﻿{"id":24,"date":"2016-11-13T15:47:50","date_gmt":"2016-11-13T14:47:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/?p=24"},"modified":"2016-11-13T21:50:38","modified_gmt":"2016-11-13T20:50:38","slug":"greed","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/2016\/11\/13\/greed\/","title":{"rendered":"Greed"},"content":{"rendered":"<h1 style=\"text-align: left;\"><\/h1>\n<div id=\"attachment_74\" style=\"width: 472px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/files\/2016\/11\/stroheim-directing-greed2.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-74\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-74\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/files\/2016\/11\/stroheim-directing-greed2.jpg\" alt=\"Erich Von Stroheim dirige sul set di &quot;Greed&quot;\" width=\"462\" height=\"387\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/files\/2016\/11\/stroheim-directing-greed2.jpg 462w, https:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/files\/2016\/11\/stroheim-directing-greed2-300x251.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 462px) 100vw, 462px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-74\" class=\"wp-caption-text\">Erich Von Stroheim dirige sul set di &#8220;Greed&#8221;<\/p><\/div>\n<h1 style=\"text-align: left;\"><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #ffffff;\">Titolo: &#8220;Greed&#8221;<br \/>\nRegia: Erich von Stroheim<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"> Anno: 1924<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"> Frame analizzato: esistono diversi montaggi del film, a causa della sua originale e fluviale lunghezza (9 ore, versione andata perduta) \u00e8 stato pi\u00f9 volte rimaneggiato. Per comodit\u00e0 qui facciamo riferimento alla versione web (<a style=\"color: #ffffff;\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=TU2MFLQToSE\" target=\"_blank\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=TU2MFLQToSE<\/a>): il frame analizzato compare intorno al minuto 00:53:30<\/span><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #99cc00;\"><strong>Sonia Caporossi<\/strong><\/span><\/h2>\n<h3 style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #99cc00; font-size: 18pt;\">Le mani scheletriche in <em>Greed<\/em> di Erich Von Stroheim o la rapacit\u00e0 stercoraria dei Roaring Twenties<\/span><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Io sono brutto, ma posso comprarmi la pi\u00f9 bella tra le donne. <\/em><em>E quindi io non sono brutto, perch\u00e9 l\u2019effetto della bruttezza, la sua repulsivit\u00e0, \u00e8 annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono uno stupido, ma il denaro \u00e8 la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede?<br \/>\n<\/em><\/span>Karl Marx<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>Quivi venimmo; e quindi gi\u00f9 nel fosso\u00a0 <\/em><\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\"> <em>vidi gente attuffata in uno sterco\u00a0 <\/em><\/span><br \/>\n<em><span style=\"font-size: 10pt;\">che da li uman privadi parea mosso.<\/span><br \/>\n<\/em><span style=\"color: #ffffff;\">Dante, <em>Inferno<\/em>, XVIII, 112-114<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><em>E allora mangia <\/em>la\u00a0<em>merda<\/em>!<br \/>\n<\/span>Il Presidente Curval<br \/>\nin <em>Sal\u00f2 o le 120 giornate di Sodoma <\/em>di Pier Paolo Pasolini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/files\/2016\/10\/Senza-titolo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-31 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/files\/2016\/10\/Senza-titolo.jpg\" alt=\"senza-titolo\" width=\"611\" height=\"461\" srcset=\"https:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/files\/2016\/10\/Senza-titolo.jpg 611w, https:\/\/www.diaforia.org\/24xs\/files\/2016\/10\/Senza-titolo-300x226.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 611px) 100vw, 611px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Quando in quel fatidico 1924 <em>Greed<\/em>, il controverso capolavoro di Erich Von Stroheim, arriv\u00f2 al botteghino pesantemente tagliato dalla produzione MGM nelle sue quarantadue bobine e sette ore di girato originario, nonch\u00e9 maledetto in partenza dalla critica e dal pubblico, si stent\u00f2 in qualche modo a riconoscere la condizione di imprescindibile genialit\u00e0 dell\u2019opera dell\u2019eccentrico regista, attore e sceneggiatore austriaco: una genialit\u00e0 che consiste in un doppio fondo tematico sotteso al messaggio riposto incarnato dal film. Esso infatti si pone come uno dei pi\u00f9 esangui e incisivi atti di rivoluzionaria denuncia della societ\u00e0 statunitense dei <em>Roaring Twenties<\/em>, una societ\u00e0 a quel tempo sovraccarica di ottimismo, di avara sete di denaro da una parte e di prodigalit\u00e0 incosciente dall\u2019altra (almeno fino all\u2019imminente e subodorato tracollo economico del \u201929); pur tuttavia, contemporaneamente, per poter simboleggiare tale denuncia insieme morale e materiale, la pellicola si avvalse di un <em>budget<\/em> di spesa inusitato per l\u2019epoca: Stroheim ebbe infatti a disposizione la fantasmagorica cifra di 470.000 dollari, una breve riflessione sull\u2019entit\u00e0 della quale basterebbe di per s\u00e9 a dare luogo ad un sottile paradosso logico ed etico, anch\u2019esso segno evidente dei tempi. Di quelli, e dei nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Ciononostante, tanti sono i motivi dell\u2019importanza del film: primi fra tutti, i continui rimandi metaforici, come la gabbia degli uccellini simbolo della vita coniugale assaltati dal gatto predatore che rappresenta il primo fidanzato della protagonista, il quale tradir\u00e0 la coppia per invidia delle cinquemila monete d\u2019oro vinte dalla donna in una lotteria, somma foriera dell\u2019avarizia patologica che \u00e8 il vero tema centrale di tutto il film; per non parlare dell\u2019uso per la prima volta simbolico della profondit\u00e0 di campo nella famosa scena del matrimonio, col corteo funebre che sfila perfettamente a fuoco dalla finestra sullo sfondo come presagio di sfacelo futuro dei coniugi, oppure la famosa inquadratura dei due protagonisti, Trina e McTeague, l\u2019una al sommo, l\u2019altro alla base delle scale, ambedue con lo sguardo torvo e distante a significare l\u2019incomunicabilit\u00e0 dei due, ormai oppressi dall\u2019avarizia patologica dell\u2019una e dall\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019altro, rimasto disoccupato, di porre rimedio allo sfacelo pecuniario del <em>menage<\/em> familiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Sicuramente, per\u00f2, la scena di maggiore impatto visivo ed emotivo risulta essere la famigerata sequenza delle mani scheletriche di Trina (in realt\u00e0 arti sagomati) che accarezzano le monete d\u2019oro. Queste ultime, nel finale del film, giaceranno insanguinate e sparse fra la polvere incandescente della Valle della Morte, abbandonate ormai al loro valore relativo di scarto, di sterco, di nulla, in un <em>pulvis et umbra sumus<\/em> disincantato e allusivo, che ricorda il senso della cosiddetta \u00abequazione psicanalitica tra denaro ed escrementi\u00bb in base alla quale, come ho scritto altrove facendo riferimento alle teorie di Norman O. Brown <a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, \u00abl\u2019essenza stessa del denaro \u00e8 la sua assoluta mancanza di valore\u00bb. Infatti, \u00abnella totale soggezione dell\u2019uomo a Denaro e Potere, nell\u2019accondiscendere alla logica del capitale, l\u2019uomo sembra voler paradossalmente ovviare alla propria crisi di identit\u00e0, alla perdita dell\u2019auto-identificazione primaria, ovvero il riferimento al proprio corpo, fatto oggetto d\u2019onta e di rifiuto da parte della societ\u00e0. La societ\u00e0 civilizzata riveste infatti d\u2019orrore tutto ci\u00f2 che rimandi all\u2019intima fisicit\u00e0 del corpo, ma questo desiderio di autoaffermazione di natura evidentemente sessuale ritorna come pulsione istintuale, come <em>transfert<\/em>, indirizzandosi sul denaro, nella bieca e bestiale vittoria della logica del possesso\u00bb <a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0L\u2019affezione, la confidenza e il rispetto tra marito e moglie vengono a mancare proprio nel momento in cui in Trina subentra prepotente e ossessivo il <em>transfert<\/em> libidico incentrato sul denaro \u2013 merda; il possesso delle cinquemila monete d\u2019oro garantisce alla donna il godimento di una sorta di soddisfazione sessuale autocensurata, mettendo in atto il meccanismo tipico che vige all\u2019interno della pi\u00f9 ovvia e palese societ\u00e0 dei consumi, quella in cui tutti noi viviamo apparentemente paghi della dicotomia falsificata dei bisogni e dei desideri, all\u2019interno della quale il desiderio viene sostituito da presunti bisogni in realt\u00e0 inconsistenti, come sottolineava ancora recentemente Silvano Petrosino partendo dalla riflessione di filosofi contemporanei ormai classici come Koj\u00e8ve, Simmel, Heidegger, Lacan e L\u00e9vinas <a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0La psicanalisi e la teoria economica in questo senso risultano complementari al nostro discorso critico. Thorstein Veblen teorizz\u00f2 infatti in economia fin dal 1899 l\u2019esistenza (all\u2019epoca presunta, oggi tremendamente autoevidente e attuale) dei cosiddetti \u201cbeni Veblen\u201d, ovvero di quelle particolari merci che si fanno desiderare e quindi acquistare dai consumatori in diretta proporzione al crescere del proprio prezzo <a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Beni di lusso come profumi, borse, cellulari, automobili, yacht e vestiti griffati quanto pi\u00f9 costano, tanto pi\u00f9 risultano desiderabili in quanto contribuiscono a creare uno <em>status<\/em> sociale universalmente riconosciuto, rendendo cos\u00ec evidente agli occhi del mondo la categoria dei cosiddetti \u201cNuovi Ricchi\u201d, i <em>parvenue<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Ebbene, questi \u201cNuovi Ricchi\u201d, come spiegher\u00f2 a breve, <em>solo apparentemente<\/em> non somigliano a Trina e a McTeague, che in <em>Greed<\/em> non traggono il minimo giovamento o sollazzo dall\u2019improvvisa ricchezza capitata loro. In effetti, Trina non si getta affatto nel godimento della propria fortuna: ella <em>trattiene<\/em> <em>per s\u00e9<\/em>, o dovremmo dire piuttosto <em>in s\u00e9<\/em>, le <em>sue<\/em> monete d\u2019oro come fossero un\u2019estensione del proprio corpo da cui non pu\u00f2 separarsi, pena la perdita d\u2019identit\u00e0 e di valore intrinseco del s\u00e9 in se stesso. Noto \u00e8 infatti che, nella teoria del freudismo classico, il sintomo psicosomatico che pi\u00f9 spesso si accompagna a forme di avarizia patologica \u00e8 la stipsi, comportamento tipico della personalit\u00e0 anale caratterizzata dal non lasciar andare il contenuto del proprio corpo, vera origine della metafora psicanalitica tradizionale del denaro \u2013 merda di cui si parlava all\u2019inizio come critica intrinseca alla societ\u00e0 borghese di weberiana memoria. Dalla concezione escrementale del denaro al valore simbolico delle braccia scheletriche di Trina il passo \u00e8 quindi breve. Infatti \u00ab gli escrementi sono la vita morta del corpo, e fino a che l\u2019umanit\u00e0 preferir\u00e0 la vita morta al vivere, essa dovr\u00e0 trattare come escrementi non solo il proprio corpo ma anche il circostante mondo degli oggetti, riducendo tutto a materiale inerte e a quantit\u00e0 inorganiche\u00bb <a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Il mondo degli oggetti \u00e8 quindi solo apparentemente una forma di vita per i Nuovi Ricchi, consistendo invece in una condensazione coprolitica della propria identit\u00e0 come impulso di morte, e questo mondo reificato assume lo stesso valore che hanno per Trina le monete; del resto, l\u2019impulso di morte \u00e8 a sua volta simboleggiato dagli arti simili a quelli di uno scheletro, da cui quelle stesse monete si fanno lascivamente accarezzare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Non \u00e8 un caso, del resto, che Dante tradizionalmente tenga insieme nell\u2019Inferno gli avari e i prodighi. Infatti, il nesso apparentemente problematico tra il comportamento stitico e avaro di Trina che trattiene per s\u00e9\/in s\u00e9 il denaro e quello prodigo dei <em>parvenue<\/em> che lo trasformano in beni di lusso sta proprio nella comune motivazione di fondo: ambedue investono un bene materiale di valore identitario autoaffermatorio, ma mentre Trina si tiene semplicemente al di qua del discrimine sfinterico simbolico non lasciando andare fuori di s\u00e9 il