{"id":3596,"date":"2018-07-12T09:24:07","date_gmt":"2018-07-12T09:24:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/?p=3596"},"modified":"2018-07-13T11:51:59","modified_gmt":"2018-07-13T11:51:59","slug":"la-parola-informe-a-cura-di-sonia-caporossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/2018\/07\/12\/la-parola-informe-a-cura-di-sonia-caporossi\/","title":{"rendered":"LA PAROLA INFORME &#8211; a cura di Sonia Caporossi"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-3597\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/files\/2018\/07\/IMG_20180712_102855-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1011\" height=\"758\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/files\/2018\/07\/IMG_20180712_102855-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/files\/2018\/07\/IMG_20180712_102855-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/files\/2018\/07\/IMG_20180712_102855-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/files\/2018\/07\/IMG_20180712_102855-400x300.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 1011px) 100vw, 1011px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo intervistato <a href=\"https:\/\/criticaimpura.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sonia Caporossi<\/a> su <a href=\"http:\/\/www.marcosayaedizioni.net\/la-parola-informe\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">&#8220;La parola informe&#8221;<\/a>, Marco Saya Editore (2018), progetto antologico che accarezzava da qualche anno e che finalmente vede la luce, accompagnato da un consistente apparato critico.<br \/>\nCome dice la curatrice: &#8220;L\u2019idea di base era quella di sfatare sostanzialmente il mito della dicotomia fuorviante e illusoria tra poesia lirica e poesia di ricerca [&#8230;]&#8221;, a questo scopo esce questa rosa di 15 autori contemporanei che esemplificano, secondo la Caporossi, il concetto di base di una ricerca letteraria senza pregiudizi di genere.<br \/>\nGli scrittori\/poeti presenti sono: Daniele Bellomi, Enzo Campi, Alessandra Cava, Vladimir D&#8217;Amora, Alessandro De Francesco, Gianluca Garrapa, Andrea Leonessa, Daniele Poletti, Michele Porsia, Jonida Prifti, Carlo Enrico Paolo Quaglia, Lidia Riviello, Marco Scarpa, Antonio Scaturro, Silvia Tripodi.<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\n&nbsp;<br \/>\n<span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif;\"><em><strong>DP<\/strong>: In realt\u00e0 un\u2019intervista sulla curatela di un libro \u00e8 piuttosto semplice, perch\u00e9 prevede una serie di domande di rito, alle quali non ci sottrarremo, ma cercando di capire anche altro.<\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif;\"><em> Come nasce il progetto \u201cLa parola informe\u201d?<br \/>\n<\/em><strong>SC<\/strong>: \u201cLa Parola Informe\u201d era un lavoro che mi vorticava in testa da qualche anno. L\u2019idea di base era quella di sfatare sostanzialmente il mito della dicotomia fuorviante e illusoria tra poesia lirica e poesia di ricerca che tanta polemica letteraria oggi alimenta, inconsistente per una serie di ragioni non tanto critiche quanto filosofico-estetiche. Il principio di base in base al quale tale dicotomia non ha ragione di esistere \u00e8 il seguente. Essendo il fondamento del poetico in quanto tale la forma, ne consegue che il contenuto dei testi pu\u00f2 essere qualsiasi cosa. Di conseguenza, non ha ragione di esistere l\u2019antinomia fra la presenza dell\u2019io e la sparizione dell\u2019autore, in quanto i testi assumono valore indipendentemente dai temi e dai problemi in esso e per esso sollevati, indipendentemente dalla presenza o meno dell\u2019io e dell\u2019aspetto emozionale, come a dire che la poesia \u00e8 (l\u2019)uno e a determinarla \u00e8 semplicemente la forma