Colloquiale n.17 con Lello Voce

LELLO VOCE

COLLOQUIALE n.17

Su  f l o e m a – esplorazioni della parola  un’intervista a Lello Voce, uno dei nostri intellettuali più controversi e sanguigni che ci parla di poesia, sperimentazione e poetry slam. Buona Visione, cliccando sull’immagine sotto:

SUONO PROSSIMO, RASSEGNA DI ARTI SONORE seconda edizione

suono prossimo  II

rassegna di arti sonore

 

 

Primo concerto 02/09/2016

 

 

Venerdì 2 settembre alle ore 21:00 presso il chiostro di S.Agostino a Pietrasanta avrà inizio la seconda edizione di suono prossimo, rassegna di arti sonore organizzata da Lisca Records e Nub Project Space con [dia•foria in veste di media partner. Il palinsesto è stato curato scegliendo artisti che operano nella ricerca musicale secondo parametri che corrispondono all’eclettismo, ovvero ad un utilizzo di tecniche appartenenti a schemi teorici diversi, e all’integrazione, che riguarda invece la capacità di avvalersi di un modello teorico ben sperimentato, da affiancare ad altri modelli che possono offrire una visione diversa, per espandere la mutevolezza del suono. La prima serata vede come protagonisti i toscani Lieutenant Murnau e il duo Lettera 22, di cui di seguito potete leggere le biografie.

 

 

Lieutenant Murnau

Nella tradizione sotterranea che dalle identità collettive di Monty Cantsin e Luther Blissett arriva fino ad Anonymous, Lieutenant Murnau è un “nome multiplo” adottato tra il 1980 e il 1984 dal networker toscano Vittore Baroni e da diversi operatori che hanno realizzato dischi e cassette (in Italia, Paesi Bassi, Germania, Belgio, Regno Unito) “senza suonare una sola nota”. Brani di Lt. Murnau, spesso ottenuti con tecniche di cut-up ispirate all’opera di W.S. Burroughs e B. Gysin o manipolando originali “vinili preparati” in azioni di turntablism radicale fai-da-te, sono comparsi nei primi Ottanta anche in numerose antologie internazionali su disco e su nastro. Il nome e l’immagine di questo “gruppo fantasma”, tra i progenitori del “plagiarismo” sonoro (o plunderphonics) assieme a personaggi come John Oswald, l’artista fluxus Milan Knížák e il collettivo Negativland, derivano da una foto del regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau (autore del celebre Nosferatu) in divisa da tenente della Luftwaffe durante la prima guerra mondiale. Il progetto aperto ha circolato tramite fanzine autoprodotte, locandine di concerti immaginari e centinaia di maschere col volto di Lt. Murnau spedite in ogni angolo del mondo. Nel 1998, una selezione del repertorio di Lt. Murnau è stata rivisitata e rimontata nel cd Le Forbici di Manitù play & Remix Lieutenant Murnau, coprodotto dalle etichette Earthly Delights e Soleilmoon (UK/USA). In seguito, il “vampiro sonoro” Lt. Murnau è fuoriuscito dalla tomba in rare occasioni, con performance dimostrative e coinvolgendo il pubblico in rassegne di ricerca sonora come eXperimenta 3 a Piombino e Rumori a Viareggio (entrambe nel 2007).

Lieutenant Murnau

Lieutenant Murnau

 

 

 

Lettera 22

Mario Castro e Riccardo Mazza iniziarono il progetto Lettera 22 nel 2010 con la prima uscita “Negative Tongue”, un doppio nastro su Second Sleep, l’etichetta di Castro.
Nel 2011 uscirono “True Form” (LP, A Dear Girl Called Wendy) e “Lack Of Attention” (CD,Ljud & Bild Produktion), i loro primi veri e propri album, che ricevettero recensioni entusiaste per il loro peculiare mix di rumore, field recordings e looping.
Negli anni successivi approfondirono la loro esperienza nel campo sonoro cercando di sviluppare la loro personale visione della tradizione della musica concreta, sia attraverso strumenti digitali che analogici, per tracciare un ritratto della vita umana e dei paesaggi violati.

Le loro ultime uscite sono “General Tempo” LP su Second Sleep e doppio sette pollici prossimamente in uscita presso Holidays Records.

Durante questi anni hanno partecipato a diversi festival di musica sperimentale come il Norberg Festival, il Broken Flag Festival, Hideous Porta, Summer Scum e hanno suonato sia in date singole che durante un paio di tur in Italia e in Regno Unito.

Lettera 22

 

 

 

 

Venerdì 2 Settembre

Lieutenant Murnau

Lettera 22

ore 21:30, Chiostro di S. Agostino, sala dell’Annunziata

 

Sabato 17 Settembre

G. Altieri/C. Favaron

Metzengerstein

ore 21:30, Chiostro di S. Agostino, sala dell’Annunziata

Sabato 1 Ottobre

Alessandra Eramo

Gelba

ore 21:30, Chiostro di S. Agostino, sala dell’Annunziata

 

Suono Prossimo 2016

Suono Prossimo, edizione 2016 | Evento anticipatorio 22 Aprile 2016

Nella giornata di venerdì 22 Aprile alle ore 19:00 presso il ristorante LaBottega (Viale Apua, 188, 55045 Marina di Pietrasanta) si terrà un evento che anticiperà il festival di Arti Sonore Suono Prossimo.
Il trio di improvvisazione elettroacustica formato da Edoardo Ricci (sax), David Lucchesi (chitarra elettrica) , Devid Ciampalini (voce, percussioni, elettronica) sarà protagonista di una serata che si prospetta avvolgente: il suono come un altrove, di volta in volta, geografico, etnico, geometrico.

Suono prossimo anticipazione 2016

Lisca Records con la collaborazione di Nub Project Space continuano il lavoro fatto con l’edizione 2015 sostenendo la musica sperimentale sul nostro territorio, intrecciando risorse umane e artistiche al fine di promuovere questa raffinata forma d’arte. [dia•foria abbraccerà il progetto in veste di media partner mettendo a disposizione le sue risorse.

Di seguito una breve intervista a Michele Spagnghero e una video intervista al gruppo di improvvisazione elettroacustica VipCancro.

Buona lettura e naturalmente buona visione!

Michele Spanghero – desmodrone 

 

 

 

Michele Spanghero

Michele Spanghero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1) Parlaci del tuo progetto: come è avvenuto l’incontro, cos’è la tua musica, quali sono le dinamiche performative? 

                 Il progetto che ho portato al festival si chiama desmodrone, è un lavoro performativo che ha un valore particolare, direi centrale, nella mia ricerca acustica in campo musicale, ma ha influenzato molto anche il mio lavoro nel campo della sound art e nelle arti visive portandomi a concentrarmi sulla risonanza (anche concettuale) tra spazio e suono. L’approccio metodologico e formale definisce e caratterizza spesso il mio lavoro, così anche il progetto desmodrone in cui il gesto tecnico esecutivo viene spinto all’estremo, così da astrarre lo strumento acustico dalla sua consueta funzionalità, dalla sua tradizione esecutiva: il contrabbasso smette di essere lo strumento in cui nasce il suono per svolgere essenzialmente il ruolo di cassa armonica. In desmodrone il gesto tecnico (l’esecuzione sullo strumento ad arco) viene portato al grado zero senza mai toccar direttamente le corde, agendo esclusivamente attraverso il mezzo in cui il suono si propaga: l’aria. Il contrabbasso viene utilizzato come pura fonte sonora, lasciato risuonare in un larsen controllato, filtrato e modulato in tempo reale. La tessitura sonora si dilata e si stratifica attraverso onde sinusoidali intonate sulla nota fondamentale del larsen del contrabbasso per creare variazioni microtonali e battimenti armonici. Il mio lavoro musicale nasce da una lunga ricerca nelle forme della musica improvvisata (solistica o d’insieme) guardando però molto da vicino le forme della musica classica contemporanea. Passo così da progetti d’improvvisazione radicale ad eseguire improvvisazioni strutturate con parametri e forme prestabiliti. Le dinamiche performative cambiano dunque molto dal tipo di progetto e dal contesto in cui viene eseguito.

2) Cosa significa per te sperimentare? Cos’è la ricerca nel suono o nella musica e perché questa esigenza invece della musica leggera ad esempio. 

              Sperimentare per me è l’unico modo di fare musica, per stupirmi mentre suono. Ecco perché utilizzo spesso un approccio improvvisativo, per la possibilità di seguire ogni volta nuove tracce. Sperimentare non significa però fare musica che debba essere per forza di ascolto difficile, si può sperimentare anche all’interno di forme più note e popolari. Dopo aver suonato per un certo periodo jazz, ho scelto di soffermarmi solo su progetti che mi permettano di portare il mio lavoro dove mi sento più stimolato, ovvero verso il limite, perché è lì dove sento che il medium (sia esso la musica o le arti visive) prende nuovo (ovvero, di nuovo) senso.

 

Intervista VipCancro

 

 

 

Suono Prossimo: tracce, edizione 2015

Nell’autunno 2015 i motivi di Suono Prossimo hanno incarnato nuovi stili nelle classiche strutture del chiostro di S.Agostino a Pietrasanta, avvolgendo il pubblico in un abbraccio fertilmente distopico. Il Festival di arti sonore, dopo il successo della scorsa edizione, ha acquisito una notorietà che ha permesso a Lisca RecordsNub Project Space di ripetere l’esperienza nella splendida cornice pietrasantina. La duplice anima del Festival sembra ormai delineata: sperimentazione e ricerca sonora legata agli artisti che interverranno, e collocazione temporale. L’edizione 2016 aprirà ufficialmente il 22 Aprile con un evento anticipatorio presso la “LaBottega” (Viale Apua, 188 Marina Di Pietrasanta) alle ore 21:00, con il trio di improvvisazione elettroacustica formato da Edoardo Ricci (sax), David Lucchesi (chitarra elettrica) , Devid Ciampalini (voce, percussioni, elettronica); tutti gli altri concerti si svolgeranno in Settembre con musicisti e date che verranno comunicati prossimamente.

Proponiamo di seguito un intervento di Vittore Baroni in merito all’edizione di Suono Prossimo 2015, una breve intervista a Umanzuki ed una videointervista a David Lucchesi, gli artisti hanno risposto a due semplici domande: 

-Parlaci del tuo progetto: come è avvenuto l’incontro, cos’è la tua musica, quali sono le dinamiche performative.

-Cosa significa per te sperimentare? In cosa consiste la ricerca nel suono e perché questa esigenza?

 

Suono Prossimo Edizione 2015
in attesa dell’edizione 2016

Sommarium di Vittore Baroni

 

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           Negli ultimi due decenni, il nostro modo di ascoltare e di conseguenza anche di concepire la musica è radicalmente mutato. L’evolversi di nuove tecnologie digitali per la produzione e circolazione di lavori audio ha modificato il nostro rapporto quotidiano con l’universo acustico, alterando sensibilmente l’ecosistema sonoro del pianeta, per ricordare un concetto caro al grande musicologo canadese Raymond Murray Shafer. Non solo la musica ci accompagna ventiquattro ore al giorno, rimandata da iPod, computer e telefono cellulare (oltre che da radio, tv e altri media abituali), ma si va sempre più ampliando e differenziando la tipologia dei luoghi deputati alla sua fruizione, non più limitati alle sale da concerto e alle discoteche (ad esempio, il suono è migrato in modo massiccio nelle gallerie d’arte, nei musei, nei bar, nei tanti “non luoghi” del paesaggio urbano). Per l’appassionato di musica, i contenuti di quelli che un tempo erano oggetti del desiderio da conquistare con impegno e sacrificio (i dischi da rintracciare e collezionare, spesso a caro prezzo), sono ora divenuti perlopiù comodamente accessibili in rete, in un fenomeno di condivisione generalizzato (legale e non) che ha generato al contempo effetti dilaganti di bulimia come di apatia culturale. L’eccesso di proposte musicali tendenti al costo zero, la saturazione del nostro “paesaggio sonoro”, ha abbassato la soglia d’interesse e sminuito il valore della creazione artistica. Similmente a come, nei lontani anni ’70, il critico Harold Rosenberg teorizzava della progressiva “s-definizione dell’arte”, assistiamo oggi, al termine di quello che Stefano Pivato ha definito Il secolo del rumore (Il Mulino, 2011), ad una rampante s-definizione del concetto di musica (dopo Cage, chi può più dire cosa è e cosa non è musica?) e al manifestarsi di diverse e più articolate relazioni tra la composizione, il suo creatore e il pubblico di riferimento. Caduti da tempo i confini tra musica colta e popolare, all’ascoltatore che non desidera conformarsi alle scelte delle classifiche di grande consumo è difatti sempre più richiesto discernimento e partecipazione, nel vaglio delle opere sonore da pescare nel mare magnum dell’offerta globalizzata come nelle modalità del loro consumo (le installazioni di audio art, un termine sempre più in uso dalla fine dei ’90, offrono spesso ad esempio possibilità di interazione e partecipazione diretta all’evento sonoro). Il supporto “fisico” della musica (cd, vinile, musicassetta o altro), dato da tempo per spacciato, sopravvive ancora in realtà nelle aree meno tecnologicamente sviluppate del pianeta così come all’interno di nicchie di audiofili, che non si accontentano della bassa fedeltà dei diffusi file Mp3 e che ancora desiderano apprezzare la composizione musicale nella sua accezione di prodotto culturale completo e autonomo, di cui è parte integrante una copertina col suo apparato di testi e immagini. In parallelo, la “smaterializzazione” del lavoro musicale, ridotto spesso ad un mero flusso di dati, ha stimolato di rimando un sensibile ritorno in auge della musica suonata e consumata dal vivo, filtrata dalle mani e dalla sensibilità di dj sempre più “musicisti” o proposta live su palchi grandi e piccoli, su pedane di bar e nelle più diverse situazioni non convenzionali (o perfino non legali, come nel caso di tanti rave non autorizzati).

              Dato un simile contesto in continuo flusso e trasformazione, costantemente in tensione tra comunicazione sonora diretta e multimediale, consapevole e indotta, chi può immaginare quali caratteristiche avrà il Suono Prossimo? La nascita di una “rassegna di arti sonore” a Pietrasanta è un evento singolare e degno di particolare attenzione, proprio per la quasi totale assenza in zona, negli ultimi decenni, di iniziative pubbliche incentrate sulla ricerca acustica. La storia della musica in Versilia e dintorni, in gran parte ancora tutta da scrivere, verte difatti da un lato sulle nostalgie per un glorioso passato classico-operistico, fortemente condizionato dalla presenza in loco del Maestro Giacomo Puccini, dall’altro su una radicata tradizione di raffinate e popolari forme d’intrattenimento “in lounge” (dalle notti calde della Bussola di Sergio Bernardini negli anni ’50-’60 alla lunga stagione della disco music). Molto più sporadiche, spesso limitate a rassegne di gruppi di base alle prime armi, le iniziative in ambito rock e jazz, se si esclude l’attività concertistica nei ’70 di alcuni club e spazi da tempo scomparsi come il noto Piper 2000, il circolo Hop Frog e il tendone circense di Bussola Domani. Poco o nulla è stato però finora programmato con riferimento agli ambiti dell’avanguardia più radicale, della musica contemporanea (elettronica e non) o della sperimentazione “colta”. Per trovare traccia di ricerche sonore di questo tipo, occorre arrivare fino ad esperienze recenti quali il festival Galaxia Medicea a Seravezza (che nel 2009 ha proposto, tra le altre cose, una mostra e convegno in tributo al pioniere della computer music Pietro Grossi) o la rassegna internazionale di audio art Klang! Suoni contemporanei curata nello stesso anno a Viareggio dall’associazione BAU, come pure (estendendo lo sguardo a province limitrofe) la manifestazione pisana Elettronica alla Spina, incentrata sulle nuove tecnologie ed esordita nel 2008 con la presentazione del rivoluzionario strumento digitale reactable.

