caption-attachment-1371\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/16-partitura-Die-Zwolfte-Leiche-rid.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-1371 \" alt=\"\u201cDie zw\u00f6lfte Leiche\u201d -  partitura di Enrico Piva, per viola e due voci dialoganti (Brescia, novembre 1994)\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/16-partitura-Die-Zwolfte-Leiche-rid-1024x743.jpg\" width=\"1024\" height=\"743\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/16-partitura-Die-Zwolfte-Leiche-rid-1024x743.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/16-partitura-Die-Zwolfte-Leiche-rid-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/16-partitura-Die-Zwolfte-Leiche-rid-412x300.jpg 412w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/16-partitura-Die-Zwolfte-Leiche-rid.jpg 2000w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1371\" class=\"wp-caption-text\">\u201cDie zw\u00f6lfte Leiche\u201d &#8211; partitura di Enrico Piva, per viola e due voci dialoganti (Brescia, novembre 1994)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #ff0000;\">\u00a0<em>*xilema<br class=\"none\" \/><br class=\"none\" \/><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima dell&#8217;articolo che dedicheremo a <em>Emilio Villa<\/em> in occasione del centenario dalla nascita, pubblichiamo con grande piacere un approfondimento sull&#8217;artista <strong>Enrico Piva<\/strong> (1956-2002). Piva\u00a0\u00e8 stato uno dei pi\u00f9 originali sperimentatori nel panorama della musica indipendente italiana degli anni Ottanta: pressoch\u00e9 sconosciuto tra gli sconosciuti, egli rivest\u00ec a pieno la figura dell&#8217;<em>outsider<\/em> e, con il testo\u00a0<em>&#8220;Piscine sommerse ed altre immersioni&#8221; <\/em>(che qui presentiamo per la prima volta), possiamo confermare una volta di pi\u00f9 l&#8217;eclettismo e il valore di un ricercatore appartato che ha anticipato le modalit\u00e0 della <em>nuova scrittura di ricerca<\/em>\u00a0di oggi.<br class=\"none\" \/>Il progetto di pubblicazione \u00e8 stato possibile grazie all&#8217;interessamento dell&#8217;artista e critico musicale <a href=\"http:\/\/dododada.ning.com\/profile\/mrbizarro\" target=\"_blank\">Vittore Baroni<\/a>\u00a0e grazie al\u00a0\u201cgruppo di lavoro\u201d piviano composto da Edoardo Bertoletti, Luca Miti, Walter Rovere, <a href=\"http:\/\/www.quasi-rn.org\/\" target=\"_blank\">Giancarlo Toniutti<\/a> e Massimo Toniutti (operativi), pi\u00f9 Simon Balestrazzi e Nicola Catalano (cellule dormienti).<\/p>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ffcc00; font-size: 48px;\"><i>S<\/i><\/span><\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>&#8220;Piscine sommerse ed altre immersioni&#8221;\u00a0<\/i>: tutto \u00e8 a posto e niente in ordine. Il testo di Enrico Piva, che non pu\u00f2 essere considerato un lavoro poetico, n\u00e9 una prosa in senso stretto, si configura come una partitura di cut-up di cose viste, sentite e &#8220;per-sentite&#8221;, organizzate seconda la dinamica:\u00a0<i>entropia &gt; ordine (momentaneo) &gt;entropia<\/i>. All&#8217;interno di questa struttura, il caos che si produce &#8211; per effetto di &#8220;pezzi di realt\u00e0&#8221; che si aprono e si conchiudono con effetto frattale in altri &#8220;pezzi di realt\u00e0&#8221; &#8211; \u00e8 solo apparente, in quanto lo svolgimento delle 736 righe presenta molte parole chiave che si ripetono, situazioni che tornano a suggerirsi, tematiche costanti. Il ritmo della scrittura \u00e8 sicuramente complice di queste accelerazioni cicliche tale che, per suggestione analogica, si possono citare &#8220;L&#8217;uomo con la macchina da presa&#8221; di Vertov e &#8220;Berlino: sinfonia di una citt\u00e0&#8221; di\u00a0Ruttmann, ma mentre