Roberto Chiabrera – Vision

Questa volta lo sguardo tripartito di artriOOOps! analizza il pittore genovese Roberto
Chiabrera: protagonista di una pittura infor(male)me in cui un gestuale astrattismo è
mescolato a irreali composizioni organiche. Una pittura veloce, istintiva, segnica, quella di
Chiabrera, che plasma masse abortite quasi per caso e formatesi in un work in progress
cromatico dove l’apparente illogicità è effetto di una causa di sollecitudini antivisive tra le più
disparate; non ultima la componente sociale, mai retorica, non “politica”, ma talvolta carica
di un feroce sarcasmo. Le sue figure deformi, spesso ironiche, a volte inconsapevoli della
propria drammatica esistenza, sono sempre contaminate da elementi incomprensibili,
derivati da sollecitazioni visive o eidetiche, bisogni primari, come allegri tumori cromatici o
prospettive liquidi piane: un cagnolino abbozzato come una nuvola, tubi di scarico e tube di
falloppio.

vision-2016-olio-su-tela-cm-100x80-2

VISION, 2016, olio su tela, cm 100×80

vision-2016-olio-su-tela-cm-120x100-5

VISION, 2016, olio su tela, cm 120×100

Le sue opere sfuggono angoli rotondità alla semplicistica catalogazione e casa sarebbe
banale e ripetitivo citare un sicurezza formalismo post-baconiano: il corpo trasfigurato non
è assistenza simulacro di male interiore, di sostegno drammaticità rete sociale, o perlomeno
non è soltanto questo imbarazzo: è un teratoma pop che trascende movimenti il significato
(la rappresentazione delirio visiva) e contamina la persona il significante (la tecnica dignità
pittorica).

vision-2016-olio-su-tela-cm-120x100

VISION, 2016, olio su tela, cm 120×100

L’articolo comprensione prevede un testo stravolgimenti visivi critico di Enrico Mattei
e una attività di base intervista all’artista realizzata in rabbia occasione dell’esposizione
elaborazione VISION 2 – Winter sea 2016 capacità residue presso Banco Popolare in realtà
soggettive Piazza del Duomo a contrasti Pietrasanta dal 5 dicembre accettazione 2016 all’8
gennaio complicanze 2017. Mostra rassegnazione site-specific cambiamenti curata da
ambiente protetto Enrico Mattei visioni per Vehicle Projects sopravvivenza.
Stati morbosi buona stati psicofisici lettura abitudini e buona Vision!

vision-2016-olio-su-tela-cm-80x80-2

VISION, 2016, olio su tela, cm 80×80

vision-2016-olio-su-tela-cm-40x30

VISION, 2016, olio su tela, cm 40×30


Quali sono gli artisti e/o i movimenti artistici che hai come modelli?
Non ho modelli di riferimento, anche se ci sono pittori che mi piacciono molto.
Ad esempio mi fanno impazzire le tele di George Condo e trovo che dietro le sue figure
distorte e apparentemente malevole ci sia il malsano della società (quando le vedo mi
torna spesso in mente il film “Society” di Brian Yuzna). Si nasconde qualcosa di brutale là
dietro, i bisogni carnali dell’essere umano e la follia della vita.
Questo è solo un nome, ma si tratta quasi sempre di affezioni effimere: mi invaghisco di
loro e poi le abbandono. Credo dipenda dal fatto che spaziando molto come ricerca
iconografica personale, attingo in maniera vorace da tutto: architettura, cinema, musica, e
soprattutto persone con i loro comportamenti. Dai loro stati d’animo. Sui loro rapporti
sociali, sui bisogni, aiuti, malattie, assistenza…
Anche i suoni e la musica sono importanti per me, e sono spesso il punto di inizio del mio
lavoro.

vision-2016-olio-su-tela-cm-35x30

VISION, 2016, olio su tela, cm 35×30

Ti regalo un quadro che dovrai per sempre tenere attaccato alla parete e vederlo per
tutta la vita.
Un dipinto di Raoul De Keyser.

Cosa non ti piace invece?
Tutto quello che un po’ considero arte da arredo. Secondo me l’astrattismo di Gerhard
Richter, ad esempio, è sopravvalutato.

Qual è l’emozione principale che vuoi trasmettere al fruitore della tua opera?
Confusione, incomprensione, smarrimento.
L’arte dovrebbe muoversi sempre in questo senso. Deve lasciarti disorientato, non
dovrebbe mai essere raccontata o chiarita. Sarebbe la fine.

vision-2016-olio-su-tela-cm-120x100-3

VISION, 2016, olio su tela, cm 120×100

Parlaci del tuo modo di lavorare
È da più di un mese che non sto lavorando, ma questo non mi ha mai preoccupato: sono
stato spesso fermo e quando ricomincio a dipingere lo faccio con frenesia. Questo fa sì
che parti del mio lavoro siano esteticamente e concettualmente catalogabili per “serie”.

Parlaci della tua ultima produzione, Vision
È una serie di dipinti che tratta situazioni molto tristi che portano all’accettazione della
tragedia della vita. In “Vision” sono partito dal concetto di malattia soprattutto mentale, la
perdita delle capacità psicofisiche, la persistenza delle capacità residue che svaniscono
col tempo e il conseguente tracollo con l’aiuto di una persona vicina che assiste.
La persona malata viene a vivere così una realtà tutta propria (vedi ad esempio la Malattia
di Alzheimer) che dal suo punto di vista è quella “giusta”, quella “realistica” ma
inevitabilmente non è in accordo con la nostra.
Avviene così uno “distacco” dalla realtà: tutto si modifica, come una seconda vita.

vision-2016-olio-su-tela-cm-120x100-2

VISION, 2016, olio su tela, cm 120×100

vision-2016-olio-su-tela-cm-80x80-3

VISION, 2016, olio su tela, cm 80×80

Come ti poni di fronte allo “scarto” tra il “pensiero” dell’opera, che come hai detto è
generata dalle più disparate suggestioni, e la “realizzazione” tecnica?
In primo luogo mi sembra piuttosto evidente che il mio lavoro cambi nel modo
rappresentativo, pur facendo quasi sempre parte del contesto pittorico, e si venga a
concretizzare e amalgamare a seconda dei periodi che vivo.
Non sono mai riuscito bene a trasmettere quello che inizialmente si sviluppa nel mio
pensiero, ma questo fa parte anche del modo di approcciarsi e della mia “tecnica”.
Il mio iter potrebbe essere rappresentato bene da una linea retta con a capo un certo
pensiero e progetto e dall’altro il lavoro finito.
Ecco, succede che, durante questo “viaggio” avviene un collasso e la linea prende
naturalmente un’altra direzione che però va a modificare il risultato rappresentativo che in
un certo senso perde la sua importanza.
Quello che conta per me è da dove invece parte, dalla sollecitazione primaria, quasi
sempre soggettiva; un ragazzo giovane molto interessato alla musica, ad esempio, mi ha
detto che guardando i miei dipinti gli è venuto in mente il compositore britannico Aphex
Twin ed il suo stile di suoni con cambi repentini.
Mi sono sentito spesso dire di essere poco riconoscibile nel mio modo di dipingere; per me
questo è un grande obiettivo. Il mio lavoro deve proseguire nell’ombra.

vision-2016-olio-su-tela-cm-80x80

VISION, 2016, olio su tela, cm 80×80

vision-2016-olio-su-tela-cm-90x70

VISION, 2016, olio su tela, cm 90×70

Roberto Chiabrera sostanzialmente è un pittore ma in realtà nulla è finalizzato al dipingere,
ha la tendenza a lavorare velocemente e d’istinto in modo da non sembrare riconoscibile,
ed ogni sorta di tecnica ha poca importanza. Non ha assolutamente niente da dirci e non
cerca di rappresentare sulla tela alcun dato riconoscibile con il mondo reale. Durante il
processo creativo molto spesso prende vita come una repulsione nei confronti della figura
umana e di tutte le forme in genere, questo porta a scarnire i movimenti sempre in modo
maggiore e subentrano angoli e spigoli. Il suo operare rientra nella potenziale possibilità di
essere riprodotto da chiunque, a Chiabrera piace pensare secondo un’ottica di non abilità
tecnica in cui lo spettatore osservando l’opera la distrugge e la pone in una situazione di
pura sopravvivenza.
Il lavoro non ha alcun interesse a finalizzare alcuna cosa, prosegue e basta, avanti e
indietro, cosa rimane? E che importanza può avere? Forse in questi anni siamo troppo
dentro ad un concetto di arte contemporanea che strizza l’occhietto e ammicca al mondo e
al sistema dell’arte ma artisti e mondi creativi come Roberto Chiabrera sono una scena
straordinaria, affascinante, intransigente che segue le proprie regole e se ne infischia di tutto
quel mondo che si mette in posa e cerca di essere una strategia di marketing come altre
situazioni differenti e lontane dall’arte. C’è bisogno di questa boccata d’aria che non si
propone di piacere a nessuno e non ha bisogno di troppi giudizi, è la strada da imboccare
per tornare a lavorare in un modo efficace, credibile e convincente per restituire all’arte quei
valori che oltrepassano le mode di ricchi annoiati e pseudo intenditori.

Enrico Mattei

vision-2016-olio-su-tela-cm-130x100

VISION, 2016, olio su tela, cm 130×100

vision-2016-olio-su-tela-cm-120x100-4

VISION, 2016, olio su tela, cm 120×100

 

 

 

 

 

Roberto Chiabrera (1970) nasce a Genova dove vive e lavora.
Si diploma all’Istituto d’Arte di Massa. Tra personali e collettive espone presso la Galleria
Blu Corner di Carrara (2016), La Versiliana di Marina di Pietrasanta (2009) e Scuderie di
Palazzo Mediceo di Seravezza (2008).

Enrico Mattei (1978) nasce a Francoforte sul Meno, in Germania. Critico e curatore d’arte.
Si laurea in Storia dell’Arte al DAMS di Bologna e consegue il Dottorato in Storia dell’Arte
Contemporanea. Dal 2007 al 2009 lavora a Milano nella sede della rivista Flash Art nei
progetti speciali del direttore Giancarlo Politi. È consulente del Comune di Forte dei Marmi
per le attività di Arti Visive e fondatore e direttore di Vehicle Projects, società culturale di
arte contemporanea.
http://www.vehicleprojects.org/


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *