David Paolinetti – sculture e disegni

Bambina (part.), 2009, carboncino su carta, cm 190×150 – David Paolinetti

TRANSIZIONI DAL BRUT→(TO)
di Giuseppe Calandriello e Daniele Poletti 

Nel Laocoonte1 Lessing, contravvenendo alle convenzioni classiche per cui l’arte dovrebbe rappresentare esclusivamente il bello2, osserva che, essendo la bruttezza prevalente nella realtà rispetto alla bellezza, ed essendo l’arte mimesi della realtà, anche il brutto debba essere rappresentato.
Questa teoria sembra attagliarsi perfettamente ai lavori di David Paolinetti, primo artista (toscano) che presentiamo su artriOOOps!; anzi le parole di Lessing vengono portate all’esasperazione: i risultati estetici hanno d’acchito una violenza espressionistica, ma condensano una stratificazione piuttosto variegata di referenti figurali e concettuali, che portano a un percorso estremamente evocativo e personale.
Dopo le prime esperienze di disegnatore e pittore tra la Versilia e Berlino, nel 2001 Paolinetti traspone in scultura i suoi brutti bambini: creature prevalentemente asessuate, realizzate prevalentemente in bronzo e in ceramica raku3, rappresentati in pose neutre e statiche, in imminente attesa. Questi bambini, anziché trasmettere e godere dell’auspicabile gioia infantile, sono contemporaneamente  portatori, e quasi inconsapevolmente vittime, di un disfacimento che ne corrode il fisico. La pelle è deteriorata dalle crepe, così come i vestiti di fine ‘800, ricchi di trine e imbellettati, che assumono quasi valenza organica.
Ma l’aspetto più inquietante -in queste figure specchio della crisi della nostra società, per cui l’artista parla di scenario apocalittico- è, non tanto l’espressione apatica dei grandi coni neri che hanno per occhi, ma l’estremo e indefinibile sorriso, sospeso ambiguamente tra il sognante e dilatato mondo infantile (non privo di traumi, ma pieno di speranza) e la parziale presa di coscienza di un divenire adulto, con la conseguente infeconda cessazione dell’immaginazione.
Non c’è narrazione in senso stretto nelle sculture di Paolinetti, quasi mai interazione tra le figure, piuttosto ogni bambino è una monade a sé, un piccolo universo di minime gestualità quotidiane, che riconosciamo e sentiamo appartenerci, ma che allo stesso tempo risultano lontane e antiche: si vorrebbe dire che queste sculture stiano a testimoniare la forma archeologica di un’apocalisse avvenuta molto tempo fa. Questo spostamento percettivo permette all’artista di lavorare allegoricamente e in modo tutt’altro che retorico (anzi imaginifico) su una visione critica della nostra società.
Pensando ancora al Laocoonte: vi si afferma che tramite la verità e l’espressione, la cosa più brutta in natura viene mutata in bellezza dall’arte. Così Paolinetti suggerendoci con le sue sculture i vizi e le corruzioni della nostra società, ne esorcizza gli aspetti più drammatici, donandoci bambini finalmente belli e dalla esplicita valenza apotropaica. A rafforzare questo aspetto del percorso di Paolinetti è la metodologia di lavoro del tutto consentanea ai concetti espressi sopra. L’artista che realizza le sue opere con tecnica raku, affida in parte il risultato finale all’indeterminazione e all’alea: i bambini nascono da un’idea precisa, da un progetto, ma sono oggetti in divenire: Paolinetti non si sottrae alla possibilità di rendere efficaci malfatture, rotture, rielaborazioni a lavoro finito… e come dargli torto!

 

1 Gotthold Ephraim Lessing, Laocoonte, Aesthetica Edizioni, Palermo 2007.
2 La Legge dei Tebani obbligava agli artisti l’imitazione del bello e proibiva l’imitazione del brutto.
3 Tipo di ceramica realizzata con antica tecnica giapponese, che prevede una prima cottura dell’argilla a 950-1000°; successivamente il biscotto viene decorato con smalti e subisce una nuova cottura a riduzione di ossigeno. Raggiunta nuovamente una temperatura di circa 950°, il pezzo viene sottoposto a un forte shock termico, tale da conferirgli il tipico effetto di crepatura.
4 Gotthold Ephraim Lessing, op. cit.

 

Bambina seduta, 2011, ceramica raku e vetro su legno combusto, cm 190x60x60 – David Paolinetti


Di seguito presentiamo l’intervista a David Paolinetti 
tenutasi in occasione del finissage della personale  “Heavenly Creatures” a Palazzo Panichi, Pietrasanta dal 24 agosto all’8 settembre 2013.