in questi due film capitali del muto l&#8217;unit\u00e0 di luogo \u00e8 frammentata nella visione, in Piva la visione diventa unica attraverso il molteplice. Tuttavia \u00e8 lecito affermare che con due metodi opposti si arriva a un risultato similare: quello della fondazione di un microcosmo con le sue regole, i suoi meccanismi, i suoi misteri. Il microcosmo di Piva per\u00f2 si percepisce essere un sistema sempre al limite dell&#8217;esplosione, perch\u00e9 al suo interno vi sono tangenti che schizzano fuori dalla geometria dello spaesamento, per indicare la necessit\u00e0 di nuclei che sono fondanti della civilt\u00e0 occidentale. Questi nuclei appartengono al macroinsieme del\u00a0<i>catalogo<\/i>, sono riscontrabili <i>in nuce<\/i> nelle prime 30 righe e si concretizzano per tutto il testo nell\u2019evocazione di lapidari (menhir, granito rosa, rocce, sassi, dolmen, etc.); bestiari (animali, uccelli, cervi volanti, maiali, etc.); florari (alghe, mele, ginestre, tuie, etc.); glossarium (parole in francese, vertigini in latino, parole in inglese, canti bretoni, etc.); inventari di colori (bianco, nero, lacca blu, granito rosa, etc.). Le coordinate dell\u2019enumerazione caotica (ordinata) e dei nuclei individuati (ascissa) sono distribuite a croce (la parola <i>croce, incrocio<\/i>, etc. appaiono diverse volte nel testo o sono evocate dalle immagini) e si intersecano in geometrie\u00a0 nette quanto aleatorie, dove l\u2019alea \u00e8 data dalla presenza di elementi numerici che si danno per approssimazione (\u201cquaranta secondi sotto una croce, quindici secondi sotto una croce.\u201d; \u201cforse duecento persone\u201d) o diventano unit\u00e0 di misura dell\u2019assurdo, perci\u00f2 inutili ai fini della rappresentazione (\u201cAltre sessantamila si allontanano velocemente su un\u2019autovettura azzurra.\u201d). A rafforzare questo tentativo di razionalizzare il reale attraverso i numeri vi \u00e8 sempre la presenza del \u201cnon compreso\u201d (\u201cVoci lontane in lingue strane.\u201d; \u201cDue limoni, tre giornali uguali, l\u2019almanacco delle maree e fogli con scritte in arabo.\u201d) che alimenta l\u2019indeterminazione ma fa s\u00ec che, attraverso il ritorno ciclico di elementi e figure nella narrazione, il sistema rimanga in equilibrio, riuscendo nella creazione di una neo-mitografia del quotidiano. Per questo aspetto, e concludendo per via d\u2019assonanza, pensiamo che sia pertinente ricordare un film come \u201cMeshes of the Afternoon\u201d di Maya Deren (1943), cortometraggio in cui \u00e8 patente (come quasi sempre in Deren) la perdita del centro e la costruzione del labirinto. Ci\u00f2 non \u00e8 dato tanto dalle situazioni oniriche, quanto dai movimenti di macchina d.p. e dalla naturalezza nella contiguit\u00e0 tra spazi distanti e la grande distanza che si crea tra spazi contigui. In<i>&#8220;Piscine sommerse\u2026\u201d <\/i>sembra accadere una cosa simile, dove al movimento di macchina d.p. si viene a sostituire la slittante ciclicit\u00e0 di parole, campi semantici e geografie.<br class=\"none\" \/>Lo spartito verbale di Piva (e lessicale, come avrebbe detto Guido Ballo) \u00e8 una registrazione del \u201creale attraversato\u201d, nella sua forma pi\u00f9 compulsiva, ricca di poli in contrapposizione; un collage di momenti diversissimi che fanno implodere le coordinate spazio-temporali, ma non\u00a0attraverso una scrittura enunciativa e asseverante, piuttosto distaccatamente ipotetica e moderatamente surreale: l\u2019io narrante si astrae nelle figure, negli oggetti e nei luoghi. Per questo ci sentiamo di poter affermare che \u201cPiscine sommerse\u2026\u201d (purtroppo unico testo organico di Enrico Piva, scomparso prematuramente, senza aver potuto dare altre prove) scritto tra il 1989 e il 1991, rappresenta un\u2019anticipazione della \u201cnuova scrittura di ricerca\u201d di oggi, in quelle modalit\u00e0 \u201canassertive\u201d (per dirla con Marco Giovenale), che in quegli anni non erano ancora abbastanza investigate: stiamo parlando del \u201cpostmodernismo critico\u201d del Gruppo 93, della \u201cTerza ondata di Avanguardia italiana\u201d e degli strascichi della \u201cparola innamorata\u201d. La chiusa del testo recita: \u201cParlano di giocattoli parlanti.