bene materiale, i borghesi e i <em>parvenue<\/em> trasformano il bene materiale stesso in un <em>tertium<\/em> oggettuale che rappresenti uno <em>status<\/em> sociale riconoscibile tramite cui autodefinirsi in quanto tali; ambedue i comportamenti, a ben vedere, hanno la medesima funzione di appagare un\u2019esigenza di autorealizzazione falsata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Nella concezione escrementale del denaro si rende esplicito, inoltre, il nesso psicanalitico archetipico con il ciclo di rinascita e morte che \u00e8 legato al letame il quale, nato da un simbolico parto del corpo, concima la terra e ne rigenera la sostanza. Basta riflettere sul fatto che il lessema <em>laetamen<\/em> ha la stessa radice della parola <em>laetus<\/em>, perch\u00e9 si faccia strada il paradosso che ci\u00f2 che \u00e8 repulsivo e immondo contemporaneamente non pu\u00f2 non recare la felicit\u00e0. Il nesso intrinseco tra la merda e l\u2019adulazione come perseguimento della felicit\u00e0 equiparata al proprio tornaconto, del resto, lo conosceva gi\u00e0 molto bene ancora una volta il Dante delle Malebolge che, col suo prorompente plurilinguismo di continiana memoria, non disdegnava di porre un chiaro ed esplicito riferimento alla figura archetipica del cosiddetto \u201cleccaculo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Insomma, se anche per Dante era cos\u00ec, che il denaro non dia la felicit\u00e0 \u00e8 vezzo certamente posteriore al paleocristianesimo, e l\u2019etica che ne deriva \u00e8 quella tipicamente autoflagellante, connessa a sua volta con la spoliazione punitiva e purgatoriale da ogni bene terreno. La borghesia moderna e contemporanea quest\u2019etica non la possiede, anzi, \u00e8 immersa volontariamente nella merda, persegue e adora la merda come nel famoso girone pasoliniano di <em>Sal\u00f2 o le 120 giornate di Sodoma<\/em>. La borghesia, fascista quasi per natura, come sembra dire il Pier Paolo nazionale, detiene nel proprio comportamento esistenziale un legame fondante tra il trattenere per s\u00e9 i beni materiali come segno d\u2019avarizia e l\u2019ostentazione degli stessi come <em>status<\/em> vebleniano: nel mangiare la merda, il ciclo dell\u2019eterno ritorno dell\u2019uguale si volge ancora alla fase originaria nella riacquisizione di un prodotto del corpo prima rilasciato al mondo e alla terra come dono e investimento, e in seguito riacquistato in termini psicanalitici ed economici come tentativo di ottenere una nuova forma di arricchimento e di capitalizzazione del bene materiale stesso: ma ci\u00f2, a ben vedere, per il borghese capitalista rimane nient\u2019altro che un\u2019illusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0Le mani di Trina che accarezzano le monete nella famigerata sequenza del <em>Greed<\/em> di Stroheim, \u201cche di tutte brame\u201d dantescamente sembrano \u201ccarche nella loro magrezza\u201d, sono infatti scheletriche perch\u00e9 in questo eterno ritorno dell\u2019uguale rappresentato dall\u2019avarizia coprofagica non c\u2019\u00e8 metabolismo, non c\u2019\u00e8 accrescimento proteinico delle fibre del corpo, ovvero non c\u2019\u00e8 reale <em>arricchimento<\/em>: Trina, nel pieno del suo folle <em>transfert<\/em> sessuale, <em>non spende<\/em> le sue monete, ovvero <em>non se le gode<\/em>; si limita ad accarezzarle come in un rapporto d\u2019amore univoco, impossibile e irrealizzato, nello spostamento oggettuale del desiderio atavico di possesso verso una mera <em>Res<\/em>. Ecco perch\u00e9 Norman O. Brown parlava di \u201cvita morta del corpo\u201d, in un ossimoro davvero rivelatorio. Capiamo cos\u00ec, peraltro, come nella societ\u00e0 postcapitalistica attuale la reale ricchezza sia ormai divenuta la <em>spesa<\/em> e come il reale movimento economico e sociale consista nel <em>consumo<\/em> (principio keynesiano che si oppone peraltro alla logica europeistica dei tagli alla spesa pubblica!), perch\u00e9 solo nella trasformazione del bene materiale aureo in forma di possesso s\u00ec, ma di un <em>quid<\/em> non autoreferenziale, si realizza il metabolismo corporeo dell\u2019<em>Homo Oeconomicus<\/em>; e solo con la <em>metabol\u00e8<\/em>, ovvero con la trasformazione, si realizza a sua volta il ciclo di rinascita dopo la morte, in altre parole: prende luogo una qualsivoglia forma di <em>vita<\/em>, per quanto depersonalizzata e reificata anch\u2019essa possa sembrare nel mondo attuale postfrancofortiano, poststrutturalista e postmoderno che ha perso ogni speranza nell\u2019<em>humanum.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> N. O. Brown, <em>La vita contro la morte: il significato psicanalitico della storia<\/em>, trad. di S.Giacomoni, Il Saggiatore, Milano 1971 (1959).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> S. Caporossi, \u201cHomo Oeconomicus e Uomo Massa. La filosofia del malessere negli anni della societ\u00e0 neocapitalistica\u201d, in <em>Kasparhauser, Philosophical Culture Quarterly<\/em>, Anno III n. 7\/2014, pp. 7-8. All\u2019interno dell\u2019articolo i riferimenti tematici a <em>Greed<\/em> sono espliciti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Silvano Petrosino, <em>Soggettivit\u00e0 e denaro. Logica di un inganno<\/em>, Jaca Book, 2012.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> T. Veblen,\u00a0<em>La teoria della classe agiata<\/em>, Einaudi, Torino 2007 (1899).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> \u00a0N. O. Brown,\u00a0<em>La vita contro la morte: il significato psicanalitico della storia<\/em>, cit., p. 423.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"640\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/MGjSpPgJAoA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">Sonia Caporossi (Tivoli, 1973), docente, musicista, musicologa, scrittrice, poeta, critico letterario, artista digitale, si occupa di estetica filosofica e filosofia del linguaggio. Con il gruppo di art-psychedelic rock Void Generator ha all\u2019attivo gli album <em>Phantom Hell And Soar Angelic<\/em> (Phonosphera Records 2010), <em>Collision EP<\/em> (2011), <em>Supersound<\/em> (2014) e le compilation <em>Fuori dal<\/em><em> Centro<\/em> (Fluido Distribuzioni, ITA 1999) e <em>Riot On <a href=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2016\/03\/capo-rid.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-1974 alignleft\" src=\"http:\/\/www.diaforia.org\/floema\/files\/2016\/03\/capo-rid-1024x685.jpg\" alt=\"capo rid\" width=\"292\" height=\"195\" \/><\/a>Sunset 25<\/em> (272 Records, USA 2011). Suoi contributi saggistici, narrativi e poetici sono apparsi su blog e riviste nazionali e internazionali come <em>Musikbox, Verde, MareNero, Scrittori Precari, Fallacie Logiche, Storia &amp; Storici, Poetarum Silva, WSF, Neobar, Il Giardino Dei Poeti, Idee\/Inoltre, In Realt\u00e0 La Poesia, Atelier, Cadillac, Nazione Indiana, <\/em><em>Kasparhauser, Filosofia In Movimento, <\/em><em>Italian Studies in Southern Africa, Dialettica &amp; Filosofia, Megachip <\/em>ed altri. Dirige il blog <em>Critica Impura<\/em>. Ha pubblicato a maggio del 2014 la raccolta narrativa <em>Opus Metachronicum<\/em> (Corrimano Edizioni, Palermo 2014, seconda ed. 2015). Insieme ad Antonella Pierangeli ha inoltre pubblicato <em>Un anno di Critica Impura<\/em> (Web Press, Milano 2013) e la curatela antologica <em>Poeti della lontananza<\/em> (Milano, Marco Saya Edizioni, Milano 2014). \u00c8 presente come poeta nell\u2019antologia <em>La consolazione della poesia<\/em> a cura di Federica D\u2019Amato (Ianieri Edizioni, Pescara 2015) e, con contributi saggistici, nei collettanei <em>Pasolini, una diversit\u00e0 consapevole<\/em> a cura di Enzo Campi (Marco Saya Edizioni, Milano 2015) e <em>La piet\u00e0 del pensiero. Heidegger e i Quaderni Neri<\/em> a cura di Francesca Brencio (Aguaplano Edizioni, Perugia 2015). Conduce su Radio Centro Musica la trasmissione <em>Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo<\/em><em>millennio<\/em>. \u00a0Ad aprile \u00e8 uscito il suo ultimo libro di poesie omoerotiche <em>Erotomaculae<\/em> (Algra Editore, Catania 2016). Vive e lavora nei pressi di Roma.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Titolo: &#8220;Greed&#8221; Regia: Erich von Stroheim Anno: 1924 Frame analizzato: esistono diversi montaggi del film, a causa della sua originale e fluviale lunghezza (9 ore, versione andata perduta) \u00e8 stato pi\u00f9 volte rimaneggiato. 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