SUONO PROSSIMO rassegna di arti sonore

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La sinergia tra [dia•foria e Lisca Records (VipCancro) prosegue con SUONO PROSSIMO | rassegna di arti sonore. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Lisca Records e Nub Project Space e si terrà a Pietrasanta (Lucca) in data 7, 21 febbraio e 7 marzo 2015 negli spazi del Chiostro di S. Agostino alle ore 21.30, e a seguire presso Lo Studio (RistoranteBar), alle ore 23.30, dando vita così a due momenti performativi distinti.
SUONO PROSSIMO si pone il fine di portare in Versilia alcuni dei fenomeni più attuali e interessanti della ricerca sonora nazionale, in particolare esponenti di quella scena sotterranea che indaga e si esprime all’insegna di una sperimentazione originale. A presentare l’evento sarà presente l’artista e critico musicale Vittore Baroni.
[dia•foria
partecipa al progetto in veste di media partner.

Programma:

sabato 7 febbraio


Chiostro di Sant’Agostino-Sala dell’Annunziata
ore 21.30
VIPCANCRO
ENRICO MALATESTA & LUCIANO MAGGIORE


Lo Studio
ore 23.30
M. BALDINI / D. CI / D. LUCCHESI / E. RICCI

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sabato 21 febbraio

Chiostro di Sant’Agostino-Sala dell’Annunziata
ore 21.30
GIOVANNI LAMI
SIMON BALESTRAZZI


Lo Studio
ore 23.30
UMANZUKI

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sabato 7 marzo

Chiostro di Sant’Agostino-Sala dell’Annunziata
ore 21.30

GIANLUCA BECUZZI
ANDREA BORGHI
MICHELE SPANGHERO


Lo Studio
ore 23.30
STAR PILLOW

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Info:
www.nubprojectspace.com
www.liscarecords.com
Centro Culturale Luigi Russo – www.museodeibozzetti.it – 0584795500

Luoghi:
Chiostro di Sant’Agostino (Sala dell’Annunziata) – Via Sant’ Agostino 1, Pietrasanta
Lo Studio – Piazza Matteotti 39, Pietrasanta

 

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The synergy between [dia•foria and Lisca Records (VipCancro) continues with SUONO PROSSIMO | a sound-art retrospective. The project stems from the collaboration between Lisca Records and Nub Project Space and will take place in Pietrasanta (Lucca) on February 7, 21 and March 7 2015 inside the spaces of the Chiostro di S. Agostino at 9.30 pm and at 11.30 pm inside Lo Studio (Restaurant-Bar), thus creating two distinct performances.
SUONO PROSSIMO aims at bringing in Versilia some of the most interesting and current experiments of the Italian sound research, particularly those underground figures which explore and seek for original ways of experimentation. The event is hosted by artist and musical critic Vittore Baroni.
[dia•foria
joins the project as media partner.

Info:
www.nubprojectspace.com
www.liscarecords.com
Centro Culturale Luigi Russo – www.museodeibozzetti.it – 0584795500

Locations:
Chiostro di Sant’Agostino (Sala dell’Annunziata) – Via Sant’ Agostino 1, Pietrasanta
Lo Studio – Piazza Matteotti 39, Pietrasanta

FACCIA non MENTE – il booktrailer

In occasione del Festival del libro di Lissone “Libritudine”, domenica 15 giugno alle ore 20.30 abbiamo presentato in anteprima il booktrailer del nostro FACCIA non MENTE (sei racconti fisio-patognomici con sei icone).

Il video è stato realizzato realizzato da:

Soggetto e regia: Walt G. Catalano
Montaggio: Roberto Scalisi
Interpreti: Isotta Migliorini, Michele Simonetti
Costumi: Giorgio White

Il booktrailer è un lavoro creativo autonomo, pensato appositamente per [dia•foria, che non si ispira direttamente ai racconti presenti nel libro, ma più in generale tratta del tema della fisiognomica, secondo modalità piuttosto astratte e stranianti, evitando naturalismo e pedissequità.

FACCIA non MENTE
Autori: Ester Armanino, Sergio Costa, Livia Del Gaudio, Valentina Ramacciotti, Fabio Donalisio, Barbara Di Gregorio
Artisti: Matteo Ciardini, Davide Lippolis, David Paolinetti, Annalisa Pisoni, Federico Romero Bayter, Filippo Ciavoli Cortelli

 

 

During the Festival del libro in Lissone “Libritudine”, on Sunday, June 15 at 8.30pm we presented the premiere of FACCIA non MENTE‘s booktrailer (Face doesn’t lie, six short novels on the topic of Physio-Pathognomonics).

The video was conceived and created by:

Script and direction: Walt G. Catalano
Editing: Roberto Scalisi
Starring: Isotta Migliorini, Michele Simonetti
Costumes: Giorgio White

The booktrailer is a standalone work expressly conceived by [dia•foria and that is not directly inspired by the six tales featured in the book. It rather spins around the theme of Physio-Pathognomonics following an abstract and startling pattern that shuns banality.

FACCIA non MENTE
Writers: Ester Armanino, Sergio Costa, Livia Del Gaudio, Valentina Ramacciotti, Fabio Donalisio, Barbara Di Gregorio
Artists: Matteo Ciardini, Davide Lippolis, David Paolinetti, Annalisa Pisoni, Federico Romero Bayter, Filippo Ciavoli Cortelli

Piscine sommerse ed altre immersioni < = > Enrico Piva

Su  f l o e m a – esplorazioni della parola, pubblichiamo un testo inedito di Enrico Piva (1956-2002), uno dei più originali sperimentatori nel panorama della musica indipendente italiana degli anni Ottanta.

L’ebook è accompagnato da un’introduzione di Vittore Baroni e da una postfazione di Giancarlo Toniutti.

Buona lettura e buon ascolto!

http://www.diaforia.org/floema/2014/05/14/piscine-sommerse-ed-altre-immersioni-enrico-piva/

 

Enrico Piva -Scoto francese (s.d.)

Enrico Piva -Scoto francese (s.d.)

Colloquiale n°5 con Andrea Leonessa

Su  f l o e m a – esplorazioni della parola  intervista video a Andrea Leonessa, curata da Walt G. Catalano. Intervista sui generis concepita con 4 domande-disegno dell’artista Matteo Ciardini e un video creativo di risposta dell’autore. Buona visione e buon ascolto!

http://www.diaforia.org/floema/2014/04/01/colloquiale-n5-con-andrea-leonessa/

Domanda n° 4

Domanda n° 4

Fonè: dove sta andando la voce?

 

Corde vocali, anatomia

Corde vocali, anatomia

 

Il nuovo numero della collana paperOFF di [dia•foria è il saggio breve del cantante e compositore Stefano Luigi Mangia: Fonè, i rischi di un disequilibrio somato-gnosico-ambientale.
Il saggio è disponibile in due formati: uno standard e più leggibile ed un altro in una versione grafica più sperimentale (ricordiamo a tal proposito il primo numero di paperOFF dedicato al progetto Bootleg).

"Definire la Fonè è un tentativo arduo e complesso, forse utopico, perché all’orizzonte si dischiudono molteplici ed intersecanti riflessioni legate alle più diverse discipline spesso insolute e legate ai misteri della psiche [...]"

Questo lavoro di Stefano Luigi Mangia rappresenta la tessera di un mosaico più ampio ancora in costruzione e cioè la ricerca e la definizione da parte dell’autore di un nuovo vocabolario per la vocalità, ormai compromessa da canoni ripetuti, eccessi di imitazione e alienazione dovuta al “villaggio globale”. L’interesse che suscita il saggio di Mangia è nella prospettiva che si pone: ci troviamo di fronte a uno scritto propedeutico, una palestra piena di attrezzi, per il momento solo sfiorati con le dita, ma non utilizzati, che annuncia un progetto molto ambizioso. Mangia va a toccare un ampio spettro di declinazioni in cui la ‘voce’ e la ‘vocalità’ verranno affrontate: musicale, filosofica, foniatrica, sociologica, linguistica, antropologica, e in questo saggio breve ci dà il senso di uno studio profondo e rigoroso, non privo di alcune invenzioni verbali e di certe perifrasi che si distaccano felicemente dalla letteratura esclusivamente tecnica.

"[...]Stiamo parlando di quell’inarrestabile appiattimento culturale nel quale siamo immersi e la cui notevole densità avvolge sempre più spesso e in maniera involontaria anche i corpi più reattivi, fino a renderne atrofizzati l’autonomia di movimento, di pensiero e di azione. La conseguenza più prevedibile è l’alienazione dell’Essere e dunque anche della vocalità come sua espressione di flatus vocis. [...]"

Dato il carattere sperimentale della ricerca, [dia•foria non poteva che abbracciare il progetto e inaugurare con esso una collaborazione ad ampio respiro con l’autore.
Il saggio può essere scaricato nella versione E-BOOK oppure nella versione POSTER.
Buona lettura.


 


 


The new issue of [dia•foria’s paperOFF series is the short essay by composer and vocalist Stefano Luigi MangiaFonè, i rischi di un disequilibrio somato-gnosico-ambientale (Fonè, the risks of a somatic-gnosic-environmental disequilibrium).
The essay is available in two formats: a standard more readable one and a more graphical, such as the first issue of the paperOFF series dedicated to the Bootleg experiment.

This work of Stefano Luigi Mangia is only a tile of a bigger mosaic, that is the author’s research and building of a new vocabulary for vocality, already compromised by repeated canons and excesses of imitation and alienation caused by the “global village”.
The interest of Mangia’s essay relies on its new perspective: we find ourselves in a propaedeutic writing, a box filled with tools barely touched but not yet used which anticipates a very ambitious project. Mangia’s work encompasses a wide spectrum of possibilities for the ‘voice’ and ‘vocality’: musical, philosophical, phoniatric, sociological, linguistic, anthropological. Moreover, in this short essay he gives us the idea of a deep and rigorous research, endowed with verbal inventions and periphrases which pleasantly depart from the exclusively technical literture.

Due to the experimental slant of the research, [dia•foria immediately embraced the project and ushers in a hopefully fruitful collaboration with its author.
The essay can be downloaded in the E-BOOK or POSTER version.
Enjoy the read (only in Italian).

VISITAZIONI – by Gianfranco Pernaiachi

 

Gianfranco Pernaiachi - Seven Poems n.1


Gianfranco Pernaiachi – Seven Poems n.1


On the occasion of VISITAZIONI, International Festival of Sonorous Installations (Rome),
the composer and poet Gianfranco Pernaiachi
presents from Sunday, February 16 to Wednesday, February 19, 2014 his last work that he defined a “meditation room”.
(free entrance from 7pm to 11pm, at teatroinscatola, Lungotevere degli Artigiani 12/14. Full program).

It’s the first effort of the composer in the visual arts: we find ourselves into “a “private” place that the viewer lonely, in a unique form of contact and dialogue with the author and the work of art, is called to visit. A work that is sound in its essence, but it looks from the point of view of memory, of suggestion, of the recognition of that inner voice that all of us possess and that the author, through his vision, wants us to listen” (from the Proposte Sonore website, Festival Visitazioni).

On the opening to the public of his installation, the composer will present a boxset that blends together two works he undertook in different times which ‘dialogue’ together: “Ora” (1997/2001) and “Visitazioni” (2011/2013).
“Ora” is a two hours single flux of sounds and silences. It can be rearranged according to the listener’s perception. Its parts – as well as the graphical notation itself – serve this purpose only. It is strongly recommended a low volume listening through headphones.
“Visitazioni”, inspired by similar principles but opened to a variety of possibilities, is a series of ‘invitations’ to meditation where perceptions, intuitions and visions are nicely put together. We look at (‘charts’ that suggest a past life must be rearranged for a private itinerary) … we listen … we read and the diverse feelings reverberate one into another.
As an echo to it, seven ‘burned’ books (Seven Poems”) answer and act like a counterpoint for the visual and sonorous materials enclosed in the boxset.

 

Frontespizio del cofanetto Visitazioni


Cover of the Visitazioni boxset

 

The boxset “Visitazioni” (2011/2013) is a lavish set (cm 14x14x2) containing 13 charts with various images, a video DVD, two audio CDs. Its content changes in each box, so that they are all unique sets. Every box is numbered.

Contenuto di un cofanetto Visitazioni


Content of one of the Visitazioni boxsets

“Seven poems” (2011/12) is a series of seven copies of the same book (“Nel riverbero del nome”, written by the author and published in 1994) that became ‘sculptures’ by means of a preliminary combustion and a subsequent ‘revisitation’ of each copy. Seven unique copies presented through different techniques: water, oil, wax… (see the images).
Each single book is placed inside a plexiglass case mounted on a stand made of the same material (cm 35x26x3,5).
The books are numbered and autographed by the author.
For more informations, please contact the Proposte Sonore website.

 

Particolare da Seven Poems n. 2


Detail from Seven Poems n. 2

Particolare da Seven Poems n. 4

Detail from Seven Poems n. 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gianfranco Pernaiachi’s work follows his enduring meditation upon silence and the tension that precedes the making of the artwork itself. His output – marked by the rarifying of elements (either they are sounds: “Sillabe D’Ombra”, “Abendland”, “Ora”, or words: “Nel riverbero del nome” – two undistinguished entities for the composer) – testifies this deep and suffered reflection.
Even the cadence of the new publications has progressively slowed down – and “Visitazioni is its most complete evidence – facilitating the rewriting of the materials accumulated over the last 20 years and featuring a restless thrust to investigate, circumnavigate, perhaps re-interpret what was stated in the past. On this note, Pernaiachi’s work pushes to the extremes Gerard Genette’s theory: “[…] each draft represents a (subsequent) hypertext of the previous version and a (preceding) hypotext of the upcoming one and since the very beginning up to the latest edit, the birth of a text is a matter of self-hypertextuality.” (from Palinsesti, Einaudi, 1997).
Inside the multimedia work “Visitazioni”, the “Seven poems” can be considered the paradigm of the reflection on the project. The combustive aleatoric (though guided) process must be connected to the emission of sounds, also biologically aleatoric due to the propagation in the space and its reception by the bodies. The aim is to create a work where the subtraction adds new meanings that vary for each fruitor of the “meditation room”. This way Pernaiachi, albeit manifest architect of the operation, tries to sift his materials from the assertive presence of the narrator, clearing words and sounds and reaching the architext from which the experience of the other begins. It must not be forgotten the religious meaning (holy in thePernaiachi’s case) of the word “visitazione” (visitation), which indicates how the path of viewing must be undertaken: humbly and also inwardly when the act of visiting is biunivocal: the work ‘visits’ the fruitor as he visits the work. There is a tension, a performative aspect of this room that is the real novelty in the author’s research.
If the encounter concretizes into an announcement, then Pernaiachi would be right.

Biography (from the Proposte Sonore website)


Composer, poet and researcher.
From 1966 to 1973 he studied double bass, flute and composition, in part at the Conservatory of Santa Cecilia in Rome, partly privately, and then leave the school environment to further his studies in the fields of other artistic expressions.
rom 1970 he started to compose presenting choral, chamber and symphonic works at different institutions, both in Italy, Europe, Middle east, Africa and the Americas, as well as in the Soviet Union.
Among the musical works: Aforismi for piano (Rugginenti, 1970); … di alcune figure for orchestra (1971/72); Aeon for chamber orchestra (Sonzogno, 1980), Nel tempo e nella ragione for orchestra (Sonzogno, 1982); Realgar I / II for trombone and tape (Edi-Pan / BMG, 1980/84).
Since 1987, in the extreme distillation of writing and composing, more and more convinced of inadequacy of the the usual concert channels, he preferred to entrust the spread only to the middle of recordings.
With Terre Rare (Rare Earths) (project started in 2003 and still in progress), he began a series of “unlimited” projects (work in progress) in which the author himself – through real encounters or direct talks – individually enter in contact with the user-partner of his work.
Recordings to his credit on behalf of: Bess, Pentaphon, Rusty Records, Edi-Pan, Dynamic, Amiata Media, Audiovisual St. Paul, BMG, Ants.

 

pernaiachi - foto
Alongside the musical experience, from his early youth, he devoted himself to the composition of poetry. He has published the books: Da un’altra infanzia (Ed. del Leone, 1987), Encanto (Amadeus, 1991), Nel riverbero del nome (Tracce, 1993), L’oro della sera (Allemandi , 1999).
In its path, artistic and existential experience are increasingly inextricably linked. For this reason, 
feeling his beliefs are incompatible with the teaching as well as organized in the school, survey voluntarily resigned from the Conservatory of Music “L. D’Annunzio” of Pescara, in which he held the chair of Harmony and Counterpoint – becoming its owner – 1978-1987.After that date he preferred to decline any invitation on courses or seminars that would provide for a “normal” educational excursion.
After having voted entirely to “do”, to produce works in the musical and poetic, in recent years goes 
by probing the possibility of building a purely interior work.
He cultivates the silence.

VISITAZIONI – Gianfranco Pernaiachi

 

Gianfranco Pernaiachi - Seven Poems n.1


Gianfranco Pernaiachi – Seven Poems n.1


In occasione di VISITAZIONI, Festival Internazionale di Installazioni Sonore (Roma),
il compositore e poeta Gianfranco Pernaiachi
presenta da domenica 16 a mercoledì 19 febbraio 2014 il suo ultimo lavoro da lui definito “una stanza per la meditazione”.
(Ingresso gratuito dalle 19.00 alle 23.00, presso teatroinscatola, Lungotevere degli Artigiani 12/14. Programma completo).

Si tratta del primo approccio del compositore con l’arte visiva: ci troviamo in “un luogo privato che lo spettatore solitario, in una forma di contatto esclusivo e di dialogo con l’autore e con l’opera d’arte, è chiamato a visitare. Un’opera che tratta del suono nella sua essenza, ma che lo analizza dal punto di vista della memoria, della suggestione, del riconoscimento di quella voce interna che ognuno di noi possiede e che l’autore, attraverso la sua visione, vuole farci ascoltare.” (dal sito di propostesonore, Festival Visitazioni).

In occasione dell’apertura al pubblico della sua installazione, il compositore presenterà una ‘scatola-libro’ nata dalla fusione di due opere realizzate in epoche diverse che ‘dialogano’ tra loro: “Ora” (1997/2001) e “Visitazioni” (2011/2013).
“Ora” è un unico flusso di sonorità e silenzi di 120 minuti. Può esser ‘ricomposto’ (rimontato) secondo il sentire dell’ascoltatore. La sua suddivisione in sezioni – come la stessa partitura grafica – hanno questa esclusiva funzione. È assolutamente privilegiato l’ascolto in cuffia a volume basso.
“Visitazioni”, rifacendosi a principi analoghi ma ampliando i modi di approccio, è un insieme di “inviti” ad una meditazione dove percezioni, intuizioni, visioni sono accostate con gentilezza. Si guarda (“tavole” che suggeriscono un vissuto sono da ricomporre per un itinerario personale) … s’ascolta … si legge e i diversi piani riverberano l’uno nell’altro.
Come controcanto e al contempo eco, sette libri combusti (Seven Poems”) rispondono e contrappuntano i materiali visivi e sonori racchiusi nella ‘scatola-libro’.

 

Frontespizio del cofanetto Visitazioni


Frontespizio del cofanetto Visitazioni

 

La ‘scatola-libro’ “Visitazioni” (2011/2013) è un elegantissimo contenitore (cm 14x14x2) che racchiude al proprio interno: 13 tavole-carte con immagini diverse, un DVD video, due CD audio. Il contenuto è differente per ogni ‘scatola-libro’, sì da farne dei pezzi unici. Ogni esemplare è numerato.

Contenuto di un cofanetto Visitazioni


Contenuto di un cofanetto Visitazioni

“Seven poems” (2011/12) è una serie di sette copie dello stesso libro (“Nel riverbero del nome”, scritto dall’autore e pubblicato nel 1994) divenute sculture attraverso una preliminare combustione ed una successiva “rivisitazione” di ogni singola copia. Sette pezzi unici riproposti attraverso l’apporto di tecniche miste, fra cui acqua, olio, cera … (vedi immagini).
Ogni singolo esemplare è racchiuso in una teca di plexiglass, montata su un leggìo dello stesso materiale (cm 35x26x3,5).
Le opere sono numerate e firmate dall’autore.
Per maggiori informazioni rivolgersi al sito di Proposte Sonore.

 

Particolare da Seven Poems n. 2


Particolare da Seven Poems n. 2

Particolare da Seven Poems n. 4

Particolare da Seven Poems n. 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gianfranco Pernaiachi arriva a quest’opera proseguendo la lunga meditazione sul silenzio e sulla tensione che precede la realizzazione dell’opera stessa. La sua produzione contraddistinta dalla ‘rarefazione’ degli elementi (siano essi suoni: “Sillabe D’Ombra”, “Abendland”, “Ora”, che parole: da ricordare soprattutto “Nel riverbero del nome” – in realtà due entità indistinte per il compositore) testimonia di questa riflessione profonda e sofferta.
Anche la cadenza delle nuove pubblicazioni si è progressivamente dilatata in favore -e “Visitazioni” ne è la realizzazione più compiuta- di una riscrittura dei materiali accumulati negli ultimi 20 anni, con la mai doma spinta a reinvestigare, circumnavigare, reinterpretare forse, quanto già detto in passato. In questo senso il lavoro di Pernaiachi porta alle estreme conseguenze la teoria di Gerard Genette: “[…] ogni stato redazionale rappresenta un ipertesto (successivo) rispetto alla versione precedente e un ipotesto (precedente) rispetto a quello che seguirà e che, dal primo abbozzo all’ultima correzione, la genesi di un testo è una questione di auto ipertestualità.” (da Palinsesti, Einaudi, 1997).
All’interno di tutta l’operazione multimediale di “Visitazioni” i “Seven poems” possono essere considerati il paradigma di riflessione sul progetto. Il processo aleatorio (seppure guidato) della combustione, deve essere messo infatti in stretta relazione con l’emissione dei suoni, anch’essa biologicamente aleatoria in ragione della propagazione nello spazio e della ricezione dei corpi. L’obiettivo è il raggiungimento di un’opera palinsesto, appunto, dove la sottrazione aggiunge nuovi ordini di senso, che varieranno per ogni fruitore della “stanza per la meditazione”. In questo modo Pernaiachi, seppure demiurgo palpabile del percorso, cerca di sceverare i suoi materiali dall’autorialità assertiva di chi racconta, illimpidendo le parole e i suoni fino a risalire all’architesto da cui riparte l’esperire dell’altro. Da non dimenticare l’accezione religiosa (sacra nel caso di Pernaiachi) della parola “visitazione”, che dà il senso di quanto il cammino della visione sia da intraprendere sommessamente e per via interiore laddove, in questo caso, l’atto della visitazione risulta biunivoco: l’opera visita lo spettatore e lo spettatore visita l’opera. C’è un dinamismo, un aspetto performante di questa stanza che rappresenta la vera novità della ricerca dell’autore.
Se poi l’incontro si concretizzerà nella comunicazione di un annuncio, Pernaiachi avrà avuto ragione.

 

Biografia (tratta dal sito di propostesonore)

Compositore, poeta e ricercatore.
Dal 1966 al 1973 compie studi di contrabbasso, flauto e composizione, in parte presso il Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, in parte privatamente, per poi abbandonare l’ambito scolastico per approfondire i suoi studi nei campi di altre espressioni artistiche.
Dal 1970 inizia a svolgere attività di compositore presentando brani corali, cameristici e sinfonici presso istituzioni italiane, europee, mediorientali, del continente africano e delle due Americhe, nonché nell’ambito dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche.
Fra le opere musicali: Aforismi per pianoforte (Rugginenti, 1970); …di alcune figure per orchestra (1971/72); Aeon per orchestra da camera (Sonzogno, 1980); Nel tempo e nella ragione per orchestra (Sonzogno, 1982); Realgar I/II per trombone e nastro magnetico (Edi-Pan/ BMG, 1980/84).
Dal 1987, nell’estrema distillazione della scrittura compositiva e sempre più convinto che la fruizione delle proprie opere attraverso gli usuali canali concertistici risultasse ormai inadeguata, ha preferito affidarne la diffusione esclusivamente al mezzo discografico.
Con Terre rare (progetto iniziato nel 2003 e tuttora in corso), inizia la serie di progetti “illimitati” (work in progress) in cui è l’autore stesso – attraverso veri e propri incontri o colloqui diretti –  a entrare individualmente in contatto col fruitore-interlocutore del suo operare.
Ha al proprio attivo incisioni discografiche per conto di: Bess, Pentaphon, Rusty Records, Edi-Pan, Dynamic, Amiata Media, Audiovisivi San Paolo, BMG, Ants.
pernaiachi - fotoAccanto all’esperienza musicale, fin dalla prima giovinezza, si dedica alla composizione poetica. Ha pubblicato i volumi: Da un’altra infanzia (Ed. del Leone, 1987), Encanto (Amadeus, 1991), Nel riverbero del nome (Tracce, 1993), L’oro della sera (Allemandi , 1999).
Nel suo cammino, ricerca artistica ed esperienza esistenziale appaiono sempre più indissolubilmente legate. Per tale motivo, ritenendo incompatibili le proprie convinzioni con l’insegnamento così come organizzato nell’istituzione scolastica, rassegna spontaneamente le proprie dimissioni dal Conservatorio Statale di Musica “L. D’Annunzio” di Pescara, presso il quale aveva tenuto la cattedra di Armonia e Contrappunto – divenendone titolare – dal 1978 al 1987.
Dopo quella data ha preferito declinare qualunque invito riguardante corsi o seminari che prevedessero un “normale” excursus didattico.
Dopo essersi votato interamente al “fare”, al produrre opere in ambito musicale e poetico, in anni recenti va sondando la possibilità di edificare un’opera puramente interiore.
Coltiva il silenzio.

VipCancro – Gamma (2013)

Fosse comuni sonore: abbandono all’emotività primigenia

di Walter G. Catalano

L’ultimo lavoro concepito dal gruppo di improvvisazione elettro-acustica VipCancro si presenta come colonna sonora della mutazione: suoni che sfrecciano nelle lande desolate del tempo, avanzano danzando in spirali genetico/pentagrammatiche senza fine, distruggono la geometria della rette cercando di redimersi dalla propria solitudine. È difficoltoso distinguersi nel mare magnum della musica “ambient”, etichetta certo fuorviante per iniziare un’indagine oggettiva di un lavoro tanto liminare. 
Il difetto che ci pare di riscontrare  in molti gruppi che si muovono fra gli stilemi drone, elettronica e noise è proprio la matrice da cui deriva l’atto creativo. Il percorso dell’improvvisazione che porta fino all’applicazione dell’alea nelle composizioni, sembra essersi impoverito a causa di una meccanizzazione del processo: ciò che dovrebbe scardinare le porte della percezione sonora, grazie ad aperture di senso poco, o mai frequentate, è divenuto un manierato intellettualismo costruito da buoni artigiani, nel peggiore dei casi a tavolino. Nihil sub sole novi, certo, ma nell’ambito di coordinate ormai precise ci sembra inutile procedere per derivazione: banalmente dovrebbe essere pacifica la necessità di trasformare le proprie influenze in materiale adamantino fresco, o quantomeno non ammorbato da una stanca e poco genuina ripetizione di cliches.
GAMMA, terzo album dei Vip Cancro è formato da cellule vegetali ed animali, al suo interno è presente stratificazione psichica, fossili di ere passate, minerali. Ognuno dei componenti del gruppo ha un background diverso ed è questa crisalide a sprigionare i protocolori dell’attività creativa. In tutti i lavori si riscontra la vicinanza e il cortocircuito con la musica contemporanea e colta: in particolare serpeggia lo spirito di La Monte Young ed il suo “Theatre of  Eternal Music”, dove la ripetizione minimalistica assume un aspetto divergente, con l’avallo di frequenti disaccoppiamenti melodici che scavalcando i bordoni della trascendenza si concretizzano in un suono pienamente materico, di pietre erose calpestabili solo e soltanto a piedi nudi.
Il momento cruciale nella vita di Zenone, protagonista di “Opera al nero” di Marguerite Yourcenar, si manifesta nel passaggio d’interesse dalla dialettica alle forme, in particolare nel rapporto fra corpo e universo. Lui stesso sarà la realizzazione dell’opera nigra, ma per far sì che ciò accada, l’unica via percorribile si concretizza nella fase alchemica denominata “nigredo”: spoliazione delle forme. Solo intraprendendo questo cambiamento riuscirà ad evolvere e bruciare l’anima psichica sul fuoco della ragione. Allo stesso modo Gamma è la descrizione sintattico/sonora della deformazione dell’attimo immerso nello spazio-tempo. Per comprenderlo appieno è necessario provocare un big bang mnemonico, dimenticare la forma-suono per immergersi nel mellifluo manifestarsi di un’opera che restituisce in forma emotiva le stimolazioni inconsce: spoliazione dell’io per il ritorno all’io.
GAMMA potrebbe dare nuova vita alle immagini di “Begotten” di Elias Meridge dove Dio si suicida per permettere alla propria materia di fuoriuscire e ri-crearsi.

L’inserimento del pianoforte nella traccia iniziale, un preludio, è stato necessario per creare lo stato d’attesa che si affievolisce nel susseguirsi delle monolitiche tracce; s’intravede, si percepisce ad intermittenza, sino alla dissipazione d’ogni dubbio negli ultimi minuti d’ascolto.

VipCancro - Copertina "Gamma" (2013)

VipCancro – Copertina “Gamma” (2013)

1) Nel vostro ultimo lavoro (“Gamma”, 2013) c’è una griglia compositiva che sembra assente in “Xax” e progressivamente, quasi arrogandosi il diritto di esistere, una struttura. C’è stata l’esigenza di intraprendere una strada compositiva diversa?

Relativamente a “Gamma” non ci siamo prefissati dei canoni da seguire. In questi anni il nostro lavoro si è naturalmente e istintivamente evoluto, o meglio modificato, principalmente grazie alle esperienze maturate sia nella pratica delle sessioni di registrazione che in progetti tematici a noi vicini e in collaborazioni che ci hanno affascinato e stimolato di conseguenza. In alcune sessioni abbiamo prestabilito l’idea di una struttura ma come richiamo suggestivo e senza inibire un eventuale scostamento da quell’idea.

2) In “Gamma” spiccano degli assi attorno ai quali ruotano masse sonore che si estendono dal basso al sovracuto, una traslazione electro-ambient degli accordi a grattacielo di Arthur Hoérée, ritenete di essere stati in qualche modo influenzati da queste strutture sonore?

Le nostre influenze sono molteplici e in certa misura tutte ci hanno dato degli input, e continuano a farlo. Il cromatismo in “Gamma” è evidente e più accentuato in relazione al passato, anche gli eventi si snodano in una maniera meno statica che in precedenza. Un accostamento a Hoérée, più che per quanto riguarda quest’ultimo LP o il nostro approccio “compositivo” odierno in generale, sarebbe più consono relativamente alle sonorizzazioni. Prendiamo ad esempio “Waxworks”. In questo caso ci siamo ritrovati a dialogare con la realtà, o meglio con la rappresentazione di una realtà deformata dal mezzo cinematografico utilizzato in chiave espressionista. Questo tipo di enfasi sicuramente ha inciso sull’accompagnamento sonoro che ne è nato. Di conseguenza abbiamo avuto a che fare con un registro emotivo molto ampio, il che ha portato a soluzioni oscillanti tra estremi parecchio distanti tra loro in senso verticale.

3) Le emozioni che si provano ascoltando “Gamma” mi hanno suggerito la teoria di Pitagora riguardo la così detta “Musica delle sfere”: l’universo veniva considerato come un enorme sistema di proporzioni numeriche e i movimenti dei corpi celesti avrebbero prodotto una sorta di musica, non udibile dall’orecchio umano, ma consistente in concetti armonico-matematici. In quale punto possiamo trovare una connessione (se c’è) tra queste teorie e la vostra musica?

E’ necessaria, a proposito di questa tematica, una distinzione fondamentale. La teoria pitagorica inseguiva un’ideale di ordine, di proporzione, di armonia, legata a rapporti tra numeri e quindi affetta da razionalità, un primo tentativo di canonizzazione se vogliamo, ripreso poi anche da Platone per quanto riguarda tutto il discorso sulle forme perfette, ecc… Se vogliamo accennare a un richiamo “cosmico” insito nel nostro lavoro ed effettivamente centrale, dovremmo fare un passo indietro e tornare in una dimensione di “brodo primordiale”, a quel momento magmatico in divenire dove l’ordine di cui parla Pitagora non ha ancora trovato attuazione.

4) In matematica esistono numeri razionali ed irrazionali i cui decimali hanno una certa musicalità che si identifica in una melodia riconoscibile e ridondante nei primi, in una cacofonia nei secondi: è possibile che la musica di matrice ambient e drone rispetti questo tipo di costruzione matematica?

Accennando ancora a Pitagora, c’è una leggenda in cui si narra che il Maestro fece annegare uno dei suoi discepoli, perché fu il primo che sottolineò l’irrisolvibilità della radice quadrata di 2. Forse una metafora, che ci fa ben capire come per Pitagora comprendere nel suo progetto un fattore di irrazionalità fosse alquanto difficile e rimarca ancora una volta la sua predilezione per un’ideale di ordine e armonia. Dal momento che per onestà intellettuale non si può chiudere gli occhi di fronte alla verità, la problematica riguardante i numeri irrazionali dovette in seguito essere comunque affrontata. Qui poi ci troveremmo a entrare in un ginepraio alquanto complesso e assolutamente non di nostra competenza (vedi Gödel e il teorema dell’incompiutezza e le altre dimostrazioni sul fatto che non può esistere un sistema razionale perfetto, i limiti della logica, ecc…). In ogni modo, se vogliamo trovare delle assonanze -e scusa il paradossale gioco di parole- tra i numeri irrazionali e certi tipi di sonorità dissonanti intorno alle quali ci muoviamo, ma non restringendo il campo al solo contesto ambient e drone, la risposta crediamo possa essere affermativa.


5) Avete mai cercato di riprodurre intenzionalmente un rumore bianco puro? (Assenza di periodicità nel tempo e ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze)

Il termine riprodurre purtroppo risulta sempre abbastanza incerto. Piuttosto sarebbe meglio dire che si può tentare di imitare un suono tramite una sorgente sonora differente da quella di origine, e gli esempi possono essere molteplici, pensiamo solo a un semplice fischietto da richiamo utilizzato da un cacciatore. Non si può parlare di riproduzione perché il suono generato dal fischietto presenterà tuttavia delle differenze, seppur minime e magari indistinguibili a “orecchio nudo”, da quello con cui si confronta. Comunque in quello che facciamo c’è qualcosa di simile a un rumore bianco o almeno a qualcosa che viene percepito come tale. Altre volte lo stesso rumore bianco è utilizzato consapevolmente, non imitato ma generato direttamente dalle nostre apparecchiature elettroniche.

6) In “Magicicada” la complessa polifonia di ciascuna parte è incorporata in un flusso sonoro in cui le armonie si fondono l’una nell’altra, mutando molto lentamente. Qual è stato il percorso che vi ha portato a questo risultato che avvicina oggi il vostro lavoro sempre di più alla musica contemporanea?

Facendo riferimento a “Magicicada” hai colto una costante del nostro modus operandi, già presente fin dai primordi della nostra esperienza, ma non ancora così evidente. Infatti se in passato l’aspetto dronico rischiava di prendere il sopravvento sugli eventi di rottura, in “Magicicada”, e un po’ in tutto “Gamma”, questi due momenti opposti trovano un maggiore equilibrio lungo la stesura del pezzo. Come hai giustamente sottolineato, nella Musica Contemporanea, spesso si riscontrano queste caratteristiche formali. Quello che facciamo ne è certamente influenzato, anzi sarebbe più corretto dire che si tratta di fascinazione nei confronti di certi suoni, e dell’utilizzo che ne viene fatto, spaziando dalla musica concreta allo spettralismo, ecc… Ma gli ambiti a cui guardiamo sono molteplici e non solo ristretti a quel mondo musicale.

7) Nell’ouverture di Gamma si avverte l’esigenza di narrare l’antecedente, c’è la promessa d’un debordare sonoro atavico che non si manifesta, lasciando lo spazio, nelle tracce seguenti, ad una estenuante descrizione dell’attesa: quanto reputate importante questo primo segmento nell’intera struttura di Gamma?

Beh, sì, potremmo anche definirla un’ouverture. La funzione dell’ouverture, sappiamo, è sempre stata quella di presentare in linea di massima ciò che poi nel resto dell’azione viene approfondito ed esteso. Questa prima traccia è abbastanza paradigmatica in tal senso. E’ vero che crea una forte aspettativa e che la tensione sembra risolversi con l’ascolto dei pezzi successivi, dove gli elementi di rottura acquistano rilievo, come già abbiamo detto a proposito di “Magicicada”, ma è anche vero che questa immagine di incompiutezza si ripresenta sempre, come nella vita reale. “Timpani” rappresenta quel magma in metamorfosi continua da cui in ogni momento può scaturire qualcosa di brusco e fortuito. Questo è anche specchio di tutto il nostro percorso, del rapporto tra la pratica consueta e i momenti “altri” (collaborazioni, ecc…), e non è altro che una metafora dell’esistenza stessa: qualcosa che è in continuo movimento, sia quando non lo dà a vedere sia quando gli accadimenti risultano molto evidenti.

8) Alcune opere di Francis Bacon ritraggono soggetti vittime della routine di contesti familiari/infernali.  In “Giorni di carne” sembrano prendere vita gli echi di queste esistenze costrette, in gabbie, ad un eterno ripiegarsi su se stesse, vi trovate d’accordo riguardo a questa nostra impressione?

Si parlava in precedenza di esistenzialismo. Chi meglio di Bacon ha rappresentato l’angoscia di una vita in inarrestabile decadimento? Ora però noi non siamo così pessimisti in realtà. Nel nostro caso l’esistenzialismo trova soluzione in una sorta di contemplazione “cosmica”, che, è vero, ci dà la consapevolezza di essere impotenti di fronte all’abisso, ma ci permette anche di ammirarne l’incommensurabile maestosità per poter sopportare le miserie del quotidiano.

9) L’improvvisazione è l’anima delle molte sonorizzazioni che avete realizzato spaziando anche tra cinema, teatro e performance. Come cambiano le dinamiche all’interno del gruppo durante questi eventi live?

L’improvvisazione è la nostra anima tout court, non solo nelle sonorizzazioni. In questi casi siamo spesso costretti, e questo però può essere anche motivo di stimolo, a mettere dei paletti necessari all’interazione. Certamente il soggetto è fondamentale. E’ fondamentale soprattutto ciò che ci accomuna al soggetto, ciò che possiamo esaltare del contenuto grazie al nostro intervento.  In alcuni casi coinvolgiamo anche altri strumentisti a tal fine. Tra i partecipanti ci deve essere essenzialmente un’empatia comune e sapere chiaramente cosa si vuol fare. Con questo presupposto i risultati sono sempre stati raggiunti fino ad oggi senza difficoltà.

10) Whitehouse, Stockhausen, Subotnick: secondo il vostro parere qual è stata la vera svolta che ha subìto la sperimentazione nella musica elettronica negli ultimi vent’anni e quali sono state le derive più importanti?

Non crediamo ci sia stata una svolta negli ultimi vent’anni se non nell’aspetto tecnologico che ha reso possibile una maggiore capacità di espressione e un più rapido sviluppo di idee sperimentali.
Ciò che è nato e maturato nelle accademie come nel caso di Stockhausen si è esteso a contesti più popolari grazie soprattutto al personal computer e alla massiccia digitalizzazione dei metodi di produzione. Tali metodi hanno moltiplicato l’uso di procedimenti sofisticati (esistenti ad esempio negli studi di fonologia analogici degli anni cinquanta e sessanta) e la loro applicazione in una miriade di creazioni musicali di genere.
Certamente Whitehouse è stato un pioniere di ciò che viene generalmente definito come “Industrial” e ad quel tempo fu proprio la diffusione di synth analogici a basso costo che facilitò il diffondersi di quella sottocultura a metà tra musica e arte.
In questi due contesti, accademia e sperimentazione popolare, Subotnick si pone perfettamente a metà così come la moltitudine dei compositori americani, meno rigorosi nell’approccio ma sempre molto attenti alle avanguardie tecnologiche e alla fruizione musicale.

11) Associazioni libere:

Latte
Humus
Cartilagine
Bambinesco
Scurrile
Cotone
Vibrante
Ortogonale
Pesce

Allora… ognuno di noi procede singolarmente:

FILIPPO – Latte/Opaco, Humus/Fresco, Cartilagine/Elastico, Bambinesco/Frignare, Scurrile/Volgare,     Cotone/Sole, Vibrante/Tremore, Ortogonale/Rigido, Pesce/Libero

ALBERTO– Latte/Crosta, Humus/Hummus, Cartilagine/Genesis P. Orridge, Bambinesco/Discorso, Scurrile/Pum Pum, Cotone/Pelle, Vibrante/Orchestra, Ortogonale/Rombo, Pesce/Calma

ANDREA – Latte/Superficie, Humus/Primordiale, Cartilagine/Bollito, Bambinesco/Bau, Scurrile/Brutale, Cotone/Infermeria, Vibrante/Sudore, Ortogonale/Diedri, Pesce/Totano

NICOLA –  Latte/sole, Humus/sangue, Cartilagine/freddo, Bambinesco/mario, Scurrile/trippa, Cotone/ruvido, Vibrante/sandali, Ortogonale/strada,Pesce/fritto

 

 

VipCancro

VipCancro - Live -

VipCancro – Live –

Quartetto di sperimentazione elettroacustica composto da Andrea Borghi (basso), Alberto Picchi (elettronica), Nicola Quiriconi (voce) e Filippo Ciavoli Cortelli (percussioni/nastri). Ispirandosi alla musica di ricerca e d’avanguardia il gruppo esplora i concetti di continuum e drone music in un contesto di tipo improvvisativo.
I primi due album – Xax e Tropico – hanno ricevuto critiche entusiastiche dalle testate specializzate quali Blow Up – “Una delle migliori uscite italiane di ambito ‘avant’ ascoltate negli ultimi mesi” – e Rumore – “Un nucleo di artisti che richiama e attualizza fasti improvvisativi nella miglior tradizione della ‘musica elettronica viva’ – mentre nel suo sito Head Heritage il musicista e saggista britannico Julian Cope ha speso parole lusinghiere – “Those of you meditative types seeking total post-Industrial shutdown should rush out and grab XAX by VipCancro, an excellent and highly individual quartet from Tuscany” -.
I membri del gruppo hanno fondato nel 2008 l’etichetta musicale Lisca Records con la quale pubblicano materiale proprio e di altri artisti affini, nomi noti della scena sperimentale nazionale ed internazionale.

www.liscarecords.com

 

 

Andrea Leonessa – Postumi dell’organizzazione su f l o e m a

Ognissanti! Ripartono le pubblicazioni su  f  l o e m a – esplorazioni della parola, con le poesie di Andrea Leonessa (Saluzzo 1989): “Postumi dell’organizzazione”. L’ebook, che potrete leggere e scaricare dalla Biblioteca di  f  l o e m a, è corredato da un saggio breve di Pierfrancesco Biasetti e da una nota di Gian Ruggero Manzoni. Arricchiscono l’articolo alcuni lavori dell’artista tedesca Diana Lange. Buona lettura e buona visione!

Diana – Diana Lange, 2013

 

NADA! Un video di Andrea Leonessa

 

http://youtu.be/6w4T0_QU0ls

 

 

Halloween! The poetry work of  Andrea Leonessa (Saluzzo 1989) “Postumi dell’organizzazione” is now featured in the new post of  f  l o e m a – esplorazioni della parola. The ebook, which you can read and download in the Biblioteca di  f  l o e m a  page, contains a short essay by Pierfrancesco Biasetti and a note by Gian Ruggero Manzoni. The post is embellished by German artist Diana Lange‘s artwork. Enjoy the read and the videos!

Bologna Violenta – solip(sisma) in musica

a cura di Walt G. Catalano e Daniele Poletti

 

Siamo entrati in contatto quasi per caso con Nicola Manzan aka Bologna Violenta, la sua musica ha magneticamente attratto le nostre attenzioni troppo spesso distratte da infinite tenzoni fluidomassive di suoni ed immagini; la sua persona poi è stata il catalizzatore che ha permesso un dialogo piacevole e una grande disponibilità.

Nicola Manzan in concerto

L’impatto sonoro di Bologna Violenta è senza compromessi e sulla scena italiana esistono pochi altri esempi di contaminazione estrema tra strumenti classici come chitarra e violino con power electronics dalle ritmiche serratissime, e la miscelazione con trattamenti di segnale e voce: tutto in un’unica persona, Nicola Manzan che, per associazione libera, potrebbe essere definito il rullo compressore e il violino.

Sono passati ormai più di vent’anni dal prepotente avvento dei Naked City sulla scena mondiale, tuttavia alcuni filoni musicali estremi vengono ancora considerati come “non per tutti”: se si eccettua l’uso di frammenti per gingle televisi o per alcune soundtrack. Come per l’arte contemporanea o la letteratura le espressioni di ricerca più radicali vengono digerite molto lentamente dal sistema sociale e comunicativo e comunque il risultato finale è sempre un filtraggio derivativo, privo di coscienza storica ed estetica.

La musica di Nicola Manzan va ad inserirsi in questo substrato sonico pro-sismico che trae origine direttamente dai germogli dei primi anni ’90, in cui la deflagrazione di fantasia e la violenza di Naked City, appunto, o dei Pain Killer (per rimanere nell’universo John Zorn), coincidevano con la crescita del noise made in japan e la decadenza dell’industrial inglese.
In Bologna Violenta c’è inoltre l’ossessione -tutta nostrana- per il cinema di genere che va dai poliziotteschi ai mondo movies, un’indelebile impronta che segna il ritmo e rende l’ascolto degli album patologicamente surreale: un film in stop motion dagli sfalzati bioritmi.

Presentiamo di seguito un’intervista rilasciataci da Nicola a metà maggio, che permette di capire il musicista e la persona. Buona lettura e buon ascolto.

Per leggere l’intervista, cliccare QUI.