\u201d: chiss\u00e0 quale lingua avrebbe coniato per i suoi giocattoli. <span style=\"font-size: 12px;\">(Daniele Poletti)<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/149495281&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;visual=true\" height=\"250\" width=\"100%\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ffcc00;\"><strong><span style=\"color: #ff6600;\">&#8220;Piscine sommerse ed altre immersioni&#8221; (1989-1991)<\/span><br class=\"none\" \/><br class=\"none\" \/><\/strong><\/span><\/p>\n<p>Parole in francese, menhir danzanti vestiti di bianco e nero,<br \/>\nvertigini in latino ed animali che presumibilmente colpiti al<br \/>\ncervello, camminano di lato. Rumori tenui di stranieri e nomi di<br \/>\nvie in lacca blu, cani rigidi senza meta. Collari tesi su colli<br \/>\nsale e pepe, mimi in blu con cappelli blu, zoccoli chiusi, neri.<br \/>\nGranito rosa, coste con nomi diversi, non uguali e sale nero.<br \/>\nAlghe filiformi e gonfie e nere e sassi rosa, neri e luce e ombra<br \/>\ne sole, pioggia. Uccelli e fili elettrici spezzati, luci e barche<br \/>\ncon luci, senza fretta nel freddo. Cambia maglia e couperose e<br \/>\ntrecce e raccolte di mitili su spiagge sommerse e pantaloni<br \/>\nrimboccati, urla, fari spenti ed animali incollati ad asciugare<br \/>\nsu muri, su granito rosa su rocce nere su sassi, parole in<br \/>\ninglese. Ombre di\u2026 Dioscuri e vecchi abiti in lino e ricami in<br \/>\noro e monete consunte con croci e diapositive con commenti, storie ferme e<br \/>\nletti chiusi e dormienti seduti a casa dell\u2019umidit\u00e0. Dolmen non<br \/>\nbretoni che guardano menhir danzanti e feste appese al muro e<br \/>\ndivise quotidiane inconsapevoli, famiglie con figli con famiglie,<br \/>\ncorpi conosciuti con abiti sconosciuti, mense misere e<br \/>\ndisinteresse sdraiato sul selciato accanto ad un Peugeot gialloazzurro,<br \/>\nattrezzi strani ed abitudini strane. Cervi volanti,<br \/>\nparole strane e significati strani, frasi in francese, canti<br \/>\nbretoni e Trinit\u00e0, Marie, chiese umide e grigie, verdi rosa<br \/>\nrosse, in restauro incellophanate, cellophane che al vento suona<br \/>\nin chiesa a Pleyben e maiali morti due anni prima e alberghi<br \/>\ndella posta e postini rossi con pubblicit\u00e0 verde, animali a forma<br \/>\ndi cavallo e cervi in foreste con castelli a pagamento. Abbazie,<br \/>\nabbazie in bianco e nero, diverse tonalit\u00e0 di grigio e macchine<br \/>\ndiverse, mele in terra e mele da raccogliere, mucche dietro fili<br \/>\nelettrici e fili elettrici davanti e dietro animali con l\u2019aspetto<br \/>\ndi mucche, bestiari su riviste fotografiche e riviste con<br \/>\nl\u2019aspetto di mucche. Ankou e voci montane, i tetti in ardesia<br \/>\ndelle Montagne Nere, un sentiero impraticabile tra ginestre<br \/>\nspinose ed anziani in castelli. Cani al guinzaglio e canti<br \/>\nmontani, isole e maree, tra cielo ed acqua e mare. Voci lontane<br \/>\nin lingue strane. Suoni, venti ed alberi di barche, sabbia e gru<br \/>\nviola. Disegni e ragazzi con animaletti nascosti in cestini<br \/>\nverdi, stivali e calze. Mura alte, mura basse. Rocce quasi<br \/>\nverticali e nomi di Santi, teste di Santi, Madonne allattanti e<br \/>\nperpetue sotto danze macabre e carte geografiche, le Alpi e una<br \/>\ngeologa che chiede farina bianca. Cigni sull\u2019Adda e cigni soli in<br \/>\nbraccio a signori con cappello piumato ed occhiali senza piume.<br \/>\nCoppie di cir\u00e9, due gialli, due blu in cerca di baguettes. Pesci<br \/>\naffumicati in cir\u00e9 trasparenti e foulards come parte integrante<br \/>\ndi anziane signore in scarpe anatomiche. Raccolta di mitili e<br \/>\ngente che fotografa su sedie in plastica, immobili tra la folla,<br \/>\nocchi chiusi mentre lampi divampano tra bambini e signore di<br \/>\ntaglia robusta. Barboncini appena toelettati sull\u2019asfalto umido.<\/p>\n<p>[&#8230;]<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/ebook-Enrico-Piva-.pdf#page=19\" target=\"_blank\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ebook \u00a0<strong><span style=\"color: #ff6600;\"><i>&#8220;Piscine sommerse ed altre immersioni&#8221;<\/i><\/span><em>\u00a0<\/em><\/strong>di<em>\u00a0Enrico Piva,<\/em>\u00a0che comprende l\u2019appendice &#8220;Rovere!&#8221; (lettera) e i contributi critici di Vittore Baroni e Giancarlo Toniutti, pu\u00f2 essere consultato e scaricato anche in PDF su<em>\u00a0<\/em><a title=\"Enrico Piva\" href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/biblioteca#piva\" target=\"_blank\">\u00a0Biblioteca di \u00a0f l o e m a<\/a>\u00a0o direttamente qui sotto attraverso la piattaforma ISSUU per la lettura di ebooks e documenti:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div data-configid=\"7460369\/7856445\" style=\"width: 400px; height: 313px;\" class=\"issuuembed\"><\/div>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"\/\/e.issuu.com\/embed.js\" async=\"true\"><\/script><\/p>\n<figure id=\"attachment_1388\" aria-describedby=\"caption-attachment-1388\" style=\"width: 828px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/05-bis-litografia.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1388\" alt=\"Enrico Piva - Litografia (senza titolo e s.d.)\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/05-bis-litografia.jpeg\" width=\"828\" height=\"524\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/05-bis-litografia.jpeg 828w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/05-bis-litografia-300x189.jpeg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/05-bis-litografia-474x300.jpeg 474w\" sizes=\"(max-width: 828px) 100vw, 828px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1388\" class=\"wp-caption-text\">Enrico Piva &#8211; Litografia (senza titolo e s.d.)<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #ff0000;\">Ritorno all\u2019Hegel-Kant Asylum<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14px;\">(un\u2019introduzione procrastinata a &#8220;Piscine sommerse ed altre immersioni&#8221;\u00a0<\/span><span style=\"font-size: 14px;\">di Enrico Piva)<\/span><br class=\"none\" \/><span style=\"font-size: 12px;\">di Vittore Baroni<br class=\"none\" \/><br class=\"none\" \/><\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Enrico Piva ho un debito da saldare, ed \u00e8 per questo che\u00a0ora sono qui. I faldoni del mio archivio che raccolgono vent\u2019anni\u00a0di discontinua corrispondenza intercorsa tra noi mi scrutano con\u00a0aria di rimprovero. Un suo collage incorniciato, che incorpora\u00a0un vero tirapugni d\u2019acciaio, incombe minaccioso dalla parete. \u00c8\u00a0giunto il momento, dopo una eternit\u00e0 di rinvii e tentennamenti,\u00a0di chiudere il conto. Data la totale assenza (anche in rete) di\u00a0notizie sul personaggio, prima di introdurre il peculiare scritto\u00a0inedito di Piva presentato in esclusiva da [dia\u2022foria occorrer\u00e0\u00a0per\u00f2 un minimo di premessa storico-biografica, per inquadrare almeno\u00a0a grandi linee la personalit\u00e0 di uno degli autori pi\u00f9 atipici\u00a0e schivi (mai un concerto in pubblico!) della nostra scena sonora\u00a0sotterranea degli Ottanta. Scomparso dalle cronache musicali alla\u00a0fine di quel decennio, di Piva non si \u00e8 poi saputo pi\u00f9 nulla.\u00a0Sulla dozzina (e passa) di cassette pi\u00f9 o meno ufficiali da lui\u00a0pubblicate, prima con la sigla Amok e poi a proprio nome, \u00e8 calato\u00a0il pi\u00f9 totale oblio. Perfino tra i suoi contatti pi\u00f9 assidui, in\u00a0mancanza di riscontri diretti, sono circolate negli anni leggende<br \/>\nche davano il nostro a condurre vita eremitica in climi tropicali,\u00a0oppure perito a seguito di una caduta durante una delle sue imprese\u00a0di arrampicata libera o praticando qualche altro sport estremo.\u00a0La realt\u00e0, come abbiamo poi scoperto e verificato, \u00e8 purtroppo pi\u00f9\u00a0triste e prosaica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma andiamo per gradi. Nel 1981 avviavo la mia collaborazione\u00a0col mensile \u201cRockerilla\u201d occupandomi in particolare di musiche<br \/>\nsperimentali e dell\u2019allora emergente industrial culture, forte di\u00a0una tesi universitaria sulle tecniche di scrittura di William S.\u00a0Burroughs che di quel panorama (contro)culturale era tra i principali\u00a0ispiratori. Parallelamente, trafficavo in collagismo sonoro\u00a0(\u201cplunderfonia\u201d, diremmo oggi) sotto la sigla Lieutenant Murnau e\u00a0davo vita con Piermario Ciani ed altri al gruppo\/etichetta TRAX,\u00a0un progetto di networking planetario maturato sulla base dei contatti\u00a0accumulati in cinque anni di intensa attivit\u00e0 nei circuiti\u00a0della mail art. Le produzioni multimediali di TRAX (dischi, audio-riviste, fumetti, cartelle di copy art, ecc.) si inserivano\u00a0in una scena particolarmente effervescente, sul confine tra new\u00a0wave, post-punk ed elettronica \u201cincolta\u201d, con una miriade di nuovi\u00a0gruppi, fanzine ed etichette indipendenti che si affacciavano contemporaneamente\u00a0alla ribalta. Ogni giorno, la mia cassetta delle\u00a0lettere si riempiva di pubblicazioni, nastri e demo con proposte\u00a0di scambi e collaborazioni. Fra tanti materiali, selezionavo per\u00a0TRAX gli autori che mi parevano pi\u00f9 originali e in sintonia con\u00a0la vocazione interdisciplinare del nostro progetto \u201ca modularit\u00e0\u00a0variabile\u201d. Quando da Rezzato, una piccola localit\u00e0 alle porte di\u00a0Brescia, iniziarono a giungermi in rapida successione una serie\u00a0di singolari cassette che univano tecniche da musique concr\u00e8te al\u00a0tempo desuete ad arditi concetti compositivi \u201ccolti\u201d, guizzi di\u00a0schizofrenia dadaista e patafisici puntillismi seriali (scavalcando\u00a0in una piroetta Cage, Glass, Curran e Whitehouse), il tutto\u00a0poi accompagnato da foto misteriose e missive redatte in stile\u00a0Nietzsche-incontra-Groucho-Marx, ebbi la certezza di aver trovato\u00a0in Piva uno spirito affine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[&#8230;]<br class=\"none\" \/><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/ebook-Enrico-Piva-.pdf#page=7\" target=\"_blank\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n<figure id=\"attachment_1391\" aria-describedby=\"caption-attachment-1391\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/11-piccola-scotografia.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-1391\" alt=\"Enrico Piva - Piccola scotografia (s.d.)\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/11-piccola-scotografia-1024x722.jpg\" width=\"1024\" height=\"722\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/11-piccola-scotografia-1024x722.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/11-piccola-scotografia-300x211.