              Un elemento che accomuna le tre rassegne menzionate è la partecipazione in concerto, in tempi diversi, dell’ensemble VipCancro, segno di un lavoro costante e ben radicato nella propria realtà geografica da parte del quartetto di sperimentazione elettroacustica pietrasantino, dal 2008 presente sulla scena musicale anche coi materiali (propri e di artisti affini) dell’etichetta discografica indipendente Lisca Records. Coerenti pertanto alle attività sviluppate su diversi fronti per oltre un lustro, i VipCancro in collaborazione con l’associazione culturale Nub Project Space hanno dato vita tra febbraio e marzo 2015 alla prima edizione della rassegna Suono Prossimo, presentando fianco a fianco autori ormai “storici” del panorama sperimentale nazionale (come Simon Balestrazzi, Gianluca Becuzzi, Edoardo Ricci, in passato al centro di progetti quali T.A.C., Limbo, Neem) e musicisti più giovani ma che già possono vantare un significativo bagaglio di esperienze. Non accadeva da cento anni – parafrasando il motto del concerto bolognese da cui prese le mosse il Nuovo Rock Italiano – e il pubblico versiliese ha mostrato di gradire la proposta di qualcosa di completamente diverso. “Oltre la musica, tra le categorie” è il sottotitolo rivelatore del volume Sound Art (Rizzoli NY, 2007) dedicato dal compositore e saggista Alan Licht alla storia delle ricerche sonore che si ibridano e si intrecciano ai più diversi linguaggi espressivi, lungo un solco già tracciato dalle avanguardie artistiche del primo Novecento. Musica (e oltre) è oggi anche un vecchio pianoforte abbandonato sulla riva dell’oceano (Annea Lockwood, Southern Exposure: Piano Transplant N.4, 2005), un pavimento tappezzato di dischi in vinile su cui il pubblico è invitato a camminare (Christian Marclay, Footsteps, 1989), due mini- amplificatori incerottati sopra gli occhi dell’ascoltatore (Rolf Julius, Music for the Eyes, 2003) o una trentina di carte da gioco applicate ad altrettanti leggii musicali disposti a spirale (Robert Filliou, Musique télépathique no.5, 1976-78), per citare solo alcuni tra gli infiniti esempi possibili. Nella Sala dell’Annunziata dello storico Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta e negli spazi del locale Lo Studio, un pubblico inaspettatamente folto e composito, salutarmente intergenerazionale, ha seguito con attenzione e interesse il denso (e non facile) percorso di ricerca della rassegna Suono Prossimo, in particolare incentrato su pratiche d’improvvisazione più o meno controllata, sul trattamento digitale in tempo reale di suoni preregistrati o creati sul momento, sull’integrazione del rumore nel tessuto della composizione (in una tradizione che va da Eric Satie ai Throbbing Gristle, vedi lo studio di Paul Hegarty Noise/Music: A History, Continuum, 2008), sulla modulazione di ipnotici “suoni continui” e la manipolazione di field recording ambientali (nuovi filoni espressivi inventariati da Brandon LaBelle in Background Noise: Perspectives on Sound Art, Continuum, 2007), sull’impiego di peculiari strumenti auto-costruiti tramite un “hackeraggio” virtuoso dei più diversi dispositivi digitali (sull’argomento, vedi la guida Handmade Electronic Music: The Art of Hardware Hacking di Nicolas Collins, Routledge,2006). I presenti alle tre serate hanno potuto quindi confrontarsi col potente ed emotivo impatto audio-visivo drone ambient degli stessi VipCancro, la simbiotica interazione improvvisativa con l’acustica ambientale di Enrico Malatesta e Luciano Maggiore, il post-free stilizzato e disarticolato del quartetto Baldini-D.ci-Lucchesi-Ricci, il minimalismo concettuale dei soundscape glitch ambient di Giovanni Lami, i nastri trattati e l’inquietante “psichedelia occulta” di Simon Balestrazzi, il liquido ed exotico jazz-core elettronico del trio Umanzuki, le sibilanti e oscure evocazioni post-industrial-minimaliste di Gianluca Becuzzi,le crepitanti rielaborazioni digitali di materici “dischi preparati” di Andrea Borghi, l’eterea e sofisticata interazione tra computer e cassa armonica del contrabbasso di Michele Spanghero, i cluster micro-melodici indeterminati e fluttuanti di Star Pillow. Sono felice, in qualità di versiliese e veterano sostenitore della sperimentazione acustica, di essere stato chiamato a introdurre la rassegna Suono Prossimo, in apertura dei concerti e qui su [dia•foria.

Vittore Baroni

 

Intervista a David Lucchesi

Intervista a Umanzuki

Umanzuki è un collettivo artistico che studia il lato primordiale dell’ uomo e il fascino della spiritualità occidentale. Ci siamo trovati a condividere una memoria collettiva molto forte. La nostra musica è una serie di esperienze legate “appunto” al concetto d’intimità e suono. A livello performativo questa attitudine si traduce e si esprime in un rituale collettivo. La sperimentazione può essere considerata tale, se è assolutamente priva di ogni forma di rimando al pensiero dominante e ad ogni suo aspetto .Questo tipo di ispirazione porta all’isolazionismo e alla controcultura. Presumo si tratti di stimoli. E per quanto riguarda il nostro progetto tali stimoli andrebbero in conflitto con il nostro modo di esprimerci .

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Multiversi. Parole Suoni Gesti (Pisa, 18-20/09/15)

Multiversi pisa

 

Dopo la torrida e impegnativa estate e prima di un approfondimento sulle nostre due ultime pubblicazioni (Fabio Teti – spazio di destot e Peter Carravetta – Sulla rivoluzione incompiuta di Pasolini), siamo lieti di annunciare la partecipazione di [dia•foria all’interessante e meritoria iniziativa progettata da Fabrizio Bondi e Paolo Gervasi: 

 

Multiversi. Parole Suoni Gesti

(Pisa, Cinema Teatro Lux, 18-20 settembre 2015)

 

 

Riportiamo di seguito le parole degli organizzatori sul tenore della manifestazione:

“Una rassegna sulle scritture ad alta voce.
Periodicamente si rinnovano le lamentazioni sulla morte dell’arte, della letteratura, del teatro, della poesia. Ma da questi proclami pieni di rancore e stanchezza emerge soprattutto che l’idea della fine rappresenta un alibi. Un modo per sottrarsi all’ascolto del presente e della sua complessità. 
Niente di ciò che conosciamo sarà più come prima, è vero. Sembra la fine del mondo. Ma non è la fine del mondo. Il mondo non sta per finire, e non finirà la sua volontà di esprimersi. Anziché chiudersi, il mondo si sta spalancando: il vecchio universo comincia a starci stretto, e ci salveremo solo migrando verso gli universi paralleli che sapremo immaginare. 
Di fronte alla ripetitività di una fine che non smette mai di finire, siamo convinti che l’unico modo per tenere in vita la poesia sia farla accadere. Continuando a scriverla, a leggerla, e a pronunciarla ad alta voce. Continuando a convocare la comunità di chi vuole ancora ascoltarla, e utilizzare il proprio corpo come una cassa di risonanza. 
Per questo insieme al Teatro Lux e all’associazione The Thing abbiamo immaginato la rassegna «Multiversi. Parole Suoni Gesti». Tre giorni di poesia, musica, teatro, e corpi in risonanza. Per continuare ad ascoltare il presente e le sue possibilità. Per sopravvivere alla fine del mondo, con le orecchie bene aperte.

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Programma

Venerdì 18 settembre

18.00 Selena Simonatti, chitarra e voce; Stefano Perfetti, chitarra, Segreta voce dell’amore oscuro. Versi in musica dai sonetti di Federico Garcia Lorca

19.30 Andrea Inglese e Stefano Delle Monache, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, installazione sonora / reading

21.00 I Sacchi di Sabbia, Grosso guaio in Danimarca, spettacolo teatrale

 

Sabato 19 settembre

18.00 [dia•foria rivista: diverse forme di sperimentazione + Fabio Teti, spazio di destot, reading. Con interventi di Daniele Poletti e Simona Menicocci

Fabio Teti

Fabio Teti

 

 

Presenteremo l’attività di [dia•foria con qualche anticipazione e “spazio di destot” di Fabio Teti, libro che ha inaugurato in maggio la collana di scrittura sperimentale “floema – esplorazioni della parola”. Esperienza nata in rete e per la rete floema è una costola dell’attività di [dia•foria che si prefigge di investigare lo stato attuale, ma anche remoto della ricerca letteraria. Oggi finalmente questo progetto si è concretizzato nell’antico libro di carta.
Sarà presente anche la poetessa e scrittrice Simona Menicocci che approfondirà gli stati di fruizione di destot.

 

19.30 Patrizia Valduga, Dizione poetica

21.00 Gabriele Frasca, Quarantena, reading di testi editi e inediti

 

Domenica 20 settembre

18.00 Matteo Pelliti, Dal corpo abitato. Case, corpi, traslochi, reading e anteprima dell’audiolibro Dal corpo abitato, in uscita per luca sossella editore

19.30 Alessandro Fo, Portavoce di Virgilio: una nuova Eneide in esametri italiani, letture e note di traduzione

21.00 Sfoghi d’artificio – un reading di e con Luigi Socci (materiali verbali, occhialini 3D, clava di gomma e petofono)

 

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Fabio Teti è nato a Castel di Sangro (AQ) il 17/12/1985. Vive e lavora a Roma, dove nel 2012 si è laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla poesia di Giuliano Mesa. È stato redattore di «gammm.org» e «puntocritico.eu»; collabora, dalla fondazione, alle attività di «eexxiitt.blogspot.com». Suoi testi sono comparsi in diverse riviste, lit-blogs e web-zines tra cui «Semicerchio», «Nazione indiana», «L’Ulisse», «Allegoria», «alfabeta2», «l’immaginazione». In traduzione inglese, è presente sul «Journal of Italian Translation» (2012) e nell’antologia online «FreeVerse – Contemporary Italian Poetry» (2013); in traduzione franscese, in «Nioques» (2015). Nel 2013 ha pubblicato, all’interno del volume antologico Ex.It. 2013. Materiali fuori contesto (Tielleci, Colorno), le prose di sotto peggiori paragrafi e, per La Camera Verde di Roma, b t w b h  (frasi per la redistribuzione del sensibile), uno dei cui testi è stato esposto, nel maggio 2014, al MACRO di Roma, nell’ambito della mostra collettiva se il dubbio nello spazio è dello spazio, a cura di Nemanja Cvijanović e Maria Adele Del Vecchio.

SUONO PROSSIMO – terzo e ultimo appuntamento

Sabato 7  marzo si conclude la rassegna di arti sonore

SUONO PROSSIMO

A Pietrasanta dalle ore 21.30 presso gli spazi del Chiostro di S. Agostino e alle 23.30 presso Lo Studio

 

 

Gianluca Becuzzi

Gianluca Becuzzi

 

Con questa data si conclude la prima rassegna versiliese di arti sonore SUONO PROSSIMO curata da Lisca RecordsNub Project Space. Il buon successo di pubblico e l’ottimo livello degli artisti invitati lascia sperare in prosieguo per una seconda edizione nel 2016. Nelle prossime settimane compariranno su [dia•foria alcuni contributi fotografici a cura di Silvio Pennesi e le interviste ai musicisti curate da Walter G. Catalano.

In questo appuntamento suoneranno nella sala dell’Annunziata, Chiostro di S. Agostino: Gianluca BecuzziAndrea Borghi, Michele Spanghero. Presso Lo Studio si esibirà Star Pillow.

 

 

GIANLUCA BECUZZI

Gianluca Becuzzi (1962, Piombino) è un compositore elettroacustico / elettronico e sound artist attivo dalla prima metà degli anni 80. Ha pubblicato molti album e suonato dal vivo in giro per l’ Europa nel corso degli ultimi tre decenni, sotto vari nomi. Dal 1999, la sua produzione artistica è caratterizzata da una forte impronta sperimentale, dall’interesse per le possibilità espressive offerte dalle tecnologie e da una chiara propensione estetica verso forme astratte e micro/macro rumori /suoni. Si occupa di composizione elettronica/elettroacustica, sound art, ambienti post-scorins e sound design. Le relazioni tra arte e scienza, tra audio e forme spaziali visuali, non ché tra composizione e processi auto generativi rappresentano i temi principali della sua ricerca sonologica. Tra le produzioni artistiche degli ultimi anni, oltre ai lavori sperimentali a suo nome, sono da menzionare anche i suoi progetti solisti come Kinetix, gli album in duo con Fabio Orsi, il progetto elettro-post-punk Noise Trade Company e le produzioni harsh-power-noise come Greyhistory, oltre a diverse altre collaborazioni con musicisti, compagnie teatrali e videoartisti dell’ area sperimentale.

 

Andrea Borghi

 

ANDREA BORGHI

Andrea Borghi è attivo in campo musicale dal 1995. Inizia suonando il basso poi estende la sua ricerca alla Sound Art e alle Istallazioni Sonore. Il suo lavoro si focalizza sull’utilizzo del software Max con il quale costruisce una patch, elaborata nel corso degli anni, per il trattamento del suono in tempo reale, e si esibisce in contesti audio-visivi. Nel 2002 realizza QUAALUDE in collaborazione con Dino Bramanti (1969-2008). E’ membro del quartetto di improvvisazione elettroacustica VipCancro e collabora stabilmente con l’etichetta Liscarecords. Il suo lavoro è documentato attraverso produzioni su etichette musicali internazionali come And/OAR (USA) Spectropool (USA) Reductive (ESP) Observatoire (RU) Cypher Production (AUS) SQRT(PL). Lavora come insegnante.

borghi74aa.blogspot.it

 

 

Michele Spanghero

Michele Spanghero

 

MICHELE SPANGHERO

Nella performance Desmodrone il contrabbasso smette di essere lo strumento in cui nasce il suono per svolgere essenzialmente il ruolo di cassa armonica. Il gesto tecnico (l’esecuzione sullo strumento ad arco) viene portato al grado zero utilizzando il legno e le corde, senza mai toc- carle direttamente, agendo esclusivamente attraverso la fisica del suono. La performance nasce dalla diffusione di alcune onde sinusoidali che fanno risuonare lo strumento: le vibrazioni del contrabbasso diventano quindi un segnale acustico per il computer che innesca un effetto larsen. La tessitura sonora così si dilata e si stratifica con variazio-ni microtonali e battimenti armonici che entrano in dialogo con l’acustica del luogo.

Michele Spanghero (Gorizia, 1979) artista sonoro e visivo Laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Trieste, ha inoltre frequentato seminari di musica, sound design e video making. Il suo interesse attuale è focalizzato sulla musica (come contrabbassista e composi-tore) e sulla sound art, attraverso performance ed installazioni elettroacustiche. Conduce parallelamente un percorso di ricerca e sperimentazione visiva con particolare interesse verso il medium fotografico. Ha esposto e si è esibito in vari contesti internazionali in Italia, Slovenia, Francia, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Germania, Belgio, Danimarca, Olanda, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Stati Uniti d’America. Dal 2007 è resident artist presso la Stazione di Topolò/Postaja Topolove. Nel 2008 ha partecipato ad una residenza artistica di un mese nello studio MoKS a Mooste (Estonia). Ha pubblicato dischi per varie etichette tra cui Palomar Records, Gruenrekorder e MiraLoop.

michelespanghero.com

 

 

Star Pillow

Star Pillow

 

STAR PILLOW

The Star Pillow è un progetto musicale nato da un’idea di Paolo Monti nel dicembre 2007. All is Quiet è il nuovo album, il risultato di una ricerca principalmente interiore, dove l’unico strumento, la chitarra, qui è al servizio di un’urgenza creativa che si scontra con le inquietudini del quotidiano, che ne apprezza le virtù e che crea un’intesa con i demoni che le agitano. Tutto questo crea un movimento stabile, una continua ricerca verso qualcosa che non si mostra mai, ma che alimenta un motore invisibile. Dal movimento nasce una stabilità, dal caos l’ordine, dalla gioia e il dolore dell’esistere la quiete. Tutto ciò di cui si ha bisogno è già qua tra le nostre mani. Si tratta di sapere guardare oltre le nebbie (intese come limiti delle nevrosi umane, incomunicabilità, errori, orrori e perdita di valori del nostro tempo) per potere scorgere qualcosa di più definito. E allo stesso modo, tra le nebbie drone di All is Quiet, è possibile scorgere micro melodie, costruzioni e stratificazioni di un suono che non cerca più un tempo da seguire e nessun riferimento se non quello di ricercare un essenza, non solo musicale. Dietro questa indefinizione di strutture musicali senza criterio compositivo, se non quello della libera forma, si può scorgere una forma, un’apparizione di geometrie minimali vestite di riverberi e feedback che mirano a creare una materia sonora che ha a che fare con emozioni e sensazioni dell’essere umano.

 

 

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info:
nubprojectspace.com
www.liscarecords.com
Centro Culturale Luigi Russo – www.museodeibozzetti.it – 0584795500

 

luoghi:
Chiostro di Sant’Agostino (Sala dell’Annunziata) – Via Sant’ Agostino 1, Pietrasanta
Lo Studio – Piazza Matteotti 39, Pietrasanta

 

 

SUONO PROSSIMO – secondo appuntamento

Sabato 21  febbraio continua la rassegna di arti sonore

SUONO PROSSIMO

A Pietrasanta dalle ore 21.30 presso gli spazi del Chiostro di S. Agostino e alle 23.30 presso Lo Studio

 

 

Giovanni Lami

Giovanni Lami

 

Continua la rassegna di arti sonore SUONO PROSSIMO curata da Lisca RecordsNub Project Space. In questo appuntamento suoneranno nella sala dell’Annunziata, Chiostro di S. Agostino: Giovanni Lami, Simon Balestrazzi. Presso Lo Studio si esibirà Umanzuki.

 

GIOVANNI LAMI

Mema verma è uno studio mirato all’utilizzo acustico completo di un solo strumento, unito al processing digitale del materiale registrato: uno shruti box con intonazione più bassa rispetto ai tradizionali indiani è principalmente usato senza emettere alcuna nota, ma campionando l’elaborazione dei soffi, dei fischi e rumori generati dalle ance e dal corpo stesso.
L’evoluzione all’interno delle tracce che compongono il lavoro è come una metamorfosi della stessa idea, dove il suono è sempre più rarefatto, perdendo gradualmente la connotazione concreta, spezzata e incerta iniziale fino a diventare un drone quasi statico. Il nome stesso del lavoro è una sorta di “grammelot” in sanscrito, riflettendo così ancora una volta sull’approccio al mezzo/strumento, trattato in modo molto diverso dal suo uso tradizionale.
Giovanni Lami (1978) è un field recordist e musicista che lavora all’interno del soundscape, della ricerca elettroacustica e della sound-ecology.
Dal 2009 con i suoi diversi progetti ha suonato tra gli altri al: Conservatorio B.Maderna (Cesena), DalVerme (Roma), Mu.Vi.Ment.S. Festival 2010 (Itri), Fondazione Giorgio Cini (Venezia), Festival C/off (Faenza), Schiume Festival (Venezia), Kernel Festival (Desio), NerosuBianco (Cesena), Tagofest VI (Massa), Florence Live Looping Festival (Firenze), Flussi2011 (Avellino), Spazio Elastico (Bologna), Barbur Gallery (Jerusalem), Rogatka (Tel Aviv), The Zimmer (Tel Aviv), Kreuzberg Pavillon (Berlin), Homework Festival (Bologna), Ravenna Festival (Ravenna), Teatro Fondamenta Nuove (Venezia), KNOT Gallery (Athens), Les Yper Yper (Thessaloniki), The Bee’s Mouth (Brighton), CafeOTO (London), HanaBi (Ravenna), Teatro Moderno (Agliana), O’ (Milan), Störung Festival (Barcelona), Quiet Cue (Berlin), Macao (Milan).
Laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari all’Ateneo di Bologna ed in Fotografia allo IED, come fotografo ha realizzato esposizioni collettive e personali nazionali edestere, tra le altre, a Ravenna, Modena, Genova, Roma, Acireale, San Sebastian – Spagna, Dhaka – Bangladesh, ha partecipato ad un paio di residenze artistiche (Norvegia e Paesi Baschi), pubblicato libri e lavorato con diverse realtà commerciali.
L’approccio verso la materia sonora è lo stesso messo in pratica nel passato in fotografia, utilizzando principalmente registrazioni ambientali (field recordings) e segnali processati in tempo reale; l’universo infinito di suoni che ogni giorno ci circonda e la loro manipolazione è la base del suo modus operandi, affiancato allo studio delle superfici risonanti sul campo e alla ricerca multispeaker. Nel 2011 entra a far parte di AIPS (Archivio Italiano Paesaggi Sonori).

giovannilami.wordpress.com

 

Simon Balestrazzi

Simon Balestrazzi

 

SIMON BALESTRAZZI

Simon Balestrazzi è un compositore elettronico/elettroacustico e sound artist attivo dagli anni 80.
E’ fondatore e membro della band di culto italiana T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata). Attualmente lavoro come solista e con il duo sperimentale Dream Weapon Ritual (con Monica Serra), Candor Chasma (con Corrado Altieri), Sarang (con Enrico Marani) e Resonance Behaviour (con Andrea ‘Ics’ Ferraris) e con l’ ensemble di improvvisazione A Sphere Of Simple Green (con Adriano Orrù e Silvia Corda).
Ha suonato dal vivo o registrato con i seguenti musicisti e gruppi: Paolo Angeli, Gianluca Becuzzi, Maurizio Bianchi/MB, Bron Y Aur, Mattia Coletti, Sylvie Courvoisier, Bruno Dorella e Stefania Pedretti (OvO), Max Eastley, Forbici Di Manitù, Gerstein, Henning Frimann, Hermetic Brotherhood Of Luxor, Tim Hodgkinson, Xabier Iriondo, Dalila Kayros, Kind Of Cthulhu, Limbo, Magnetica Ars Lab, Elio Martusciello, Metaform, MS Miroslaw, Ikue Mori, Clara Murtas, Phill Niblock, Victor Nubla, Alessandro Olla, Plasma Expander, Maja Ratkje, Jared Russell, Daniele Santagiuliana, Mauro Sciaccaluga, Damo Suzuki, Testing Vault, TH26, Thelema, Uncodified, Vipcancro, Giorgio Vivaldi e Z’EV.

soundcloud.com/simon-balestrazzi

 

 

Umanzaki

Umanzuki

 

UMANZUKI

Partiti come trio jazzcore, passati attraverso il mix di psichedelia e free jazz elettrico del loro secondo ep, Sonic Birds, gli UMANZUKI oggi spiazzano tutti e con il loro nuovo album, Tropical Nature of Tiaso, dissolvono definitivamente gli ultimi scampoli rock in una lunga improvvisazione scintillante di sottilissime variazioni elettroniche, suoni languidi e liquidi, ritmiche sintetiche ridotte all’osso e melodie lontane, per un disco che suona come un’ isola tropicale su cui è improvvisamente calato un buio profondissimo. Già al lavoro su un nuovo lp, gli Umanzuki ascoltano ed assimilano in maniera onnivora e sono la band giovane, avventurosa e credibile che aspettavamo.
Hanno da poco pubblicato il loro ultimo disco “Tropical Nature Of Tiaso” in cassetta per la Lemming Records,
considerato per alcuni degli addetti ai lavori tra i migliori dischi pubblicati nel 2014.

umanzuki.bandcamp.com

 

 

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info:
nubprojectspace.com
www.liscarecords.com
Centro Culturale Luigi Russo – www.museodeibozzetti.it – 0584795500

luoghi:
Chiostro di Sant’Agostino (Sala dell’Annunziata) – Via Sant’ Agostino 1, Pietrasanta
Lo Studio – Piazza Matteotti 39, Pietrasanta

 

 

 

SUONO PROSSIMO – primo appuntamento

 

Sabato 7 febbraio prende avvio la rassegna di arti sonore SUONO PROSSIMO
A Pietrasanta dalle ore 21.30 presso gli spazi del Chiostro di S. Agostino e alle 23.30 presso Lo Studio


VipCancro

VipCancro

Apriranno la serata i VipCancro, che sono anche gli organizzatori del minifestival (in collaborazione con Nub Project Space), nella Sala dell’Annunziata (Chiostro di S. Agostino).

VIPCANCRO
Quartetto di sperimentazione elettroacustica composto da Andrea Borghi, Alberto Picchi, Nicola Quiriconi e Filippo Ciavoli Cortelli.
Ispirandosi alla musica di ricerca e d’avanguardia il gruppo esplora i concetti di continuum e drone music in un contesto di tipo improvvisativo.
Dal vivo propongono sonorizzazioni di materiale video inedito o interazioni tra suono e materia (progetto A/U/M) ottenendo originali proiezioni in tempo reale.
I membri del gruppo hanno fondato nel 2008 l’etichetta musicale Lisca Records con la quale pubblicano materiale proprio e di altri artisti affini, nomi noti della scena sperimentale nazionale ed internazionale.
I 3 album ufficiali – Xax, Tropico e il recentissimo Gamma – hanno ricevuto critiche entusiastiche dalle testate specializzate quali Blow Up (“Una delle migliori uscite italiane di ambito ‘avant’ ascoltate negli ultimi mesi”, “La loro musica fatta di rumorismi modellati, elettronica spastica e post-industrial tenebroso convince ancora una volta per l’abilità e il tatto nel gestire una materia così risaputa.”) e Rumore (“Un nucleo di artisti che richiama e attualizza fasti improvvisativi nella miglior tradizione della ‘musica elettronica viva’), mentre nel suo sito Head Heritage il musicista e saggista britannico Julian Cope ha speso parole lusinghiere per questo “eccellente quartetto toscano, estremamente personale” (Dicembre 2010) ed inserendo GAMMA come disco del mese (Ottobre 2013) nella sua rubrica Address Drudion.
I membri del gruppo hanno fondato nel 2008 l’etichetta musicale Lisca Records con la quale pubblicano materiale proprio e di altri artisti affini, nomi noti della scena sperimentale nazionale ed internazionale.
www.liscarecords.com

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Enrico Malatesta & Luciano Maggiore

A seguire Enrico Malatesta & Luciano Maggiore che rivolgono il proprio lavoro alla creazione di segmenti sonori poliritmici e multimaterici per set elettroacustico.
Il duo utilizza percussioni, dispositivi di playback e speakers, contestualizzando gli eventi sonori in una dinamica prossima al silenzio, e nella quale, l’azione dei musicisti compenetra l’attività del luogo di realizzazione, generando un nuovo paesaggio composto da strati microritmici complessi ma ecologici, ed in cui gesto, spazio e rumore di fondo, hanno un ruolo centrale.
Luciano Maggiore ed Enrico Malatesta hanno presentato il proprio lavoro in Italia, Germania e Corea del Sud, sviluppando, parallelamente all’attività concertistica, il workshop “strati/ fixed landscapes action” tenutosi durante “Dotolimpic Festival for experimental and improvised music” di Seoul.
Collaborano con l’etichetta discografica inglese “Consumer Waste” e gestiscono l’indipendente “Triscele Registrazioni”.
Nel 2012, durante il centenario della nascita del compositore americano John Cage, in qualità di interpreti, hanno realizzato “Fontana Mix” e 27’10.554” for a percussionist in varie location d’Italia tra cui si ricordano: Festival Musicage (Rovereto), Festival Aperto (Reggio Emilia), Musma Museo Della Scultura Contemporanea (Matera) il cui concerto è stato trasmesso dall’ente radiofonico Radio Rai3. Nel 2013, hanno beneficiato del contributo alla mobilità artistica erogato da “GAi Giovani Artisti Italiani” vincendo il concorso Movin’Up.