che pu\u00f2 essere a sua volta (il) molteplice, altrimenti bisognerebbe dire che ci\u00f2 che da taluni \u00e8 considerato non-poesia o post-poesia \u00e8 semplicemente <em>altro<\/em>. Il termine forma va peraltro sfrondato dal malinteso pacchiano della sua perfetta corrispondenza con l\u2019aspetto della mera tecnica, giacch\u00e9 va inteso fenomenologicamente, in quanto \u03b5\u03af\u03b4\u03bf\u03c2 ovvero forma intelligibile del poetico, contrapposta alla materia, ovvero al contenuto, ma anche completata e superata dialetticamente da essa\/o. In un\u2019ottica Gestalt, la forma si riferisce a campi semantici come la percezione e l\u2019esperienza. Lo scopo della \u201cParola Informe\u201d era quello di rintracciare nel panorama ultracontemporaneo italiano autori e testi che riuscissero a non escludere la forma dal contenuto e l\u2019espressione dalla comunicazione come invece avviene in troppa poesia di ricerca attuale. Che riuscissero, insomma, a riunire concettualmente e praticamente i due corni della dicotomia e a rendere comunicativa e comunicabile la parola che non pu\u00f2 essere detta o comunicata, ovvero la parola \u201cinforme\u201d.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif;\"><em><strong>DP<\/strong>: In questo senso, non pensi che il titolo, con l\u2019aggettivo \u201cinforme\u201d, assuma una valenza negativa, facilmente strumentalizzabile dai detrattori?<\/em><br \/>\n<strong>SC<\/strong>: L\u2019aggettivo \u201cinforme\u201d non vuol dire in questo caso, per quanto ho detto precedentemente, \u201cprivo di forma\u201d, bens\u00ec \u201ccolto nell\u2019atto del suo informarsi\u201d, ovvero del suo prendere forma. Come scrivo nell\u2019introduzione, \u201cgli autori antologizzati, in questo senso, hanno in comune proprio la facolt\u00e0 di porre un ponte tra il grado zero della scrittura, la <em>forma <\/em>barthesianamente intesa, e il grado all\u2019ennesima del dicibile, ovvero l\u2019universo semantico delle cose espresso per via analogica, fino al raggiungimento del livello <em>informe <\/em>della parola, condizione fluttuante in cui il senso si concede alla comprensione, di volta in volta, nell\u2019atto del suo stesso farsi. \u00c8, questa, la condizione ultracontemporanea che rende la poesia simile a una filosofia dell\u2019assurdo piuttosto che a un mero gioco letterario, giacch\u00e9 \u00abL\u2019artista sta sempre, <em>esemplarmente<\/em>, sul discrimine invisibile che separa senso e non \u2013 senso, cos\u00ec come, <em>non esemplarmente<\/em>, ci stanno tutti\u00bb\u201d (la citazione \u00e8 da Emilio Garroni).<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-3598\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/files\/2018\/07\/IMG_20180712_103007-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"615\" height=\"814\" \/><\/p>\n<p><em><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif;\"><strong>DP<\/strong>: Qual \u00e8 stato il ruolo dell\u2019editore Marco Saya in questo progetto che si distanzia abbastanza dal suo catalogo?<br \/>\n<\/span><\/em><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif;\"><strong>SC<\/strong>: Marco Saya mi ha dato carta bianca con il solito entusiasmo e come sempre avviene per le nostre collaborazioni ormai quinquennali: la Marco Saya Edizioni viene considerata, in modo troppo manicheo, una casa editrice che ha interesse a pubblicare esclusivamente poesia lirica; in realt\u00e0 l\u2019editore non esprime alcun tipo di chiusura nei confronti delle cosiddette nuove scritture, come la pubblicazione della nostra antologia dimostra molto bene. Aggiungo che Marco Saya, per la passione e la seriet\u00e0 che dimostra nella sua politica editoriale, \u00e8 fra gli editori pi\u00f9 seri oggi presenti sulla piazza, fautore di uno scouting indefesso e dotato dell\u2019esigenza genuina di far emergere davvero il sommerso, senza favoritismi o \u201cpagamenti in natura\u201d.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif;\"><em><strong>DP<\/strong>: Quali criteri hai adottato per la scelta degli autori coinvolti? Insomma un\u2019antologia \u00e8 parziale per definizione, pensi che questa tua ricognizione possa avere un seguito, nel senso della maggior specificazione del concetto di \u201cinforme\u201d?\u00a0 Tra l\u2019altro un\u2019antologia di scrittura contemporanea non \u00e8 mai innocua, voglio dire quali sono le esigenze che ti hanno portato a partorire una antologia del genere oltre alla diatriba tra \u201clirico\u201d e \u201csperimentale\u201d e la cosiddetta \u201cscrittura di ricerca\u201d?<br \/>\n<\/em><strong>SC<\/strong>: Come scrivo nell\u2019introduzione, \u201cIl criterio di selezione che abbiamo tenuto fermo oltrepassa qualsiasi impostazione antologica per et\u00e0 anagrafica o per comunanza di stile, per concentrarsi sulla loro non dissimile inclinazione alla <em>de<\/em>&#8211;<em>formazione <\/em>poietica del dicibile. La scelta ruota infatti intorno al concetto comune di <em>parola informe<\/em>, la sostanza cangiante e metamorfica che nel <em>logos <\/em>poetico ricerca il <em>senso <\/em>estetico delle cose attraverso la presa di coscienza, ancora una volta garroniana, del paradosso sorgente dalle multiformi modificazioni del nesso tra segno e significato, propria dell\u2019esperienza poetica per eccellenza: quella dell\u2019intuizione aurorale, in dotazione ad ogni essere umano, ma presente nell\u2019artista in maniera esemplare, che esista un nesso retrostante all\u2019accostamento tra le parole e le cose stesse, possibile unicamente in virt\u00f9 del principio cardine del <em>poeticum <\/em>in quanto tale, ovvero l\u2019<em>analogia<\/em>\u201d. L\u2019urgenza di mettere in evidenza l\u2019analogia come Bestimmungsgrund della forma \u00e8 stato il primo motore del progetto, e l\u2019analogia \u00e8 principio fondante del poetico sia in senso lirico che in senso sperimentale, non ci sono modificazioni se non nell\u2019aspetto tecnico o contenutistico, laddove il principio <em>formale<\/em> di fondo \u00e8 lo stesso. \u00a0Beninteso, i generi esistono e hanno uno scopo che \u00e8 quello classificatorio, tassonomico, pedagogico, per\u00f2 bisogna essere sempre consapevoli del fatto che le differenziazioni di genere letterario hanno ragione di esistere solo a scuola come elencatio veterostrutturalista\u2026In questo senso, io mi auguro che questo lavoro critico possa avere un seguito sfrondando la prassi critica attuale da tutta una serie di vizi incarniti come il favoreggiamento di un genere su un altro.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: book antiqua, palatino, serif;\"><em><strong>DP<\/strong>: La parte critica, molto cospicua nel libro, con una introduzione generale e una nota per ogni autore, riveste un ruolo determinante in un libro del genere. In generale quanto pensi che la critica svolga ancora il suo ruolo di \u201cscouting\u201d e di messa in crisi della percezione comune?<br \/>\n<\/em><strong>SC<\/strong>: Mia abitudine e prassi critica \u00e8 quella di dotare le antologie a mia cura di un folto apparato critico e paratestuale, altrimenti il ruolo del curatore si ridurrebbe a quello del mero compilatore scolastico, e sarebbe un peccato intellettuale gravissimo. Inoltre lo scouting, a mio parere, dovrebbe essere un obiettivo fondamentale della critica letteraria odierna, ma deve depurarsi da clientelismi e favori amicali e di parte, malattie di cui la critica appare profondamente affetta. Sono presenti nella \u201cParola Informe\u201d alcune \u201cnuove scoperte\u201d: da Antonio Scaturro (che dopo un primo exploit essendo stato gi\u00e0 finalista di Opera Prima nel 2013 poi aveva interrotto la propria produzione), a Quaglia, che non aveva pubblicato praticamente niente prima d\u2019ora. Gli autori che ho scelto appartengono volutamente ad aree eterogenee: alcuni, come De Francesco, Cava, Bellomi, Leonessa, Garrapa, Campi, Riviello, Tripodi e Daniele Poletti, rientrano dichiaratamente nell\u2019alveo della cosiddetta poesia di ricerca, ammesso e non concesso che tale definizione abbia un senso preciso; altri come D\u2019Amora, Porsia, Quaglia, Prifti, Scaturro o Scarpa possono essere considerati pi\u00f9 legati ad una serie di suggestioni formali e contenutistiche varie, persino liriche. Lo scopo, com\u2019\u00e8 ormai evidente, era quello di superare la dicotomia poesia lirica\/poesia di ricerca sia nella scelta degli autori, sia in quella dei testi, fatto salvo il principio estetico della centralit\u00e0 del testo, che \u00e8 davvero fondamentale.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\" wp-image-3599\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/files\/2018\/07\/IMG_20180712_103134-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"563\" height=\"426\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>Sonia Caporossi<\/strong> (Tivoli, 1973),\u00a0docente, musicista, musicologa, scrittrice, poeta, critico letterario, artista digitale, si occupa di estetica filosofica e filosofia del linguaggio. Con il gruppo di art-psychedelic rock Void Generator ha all\u2019attivo gli album <em>Phantom Hell And Soar Angelic <\/em>(Phonosphera Records 2010), <em>Collision EP<\/em> (2011), <em>Supersound<\/em> (2014) e le compilation <em>Fuori dal Centro<\/em> (Fluido Distribuzioni, ITA 1999) e <em>Riot On Sunset 25<\/em> (272 Records, USA 2011). Suoi contributi saggistici, narrativi e poetici sono apparsi su blog e riviste nazionali e internazionali. Ha pubblicato a maggio del 2014 la raccolta narrativa <em>Opus Metachronicum <\/em>(Corrimano Edizioni, Palermo 2014, seconda ed. 2015). Insieme ad Antonella Pierangeli <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-3600\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/diaforiablog\/files\/2018\/07\/Sonia-caporossi.jpg\" alt=\"\" width=\"273\" height=\"184\" \/>ha inoltre pubblicato <em>Un anno di Critica Impura<\/em> (Web Press, Milano 2013) e la curatela antologica <em>Poeti della lontananza<\/em> (Milano, Marco Saya Edizioni, Milano 2014). \u00c8 presente come poeta nell\u2019antologia <em>La consolazione della poesia<\/em> a cura di Federica D\u2019Amato (Ianieri Edizioni, Pescara 2015) e, con contributi saggistici, nei collettanei <em>Pasolini, una diversit\u00e0 consapevole<\/em> a cura di Enzo Campi (Marco Saya Edizioni, Milano 2015) e <em>La piet\u00e0 del pensiero. Heidegger e i Quaderni Neri<\/em> a cura di Francesca Brencio (Aguaplano Edizioni, Perugia 2015). Nel 2016 pubblica la silloge di poesie omoerotiche <em>Erotomaculae<\/em> (Algra Editore, Catania), nel 2017 esce <em>Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi<\/em> (Marco Saya Edizioni) e nel 2018 cura l&#8217;antologia <em>La Parola Informe. Esplorazioni e nuove scritture dell&#8217;ultracontemporaneit\u00e0<\/em> (Marco Saya Edizioni 2018).\u00a0Dirige i blog <em>Critica Impura<\/em>, <em>Poesia Ultracontemporanea<\/em>, <em>disartrofonie<\/em> e conduce su NorthStar WebRadio la trasmissione <em>Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio<\/em>. Vive e lavora nei pressi di Roma.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo intervistato Sonia Caporossi su &#8220;La parola informe&#8221;, Marco Saya Editore (2018), progetto antologico che accarezzava da qualche anno e che finalmente vede la luce, accompagnato da un consistente apparato critico. 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