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/11-piccola-scotografia-425x300.jpg 425w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1391\" class=\"wp-caption-text\">Enrico Piva &#8211; Piccola scotografia (s.d.)<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #ff0000;\">Enrico Piva, ovvero del pensare per immani argini<br class=\"none\" \/><\/span><span style=\"font-size: 12px;\">di Giancarlo Toniutti<\/span><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><br class=\"none\" \/>Enrico Piva all\u2019opposto o al pari di Funes el memorioso (cfr. Jorge Luis Borges, Ficciones (1935-1944), Buenos Aires, Editorial Sur 1944; ed. it. Funes, l\u2019uomo della memoria, in Finzioni, Adelphi 2003, pp. 95-104), lungo il suo cammino, privato e pubblico, ha sempre accumulato memoria materiale, un catalogo vitae sotto forma di innumeri suoni, voci, cose, parole, arnesi, manufatti, idee e proponimenti per poi disperdere tutto in una sorta di auto da f\u00e9 non retorico. Ed \u00e8 proprio nella tesi borgesiana della finzione accumulata (cfr. La Biblioteca di Babele, ibidem, pp. 67-76), che Piva si \u00e8 inverato nella sua continua generazione di simili, oggetti e idee, che sono sfociati in una narrazione complessiva, qualitativamente coerente, nei fatti (nei \u201ccome\u201d) disfatta, fratta e frazionata, variazione continua di un modulo nella ripetizione del medesimo in variazione continua, per poi innescare il seguente, lasciandoci abbarbicati ed abbacinati sul precipizio. Un insieme di punti disforme collocati su di uno spazio in potenza, verosimilmente fittizio finch\u00e9 vale, che diventa a sua volta una materia reale, destinata alla pratica anche la pi\u00f9 bastantemente fatua, a prima vista. E si distende in un insistente ed insistito scambio tra esercizio privato e attivit\u00e0 pubblica, senza verificarne i confini, anzi confondendo le frontiere di specie, sconfinando nelle singolari epifanie in maschera da esteta, essendo in fin dei conti tutto il vitalismo di un\u00a0tanatografo (\u00abConsidero positivamente questo arrancare noetico\u00bb, Enrico Piva, 6 dicembre 1995, comunicazione personale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 indubbio, Enrico Piva \u00e8 stato un intellettuale nel suo significato primario in intell\u00ecgere, tanto pi\u00f9 quando lo pone in minoranza. Per l\u2019appunto da agitatore pensante, elica di cornamusa, Piva ha avuto un rapporto che oserei definire di tipo conflittuale con quella che, a torto o a ragione, intendiamo come la modernit\u00e0. In una configurazione da lui vissuta, poliedricamente se si vuole, in perenne fuga, prima in avanti, poi all\u2019indietro, poi ancora in avanti in un\u2019oltre-uscita, e ancora una volta indietro in una pre-revoca, che essendo perenne non trova pausa. E pausa trov\u00f2. Questa lotta, che \u00e8 poi la lotta dell\u2019uomo contemporaneo in quanto appendino, di fronte al dubbio esposto e nascosto, si \u00e8 sempre ed ancora espressa in Piva in una forma di ambivalenza, una ambivalenza che racchiude, su di un unico piano, due apparentemente conciliabili ma inconciliati propositi: un progetto di tipo sistemico affrontato in modo sensista. Per Enrico Piva dunque, l\u2019avvicinamento di tipo scientifico all\u2019oggetto investito (fino all\u2019etnopsichiatria di Georges Devereux), e l\u2019empirismo sensista sull\u2019osservazione (da Epicuro alla gnoseologia di Condillac), sono convissuti non coniugati, irrealizzando l\u2019Homme-Machine di La Mettrie, alla sua maniera. Chiaro, in Piva questo \u201cscientismo\u201d categoriale viene subitaneamente ricollocato quale stimolo sensuale irriflesso, e al contempo la sensazione tangibile ricodificata come indagine scientifica, fino a mai trovare, forse, quell\u2019accordo \u201csuperiore\u201d necessario, che a sua volta si facesse sistema o coscienza unitaria o anche confessione, ergo materia. E investigando l\u2019uomo, n\u00e9 astuccio n\u00e9 soffio, \u00e8 stato trascinato nello stupore delle incongruenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[&#8230;]<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/ebook-Enrico-Piva-.pdf#page=55\" target=\"_blank\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/149509740&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;visual=true\" height=\"250\" width=\"100%\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><span style=\"line-height: 1.5em;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1406\" aria-describedby=\"caption-attachment-1406\" style=\"width: 368px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/02-bis-Enrico-e-Vittore-Ponte-Nossa-1985.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1406  \" alt=\"Enrico Piva (a sinistra) e Vittore Baroni - Ponte Nossa 1985\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/02-bis-Enrico-e-Vittore-Ponte-Nossa-1985-1024x684.jpg\" width=\"368\" height=\"246\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/02-bis-Enrico-e-Vittore-Ponte-Nossa-1985-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/02-bis-Enrico-e-Vittore-Ponte-Nossa-1985-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/02-bis-Enrico-e-Vittore-Ponte-Nossa-1985-448x300.jpg 448w, https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2014\/05\/02-bis-Enrico-e-Vittore-Ponte-Nossa-1985.jpg 1771w\" sizes=\"(max-width: 368px) 100vw, 368px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1406\" class=\"wp-caption-text\">Enrico Piva (a sinistra) e Vittore Baroni &#8211; Ponte Nossa 1985<\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"font-size: 14px;\"><em>Enrico Piva (1956-2002) \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 originali sperimentatori nel panorama\u00a0della musica indipendente italiana degli anni Ottanta. Operando tra\u00a0musica concreta e concettuale, field recording, minimalismo elettronico e\u00a0rumorismo post-industrial, ha pubblicato tra il 1981 e il 1990 una ventina di\u00a0audiocassette per varie etichette italiane e internazionali. Sulla base di studi artistici,\u00a0ha prodotto anche disegni, litografie, ricerche fotografiche (scotografie)\u00a0<\/em><em>e video, oltre a singolari epistolari e testi letterari, tra cui l\u2019inedito esperimento\u00a0Piscine sommerse ed altre immersioni (1989-1991).<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0*xilema Prima dell&#8217;articolo che dedicheremo a Emilio Villa in occasione del centenario dalla nascita, pubblichiamo con grande piacere un approfondimento sull&#8217;artista Enrico Piva (1956-2002). Piva\u00a0\u00e8 stato uno dei pi\u00f9 originali sperimentatori nel panorama della musica indipendente italiana degli anni Ottanta: pressoch\u00e9 sconosciuto tra gli sconosciuti, egli rivest\u00ec a pieno la figura dell&#8217;outsider e, con il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[78,8,49,7,10,9],"tags":[31,81,83,82],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1368"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1368"}],"version-history":[{"count":40,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1368\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1413,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1368\/revisions\/1413"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1368"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1368"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.diaforia.org\/floema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1368"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}