 

Luciano Maggiore (1980) Musicista attivo nel campo della musica elettroacustica,
negli ultimi anni ha sviluppato un forte interesse nei confronti dei meccanismi di diffusione del suono, utilizzando speaker e vari supporti analogici e digitali (walkman, lettori cd, registratori a bobina) come primo strumento. Il suo interesse si snoda tra valori architettonici e psicoacustici del suono come anche dinamici e direzionali ponendo un forte accento nei confronti dei suoni fissati. Lavora regolarmente in duo con Francesco Brasini ed Enrico Malatesta. Ha collaborato con Angstarbeiter, Auriga, Mario De Vega, John Duncan, Andrew L. Hooker, Seiji Morimoto, Seijiro Murayama, Teatro Valdoca, Zapruder Filmmakergroup, Zimmerfrei, Dominique Vaccaro. Il suo lavoro è edito da Boring Machines e Senufo Editions.
lucianomaggiore.blogspot.it

Enrico Malatesta (1985) Percussionista e ricercatore attivo nel campo della musica contemporanea; ha studiato percussioni classiche presso il conservatorio “Bruno Maderna” di Cesena e la sua personale ricerca è volta ad estendere le possibilità soniche e multi materiche degli strumenti a percussione tramite tecniche gestuali semplici, in grado di realizzare spessori poliritmici ed informazioni multiple che intercorrono tra esecutore, spazio e strumento. Lavora regolarmente in duo con i percussionisti Christian Wolfarth e Seijiro Murayama con i sound artist Giuseppe Ielasi, Renato Rinaldi, Riccardo Baruzzi, Attila Faravelli, Nicola Ratti ed è membro fondatore dell’ensemble Glück;ha tenuto concerti in Europa, Giappone, Corea del Sud, Nord America e pubblicato materiale per etichette discografiche italiane ed internazionali. Cura la rassegna di concerti e performance “grande stagione”.
enricomalatesta.com

 

M. BALDINI / D. CI / D. LUCCHESI / E. RICCI

M. BALDINI / D. CI / D. LUCCHESI / E. RICCI

 

A chiudere questo prima data del festival, presso Lo Studio,  il quartetto di improvvisazione radicale formato da Marco BaldiniDevid CiampaliniDavid LucchesiEdoardo Ricci.

 

Marco Baldini (1986) suona la tromba. Folgorato dal free jazz negli ultimi anni del liceo, ha avuto poi modo di radicalizzare il suo approccio musicale, grazie anche all’incontro con Edoardo Ricci, Eugenio Sanna e il collettivo Burp. Negli ultimi anni ha potuto suonare con Mat Pogo, WjMeatball, Stefano Bartolini, Scott Rosenberg, Jacopo Andreini, Andrea Caprara, Tristan Honsinger, nel Manucinema di Tuia Cherici, nella Neem orchestra e collaborare con ùKinkaleri e Fosca. E’ tra i membri fondatori del collettivo Blutwurst. Dal 2014 collabora con Luisa Santacesaria, Chiara Saccone e Daniela Fantechi.

Devid Ciampalini (1988), è un musicista/sperimentatore e fondatore del collettivo artistico Ambient-Noise Session.
Nasce come bassista nel 2007, suonando in varie formazioni punk. Attualmente lavora con microfoni a contatto destrutturando le pulsazioni in rumori cinetici e interagendo con il proprio corpo. Il suo è un percorso fisico che scava nella trasformazione dell’ espressività, attraverso field recordings di voci e suoni gutturali modificati in real time. La sua è una ricerca ecclettica fatta di psichedelia, noise e free music. Milita anche nelle formazioni Metzengerstein, Holy Hole e SuperVixens.

David Lucchesi, chitarra elettrica, chitarra acustica.
Ha iniziato a suonare con un quartetto con il nome di Mario e the Kadath,successivamente ha suonato con Metzengerstein e Holy Hole,
attualmente sperimenta sulla chitarra alla ricerca di un suono personale tramite l’improvvisazione che gli consente di esplorare suoni e di avvicinarsi alla radice di essi. Ha partecipato a diversi workshop tenuti da Eugenio Sanna con il nome ‘Il Suono dell’Improvvisazione’
Ha suonato con Ester Lamneck, Eugenio Sanna, Stefano Bartolini, Edoardo Ricci, Marco Baldini dove con questi ultimi due porta avanti un quartetto di improvvisazione.

Edoardo Ricci, sax alto, soprano, sopranino,clarinetto basso.
Ha iniziato a suonare nel 1974 fondando insieme ad altri il Neem (Nuove Eresie Eretico Musicali). Incidendo poco dopo il disco “Come eravamo brutti da piccini”. Nel 1976 suona nel quartetto di guido Mazzon incidendo due dischi. Suona nell’orchestra di Gaetano Liguori incidendo un disco. Nel 1980 con Stefano Bartolini, Filippo Monico e Guido Bresaola compone la parte musicale del gruppo di musica e danza “Tutti i nodi vengono al pettine”. Forma un gruppo con Tristan Honsinger, Sean Bergin, Stefano Bartolini, Renato Cordovani, Nicola Vernuccio e Filippo Monico suonando al festival jazz di Palmi, al Grey Cat di Grosseto ed al Recitarcantando di Cremona . Nel 1985 Fa parte del Gruppo Contemporaneo ( con Guido Mazzon, Filippo Monico, Stefano Bartolini Massimo Falascone, Angelo Contini e Roberto Del Piano) incidendo il disco “Aspettando i Dinosauri”. Con la compagnia di danza di Susanna Beltrami partecipa all’allestimento musicale dell’ operetta musicale Dressoir di Misha Mengelberg, suonando le musiche dal vivo. Insieme a Filippo Monico ed Eugenio Sanna da vita al gruppo Padouk incidendo il disco “Padouk” per la Splasch record. Nel 1992 partecipa con padouk al festival di controndicazioni organizzato da Mario Schiano. Con Padouk, diventato quintetto con l’ingresso di stefano Bartolini ai saxes e Roberto Del Piano al basso elettrico suona al festival di Noci curato da Vittorino Curci. Nel 1993 comincia la profiqua collaborazione con il Jealousy Party gruppo che comprende Roberta Andreucci, prima alle percussioni e poi stabilmente all’elettronica ed Mat Pogo alla voce ed all’elettronica incidendo vari lp e cd nel corso di quasi sedici anni di attività: Now, Again, il sette pollici “Jealousy Party” per la Phonometak, Mercato Centrale, Relative memory con in aggiunta al trio Nicolas Wiese e per ultimo “All Hours” Piccolo manifesto sonoro di mesi e mesi di concerti e studi. In duo con Sanna incide i cd “Lo scorfano miracolato” Del 1995, “Le sette premonizioni ortofrutticole” Nel 98 registra un disco con Roy Paci, Jacopo Andreini e Massimo Cipriani intitolato “CRAP”. Sempre nel 1998 in trio con Eugenio Sanna ed il batterista Roger Turner registra un disco dal vivo “ I segnali della ritirata”. Nel 2000 rimette in piedi con Roberto Bellatalla e filippo Monico il Muzic Circo, incidendo il disco “Vent’anni dopo” per Setola di Maiale collana curata da Stefano Giust. Suona a controindicazioni. Nel 2001 fa parte dell’organico di “Mondo Ra” orchestra celebrativa che esegue le musiche di Sun Ra, suona all’auditorium della Rai la serata di apertura del festival di controindicazioni. Nel 2002 suona con “mondo Ra” Ad Orsara di Puglia. Nel 2006 partecipa con Eugenio Sanna al festival “Inaudible” a Bruxelles. Nel 2006 suona al festival instabile a Pisa sempre con Sanna e Turner registrando il disco “ Live a Pisa”. Nel 2010 fa parte del collettivo Blutwurst.

 

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info:
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Centro Culturale Luigi Russo – www.museodeibozzetti.it – 0584795500

luoghi:
Chiostro di Sant’Agostino (Sala dell’Annunziata) – Via Sant’ Agostino 1, Pietrasanta
Lo Studio – Piazza Matteotti 39, Pietrasanta






VipCancro – Gamma (2013)

Fosse comuni sonore: abbandono all’emotività primigenia

di Walter G. Catalano

L’ultimo lavoro concepito dal gruppo di improvvisazione elettro-acustica VipCancro si presenta come colonna sonora della mutazione: suoni che sfrecciano nelle lande desolate del tempo, avanzano danzando in spirali genetico/pentagrammatiche senza fine, distruggono la geometria della rette cercando di redimersi dalla propria solitudine. È difficoltoso distinguersi nel mare magnum della musica “ambient”, etichetta certo fuorviante per iniziare un’indagine oggettiva di un lavoro tanto liminare. 
Il difetto che ci pare di riscontrare  in molti gruppi che si muovono fra gli stilemi drone, elettronica e noise è proprio la matrice da cui deriva l’atto creativo. Il percorso dell’improvvisazione che porta fino all’applicazione dell’alea nelle composizioni, sembra essersi impoverito a causa di una meccanizzazione del processo: ciò che dovrebbe scardinare le porte della percezione sonora, grazie ad aperture di senso poco, o mai frequentate, è divenuto un manierato intellettualismo costruito da buoni artigiani, nel peggiore dei casi a tavolino. Nihil sub sole novi, certo, ma nell’ambito di coordinate ormai precise ci sembra inutile procedere per derivazione: banalmente dovrebbe essere pacifica la necessità di trasformare le proprie influenze in materiale adamantino fresco, o quantomeno non ammorbato da una stanca e poco genuina ripetizione di cliches.
GAMMA, terzo album dei Vip Cancro è formato da cellule vegetali ed animali, al suo interno è presente stratificazione psichica, fossili di ere passate, minerali. Ognuno dei componenti del gruppo ha un background diverso ed è questa crisalide a sprigionare i protocolori dell’attività creativa. In tutti i lavori si riscontra la vicinanza e il cortocircuito con la musica contemporanea e colta: in particolare serpeggia lo spirito di La Monte Young ed il suo “Theatre of  Eternal Music”, dove la ripetizione minimalistica assume un aspetto divergente, con l’avallo di frequenti disaccoppiamenti melodici che scavalcando i bordoni della trascendenza si concretizzano in un suono pienamente materico, di pietre erose calpestabili solo e soltanto a piedi nudi.
Il momento cruciale nella vita di Zenone, protagonista di “Opera al nero” di Marguerite Yourcenar, si manifesta nel passaggio d’interesse dalla dialettica alle forme, in particolare nel rapporto fra corpo e universo. Lui stesso sarà la realizzazione dell’opera nigra, ma per far sì che ciò accada, l’unica via percorribile si concretizza nella fase alchemica denominata “nigredo”: spoliazione delle forme. Solo intraprendendo questo cambiamento riuscirà ad evolvere e bruciare l’anima psichica sul fuoco della ragione. Allo stesso modo Gamma è la descrizione sintattico/sonora della deformazione dell’attimo immerso nello spazio-tempo. Per comprenderlo appieno è necessario provocare un big bang mnemonico, dimenticare la forma-suono per immergersi nel mellifluo manifestarsi di un’opera che restituisce in forma emotiva le stimolazioni inconsce: spoliazione dell’io per il ritorno all’io.
GAMMA potrebbe dare nuova vita alle immagini di “Begotten” di Elias Meridge dove Dio si suicida per permettere alla propria materia di fuoriuscire e ri-crearsi.

L’inserimento del pianoforte nella traccia iniziale, un preludio, è stato necessario per creare lo stato d’attesa che si affievolisce nel susseguirsi delle monolitiche tracce; s’intravede, si percepisce ad intermittenza, sino alla dissipazione d’ogni dubbio negli ultimi minuti d’ascolto.

VipCancro - Copertina "Gamma" (2013)

VipCancro – Copertina “Gamma” (2013)

1) Nel vostro ultimo lavoro (“Gamma”, 2013) c’è una griglia compositiva che sembra assente in “Xax” e progressivamente, quasi arrogandosi il diritto di esistere, una struttura. C’è stata l’esigenza di intraprendere una strada compositiva diversa?

Relativamente a “Gamma” non ci siamo prefissati dei canoni da seguire. In questi anni il nostro lavoro si è naturalmente e istintivamente evoluto, o meglio modificato, principalmente grazie alle esperienze maturate sia nella pratica delle sessioni di registrazione che in progetti tematici a noi vicini e in collaborazioni che ci hanno affascinato e stimolato di conseguenza. In alcune sessioni abbiamo prestabilito l’idea di una struttura ma come richiamo suggestivo e senza inibire un eventuale scostamento da quell’idea.

2) In “Gamma” spiccano degli assi attorno ai quali ruotano masse sonore che si estendono dal basso al sovracuto, una traslazione electro-ambient degli accordi a grattacielo di Arthur Hoérée, ritenete di essere stati in qualche modo influenzati da queste strutture sonore?

Le nostre influenze sono molteplici e in certa misura tutte ci hanno dato degli input, e continuano a farlo. Il cromatismo in “Gamma” è evidente e più accentuato in relazione al passato, anche gli eventi si snodano in una maniera meno statica che in precedenza. Un accostamento a Hoérée, più che per quanto riguarda quest’ultimo LP o il nostro approccio “compositivo” odierno in generale, sarebbe più consono relativamente alle sonorizzazioni. Prendiamo ad esempio “Waxworks”. In questo caso ci siamo ritrovati a dialogare con la realtà, o meglio con la rappresentazione di una realtà deformata dal mezzo cinematografico utilizzato in chiave espressionista. Questo tipo di enfasi sicuramente ha inciso sull’accompagnamento sonoro che ne è nato. Di conseguenza abbiamo avuto a che fare con un registro emotivo molto ampio, il che ha portato a soluzioni oscillanti tra estremi parecchio distanti tra loro in senso verticale.

3) Le emozioni che si provano ascoltando “Gamma” mi hanno suggerito la teoria di Pitagora riguardo la così detta “Musica delle sfere”: l’universo veniva considerato come un enorme sistema di proporzioni numeriche e i movimenti dei corpi celesti avrebbero prodotto una sorta di musica, non udibile dall’orecchio umano, ma consistente in concetti armonico-matematici. In quale punto possiamo trovare una connessione (se c’è) tra queste teorie e la vostra musica?

E’ necessaria, a proposito di questa tematica, una distinzione fondamentale. La teoria pitagorica inseguiva un’ideale di ordine, di proporzione, di armonia, legata a rapporti tra numeri e quindi affetta da razionalità, un primo tentativo di canonizzazione se vogliamo, ripreso poi anche da Platone per quanto riguarda tutto il discorso sulle forme perfette, ecc… Se vogliamo accennare a un richiamo “cosmico” insito nel nostro lavoro ed effettivamente centrale, dovremmo fare un passo indietro e tornare in una dimensione di “brodo primordiale”, a quel momento magmatico in divenire dove l’ordine di cui parla Pitagora non ha ancora trovato attuazione.

4) In matematica esistono numeri razionali ed irrazionali i cui decimali hanno una certa musicalità che si identifica in una melodia riconoscibile e ridondante nei primi, in una cacofonia nei secondi: è possibile che la musica di matrice ambient e drone rispetti questo tipo di costruzione matematica?

Accennando ancora a Pitagora, c’è una leggenda in cui si narra che il Maestro fece annegare uno dei suoi discepoli, perché fu il primo che sottolineò l’irrisolvibilità della radice quadrata di 2. Forse una metafora, che ci fa ben capire come per Pitagora comprendere nel suo progetto un fattore di irrazionalità fosse alquanto difficile e rimarca ancora una volta la sua predilezione per un’ideale di ordine e armonia. Dal momento che per onestà intellettuale non si può chiudere gli occhi di fronte alla verità, la problematica riguardante i numeri irrazionali dovette in seguito essere comunque affrontata. Qui poi ci troveremmo a entrare in un ginepraio alquanto complesso e assolutamente non di nostra competenza (vedi Gödel e il teorema dell’incompiutezza e le altre dimostrazioni sul fatto che non può esistere un sistema razionale perfetto, i limiti della logica, ecc…). In ogni modo, se vogliamo trovare delle assonanze -e scusa il paradossale gioco di parole- tra i numeri irrazionali e certi tipi di sonorità dissonanti intorno alle quali ci muoviamo, ma non restringendo il campo al solo contesto ambient e drone, la risposta crediamo possa essere affermativa.


5) Avete mai cercato di riprodurre intenzionalmente un rumore bianco puro? (Assenza di periodicità nel tempo e ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze)

Il termine riprodurre purtroppo risulta sempre abbastanza incerto. Piuttosto sarebbe meglio dire che si può tentare di imitare un suono tramite una sorgente sonora differente da quella di origine, e gli esempi possono essere molteplici, pensiamo solo a un semplice fischietto da richiamo utilizzato da un cacciatore. Non si può parlare di riproduzione perché il suono generato dal fischietto presenterà tuttavia delle differenze, seppur minime e magari indistinguibili a “orecchio nudo”, da quello con cui si confronta. Comunque in quello che facciamo c’è qualcosa di simile a un rumore bianco o almeno a qualcosa che viene percepito come tale. Altre volte lo stesso rumore bianco è utilizzato consapevolmente, non imitato ma generato direttamente dalle nostre apparecchiature elettroniche.

6) In “Magicicada” la complessa polifonia di ciascuna parte è incorporata in un flusso sonoro in cui le armonie si fondono l’una nell’altra, mutando molto lentamente. Qual è stato il percorso che vi ha portato a questo risultato che avvicina oggi il vostro lavoro sempre di più alla musica contemporanea?

Facendo riferimento a “Magicicada” hai colto una costante del nostro modus operandi, già presente fin dai primordi della nostra esperienza, ma non ancora così evidente. Infatti se in passato l’aspetto dronico rischiava di prendere il sopravvento sugli eventi di rottura, in “Magicicada”, e un po’ in tutto “Gamma”, questi due momenti opposti trovano un maggiore equilibrio lungo la stesura del pezzo. Come hai giustamente sottolineato, nella Musica Contemporanea, spesso si riscontrano queste caratteristiche formali. Quello che facciamo ne è certamente influenzato, anzi sarebbe più corretto dire che si tratta di fascinazione nei confronti di certi suoni, e dell’utilizzo che ne viene fatto, spaziando dalla musica concreta allo spettralismo, ecc… Ma gli ambiti a cui guardiamo sono molteplici e non solo ristretti a quel mondo musicale.

7) Nell’ouverture di Gamma si avverte l’esigenza di narrare l’antecedente, c’è la promessa d’un debordare sonoro atavico che non si manifesta, lasciando lo spazio, nelle tracce seguenti, ad una estenuante descrizione dell’attesa: quanto reputate importante questo primo segmento nell’intera struttura di Gamma?

Beh, sì, potremmo anche definirla un’ouverture. La funzione dell’ouverture, sappiamo, è sempre stata quella di presentare in linea di massima ciò che poi nel resto dell’azione viene approfondito ed esteso. Questa prima traccia è abbastanza paradigmatica in tal senso. E’ vero che crea una forte aspettativa e che la tensione sembra risolversi con l’ascolto dei pezzi successivi, dove gli elementi di rottura acquistano rilievo, come già abbiamo detto a proposito di “Magicicada”, ma è anche vero che questa immagine di incompiutezza si ripresenta sempre, come nella vita reale. “Timpani” rappresenta quel magma in metamorfosi continua da cui in ogni momento può scaturire qualcosa di brusco e fortuito. Questo è anche specchio di tutto il nostro percorso, del rapporto tra la pratica consueta e i momenti “altri” (collaborazioni, ecc…), e non è altro che una metafora dell’esistenza stessa: qualcosa che è in continuo movimento, sia quando non lo dà a vedere sia quando gli accadimenti risultano molto evidenti.

8) Alcune opere di Francis Bacon ritraggono soggetti vittime della routine di contesti familiari/infernali.  In “Giorni di carne” sembrano prendere vita gli echi di queste esistenze costrette, in gabbie, ad un eterno ripiegarsi su se stesse, vi trovate d’accordo riguardo a questa nostra impressione?

Si parlava in precedenza di esistenzialismo. Chi meglio di Bacon ha rappresentato l’angoscia di una vita in inarrestabile decadimento? Ora però noi non siamo così pessimisti in realtà. Nel nostro caso l’esistenzialismo trova soluzione in una sorta di contemplazione “cosmica”, che, è vero, ci dà la consapevolezza di essere impotenti di fronte all’abisso, ma ci permette anche di ammirarne l’incommensurabile maestosità per poter sopportare le miserie del quotidiano.

9) L’improvvisazione è l’anima delle molte sonorizzazioni che avete realizzato spaziando anche tra cinema, teatro e performance. Come cambiano le dinamiche all’interno del gruppo durante questi eventi live?

L’improvvisazione è la nostra anima tout court, non solo nelle sonorizzazioni. In questi casi siamo spesso costretti, e questo però può essere anche motivo di stimolo, a mettere dei paletti necessari all’interazione. Certamente il soggetto è fondamentale. E’ fondamentale soprattutto ciò che ci accomuna al soggetto, ciò che possiamo esaltare del contenuto grazie al nostro intervento.  In alcuni casi coinvolgiamo anche altri strumentisti a tal fine. Tra i partecipanti ci deve essere essenzialmente un’empatia comune e sapere chiaramente cosa si vuol fare. Con questo presupposto i risultati sono sempre stati raggiunti fino ad oggi senza difficoltà.

10) Whitehouse, Stockhausen, Subotnick: secondo il vostro parere qual è stata la vera svolta che ha subìto la sperimentazione nella musica elettronica negli ultimi vent’anni e quali sono state le derive più importanti?

Non crediamo ci sia stata una svolta negli ultimi vent’anni se non nell’aspetto tecnologico che ha reso possibile una maggiore capacità di espressione e un più rapido sviluppo di idee sperimentali.
Ciò che è nato e maturato nelle accademie come nel caso di Stockhausen si è esteso a contesti più popolari grazie soprattutto al personal computer e alla massiccia digitalizzazione dei metodi di produzione. Tali metodi hanno moltiplicato l’uso di procedimenti sofisticati (esistenti ad esempio negli studi di fonologia analogici degli anni cinquanta e sessanta) e la loro applicazione in una miriade di creazioni musicali di genere.
Certamente Whitehouse è stato un pioniere di ciò che viene generalmente definito come “Industrial” e ad quel tempo fu proprio la diffusione di synth analogici a basso costo che facilitò il diffondersi di quella sottocultura a metà tra musica e arte.
In questi due contesti, accademia e sperimentazione popolare, Subotnick si pone perfettamente a metà così come la moltitudine dei compositori americani, meno rigorosi nell’approccio ma sempre molto attenti alle avanguardie tecnologiche e alla fruizione musicale.

11) Associazioni libere:

Latte
Humus
Cartilagine
Bambinesco
Scurrile
Cotone
Vibrante
Ortogonale
Pesce

Allora… ognuno di noi procede singolarmente:

FILIPPO – Latte/Opaco, Humus/Fresco, Cartilagine/Elastico, Bambinesco/Frignare, Scurrile/Volgare,     Cotone/Sole, Vibrante/Tremore, Ortogonale/Rigido, Pesce/Libero

ALBERTO– Latte/Crosta, Humus/Hummus, Cartilagine/Genesis P. Orridge, Bambinesco/Discorso, Scurrile/Pum Pum, Cotone/Pelle, Vibrante/Orchestra, Ortogonale/Rombo, Pesce/Calma

ANDREA – Latte/Superficie, Humus/Primordiale, Cartilagine/Bollito, Bambinesco/Bau, Scurrile/Brutale, Cotone/Infermeria, Vibrante/Sudore, Ortogonale/Diedri, Pesce/Totano

NICOLA –  Latte/sole, Humus/sangue, Cartilagine/freddo, Bambinesco/mario, Scurrile/trippa, Cotone/ruvido, Vibrante/sandali, Ortogonale/strada,Pesce/fritto

 

 

VipCancro

VipCancro - Live -

VipCancro – Live –

Quartetto di sperimentazione elettroacustica composto da Andrea Borghi (basso), Alberto Picchi (elettronica), Nicola Quiriconi (voce) e Filippo Ciavoli Cortelli (percussioni/nastri). Ispirandosi alla musica di ricerca e d’avanguardia il gruppo esplora i concetti di continuum e drone music in un contesto di tipo improvvisativo.
I primi due album – Xax e Tropico – hanno ricevuto critiche entusiastiche dalle testate specializzate quali Blow Up – “Una delle migliori uscite italiane di ambito ‘avant’ ascoltate negli ultimi mesi” – e Rumore – “Un nucleo di artisti che richiama e attualizza fasti improvvisativi nella miglior tradizione della ‘musica elettronica viva’ – mentre nel suo sito Head Heritage il musicista e saggista britannico Julian Cope ha speso parole lusinghiere – “Those of you meditative types seeking total post-Industrial shutdown should rush out and grab XAX by VipCancro, an excellent and highly individual quartet from Tuscany” -.
I membri del gruppo hanno fondato nel 2008 l’etichetta musicale Lisca Records con la quale pubblicano materiale proprio e di altri artisti affini, nomi noti della scena sperimentale nazionale ed internazionale.

www.liscarecords.com

 

 

Il Grande Persuasore – 3 articoli e qualche video

In attesa di presentarvi l’intervista al Maestro Antonio Agostini e un estratto della sua composizione dedicata a John Cage, Grains and variations, pubblichiamo le scansioni di due articoli comparsi rispettivamente su Il Manifesto del 13 ottobre 2012 (subito dopo la chiusura del DOCartoon Festival di Pietrasanta) e sul mensile Nocturno di dicembre.

Il Manifesto, 13 ottobre 2012

Entrambe sono a firma del regista e scrittore Corrado Farina che è anche autore della nostra ultima uscita Il Grande Persuasore (cartilagine n°9). Le strisce de Il Grande Persuasore sono state presentate in anteprima nazionale al DOCartoon Festival, erano rimaste inedite per più di 40 anni.

Nocturno, copertina Dicembre 2012

Nocturno, copertina dicembre 2012

Sfarinature, dicembre 2012

Sfarinature, Nocturno dicembre 2012

Sul sito Lo Spazio Bianco (dedicato ai fumetti) potete trovare invece una recensione di Elio Marracci alla nostra pubblicazione.



Qui potete ascoltare l’estratto dal podcast di Hollywood Party di Radio Rai 3 con ospite Corrado Farina:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

E infine qui sotto un brevissimo flash di Corrado Farina al DOCartoon e le due parti della sonorizzazione di una scelta di vignette de Il Grande Persuasore, eseguita dal gruppo di improvvisazione elettroacustica VipCancro, buona visione!

 

Before the anticipated interview to composer Antonio Agostini featuring an excerpt of the work, “Grains and variations”, dedicated to John Cage, we publish the scans of two articles that appeared on the newspaper Il Manifesto (October 13 2012, right after the end of DOCartoon Festival in Pietrasanta) and on the December issue of Nocturno (click on pictures above).

Both articles were written by director and writer Corrado Farina, who is also the guest of our last issue Il Grande Persuasore (cartilagine n°9). The comic strips of Il Grande Persuasore, which were officially presented during the 2012 DOCartoon Festival, have been unreleased for more than 40 years.

On the website Lo Spazio Bianco (a place dedicated to comic strips), you can find a review by Elio Marracci about our issue.



Here you can listen (in Italian) an excerpt from Hollywood Party’s podcast (aired on Radio Rai 3) featuring Corrado Farina as guest:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Finally we posted a live feed of an interview of Corrado Farina at DOCartoon and two videos containing the sonorization of a selection of the strips from Il Grande Persuasore by electro-acoustic ensemble VipCancro. Enjoy!