Quali sono gli archetipi culturali che hanno fino ad oggi influenzato la tua ricerca artistica per la realizzazione dei “bambini”?
Le influenze sono molteplici, senz’altro, almeno inizialmente qualche amico ed un paio di professori. Inoltre, poiché è parte della cultura territoriale, l’espressionismo di Lorenzo Viani, Ottone Rosai e più recentemente Giuliano Vangi con i quali avevo affinità di “segno” e poesia. Ma andando indietro, verso la matrice del movimento, considero Matthias Grünewald, il padre, credo, di tutti noi. Anche le illustrazioni di John Tenniel per Alice nel paese delle meraviglie hanno inciso sulla mia opera. Altro riferimento è stato Constantin Brâncuși nelle prime sculture fino alle Madamoiselle Pogany e L’orgoglio, per le quali è stato amore a prima vista. Inoltre le “mani” di Egon Schiele e le madri e i bambini di Käthe Kollwitz. Mi rifaccio inoltre all’espressionismo inglese di Francis Bacon e di R. B. Kitaj e ai cartoon americani degli anni ’30. Gli americani Paul McCarthy e Mike Kelley, uscendo dal coro, mi hanno invece suggerito nuove possibilità formali, soprattutto utili per “liberarmi” da Bacon. Volevo per ultimo precisare che alla base c’è sempre una scelta psicologica dei modelli anziché estetica. Alla base c’è il Puer1 .

Parlaci dell’aspetto dei tuoi bambini.
I miei bambini sono specchio della società e del contemporaneo. Una società oggettivamente in declino e “apocalittica”. Il mio intento è di fotografare questo decadimento e significarlo attraverso le opere. Gioco soprattutto col contrasto tra sguardo e abiti, pelle crepata, fiocchetti e vestiti leziosi, specchio distorto di quello che siamo diventati. Imbellettatati  esternamente ma apocalittici nel profondo. Io invece rivelo esternamente il dramma quotidiano dell’esistenza tramite la pelle corrosa e minacciata da agenti esterni. Le incisioni di fine ‘800 e primi ‘900 hanno condizionato l’estetica delle mie opere poiché le ho investite di realismo (o realtà) “spogliandone” il viso da occhi sognanti ma troppo ipocriti. Mi riferisco alle illustrazioni di madri che pettinano le bambine mentre queste leggono libri o giocano con le bambole. Credo ci sia una forte connotazione psicologica di critica che va di pari passo con una esasperata, patinata estetica. Inoltre mi piace trasfigurare il dramma esistenziale dell’occidente, ricco di contraddizioni e contrasti, e l’ambiguità del vivere.

Fratelllino (part.), 2013, ceramica smaltata e lustro su legno, cm 130x60x154 – David Paolinetti

Nei tuoi lavori è possibile rinvenire un’influenza del mondo poetico dei manga? Mi riferisco più precisamente ai Kodama, gli spiriti giapponesi nella loro accezione miyazakiana2
A Parigi nel 1992-93 incontrai sulla mia strada Marlene Dumas. Nel 1998 presentai a Bruxelles i miei primi disegni coi bambini e conobbi Yoshitomo Nara. Poi fu la volta di Mark Ryden, conosciuto a Berlino nel 2008. Questo per dire che si incontra sempre qualche “parente”, siano essi sudafricani, giapponesi o americani e il percorso di ricerca e le affinità mettono in evidenza le differenze. Poi ovviamente c’è il proprio lavoro ed ognuno prenderà la propria strada in modo più deciso e puntuale. Hayao Miyazaki, invece, l’ho conosciuto dopo, quando il mio percorso era già avviato verso un’iconografia simile alle opere recenti. Sì, i miei bambini possono essere considerati parenti alla lontana del mondo poetico dei manga: c’è una figurazione simile, ma credo proprio si tratti solo di un punto di partenza. Quindi anche il mondo dei Kodama, per certi versi mi appartiene e di sicuro l’accostamento non mi disturba. Anche se lì “vicino”, ci sono arrivato per altri sentieri.

A volte il sorriso sembra tradire quella percezione che sfugge ai preadolescenti.
L’espressione che spesso hanno è una via di mezzo tra sorriso e ghigno ma c’è qualcosa di antropologicamente differente da un gesto di paura. Questa espressività è volutamente ambigua; gioco molto con l’ambiguità, per questo non voglio dare un’ identità precisa. Né gotica e cruda né smaccatamente dolce. Questi bambini vessati, ma ben agghindati, affrontano le avversità della società con un sorriso, tanto prezioso da esser rappresentato con l’oro. Questa preziosità riflette il coraggio verso ciò che è ignoto. Loro in ogni caso, nonostante le peggiori avversità, ci sono.

