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in_dasein

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La filosofia, pur non sapendo rispondere a tante domande quante vorremmo, ha se non altro la capacità di porne, ad accrescere l’interesse del mondo e a rivelarci le stranezze e le sorprese che stan nascoste sotto la superficie delle cose, anche di quelle più comuni, della vita d’ogni giorno.
Russell, I problemi della filosofia

Del resto, a dire anche una parola sulla dottrina di come dev’essere il mondo, la filosofia arriva sempre troppo tardi. Come pensiero del mondo, essa appare per la prima volta nel tempo, dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell’e fatta. […] Quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato, e, dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere: la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo.
G.W.F. Hegel, Lineamenti della filosofia del diritto

 

Nasce in_dasein, una rubrica che, attraverso la storia della filosofia, si propone di rileggere e interpretare i molteplici accadimenti  che attanagliano l’essere umano.

In che senso?

Grazie alle teorie filosofiche dei grandi pensatori si cercherà di approfondire, con occhio critico e sarcastico, i grandi e piccoli “nodi esistenziali” dell’uomo. Partendo da un evento reale (presente o passato) o da una “semplice” domanda universale (quasi sempre irrisolta) si esploreranno le teorie filosofiche in grado (forse) di  spiegare il problema: se non sarà possibile trovare una risposta, si avranno almeno un paio di cartucce in più da sparare, con assiomatica spocchia, alla prossima cena colta tra amici.
Non ci sarà un procedimento cronologico né tematico, poiché punto di partenza sarà la realtà circostante, seguendo una sorta di tradizione hegeliana secondo cui la filosofia “conosce” la realtà solo quando questa è già realizzata e dispiegata, motivo per cui essa non ha il compito di indicare come deve essere il mondo, ma di spiegare concettualmente come è, mostrandone l’intrinseca razionalità. Hegel infatti afferma che la filosofia è simile alla civetta di Minerva: inizia il suo volo solo al crepuscolo, quando il sole è già tramontato e quando una civiltà o un periodo storico hanno compiuto il loro processo di formazione ed espresso tutte le loro potenzialità avviandosi verso il declino (e chi o cosa più della civiltà occidentale?). In tal senso la filosofia non ha il compito di determinare o guidare una società, ma di spiegarla, di analizzarla, di comprenderla, prendendo atto della realtà e giustificandola, qualunque essa sia. Dunque un fatto storico, filosofico, politico, psicologico, sociologico, antropologico, letterario, scientifico o di banale vita quotidiana potrà essere lo spunto cui collegare una teoria, un’opera o un’idea filosofica.
Questa rubrica prende le mosse dal nichilismo di F. Nietzsche,  dall’esistenzialismo umanistico di J.P. Sartre e da quello ontologico (e fenomenologico) di M. Heidegger, celebra il dubbio come costante creativa e si propone come un’analisi dei valori tradizionali col sostegno di una buona dose di ironia. Il nome, in/Dasein, nasce dalla nozione heideggeriana di Dasein e dunque dalla questione fondamentale della ricerca filosofica: quella dell’essere e dell’esistenza umana.
Heidegger usa il termine tecnico Dasein (che significa “esistenza”, “esistere”) per indicare il modo di essere proprio dell’uomo, ossia di quell’ente che ha come modalità specifica e fondamentale l’esistenza. Enfatizzandone poi il senso testuale, dichiara che il Da-sein (l’esser-ci)  è costitutivo dell’uomo perché egli è solo in quanto ha un -ci, un orizzonte in virtù del quale si rapporta agli altri enti. In tal senso “l’essenza del Dasein consiste nella sua esistenza”, cioè nel suo trascendersi rapportandosi agli altri enti e comprendendosi nel proprio essere.

Dunque per Heidegger il tratto caratteristico dell’esistenza umana è dato dalla comprensione dell’essere in quanto tale: l’unico ente che cerca di comprendere l’“essere stesso” e che ne pone il problema, per quanto in modo oscuro, incerto e controverso, è l’uomo. Sperimentando l’esistenza come problematica, e cercando di realizzarsi progettando e scegliendo la propria vita in base alle sue possibilità di essere, l’uomo può (e dunque deve) interrogare e “pensare l’essere”: solo questo interrogare riesce a dare significato e fondamento alla sua esistenza. Interrogando l’essere attraverso il linguaggio, interrogando innanzitutto il proprio particolare “esserci”, l’uomo raggiunge la sua essenza, la sua umanità, diventa un Dasein: l’uomo è un uomo perché è un “esserci” e il modo fondamentale per diventare un esserci è la “quotidianità”.
Quasi tutta la filosofia occidentale ha pensato di trasporre l’essenza dell’uomo al di là della vita quotidiana e dell’esperienza comune, invece Heidegger rifiuta questo processo di astrazione dell’indagine sull’uomo. Dasein significa “esserci” e questo “ci” è proprio il concreto e letterale mondo quotidiano: “essere umano” significa essere piantato, immerso, radicato nella realtà e nella prosaicità del mondo. Una filosofia che cerchi di elevarsi al di sopra della sfera quotidiana, soprattutto oggi, risulta vuota, poiché non può dirci nulla sul significato dell’essere, né da dove venga e cosa sia il Dasein. Il mondo è: è qui, è ora, è ovunque intorno a noi, e noi siamo in esso, siamo un “ente-nel-mondo”, totalmente coinvolti nei suoi fatti, nelle sue vicende, nella sua realtà. Grazie alla capacità che ha l’uomo di andare oltre se stesso verso il mondo, noi diventiamo un “essere-nel-mondo” (in-der-welt-sein): essere nel mondo e la realtà quotidiana del nostro abitarvi consistono nell’avere a che fare con qualcosa, nel compiere, nell’interrogare, nel determinare, nel fare, nel disfare e nel  conoscere e conoscere è “un modo di essere dell’esserci”.
L’uomo viene “gettato” nel mondo, sostiene Heidegger, e il mondo in cui siamo gettati, senza una scelta personale e senza una conoscenza preliminare, c’era prima di noi, ci sarà dopo di noi e il nostro esserci è inseparabile da esso. Noi non sappiamo da dove veniamo all’essere (se non da un punto fisiologico) e non sappiamo a quale fine siamo proiettati nella nostra esistenza (se non in riferimento alla morte): questo duplice non sapere (da dove veniamo e dove andremo) rende la condizione “gettata” dell’esistenza umana più pregnante e tangibile. Siamo consegnati a una realtà, a una presenza al “ci” di quell’esser-ci: il mondo viene verso di noi, diventa l’ambito dei progetti e delle azioni dell’uomo, il luogo in cui egli “si prende cura” degli altri uomini e delle cose. Ogni scelta, ogni esperienza, ogni avere a che fare con l’altro e con le cose del mondo circostante, ogni, in definitiva, realizzarsi della nostra esistenza si basa sulla comprensione dell’essere in generale, dell’essere degli altri, del nostro essere e della nostra vita.
Ed è proprio in tal senso che qui si giustifica la scelta del termine cardine Dasein per questa rubrica: si tratta di un riconoscere la realtà del mondo in cui siamo stati gettati, si tratta di identificare gli accadimenti dell’uomo e di un ripensarli attraverso le parole dei filosofi. Una rielaborazione della realtà in chiave ironica, spesso magari illogica, assolutamente soggettiva, ma sempre ben radicata nella storia della filosofia e dei suoi protagonisti.
Dal dasein heideggeriano si è giunti al nostro in_dasein partendo da un “gioco degli opposti” che riguardava soprattutto la forma e la sostanza, il significante e il significato, il contenitore e il contenuto, la filosofia e l’arte mista alla tecnica (in particolare legata all’editoria), fino ad arrivare a velocissime e liberissime associazioni di pensiero che, scivolando liquide in testa come vino rosso, facevano più o meno così: “filosofia, analisi dell’uomo, essere, non essere, esserci, essere per la morte, forma, sostanza, concetto, filosofia, arte, attualità, editoria, design, indesign, dasein… eureka! in_dasein”. Chiaro, no?
in_dasein vuole essere una prova di pensiero (magari utopistica, non è dato sapere), un tentativo di analizzare in chiave filosofica la realtà sprofondando “nell’esserci”, “nell’esistenza”, “nell’essere-nel-mondo” e nella vita dell’uomo costruita sulle sue idee, affollata dalle sue idiosincrasie, tormentata dai suoi dubbi e angosciata dai suoi mali, con un’unica corda di sicurezza: la storia della filosofia.

 

 

 

Romina Bicicchi, scrittrice e saggista, si è laureata in filosofia (Università di Pisa) e specializzata in editoria (Università di Firenze). Studiosa di estetica filosofica, filosofia del linguaggio e filosofia della mente, lavora come editor e traduttore presso alcune case editrici. Ha pubblicato i volumi Il divino giullare. Un genio di nome Fo (Melville 2016), Tattoo Portraits (Surith 2015), Vivere con filosofia (Liberamente 2009), Freud e la psicanalisi (Liberamente 2009), Nietzsche (Liberamente 2009), Filosofia 2 (Liberamente 2008), Filosofia 3 (Liberamente 2008). Tra gli altri, ha tradotto testi di H. Barbusse, A. Machen e W. Godwin. Collabora con alcune riviste culturali online e si occupa di scrittura e critica filosofica.