Giorgio de Chirico, nel 1913, affermava che dovremmo avere una visione del mondo come di un grande museo pieno di giocattoli colorati e, come bambini incuriositi, quando andiamo ad aprirli per vedere cosa c’era dentro, rimaniamo delusi poiché sono vuoti3.
Se dovessimo aprirIi come dei giocattoli, i tuoi bambini che cosa conterrebbero?
All’interno c’è il buio, il mistero affascinante dell’esistenza; è enigmatico e non vi è una risposta univoca.  Occhi, orecchie, naso e bocca, sono vie di comunicazione tra interno ed esterno, gli occhi guardano, affrontano lo spettatore, ma essendo fori danno la possibilità di guardare dentro, di scrutare nel profondo. Oltre all’apparenza, c’è il mistero e il buio della quotidianità della vita dei bambini: una vita inconscia che non dà risposte immediate ed esaustive. Forse è una cosa positiva, non lo so. Il fatto certo è che loro sono aggrediti, ma rispondono con un sorriso poiché hanno coraggio.

Senza titolo (part.), 2012-2013, ceramica raku su legno, cm 100x65x180 – David Paolinetti

Rispetto alle tue opere passate i bambini sono cresciuti. Parallelamente ad un una fisiologica maturazione c’è anche un’evoluzione estetico-artistica nella loro figurazione?
Ho iniziato nel ‘97-’98 con dipinti e disegni di grande formato, dove ambientazioni futuribili, ma paradossali, accoglievano già questi bambini. Ho quindi sviluppando la ricerca in scultura dal 2009, per un esigenza di sintesi sulla figura, isolandola dal contesto. Dopo varie sperimentazioni con diversi materiali sono arrivato alla ceramica e al bronzo (io sono un “classico”) che non ho più abbandonato. Dalle prime sculture ho condotto i bambini più verso il sorriso, gli occhi sono diventati cavità più grandi per permettere una visione interna maggiore e sono cresciuti d’età. Prima potevano essere considerati bambini di classe elementare, ora sono cresciuti fino a 12-13 anni, in piena preadolescenza. Questa età mi permette, tramite i risvegli ormonali tipici di questa fase, di fargli acquisire più consapevolezza di come e dove sono. Per loro, così come un vero adolescente, è una sorta di shock poiché certe consapevolezze e certi cambiamenti fisici possono essere improvvisi.  Questa è una cosa molto importante per me.

I tuoi bambini diventeranno mai adulti?
No. Da adulti avrebbero una consapevolezza esagerata delle condizioni e sarebbero vicini alle figure di uno dei miei modelli citati: Francis Bacon. Si aprirebbero le porte ad un tipo di dramma sentito, esperito, vissuto e concepito in maniera univoca. Loro sono strapazzati da ogni sorta d’intemperie; sono bimbi un po’ grandi che non si lamentano. Io li fermo lì, senza dare loro la visione definitiva di un adulto: in pratica senza noia.

Ramarra (part.), 2013, ceramica smaltata e oro su legno, cm 144x68x130 – David Paolinetti

 

1 Puer aeternus,  James Hillman, Adelphi  (collana Piccola biblioteca Adelphi), Adelphi  Edizioni, Milano 1999
2 Princess Mononoke, regia di Hayao Miyazaki, Giappone, 1997, Produzione Studio Ghibli, Studio Ghibli Collection.
3 “[…] Vivere nel mondo come in un grande museo di stranezze, pieno di giocattoli curiosi e variopinti che cambiano aspetto e che talvolta, come dei bambini, noi rompiamo per vedere com’erano fatti dentro. E delusi ci accorgiamo che erano vuoti” (Giorgio de Chirico, 1913). In “De Chirico” a cura di Paolo Baldacci e Gerd Roos, Marsilio Editori, Venezia 2007.

Si ringrazia la Galleria n°38 di Pietrasanta.

Bambina, 2009, carboncino su carta, cm 190×150 – David Paolinetti

 

David Paolinetti (1968) vive ad Azzano e lavora  a Pietrasanta.
Dopo essersi diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Carrara nel 1993, il suo percorso artistico si sposta sulla materia plastica, sebbene il disegno sia il primario mezzo espressivo.





Commenti

David Paolinetti – sculture e disegni — 1 commento

  1. Pingback: David Paolinetti, sculture e disegni su artriOOOps! | diaforiablog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *